Gli addii

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Nella “Casa viola”

Pasquale Vitagliano

Nota critica a
Marco Scalabrino, La casa viola, Edizioni del Calatino, 2010.

Staiu / na casa / cu li naschi ciola. / Stulani / a conza / di collamitina. / E lampi / e trona / pi viviruni (Abito / una casa / con le narici viola. / Inquilini / a prova / di colla d’amido. / E lampi e tuoni in terrazza.), sono entrato con curiosità nella Casa viola di Marco Scalabrino. Vi sono entrato inseguendo suggestioni ed associazioni successive. Mi viene in mente la Camera verde di Truffaut o la Camera azzurra di Simenon. Niente di tutto questo. In questa casa non veniamo ospitati né in una cappella sepolcrale e neppure in una alcova clandestina. La casa di Scalbrino si apre su una terrazza ventosa e da qui si sente la Sicilia. Suli-pigghialu / di Frivaru. / Nta na seggia di juncu / a stenniri / l’arma mia / agghiummata (Sole incerto / di Febbraio. / Su una sedia di giunco / è stesa / l’anima mia / ingobbita).

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Poesia e filosofia

Rosaria Di Donato

Poesia e filosofia

Parafrasando lo scritto di Heidegger Fenomenologia e teologia(1) in cui il filosofo sostiene che anche la teologia è una scienza in quanto si occupa del fenomeno della “cristianità” e non, specificamente, della conoscenza di Dio, si può forse sostenere che la poesia è una disciplina che si occupa di se stessa come possibile comunicazione d’esistenza.

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La repubblica delle nuvole

Marco Ercolani

 Racconto ritrovato, nel 1985, in un gruppo di lettere indirizzate da Bruno Schulz ad Ania Plockier, databili negli anni 1934-35.

La repubblica delle nuvole

Nella repubblica stratificata e sfuggente che domina le cime delle montagne – tra fruste che sgusciano e guizzano via, palazzi fatati e silenziosi, fortezze che durano per quattro secondi nel cielo azzurro, castelli dirupati che balenano con feritoie e torrioni, draghi dalla bocca aperta che avanzano con andatura calmissima verso sfingi piccole e diaboliche, in una catastrofe silenziosa e imbizzarrita – nella repubblica bianchissima delle nuvole avanzano soffi scuri, profondi, mutevoli, spingono cirri e nembi in doppie e tripli cieli, ora grigi e affondati nel sonno, ora rosei e vaporosi al risveglio; non smettono di camminare e correre e scendere e salire, o inviare storie silenziose nel cielo, quelle di fanciulle stregate e dormienti, di cavalieri fusi a cavalli in volo, di principesse grasse che si trasformano in mostri riccioluti, zoccoli scalpitanti, maiali, cinghiali, tigri, in una selva di avamposti, barriere, muraglie, alberi fruscianti che vedono ora sfrangiarsi il tronco ora sventrarsi la chioma e perdono le radici in fili sottili, in lance rosate, in baldacchini dorati dietro a cui si nasconde un sole velato, livido, trasformato in luna da tregenda. Continua a leggere La repubblica delle nuvole

Materia d’infinito

Antoni Tàpies

Il testo di J.-M. Baron, Campins, le 26 juillet 1990, è compreso nel catalogo Tàpies. Œuvre gravé, Paris, Maeght, 1991, pp. 37-42. La presente traduzione è già apparsa in «Arca», 6, 2000, pp. 127-131. Le signe ou l’attente du sens si legge in J. Dupin, Matière d’infini (Antoni Tàpies), Tours, Farrago, 2005, pp. 27-46.

[Giuseppe Zuccarino]

 

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Evosistemi

Gianluca D’Andrea

Nessun centro, nessun disegno,
libertà di spingersi dentro
nel mio luogo per voi.
Prima di urlare prendo altre strade.

