La sapienza del mondo

Valter Binaghi

Vieni con me,
come facciamo ogni anno,
in pellegrinaggio
a quel tempio vivente
che è il bosco d’autunno,
dove molte buone cose
accadono
e la sapienza del mondo
si rinnova…

Lì ogni volta impariamo
il segreto delle forme
che la terra gravida
rilascia,
e come dalla lotta
tra impulso e gravità
emerge la bella apparenza…

E poi ancora impariamo
(lezioni ripetute
da sempre,
ma ogni volta necessarie
per dare nuovo sangue
al cuore)
che la smania
di colonizzare
il mondo intero
è temperata dalla cura
di proteggersi e
differenziarsi:
per questo l’essere
si traduce nella famiglia
ma si perde
nella folla…

Il terzo sapere
è dipendenza:
niente
si nutre di se stesso,
e il mistero del cammino
è nell’orizzonte
irraggiungibile.
Un punto fuori del mondo
che rende il mondo
insufficiente…

Ci fermeremo,
come ogni volta,
in un punto del bosco
più raccolto e
silenzioso.
E lì aspetteremo,
come si fa sempre,
il segno benigno,
il messaggio del mondo
che è parola.
Sarà questa volta
la creatura timida
e scontrosa,
che impartisce la quarta lezione.

Quanta tenerezza
nascondono le spine!
E chi fugge da queste
avrà mollezze
facilmente offerte,
ma non quella fedeltà
duratura
che è delle cose
faticosamente
conquistate.

La sporta è piena.
Si torna a casa.
Chi ha avuto restituisca,
e a mani libere
di nuovo avrà.
Accendi il fuoco,
io taglio le castagne.
Quando i ragazzi tornano,
facciamo il dolce
dei poveri.

Avere il minimo, è buona cosa per sopravvivere.
Avere il massimo è buona cosa per donare.
Trovare il massimo nel minimo, è la cosa migliore.

 

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Testo e immagini fotografiche di Valter Binaghi sono tratti da qui.

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5 pensieri riguardo “La sapienza del mondo”

  1. bello quell’ “accendi il fuoco” di oraziana memoria. anche la chiusa induce ad una riflessione che sa di antico, anzi antichissimo. avere desideri, sogni, lasciarli galoppare, ma non farsi mai imbrigliare da loro e guardarsi attorno, piuttosto, anzi “dentro”. allora tutto quello che ci stuzzica e ci rende cattivi perde immediatamente di valore, mentre il silenzio, il “cader fragile” delle foglie, un gratta gratta di porcospino che ballonzola su un prato, possono prendere il posto delle sciocchezze che ci frastornano.
    bravo valter.

  2. condivido in toto il bel commento di Lucy, anche in quel riferimento all l’ “accendi il fuoco” di oraziana memoria,

    ciao!

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