Quattro sonetti

Massimo Sannelli

dalla riscrittura dei
Venti sonetti
(2004-2010)

6

Ora il tempo dei sospiri ha una forma
nuova. Ora inizia uno stato felice,
con Cristo, e infatti dura; la sua orma
è ferma sempre: dove è, non è fragile.

Lo stato antico ha trovato una forma
per sopravvivere, e ben viene; esiste
la nuova condizione al mondo; prova
soddisfazione in ogni atto voluto,

e la voglia soddisfa ogni voglia
umana, e perché è umana si rivede
come il tamburo battente: che salva

la scelta della quiete e la concede
in altro modo e forma, e in un migliore
stato. Si dice stato, che non cede.

 

12

L’oggetto disciplinato è coerente
con la ricerca avviata, prima. Meglio
trovare custodia che quella semenza
disperdere, nuova: e si mostra meglio

in una buona terra; con gentile
questo stimolo a fare, che assomiglia
a giustizia. La pace si raccoglie
in poco spazio, di metri diffusi e

più che metri. La tendenza alla forma
è coerente con l’oggetto di carta
o pietra o rame; presto li modifica.

Occupando ogni spazio, lo riforma
con quella libertà che vuole l’arte
libera e liberata: è un modo libero.

 

14

Perché si tremava così, muovendo
la testa e altro? E poi: non farlo più?
L’infanzia che ha giocato e ora gioca
di nuovo continuerà nel mondo

degnamente. Dove la pietà c’è,
la pietà non è frustrata: amando
questo tempo, e la sua Europa, c’è
un atto diverso. L’educazione

non è innocua; esiste un modo privato
che è nel giusto: è passione e la paura
di febbre e altro non lo tocca. Eccelle

la perfezione durissima e l’obbligo
dell’azione: se qui agisce la vera
carità, è forte; se è acuta è una culla.

 

20

Non si rinuncia a un abbraccio che sembra
piccolo, ed è di adulto. Ecco l’infanzia,
che parla: ecco l’infanzia, già distrutta
da altri. L’età è nuova: chi non ama

desiderare non ama, qui sembra
e non è, non è, la fine delle membra
presenti e del paesaggio pieno, con
dolcezza. C’è il corpo. E belli i fatti,

uno per uno: uno stato aspro
è quasi tutto spento; nel pensiero
prima si esita, il primo; si vuole

unire età ad età, e il molle al duro
per diventare grande. Non scompare
da noi il contatto chiaro ed il suo pregio.

 

______________________________

I Venti sonetti, scritti nel 2004 e pubblicati nel 2006 dalla Camera Verde, assumono un’altra forma. La prima edizione è abbandonata. I sonetti si leggono con la voce, imitando l’andamento della prosa. (M. S.)

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7 pensieri su “Quattro sonetti”

  1. Pingback: Quattro sonetti
  2. e rispondo in ritardo con un GRAZIE, con metà della faccia bloccata, un principio di paresi – un brutto scherzo – ora va meglio. coraggio, e con il coraggio la luce
    m

  3. mi appoggio a questo bianco – un saluto a Francesco, in fretta, con il cuore che annuncia scoppi – e allora “vedremo meraviglie”, secondo la profezia gioviale di L.C.? il fatto è che scoppia e basta: la mancanza di intensità uccide, letteralmente

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