Repertorio delle voci (XI, 1)

Manuel Cohen

parchè la poeséa la pò arivé
– za préima dla paróla, – me pensìr
cumè lózzla ch’la vén a inluminé
l’energéa dla lèngua, – se santìr
dvè ch’u s rivela e’ mònd, – e’ su mudé
in ór, ór féin, e’ strimuléi lizìr
dl’amna che la vistéss la tu paróla
me fugh sòtta la zèndra dla tu róla…

perché la poesia può arrivare
– già prima della parola, – al pensiero
come favilla che viene a illuminare
l’energia della lingua, – sul sentiero
dove si rivela il mondo, – il suo mutare
in oro fino il fremito leggero
dell’anima che veste la parola
al nascosto fuoco della tua aròla…

GIANNI FUCCI, RUMÀNZ.
UNO SCANDALOSO CASO EDITORIALE.

D’accordo con l’autore, Gianni Fucci (che non ha l’accesso a internet e dunque non potrà neppure gioire di questa iniziativa), decidiamo di mettere on-line alcuni capitoli di un’opera imponente e ponderosa che si presenta, per più aspetti o motivi, assolutamente eccezionale. Si tratta di Rumànz, Romanzo, l’ultima, nuova, sorprendente fatica letteraria scritta nell’arco di un venticinquennio dal poeta romagnolo. Finita da almeno cinque anni, l’opera non ha ancora trovato una sua collocazione editoriale: è stata già oggetto e tema di un Convegno tenutosi a Santarcangelo di Romagna, nel novembre 2008, in occasione dei festeggiamenti per gli ottant’anni dell’autore, e che ha visto in qualità di relatori: Franco Brevini, Gualtiero De Santi, Gianfranco Lauretano, Tiziana Mattioli e il sottoscritto; è stata proposta, anche da chi scrive questa nota, in lettura a critici, editors, e case editrici che l’hanno rifiutata… ufficialmente per la sua estensione: parliamo di un Poema scritto quasi per intero in ottava rima ariostesca, affidata a un endecasillabo disteso e cantabile, molto arioso e molto narrativo, circa 18.000 versi, oltre 300 pagine con un impressionante apparato di note… Ho anche fatto presente che l’opera potrebbe essere stampata a puntate, non sarebbe la prima volta, è accaduto anche negli ultimi trent’anni per L’Angel di Franco Loi, per La camera da letto di Attilio Bertolucci e per il lavoro in progress di Giancarlo Maiorino… ma evidentemente non c’è la volontà e neppure, ahimè, la curiosità…

Siamo di fronte a un raro, rarissimo e poco frequentato dalla nostra poesia, poema epico-storico-politico-domestico. Gianni Fucci ripercorre le origini dei due rami famigliari, materno e paterno, tosco-umbro, e franco-romagnolo, a partire dagli albori del Novecento: come e più de La camera da letto di Attilio Bertolucci, torna sui luoghi delle proprie radici spatriate, di una famiglia di ‘migranti’: Fucci, infatti, nascerà in Francia, a Montbeliard nel 1928, agli inizi del ventennio fascita, e mentre tutta l’Europa era in balìa di venti e idee nazionaliste, xenofobe, razziste, violente. Leggere Rumànz è rivivere e ripercorrere situazioni e temperie politico-culturali, precipitare negli orrori della Seconda Guerra Mondiale, ardere nella passione politica di una democrazia sentita come utopia di egualitarismo interclassista ed economico, come riscatto sociale e morale. Le origini domestiche, con le ricognizioni sui luoghi di una memoria famigliare, le origini culturali, con i ritratti e le molte allusioni alla grande scuola francese da un lato, e alla grande scuola di Santarcangelo a cui attinge e di cui sarà uno dei protagonisti, la Resistenza, la Liberazione, la passione politica, il cinema, la poesia. Le trasformazioni dell’Italia del boom economico, l’impegno dell’uomo comunista, la dimensione civile della sua scrittura: nei molti gridi d’allarme, nel rifiuto della realtà mercificata e della cultura dell’individualismo onanista e consumista, le frequentazioni del Circolo del giudizio, El circal de’ giudèizi, una comunità molto allargata e eccezionale che si raccoglieva ai tavolini del Bar Trieste, il bar centrale gestito dalla famiglia Baldini, in cui si davano appuntamento pittori, poeti, giornalisti, sceneggiatori, scambiandosi idee sull’arte, la politica e la letteratura, e ponendo le basi a lunghi sodalizi: Lello (Raffaello) Baldini, Tonino Guerra, Giuliana Rocchi, Nino Pedretti, Renato Nicolini (con cui Fucci lavorerà a Roma, collaborando a varie sceneggiuature di importanti film), Rina Macrelli, e altri.

