Nella “Casa viola”

Pasquale Vitagliano

Nota critica a
Marco Scalabrino, La casa viola, Edizioni del Calatino, 2010.

Staiu / na casa / cu li naschi ciola. / Stulani / a conza / di collamitina. / E lampi / e trona / pi viviruni (Abito / una casa / con le narici viola. / Inquilini / a prova / di colla d’amido. / E lampi e tuoni in terrazza.), sono entrato con curiosità nella Casa viola di Marco Scalabrino. Vi sono entrato inseguendo suggestioni ed associazioni successive. Mi viene in mente la Camera verde di Truffaut o la Camera azzurra di Simenon. Niente di tutto questo. In questa casa non veniamo ospitati né in una cappella sepolcrale e neppure in una alcova clandestina. La casa di Scalbrino si apre su una terrazza ventosa e da qui si sente la Sicilia. Suli-pigghialu / di Frivaru. / Nta na seggia di juncu / a stenniri / l’arma mia / agghiummata (Sole incerto / di Febbraio. / Su una sedia di giunco / è stesa / l’anima mia / ingobbita).

Io vedo dal mio villaggio quanto si può vedere dell’universo”, ha scritto Fernando Pessoa. Al contrario delle altre, quest’ultima associazione svela il mondo poetico di Scalabrino. Salta subito all’attenzione del lettore, infatti, la presenza – accanto al dialetto siciliano – di ben cinque traduzioni a fronte: oltre l’italiano, il francese, l’inglese, lo spagnolo e il portoghese. Peraltro, senza alcuno schema fisso, in quanto, ad esempio, la splendida poesia Scarpi (scarpe) è tradotta solo in italiano e in inglese. Si tratta di scelte non causali, che rimandano alla poetica dell’autore, di cui appaiono declinazioni non indifferenti. Per questo, forse, una più esplicita connotazione di queste scelte avrebbe facilitato la lettura e dunque la visita in questa casa di parole. Eppure, ciò non menoma il giudizio sulla poesia dialettale di Scalabrino come una neo-lingua che riacquista la legittimità della altre lingue, dove anche l’Italiano rischia di diventare “il linguaggio della sottocultura complessiva e, al di sopra, sta l’italiano ufficiale, amministrativo, scientifico o specialistico (…) Per questo i dialetti, in quanto superstiti, sono figura dell’italiano, che già fin d’ora è una lingua superstite” (Giorgio Linguaglossa). Sfuggendo tanto ai cedimenti folkoristici, quanto alla tentazione di usare anche il dialetto come una paralinguaggio astratto e virtuale, la lingua di Scalabrino può affiancarsi, non dico all’italiano, ma pure al portoghese o all’inglese senza alcuna soggezione. Anzi, è il dialetto che sembra menare le danze con vitalità, lanciare la sfida della neo-lingua e dell’inaudito. <If they are so many / and different than you / and against you (…) (< Siddu su’ tanti / e sparaggi di tia / e contra (…)). Il dialetto di Scalabrino appare capace di capovolgere il rapporto locale-globale secondo la profetica suggestione lusitana. Copia e ncodda. Ctrl+alt+canc, come si traduce in siciliano?

Assenza di verso: c’è chi ritiene questa connotazione un difetto. E se invece fosse una precisa scelta poetica? Ecco di nuovo la questione del canone, che non ci interessa trattare qui. “Ho apprezzato in particolar modo la centralità che assume la parola, nella tua poesia”, ha scritto Giovanni Nuscis allo stesso autore. “La parola e non il verso. La parola, nei tuoi versi, proprio nella contrazione trova la sua espansione naturale, e l’equilibrio armonico tra silenzio e suono, tra univocità e pluralità di senso (…)”. La parola come un “buco nero” l’ha definita con fulminante efficacia Flora Restivo. Na coccia. Na larma. / Un biccheri. / Un quartinu. / Menzu litru. / Na buttigghia. / Un valliri. Na vutti. / Un fiascu! (Una goccia. / un sorso. / Un bicchiere. / Un quartino. / Mezzo litro. / Una bottiglia. / Un barilotto. / Una botte. / Un fiasco!).

Scalabrino cerca di fare con le parole, la lingua, gli spazi e i segni, ciò che Burri ha fatto con il colore e la materia, esaltandone le qualità fisiche: tradurre l’immaginario in carne viva; ricodificare il vissuto in lingua nuova. Il risultato non è sempre all’altezza di questa ambizione, ma quando c’è, scuote davvero. Arrubbari na cicara di tempu. / p’arristari / LATRU / pi sempri (Rubare una ciotola di tempo. / E rimanere / LADRO / per l’eternità.).

