Doppia indennità

Antonio Scavone

     Siete robusto, uomo di mondo, sui trentotto anni, scapolo e avete una pallottola nella spalla: che fate? Il pensiero che vi tormenta, oltre alla ferita, è di non aver calcolato per bene tutte le mosse, di aver sprecato un’occasione irripetibile, di essere stato precipitoso e di esservi fidato di una donna che vi ha usato come strumento e che, per di più, vi ha sparato per eliminarvi. Ma c’è una cosa sensata da fare: tornate in ufficio, alla Pacific Insurance di Los Angeles nel ’44, e cominciate a registrare, più che la confessione, il racconto di questa maledetta avventura che vi ha soggiogato ma che avete architettato sin da quando il profumo di caprifoglio vi aveva inebriato, sin da quando quella donna, Phillis, vi si era offerta con spregiudicatezza, come non vi era mai capitato che fosse una donna a sedurvi e a tenervi in pugno.
     Siete Walter Neff, l’assicuratore che vende polizze come un piazzista: siete in gamba, attento, scaltro e avete l’ammirazione del vostro superiore, quel Barton Keyes che fiuta a un miglio di distanza i reclami insostenibili di quegli individui che provano a farsi pagare un indennizzo per falsi infortuni. Barton Keyes vi vorrebbe in ufficio, al suo fianco, ma voi non avete la stoffa del mezzemaniche, vi piace girare per la città, mangiare dove càpita, conoscere gente, intrattenere rapporti ed è quello che vi è successo con la bionda Phillis.
     L’ufficio è vuoto, da poco gli inservienti delle pulizie lo hanno rimesso in ordine, comincia la notte: tutto è lindo e immobile, tutto tace ma non la vostra voce che racconta la vostra storia dall’inizio, da quando scorgeste Phillis in vestaglia in cima alla scala, quando le notaste la cavigliera luccicante, quando cominciaste a sentire il progetto che quella bionda, eccitante e perversa, aveva in animo di compiere ai danni del marito.
     Eravate andato in quella casa di stile coloniale per rinnovare l’assicurazione dell’auto del signor Dietrichson e Phillis aveva fatto in modo di farvi dire se era o no il caso di stipulare un’assicurazione sulla vita per il marito, cui poteva sempre capitare un accidente per il lavoro che svolgeva alla raffineria. Capiste subito che il progetto di Phillis era quello di poter incassare un cospicuo indennizzo dall’assicurazione per un infortunio imprevisto: anzi, foste voi, Neff, a suggerire una formula particolare di polizza – quella della doppia indennità – nel caso di un incidente imprevedibile, oltre che imprevisto: un decesso tragico e fortuito, eccezionale e tuttavia probabile: la caduta accidentale e irreparabile da un treno in corsa, da far pensare a un improvviso malore, a una funesta fatalità.
     Sì, è vero, quando avevate intuìto l’obiettivo di Phillis, vi eravate subito dissociato, smascherando il delittuoso proposito della signora Dietrichson ma poi, attirato dalla disponibilità della donna che piangeva sulla vostra spalla lamentandosi di un marito vecchio e spilorcio, non avevate opposto resistenza al profumo e alle labbra di Phillis, all’idea di concertare un delitto difficile da scoprire. Il piano era semplice e ardito: eliminare Dietrichson prima che salisse sul treno e sostituirsi a lui per lanciarsi poi dal vagone di coda in un tratto lento del convoglio.
     Ma anche i piani semplici e arditi presentano intoppi e circostanze inaspettate: il vecchio si rompe una gamba e la figlia Lola dichiara apertamente la sua ostilità nei confronti di Phillis, che aveva assistito da infermiera e con negligenza la propria madre, la prima moglie di Dietrichson. Non c’è tempo da perdere, non si può rimandare un’occasione come questa: Dietrichson, pur con la gamba ingessata, sarà accompagnato in macchina da Phillis alla stazione e voi, Neff, nascosto sul sedile posteriore, a un segnale convenuto, darete il colpo mortale al vecchio. Poi, fasciandovi un piede e aiutandovi con le stampelle, salirete sul treno fingendovi Dietrichson, raggiungerete il vagone di coda, vi sbarazzerete con una scusa di un viaggiatore petulante e curioso e in una curva vi butterete dal treno. Phillis vi raggiunge: prenderete il corpo del vecchio e lo lascerete sui binari: è fatta!
     Alla richiesta del doppio indennizzo, il direttore della società assicuratrice propende scioccamente per il suicidio e, in questo caso, non sarà pagato nessun tipo di indennizzo ma Barton Keyes, acuto come non mai, scarta l’ipotesi del suicidio, ridicola e non contemplata nelle statistiche attuariali, e sentenzia che Dietrichson è stato ucciso, che sul treno è salito uno che ne ha fatto le veci per far credere alla Pacific Insurance che si è trattato di un incidente imponderabile.
     Keyes è sicuro di quello che dice: Phillis ha organizzato l’omicidio del marito con un complice-amante che si è prestato a tutto: al delitto, principalmente, e alla tragica farsa della sostituzione di persona. C’è da sudare freddo, Neff: Barton Keyes ha còlto e svelato i segreti di questo piano delittuoso (la trama, i personaggi, il movente) ma non ha scoperto chi sia stato in grado di uccidere il signor Dietrichson e prenderne beffardamente il posto su quel vagone di coda.