Tutto questo, e molto altro, diviene materia di una lunga godibilissima narrazione in versi che si pone l’obiettivo di una summa o ricapitolazione esperienziale, che fa il punto e riverbera su una cultura novecentesca non provinciale e ampiamente europea (le maggiori ascendenze di Fucci sono infatti da ravvisare nella grande stagione del Simbolismo europeo e nella cultura della Francia tra Otto-Novecento.

Rumànz appare strutturato secondo una classica tripartizione in cantiche, variamente articolate in capitoli ognuno comprendente dalle 15 alle 34 ottave (talvolta caudate in 7 versi). In ampie campiture di versi ripartite in sequenze di strofe di otto versi, autentiche ottave narrative, di raffinatissima tradizione ariostesco-tassiana, passano in rassegna le stagioni della vita e le stagioni della poesia, con i molti incontri e i molti ritratti degli autori letti, amati, incontrati, fino ai giorni nostri, fino ai giovanissimi. (M.C.)

 

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Nella seconda parte del post presenteremo una scelta di brani tratti dalla terza cantica. I testi saranno preceduti da un profilo critico di Gianni Fucci approntato da Manuel Cohen per una antologia che uscirà in autunno, Poeti romagnoli del Novecento, Vol. I, curata da Gianfranco Lauretano e Nevio Spadoni. (fm)

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7 pensieri riguardo “Repertorio delle voci (XI, 1)”

  1. Spero davvero che questo Romanzo trovi un editore. Capisco benissimo il problema di pubblicarlo in un unico volume (me lo sono posto anche io per il mio romanzo in versi), spero che almeno a puntate si possa leggere. Fucci è un poeta che ammiro molto.
    Grazie a Manuel e Francesco.

    Un caro saluto

  2. Non credo che il problema sia “l’estensione” del poema, ma il fatto che sia scritto in dialetto, in linea con “l’avversione e la cecità” degli editori di poesia (salvo i dovuti distinguo che, per fortuna ancora ci sono) verso le lingue cosiddette minori. Ma a Fucci, in una Italia migliore, questo sforzo dovrebbe essere stato fatto anche per onorare la sua carriera. Un immenso grazie a Manuel per continuare a sostenere, amare e far conoscere l’opera di noi invisibili.
    Con affetto. Fabio

  3. Se il grado di civiltà di una società si misura usando come unità l’attenzione alla voce dei propri poeti, e più in generale agli artisti che la abitano e la raccontano quotidianamente, ebbene, quello di Fucci è l’ennesimo caso di palese inciviltà. Sono d’accordo con Fabio Franzin, non è una questione di lunghezza, di pagine, come si possono pesare i versi? In una, ormai utopica, società civile, gli editori dovrebbero contendersi il privilegio di poter pubblicare un’opera del genere. Solidarietà a Gianni e a tutti quelli che con grande fatica vogliono comunque far sentire la loro voce (la vòsa)
    Un caro saluto a tutti e un grazie a Manuel che conduce questa donchisciottesca battaglia!
    Francesco

  4. Grazie a voi tutti per la passione e l’ascolto. E un grazie enorme a Francesco Marotta che ha impiegato alcune ore e molta disponibilità per mettere on -line questi testi. Speriamo che qualcuno legga, e ascolti.

  5. Alla voce grande e discreta di Gianni Fucci, la riconoscenza della poesia in dialetto di tutta Italia.
    Claudio Grisancich

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