Il compito terreno dei mortali (II)

Stefano Guglielmin
Flavio Ermini

L’estensione e il pensiero, i due attributi conoscibili della sostanza spinoziana, trovano ne Il compito terreno dei mortali (Mimesis, 2010) di Flavio Ermini la vista e la voce quale modi privilegiati della soggettività, che rende conto della macerie terrestri proprio descrivendole nei particolari emblematici e visibili (la crepa, il sangue, le ombre, l’affiorare rasoterra ecc.), entro un tono di voce disincarnato, quasi provenisse dai miasmi ipogei, per sgorgare in superficie, oppure scendesse dal cielo, sempre grave sopra i mortali, che nascono “scostando di poco una pietra tombale”, per declinare via via, come un ramo carico di foglie.

(Continua a leggere la nota critica di Stefano Guglielmin su Blanc de ta Nuque)

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Il sole contro

Stefano Zangrando

“La morte ha un senso soltanto per chi le sopravvive, o è il contrario?”

 

 

Il sole contro

1

Mio nonno paterno finì di morire un venerdì sera di febbraio. Il giorno prima ero andato a trovarlo in ospedale, dove mia nonna lo assisteva ormai senza pause. Lo trovai con un braccio alzato e le dita stanche puntate verso il muro di fronte al letto. Abbagliato dalla luce del sole pomeridiano che riscaldava la camera attraverso i vetri opachi delle finestre, diceva a mia nonna: «Chiudi la porta», ma non c’era nessuna porta. Continua a leggere Il sole contro