Poesia che mi guardi

Antonia Pozzi

L’opera complessiva di Antonia Pozzi ha conosciuto una diffusione lenta e frammentaria. Le ricerche recenti stanno portando alla luce una figura prismatica, le cui diverse esperienze possono essere isolate solo andando incontro a semplificazioni e incomprensioni.

Poesia che mi guardi è una ricognizione testuale e visiva di e su Antonia Pozzi, che si presenta letteralmente come uno strumento liminare, propedeutico all’attività di studio, di scoperta, di scavo, che dovrà necessariamente farsi intorno a una figura sacrificata e destinata al catalogo delle rimozioni del Novecento. Continua a leggere Poesia che mi guardi

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In luogo d’urto e fiaccola

Severino Raimondi

Mutamento
senza valico nel tempo.
Viventi di una vita
inaccessibile, che ancora
benedice o scuote,
seguite il vostro dono
con distanza.

(Nanni Cagnone)

 

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La regina non è blu

Marco Benedettelli

 

 

 

Conchiglie

Ci sono tanti sassi bianchi vicino alla spuma del mare. Tante uova pesanti accatastate. Gli altri dormono ancora e stanno distesi per terra negli angoli dove c’è più ombra, perché il sole è già alto e rovente e fuori da qui ha disintegrato ogni riparo, per questo è tutto bianco e gli altri stanno qui a dormire, fuori sarebbe impossibile, con tutti quei sassi per terra che puntano sul corpo abbandonato e il caldo con i vestiti della notte ancora indosso, perché stanotte era freddo e non si vedeva niente di quello che c’era, c’è qui intorno. Eppure qui il mare è lucente e le onde calme del mattino sono risucchiate attraverso i sassi da un motore profondo. Continua a leggere La regina non è blu

Repertorio delle voci (XII)

Manuel Cohen
Dina Basso

’nto dialettu
i puntini puntini
nun ci stanu:
nunn’è lingua ppi cu
nun sapa cca ffari.

Nel dialetto
i puntini di sospensione
non ci stanno:
non è lingua per chi
non sa cosa fare.

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Memoriré

Marco Ceriani

Per la morte noi siamo la sintassi
dell’ardesia che serve alla lavagna
per scrivere parole con due sassi
e d’uno farne un ponte sullo stagno…

Per la morte, la cengia sotto il vòlto
che si fa da via maestra strada chiusa
per un ponte che scavalca d’un sol colpo
l’artiglio rissoso della chiusa!

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Il diritto di essere opachi

Marco Ercolani

La capacità di empatia con il vissuto e di adesione alla tensione intrinseca al linguaggio che è propria di questo autore ci accompagna anche in questo libro di poesia: viaggio sapienziale ed esistenziale, un cammino poetico nel buio degli anni, per cercare là dove l’oscurità è più fitta e tentare di intravedere un bagliore di luce, una direzione di senso ancora possibile. Questa poesia di Ercolani ci offre una scrittura che è insieme visionaria e concreta, simbolica e carnale, per cui seguiamo l’autore in quello che appare un viaggio che è sogno-incubo, ma a tratti anche viaggio reale, dove il mondo è colto per frammenti, in dettagli minimi o solo in un’eco. Ne Il diritto di essere opachi la poesia, infatti, si fa ricerca per terre e mari di senso e parola, disegnando immagini e offrendoci riflessioni di tono aforismatico, conducendoci via via alla scoperta che “la terra è vuota”.

(Dalla Prefazione di Gabriela Fantato)

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Letteratura q.b.

Antonio Scavone

Letteratura q.b.
(ricordando Edoardo Sanguineti)

     Le mollizie di un salotto, le blandizie di una cattedra, le nequizie di una scrivania sono dosi di una ricetta, elementi necessari e insostituibili per comporre un pasticcio e allettare un’illusione. Trattandosi di una ricetta, lo chef è indispensabile, ma ve ne sono di quelli che parlano e cucinano a casaccio o a vuoto: comunque, il pranzo è servito oppure il traguardo è il libro edito e venduto in libreria con diffusione nazionale, il successo è solo un dettaglio, un appuntamento già auspicato, concordato.
     Il passaparola tra colleghi di lavoro o amici di divano certamente aiuta, un blog o un circolo sodale solletica e stimola, riunioni e presentazioni con prolusioni critiche e domande dal pubblico sono fondamentali, compatibili.  D’altra parte, non è impossibile, è abbordabile dal punto di vista dell’esordiente un po’ canuto, è un riconoscimento dovuto: non si scrive forse per comunicare a tutti gli altri quanto di incomunicabile preesisteva nell’animo del Sé, cioè dell’autore? E sia! Continua a leggere Letteratura q.b.

Il gioco e la metamorfosi. Su Francis Bacon

Michel Leiris
Edmond Jabès

[Nota del traduttore] Le grand jeu de Francis Bacon (1977) era la prefazione al catalogo di una mostra di Bacon alla Galerie Claude Bernard di Parigi, poi ripresa in M. Leiris, Bacon le hors-la-loi, Paris, Fourbis, 1989, pp. 7-26. La presente traduzione è già apparsa in «Arca», 5, 2000, pp. 105-109. Les métamorphoses de Bacon è un testo del 1977, ripreso in E. Jabès, Un regard, Montpellier, Fata Morgana, 1992, pp. 23-25. [Giuseppe Zuccarino]

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