Depredare, arricchire, ammorbare,
non compro lo specchio
ho un foglio di terra.
Non è questa la fuga agognata,
più attenzione e rigore,
più amore per voi,
voi presenti come un calcio in faccia.

Gianluca D’Andrea, Evosistemi
Con dipinti di Orodè Deoro
Salerno, Edizioni L’Arca Felice, 2010.

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Qui una scelta di testi tratti dall’opera e una nota critica
di Stefano Guglielmin.

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Curriculum vitae

Gabriel Ferrater

Gabriel Ferrater (Reus, 1922-San Cugat, 1972) non è solo il più importante poeta catalano della seconda metà del XX secolo, ma uno dei più grandi poeti europei del suo tempo. Traduttore, linguista e poliglotta, critico letterario e critico d’arte, Ferrater, giunse relativamente tardi alla poesia; pubblicò la sua intera opera in versi nel giro di pochissimi anni, tra il 1960 e il 1968. Di un’intelligenza folgorante e di una personalità allo stesso tempo anarchica e disciplinata, tenera e narcisistica, spirito antiromantico, amante della poesia medievale (Ausiàs March, Shakespeare), fondò la sua poetica sul dato autobiografico e la radiografia storica, sul desiderio, l’amore, il sesso, la memoria e l’oblio. Aveva sempre detto che è immorale oltrepassare i cinquant’anni. E mantenne fede alla parola, suicidandosi il 27 aprile del 1972 nel suo appartamento di San Cugat del Vallès. Un atto, quindi, tutt’altro che disperato, quanto piuttosto morale, di una moralità priva di ogni lusso contemplativo. Un po’ come la sua poesia che, come lui stesso ha affermato, deve sempre «essere chiara, sensata, lucida e appassionata», attenta al movimento degli uomini e delle donne, capace di elevare al massimo grado l’energia emotiva della lingua, senza per questo corrompere con un eccesso di partecipazione il centro dell’immaginazione.

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La sapienza del mondo

Valter Binaghi

Vieni con me,
come facciamo ogni anno,
in pellegrinaggio
a quel tempio vivente
che è il bosco d’autunno,
dove molte buone cose
accadono
e la sapienza del mondo
si rinnova…

Lì ogni volta impariamo
il segreto delle forme
che la terra gravida
rilascia,
e come dalla lotta
tra impulso e gravità
emerge la bella apparenza…

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Ottiche di punta

Margherita Ealla

Rifletti, e capirai: possediamo la vita
solo nel suo riflesso colorato.

(Goethe, Faust)

L’occhio è debitore della sua esistenza alla luce. Da organi animali indifferenti, la luce si crea un organo che diventa il suo uguale e così l’occhio si forma alla luce per la luce, affinché la luce interna si muova verso quella esterna. (Goethe, Farbenlehre)

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L’incanto dei brutti ricordi

Ivano Mugnaini

Forsan
et haec olim
meminisse iuvabit.

Forse un giorno
sarà dolce ricordare
anche questo.

(Virgilio, Eneide,
canto I, v. 203)

     Guido la mia auto a passo di fuga sotto un cielo cupo. Nuvola dopo nuvola mi segue, come una colpa, come una condanna. Dietro e di fronte a me lamiere ignote sfrecciano e sfregiano ma non scalfiscono la cappa di piombo che opprime fuori e dentro. Improvvisamente, per un dono inatteso, o per aggravio di pena, scorgo un’area illuminata da un sole intenso, strano, un enigmatico messaggio di luce disteso su un grumo di case, cortili polverosi e campi di stoppie. La macchia luminosa è in posizione scomoda per me, avulsa, laterale. Continua a leggere L’incanto dei brutti ricordi