     Cominciate ad avere dei sospetti, Neff: Lola vi racconta della madre trascurata dall’infermiera Phillis e di Phillis che diventa la seconda moglie del padre: che Phillis abbia già ucciso la prima moglie di Dietrichson? Cominciate a percepire nel profumo di caprifoglio e sulle labbra di Phillis l’acido sapore dell’inganno: Phillis si è servita di voi come di un comodo e docile sicario, inventandosi una passione che in realtà non aveva mai nutrito. Dovete affrontarla, sbatterle in faccia la verità, minacciandola di raccontare tutto alla polizia, anche a costo di passare il resto della vita in galera giacché, come ha ammonito Keyes, gli artefici di quel delitto non potranno che finire insieme la sciagurata avventura che insieme hanno cominciato.
     Ma Phillis non è una donna come le altre: sa quello che vuole e sa come ottenerlo e vi anticipa, Neff, vi prende di sorpresa e vi spara e poi, con un tardivo e chissà se sincero ravvedimento, vi abbraccia perché dice di amarvi… No, non è il momento di pentirsi, bisogna andare fino in fondo a questa storia e chiuderla insieme, con altri colpi di pistola, quelli che avete esploso contro Phillis tra le vostre braccia. All’alba, Barton Keyes vi raggiungerà nell’ufficio e ascolterà le ultime parole del vostro racconto ma non avrete il tempo di godervi la futile soddisfazione di aver depistato il vostro capo e non avrete il tempo neppure di fumare l’ultima sigaretta.
     Cosa vi aveva spinto a tanto? A ordire una truffa, a estorcere denaro, a commettere un omicidio? Avevate bisogno di sensazioni nuove, di cambiare la vostra vita o il desiderio provato per una donna come Phillis vi era sembrato perfetto e completo, tale da giustificare finanche un delitto? La verità è che vi eravate innamorato di Phillis perdutamente, come solo s’innamora chi ritiene di rendere esaltante con la passione l’esistenza anonima di un assicuratore-piazzista.
     Eravate fatti della stessa pasta, voi e Phillis: cinici e senza scrupoli, abietti e crudeli ma la realtà, come sempre, si era mostrata più cinica delle vostre ambizioni e degli scrupoli che eliminiamo per piegarla ai nostri intenti. La realtà ci presenta il conto prima di arrivare alla fine dei nostri progetti e lo fa con “naturalezza”, senza inscenare recite o parodie, senza cambiare le carte in tavola. Lo ha fatto anche con la vostra coscienza o la vostra presunzione: ha reso tremolante, la realtà, la sicurezza che vi eravate costruito, che vi eravate imposto. Tutto era sembrato fin troppo fluido e preciso, come un meccanismo ad orologeria che tuttavia segnava un’ora diversa, un tempo da aspettare o da riscattare. La sincerità di Lola sul sentimento che la ragazza provava per quel suo fidanzato scapestrato, le voci e i sospetti sull’affidabilità di Phillis prima come complice e poi come amante, la certezza inflessibile di Keyes su quell’omicidio travestito da infortunio avevano cominciato a disilludervi, ad allontanarvi dalla realtà, a non farvi più sentire i vostri passi, consegnandovi alla più cupa delle disperazioni, a quello sgomento languido che attanaglia chi sa di non poter tornare indietro, di dover affrontare il buio della propria coscienza. Avevate ucciso per amore, per un amore che non vi sembrava più autentico e avevate stravolto la vostra vita da uomo qualunque per una passione difficile da addomesticare, da propiziarsi. Il vostro biglietto di viaggio, per questa estrema avventura, era di sola andata, non contemplava nessun ritorno: vi eravate illuso, Neff, di poter dominare anche qualsiasi contrarietà, di reggere il gioco con la sagacia e l’intuito dell’uomo che conosce i fatti e i misfatti del mondo. Phillis ne sapeva più di voi e, sparandovi, ha disarmato il vostro desiderio e le vostre illusioni. Non potevate immaginarlo, Neff, e infatti ne siete rimasto vittima.
Questa storia, tratta da un romanzo di James Cain, sceneggiata da Raymond Chandler e girata da Billy Wilder, è un noir indimenticabile, con la fotografia di John Seitz per un bianco-e-nero drammatico, con la musica nervosa di Miklós Rózsa e i costumi inconfondibili di Edith Head. È la storia dell’assicuratore Walter Neff impersonato da Fred MacMurray, della spietata Phillis Dietrichson affidata all’intrigante e sensuale Barbara Stanwick, dell’incorruttibile Barton Keyes per l’elegante ruvidezza di Edward G. Robinson.

    Nella versione originale si chiamava “Double Indemnity”, in Italia ebbe un titolo da oratorio, “La fiamma del peccato” che diventò ben presto il nome più giusto per una storia che, tra chiaroscuri e ombre, tra cronaca e racconto, parlava di un destino e di un’ossessione senza rimorsi e senza futuro.

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