Il compito terreno dei mortali (II)

Stefano Guglielmin
Flavio Ermini

L’estensione e il pensiero, i due attributi conoscibili della sostanza spinoziana, trovano ne Il compito terreno dei mortali (Mimesis, 2010) di Flavio Ermini la vista e la voce quale modi privilegiati della soggettività, che rende conto della macerie terrestri proprio descrivendole nei particolari emblematici e visibili (la crepa, il sangue, le ombre, l’affiorare rasoterra ecc.), entro un tono di voce disincarnato, quasi provenisse dai miasmi ipogei, per sgorgare in superficie, oppure scendesse dal cielo, sempre grave sopra i mortali, che nascono “scostando di poco una pietra tombale”, per declinare via via, come un ramo carico di foglie.

(Continua a leggere la nota critica di Stefano Guglielmin su Blanc de ta Nuque)

***

8 pensieri riguardo “Il compito terreno dei mortali (II)”

  1. ..Persistendo nell’impulso del profondo, che gli permette di ‘visitare’ le terre ferme dell’oltre e dell’ulteriore, Ermini si avvicina sempre più a un altro ordine, quello metafisico.
    Di questa realtà è destinato a divenire partecipe per gradi, nonostante l’ombra, il dolore, le diverse lacerazioni e cadute.
    Procedendo lungo il viaggio, Ermini ci accompagna segretamente negli antri della dimora ultra-terrena, mentre una forza visionaria, una vita oltre la vita, una diversa consapevolezza, sebbene nel gioco dell’apparenza e dell’illusione, di-viene (ad-vient malgré tout), s’incarna nonostante tutto, nonostante la perdita e la morte.
    In questo modo l’occhio di Ermini vede una terra ulteriore, in una continua opera di tra-scendimento e dis-velamento.
    L’autore, nel tumulto della prosa ispirata e poetica, entra in una sorta di fantasmagoria attiva e trascendente, in uno scenario ultra-terreno e simbolico, in cui l’umano non solo ha perso gli occhi, la lingua, le mani, ma con coraggio persiste alla di-sintegrazione del corpo e cade per a-scendere nell’inter-mondo, nel luogo prescelto, dove le ombre divengono, dove il senso capovolge l’ordine, dove gli occhi finalmente vedono e la lingua tace..

    Stefania Roncari

  2. Grazie davvero per i tuoi interventi, Stefania.

    Il fatto che io possa non essere d’accordo con una interpretazione “metafisica” dell’opera (e non lo sono), non inficia il tuo assunto, dal momento che ogni lettura finisce sempre per aggiungere una chiave interpretativa al ventaglio delle infinite possibilità che ogni testo dischiude.

    Io credo che questo libro realizzi in pieno, fra tante altre cose, e in forme affatto nuove e originali, alcune delle istanze che animavano la ricerca “anti-platonica” del primo Bonnefoy. Il *trascendere* (ma anche su questo termine bisognerebbe intendersi bene) si appartiene solo al campo dell’intenzionalità da cui la *scrittura* prende le mosse; ma il fatto stesso che l’ *atto*, più che colmare accentua poi, sulla pagina, la “frattura” e il taglio della “prima ferita”, riporta immediatamente questa “tensione-pulsione” a declinarsi nelle forme e negli accenti degli enti finiti di cui si fa/è voce, sostanza e oltranza, senza consolazione e “senza riparo”.

    fm

  3. Grazie a voi, per l’ospitalità, per la preziosa occasione di confrontarsi in una serrata e appassionante lettura critica dell’opera di Ermini.
    Sono d’accordo con te, Francesco, ogni opera è aperta a diverse letture e piani d’intendimento diversi, molteplici.
    Un saluto a tutti.
    SR

  4. Speriamo d’incontrarci a Verona in occasione del Festival di Poesia organizzato da Anterem.
    Un saluto a tutto lo staff.
    SR

  5. Torno sul blog dopo due giorni e non ho tolto nessun commento. Se era comparso (di solito, quando postate per la prima volta, wordpress tiene in moderazione i commenti perché non riconosce il vostro ip) non so proprio cosa può essere successo.

    Ti chiedo quindi, se ti è possibile, di rinviarlo. Sappi, comunque, che qui non verrà mai operata nessuna forma di censura.

    fm

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