Microfiabe

Claudio Recalcati

Chiamali a raccolta
i sensi infantili, digli
sonda i tremori, osserva
la tenue natura imbarazzata
rosso soffusa e ciglia
come falene, osserva
la meraviglia del meraviglioso
mondo delle innocenze
dove crepita sorda la cucitura
dei libri e dei taccuini
il bordo,
dove gli unici bambini illesi
sono i nostri ricordi.

 

Claudio Recalcati, Microfiabe
Milano, Mondadori, “Lo Specchio”, 2010

 

(da: Vicolo dei macellai)

 

1

Avrebbe potuto avere un corpo
non un lemure o l’idea del dorso
della mano sulla scrivania e
senza contorno graffiarsi un piede
al nugolo delle zanzare settembrine,
le più noiose poiché vecchie e affamate,
un corpo unico e fiero da mostrare
allo specchio più che a tutta quella ciurma
di arti indipendenti, di bocche e di vocali.
Avrebbe potuto avere gli occhi limpidi
e non questa nebulosa patina dovuta
ad una corruzione intestinale ed ancora
avrebbe dovuto marciare e non passeggiare,
amare i luoghi soleggiati, non le caverne.
Avrebbe dovuto appartenere ad altri mondi
l’inerme che è germinato in noi.

 

2

Come ti senti armato d’autostrade
di tubicini che entrano ed escono
dal tuo corpo leso ad irrorare
il ventre e il saio che ti hanno dato ed io
ancora resto lì ad inventare
mondi plausibili quando nessuno
sa raccontarmi la lenta morte d’un padre
o l’agonia che avrà in dono.
Vorrei gridarvi che la vita
non è nell’anima o nella mente
ma queste vene simili alle tue
e a ponente un rene che non tiene più
ci offrono l’occasione d’ululare.
Passerà in un istante tutta la vita
quella vissuta e quella ancora da inventare.

 

3

“Guarda, ti è scivolato l’occhio
nel bicchiere. E adesso l’infermiera….”
Ma le sue dita restavano
gioco di luce sul pitale e l’anca
l’aveva lasciata giù in cortile
e il cuore gli pulsava nella gola.
La sua ferocia ottusa lo portava
ad osservare con gioia l’altrui male.
Perché in dono ci è toccato scavare
fra le macerie umane?

 

4

Passa fra le corsie lanciando
petali di redenzione a poco prezzo e noi
li ad osservare padri e madri
deambulare nei corridoi per prevenire
la distruzione dell’osso sacro
la vile resa al mondo del “pensato
ho pensato e ripensato eppure
mai che mi venisse un’idea!”
E come partorire idee?
Qui, voglio dire, crocefisso alle lenzuola
con chiodi d’unghie e rabbia nel palmo,
col capo che nega in un tic che è dolore
e non più scelta di rifiuto.

 

5

Ecco la bianca metamorfosi,
l’attimo in cui visione e ricordo
divengono catena di braccia ad abbracciare
un volto, donna di scena
o liquido pensiero d’un bambino
sgridato e silenzioso, tutt’occhi.
Ci siamo incatenati amando il supplizio e ora
quale forma innocente, quale fiato caldissimo
ci accoglierà?
Nel nevischio punge il naso, le reni incontrollate
con risate trabordano.
Dimmi che sarà estate oltre ogni gelo…
dimmi del sogno e di noi due fuori
la porta ombelicale degli hotel.

 

(da: Una sconfitta parziale)

 

Tu sei infelice come le begonie,
come Petunia la gatta del cortile
ma non sono infelici a ben vedere
quelle dentiere a schiera nei sorrisi
le ampie bocche sguaiate o i visi
senza colore e dici
un dolore tuo che è di troppi
una luce mia che va sbiadendo.
Resto a pugni stretti ad invocare
l’ultimo calore che ci sorprenderà.
Di più non posso fare, tu non puoi fare
e tutto ciò che ci è franato addosso
conosce il corpo su cui frana,
conosce la radice e l’osso
e sbrana.

 

*

 

Rinuncia.
Mi chiedevo perché quella parola
ci imponesse un così grave cumulo
di danni. Anni e anni ho vissuto
con questo senso ostile alla vita.
Una matita, un libro
l’orbita strabuzzata insonnolito
sono rimasto ore a ricercare
il gesto più banale, un senso
meno parziale della vita.

 

*

 

Non avrai terra senza un nome
di guerra o d’armistizio senza
supplizio non avrai voce
né l’urlo feroce, l’incendio puro
sarai sciamano al nulla o difensore
di piccole tribù di castori.
Qui non è regno è l’idiozia
del poco degli affetti. Serve un amore
qualcosa che a dispetto del moderno
biascichi ancora errori.

 

*

 

Permane in questo senso d’avventura
l’odore della carne, l’umore e avrà
poco senso poi volare o credere nel volo
che ti riserva un sogno.
Piove. M’inchino all’inguine del giorno
e sono prova di me se mi annebbio
m’inabisso nel turchino
della tua burla fata. Scordate
il senso della luce. Qui siamo storia
e nome non avremo.

