The pickled and the hatched

Rosa Pierno
Daniela Edburg

L’attività culturale, in qualche modo sempre eccessiva, in relazione alle concrete necessità meramente esistenziali che dobbiamo esplicare nel corso della nostra vita, ha per Daniela Edburg una doppia valenza: poiché se la creatività richiede disciplina, l’eccesso di creatività può portare all’autodistruzione, la genialità può condurre alla malattia mentale e, dunque, la virtù può tramutarsi in vizio. “Cerebro” è, infatti, il titolo di una delle fotografie, in mostra presso la galleria “Spazio Nuovo”, dell’artista messicana Daniela Edburg, la cui opera è dirompente per una serie di motivi, sebbene appaia implausibile l’accostamento della parola “serie” con “dirompente”, ma vedremo che la contraddizione è uno degli strumenti su cui la Edburg basa il proprio lavoro: essa le appare come il mezzo più efficace per recuperare la totalità del senso, per non accettarne solo un’accezione canonica e parziale, la quale non renderebbe conto della irriducibile complessità del reale. Accogliere, dunque, la contraddizione vuol dire recuperare la cultura nella sua totalità e contemporaneamente interrogarsi sui mezzi con cui la si costruisce.

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Nella “Casa viola”

Pasquale Vitagliano

Nota critica a
Marco Scalabrino, La casa viola, Edizioni del Calatino, 2010.

Staiu / na casa / cu li naschi ciola. / Stulani / a conza / di collamitina. / E lampi / e trona / pi viviruni (Abito / una casa / con le narici viola. / Inquilini / a prova / di colla d’amido. / E lampi e tuoni in terrazza.), sono entrato con curiosità nella Casa viola di Marco Scalabrino. Vi sono entrato inseguendo suggestioni ed associazioni successive. Mi viene in mente la Camera verde di Truffaut o la Camera azzurra di Simenon. Niente di tutto questo. In questa casa non veniamo ospitati né in una cappella sepolcrale e neppure in una alcova clandestina. La casa di Scalbrino si apre su una terrazza ventosa e da qui si sente la Sicilia. Suli-pigghialu / di Frivaru. / Nta na seggia di juncu / a stenniri / l’arma mia / agghiummata (Sole incerto / di Febbraio. / Su una sedia di giunco / è stesa / l’anima mia / ingobbita).

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