Tracce di asfalto rosa

Francesca Canobbio

ESPRESSIONE

[(Sono parentesi tonda
all’espressione quadra
Agra sosta muta
alle cause dell’ora
Arco inclinato e volubile
dove curva il senso omesso
Come un astratto afflato
mi ripiega su se stesso
Flessa sulla soglia austera
di una modalità retta
resto china sul confine
di un solido senso netto
Ripiego il mio miraggio
su un raggio verticale
ma il tratto del mio fluire
più di tanto non sale
Ho solo pause mute
alle cifre della catena
e piegata su me stessa
alla cornice do la schiena Continua a leggere Tracce di asfalto rosa

Attraversare il fiume

Patrizia Vicinelli

“La principale connotazione, che è etica, riflette momenti diversi della percezione – tempi dello spirito – e sviluppa modi diversi della manifestazione del tempo reale nella fattività e nell’evento, luoghi privilegiati di ogni metamorfosi. Le due relazioni si congiungono nella rappresentazione di un processo dialettico i cui termini trascendono il senso dell’esperienza nella speculazione del pensiero.”

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L’epoca geniale

Marco Ercolani

[L’epoca geniale di Bruno Schulz, già pubblicata all’interno del volume Il sanatorio all’insegna della clessidra (ed. it. Le botteghe color cannella. Tutti i racconti, i saggi e i disegni, Torino, Einaudi, 2001) appare nel settembre del 2006 per le Edizioni Via del Vento (sezione “testi inediti e rari del Novecento”) in una nuova traduzione a cura di Lorenzo Pompeo, accompagnata da questo mio breve saggio. M.E.]

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La differenza della poesia

Lucio Toma
Salvatore Ritrovato

Le parole che fanno
La differenza della poesia

Salvatore Ritrovato, docente presso l’Università di Urbino, è autore di diverse raccolte di poesia e si occupa di critica militante. Frutto di questo suo impegno è ora La differenza della poesia (Puntoacapo, Novi Ligure 2009), che riunisce, riannodandoli in un volume omogeneo, 13 brevi saggi e interventi pubblicati su varie riviste (“Atelier”, “Clandestino”, “Pelagos”, “incroci” ecc.) fra il 2003 e il 2008. Un libro rivolto non ai soliti pochi addetti ai lavori, ma a quanti abbiano la necessaria curiosità per approfondire un tema così poco incline alle mode e alle seduzioni dei media, qual è quello della poesia. In effetti, ne La differenza della poesia, con un linguaggio che mira a svincolarsi da formule espressive troppo accademiche, l’autore pone al servizio del lettore la sua personale esperienza e il suo impegno nel campo della poesia con onestà intellettuale. Continua a leggere La differenza della poesia

Il compito terreno dei mortali (II)

Stefano Guglielmin
Flavio Ermini

L’estensione e il pensiero, i due attributi conoscibili della sostanza spinoziana, trovano ne Il compito terreno dei mortali (Mimesis, 2010) di Flavio Ermini la vista e la voce quale modi privilegiati della soggettività, che rende conto della macerie terrestri proprio descrivendole nei particolari emblematici e visibili (la crepa, il sangue, le ombre, l’affiorare rasoterra ecc.), entro un tono di voce disincarnato, quasi provenisse dai miasmi ipogei, per sgorgare in superficie, oppure scendesse dal cielo, sempre grave sopra i mortali, che nascono “scostando di poco una pietra tombale”, per declinare via via, come un ramo carico di foglie.

(Continua a leggere la nota critica di Stefano Guglielmin su Blanc de ta Nuque)

***

Il sole contro

Stefano Zangrando

“La morte ha un senso soltanto per chi le sopravvive, o è il contrario?”

 

 

Il sole contro

1

Mio nonno paterno finì di morire un venerdì sera di febbraio. Il giorno prima ero andato a trovarlo in ospedale, dove mia nonna lo assisteva ormai senza pause. Lo trovai con un braccio alzato e le dita stanche puntate verso il muro di fronte al letto. Abbagliato dalla luce del sole pomeridiano che riscaldava la camera attraverso i vetri opachi delle finestre, diceva a mia nonna: «Chiudi la porta», ma non c’era nessuna porta. Continua a leggere Il sole contro