 

*

 

Tu mi capisci
è un gergo involontario
quello che uso
è un modo di dire, sfuggire
al tragico riflesso delle ombre.
Sottile, sono sottile
come una piuma o peggio
come tutto ciò che ci rapisce.
E’ attimo, dimora provvisoria, pianto.

 

(da: In pasto all’orco)

 

Stupisce che tu ti possa
di nuovo incantare per la vita non
che non sia fucina d’avventure ma
le ossa, questa carne lessata
al pallido sole estivo,
non vedi quale cumulo di cenci
avvolti come sudari irrispettosi
a reclamare un dio
ci rendano il fantasma di noi stessi,
bottiglie vuote di gin e aromi d’aglio
negli orientali piatti saremo
di nuovo a cercarci e non dovremmo
conoscere sconfitte. Pensa:
la notte levo canti a sfidare i cieli,
il giorno mi riassume in un silenzio.

 

*

 

Alle mie spalle abbozzano la danza
antichi felini variopinti
narrati nelle fiabe dei popoli dove
la colpa è una ferita breve,
alcuni quali augurali apparizioni
altri quali spettrali visioni e io
attendo solo nella stanza
che uno bruchi la flanella della tua
vestaglia, l’altro mi sorprenda
nel guizzo delle sue pupille.
Felpati e fieri avanzano senza tradire
la prossima mossa, probabile e ostile
zampa a opprimere il ventre.

 

*

 

Ho la faccia di uno che è stato
sveglio tutta la vita, amore,
ho la faccia distrutta
fra le carte atterrite, le carte
gementi, le dita
rapprese sul bordo dei libri,
l’impronta dei sogni e
i larghi sorrisi,
i capitelli infranti.
Ho lo sguardo insonne dei tanti
che ho temuto per tutta la vita.

 

______________________________
Nota biobibliografica

Claudio Recalcati è nato a Milano nel 1960.
Ha pubblicato le raccolte di poesia “Idoli lunari” (7 poeti del Premio Montale 1992 – Scheiwiller Ed.), “Riti di passaggio” (Campanotto, 1995), “Senza più regno” (Lions Club Salerno –Premio Alfonso Gatto, sez. inediti 1998) e “Un altrove qualunque” (Moretti & Vitali, 2001 – Premio Internazionale “Eugenio Montale” 2002).
Suoi testi sono apparsi sulle maggiori riviste letterarie fra le quali “Galleria”, “Poesia”, “Nuovi Argomenti” e “Testo a Fronte”.
Ha tradotto, con Edoardo Zuccato, testi di François Villon in dialetto milanese: “Biss, lüsért e alter galantomm” (Effigie, 2005).

______________________________

 

***

14 pensieri su “Microfiabe”

  1. La lucida semplicità e dolcezza a tratti disillusa senza essere patetica è assolutamente disarmante. Una scoperta (mia, ovviamente) davvero piacevole, interessante.

    Luigi

    1. Hai centrato l’obiettivo in pieno. Mi fa piacere sapere che ci sono ancora attenti lettori di poesia e persone capaci di sintetizzare una critica letteraria in poche parole.

      Claudio

  2. ” la notte levo canti a sfidare i cieli,
    il giorno mi riassume in un silenzio. ”

    Microfiabe moderne, si leggono senza intoppi per la scorrevolezza del verso, a tratti, un vero canto dell’essere e percepirsi fra incognite, timori e arrendevolezze.

    un caro saluto
    jolanda

    1. la mia aspirazione era modernizzare il verso, fare in modo che il lettore potesse sentire immediatamente suo il testo.

      Sono contento di esserci riuscito.

      Grazie

      un caro saluti
      Claudio

    1. Grazie Francesco tanti anni di lavoro mi hanno dato qualche soddisfazione, compresa questa del tuo blog.

      Un abbraccio
      Claudio

  3. Scusa Claudio, sei rimasto “sospeso” perché non ero al computer. Succede a tutti coloro che commentano per la prima volta, è un problema di wordpress.

    Ciao, grazie per l’intervento.

    fm

  4. Devo ammettere che conoscevo Recalcati solo di nome ed è stata una piacevole sorpresa. Me lo procurerò subito. Complimenti a Francesco e ovviamente al poeta per queste sue poesie ben riuscite e calibrate, proprio come afferma lui stessoi. Una domanda: questa raccolta è totalmente inedita o un’antologia di opera precedenti? Grazie!

    Un caro saluto

  5. Luca, è un libro di inediti, tranne un paio di sezioni i cui testi sono apparsi in una plaquette e in uno dei “Quaderni Italiani” di Franco Buffoni.

    Ma ci dirà meglio l’autore quando ripassa da queste parti.

    fm

  6. Ripasso dopo un pochi di giorni e trovo questa proposta, davvero bella.
    Mi procurerò il libro, che avevo visto giusto ieri in libreria. Molto personale e interessante.
    Un abbraccio a fm.

    Francesco t.

  7. “ho la faccia di uno che è stato” è incredibile. un distillato in equilibrio tra dolore e disincanto. ho parole solo per i complimenti.
    sdt

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