Tutto quanto qui è stato scritto è un’architettura che non reggerebbe senza solide strutture sotterranee. Scalabrino dimostra a lettore un’autentica ispirazione poetica. Queste sono le sue fondamenta. Solo questa onestà può rendere accettabile – fuori da ogni posa – la condizione di permanente alienazione del poeta – quando è poeta vero – rispetto al mondo che lo circonda. Nesciu! / Aju a sturnari di sta scorcia vili / virtuali / finuta. / Nesciu! / Vaju a ‘ttrappari dda fruntera lustra / viritera / aperta. / Nesciu! / Vogghiu azziccari la risposta giusta / salutiva / eterna. / Nesciu / – pi nun trasiri chiù – / cu la birritta (Esco! / Voglio lasciare questa pelle gretta / finta / finita. / Esco! / Ghermirò aperta / verità / di frontiera. / Esco! / Indovinerò la risposta giusta / salvifica / eterna. / Esco / – per non rientrare più – / nella berretta.).

 

***

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13 pensieri su “Nella “Casa viola””

  1. Un libro che mi è piaciuto molto e di cui Pasquale coglie la “novità”, la forza prorompente. Le traduzioni stabiliscono un dialogo più che fungere da supporto, ed emettono un verdetto inconfutabile: di lingue questo Paese ne ha di stupende, basta avere il coraggio farle parlare, con tutta la loro musicalità:

    “Ha’ cafuddari pidati nta un palluni”

    e sintesi spietata:

    “C’è culi ariani beddi e prufumati
    chi strunzianu fora di li cessi.”

    Grazie!
    Abele

  2. Leggendo il libro mi sono anch’io chiesta il motivo di queste traduzioni variegate.D’altra parte bisogna riconoscere che per chi,come me,ignora affatto il siciliano,ogni appiglio semantico è utile.In genere non apprezzo molto l’uso insistito della cosidetta parola-verso,spesso indice di un minimalismo sterile e di maniera.I versi di Scalabrino mi hanno fatto un’impressione diversa dal solito, come se la sua poesia,anzichè minimalista, fosse composta di aforismi.Forse questa eccedenza rispetto al minimalismo “classico” è dovuta in parte ai toni autentici della sua passione civile (non a caso le poesie sulla marginalità in chiusura di libro (Battaria,Campu ancora,Suppa,Pinnalaru, e l’interessante esperimento di poesia semi-visiva Faddacchi) sono fra le più riuscite.Molto bella inoltre “Scarpe”, acutissima citazione del film “Bianca” di Nanni Moretti, improntata tuttavia non ad un’osservazione straniata del mondo,ma ad un rimpianto civile teso e pieno di dignità.L’amore non è mai assente da questa raccolta,ma vi compare senza traccia di sentimentalismo e questo è indubbiamente un altro pregio,come nella bellissima “Sei tornata”,che cito per intero: “La tua voce/nuova/insperata:/bisaccia di seta/pane e latte/giorni e giorni.//Alla televisione/dicono cose/che non capisco.” Alessandra Paganardi

  3. Ringrazio sentitamente Francesco Marotta per l’odierno ulteriore spazio dedicato al mio lavoro e Pasquale Vitagliano per la sua acuta e graditissima nota, nonché Abele, Alessandra Paganardi, Rosaria Di Donato e Carmine Vitale per i loro benevoli commenti. A tutti il mio cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  4. inutile dire che marco scalabrino sa infondere cultura intensa e fresca in tutti i suoi lavori malgrado la scelta difficile di scrivere in lingua siciliana e/o trapanese e a cui, con fatica, mi avvicino con umiltà.. bellissima la presentazione di pasquale vitagliano..

  5. GRAZIE ancora a Pasquale Vitagliano per l’ulteriore generoso commento e a Roberto Matarazzo (il quale, peraltro, è l’autore della bella immagine di quarta di copertina de LA CASA VIOLA). A tutti il mio cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  6. Un libro molto interessante.
    Da un lato il valore della scrittura; dall’altro la proposta della traduzione che trasforma le poesie, soprattutto se si ha un poca di familiarità con qualcuna delle lingue proposte.
    Merita.
    Un saluto a Marco e un abbraccio a fm.

    francesco t.

  7. Marco conosce la mia stima, sempre gliel’ho dimostrata ogni volta che pubblicava i suoi versi, e, a costo, di ripetermi un po’ troppo, continuo a dimostrargliela anche qui.
    Un caro saluto
    lucetta

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