Dei malnati fiori

Enzo Campi

mi ripiego
nell’onda sonora
che si propaga
come pneuma
e mi faccio strada
nel taglio
a mani nude
rivendicando il calvario
che migra dal capo alla coda
e mi sformo in fine
tra pietra e pietra
interrandomi nell’inerzia
in cui celebrare
la raggiunta armonia

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Prières d’insérer

Maurice Blanchot

I testi di Blanchot sono quelli delle prières d’insérer (così si chiamano in Francia i foglietti volanti inclusi nelle copie dei volumi appena pubblicati, con brevi note informative ad uso della stampa) da lui redatte per alcune sue opere narrative. Ora si leggono in M. Blanchot, La Condition critique. Articles, 1945-1998, Paris, Gallimard, 2010, pp. 131-132, 189, 301-302. [Giuseppe Zuccarino]

Le Très-Haut (L’Altissimo)

     In linea di principio, un libro scritto in prima persona, come lo è questo romanzo, inserisce tra le cose che accadono realmente lo spessore di uno sguardo e l’affermazione di una presenza.
    La stranezza di questi libri potrebbe dunque provenire da ciò: scritti in prima persona, sono letti in terza. E forse anche da un’altra contraddizione: affermazione di una presenza, sono la storia di un presente. Continua a leggere Prières d’insérer

Tutti i nomi di Manuel

Massimo Raffaeli
Manuel Cohen

Tutti i nomi di Manuel

Si potrebbe sospettare della nostalgia nel repertorio di figure (poeti, narratori, studiosi) che Manuel Cohen traduce in epigrafi scritte dal vivo o meglio in etopee, ritratti intellettuali e morali che ordisce come fossero le tessere di un suo privatissimo mosaico, le Marche, nel cui epicentro due nomi veramente grandi, quelli di Paolo Volponi e Franco Scataglini, tuttavia rappresentano in emblema la dinamica di una vicenda letteraria che non ha avuto eguali nel nostro paese. L’uno è l’uomo della “diaspora”, della fuga dal luogo odiosamato e sempre ritrovato nella mente e nei sensi, quasi per un suo doloroso interdetto, con amore lancinante e passione stravolta; l’altro è il poeta della “residenza” e cioè della domanda radicale che a ognuno chiede conto dell’essere qui e non in un astratto altrove, che impone d’essere fedele a se stessa e dunque al proprio spasimo di verità. Continua a leggere Tutti i nomi di Manuel

Le costrizioni

Giovanni Turra Zan

Dilapidato il mucchio eccolo anteporsi / al luogo dove stanzia senzatetto / e spreme il succo / in fonte di luce, in arra / di servaggio per il figlio. Esige / un affrancamento e per questo sfrigola / nel gene, giunge al luogo dello scorporo / dal cui fondo si riesuma come morchia, / come bestia da esperimento.

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Sequenza del dolore

Lucetta Frisa

Qui sottoterra c’è chi è stata morta / da viva come i vivi senza forza / d’essere vivi sfidando la paura / di vivere e morire e camminando / tristi sui marciapiedi vanno a casa / a spiare gelosi dalle imposte. / La vita è nel respiro che resiste / o rischio e affronto contro questo affronto / o dono non richiesto quando il sogno / e il sonno ti strappano il vestito? / Ed è nonsenso il suono del vagito / già subito rantolo e la carezza, squarcio. / Dio è il silenzio dell’universo e l’uomo / il grido inascoltato che gli dà senso.

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Incubo permanente

Marco Ercolani

“La scrittura è un’esperienza che non si lega alla fondazione di un linguaggio compiuto ma al provvisorio prendere forma di una visione personale: è la condensazione effimera di una visione notturna inafferrabile.”

Incubo permanente

In un certo senso una posizione disperata
sarebbe una possibilità.

Helmut Heissenbüttel

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Speranza

Raffaella Terribile

Gustav Klimt
Die Hoffnung I, II
(1903, 1907)

La presentazione al pubblico di Speranza I avvenne in occasione della Kunstschau del 1909, a sei anni dalla sua realizzazione: la Vienna benpensante avrebbe difficilmente accettato un soggetto così scabroso, e questa considerazione dissuase l’artista dall’esporre l’opera alla sua mostra personale organizzata nel 1903 dalla Secessione, una prudenza evidentemente giustificata, dato che il suo primo proprietario, l’industriale Fritz Wärndorfer, finanziatore delle Wiener Werkstätte, la teneva coperta per evitare scandali. Klimt ci ha abituati a personaggi femminili inquietanti, ad atmosfere morbose, ma in quest’opera spinge in maniera evidente nella direzione di un sovvertimento dei valori positivi tradizionali, attesi dal titolo stesso e dal soggetto. La Speranza viene allegoricamente rappresentata nella figura di una giovane donna incinta, completamente nuda, teoricamente piena di promessa e di futuro, immagine che al contempo allude all’incontro intimo avvenuto dentro e fuori di lei. Continua a leggere Speranza

I custodi del talismano

Valter Binaghi

“E’ uno dei più problematici e complessificanti scrittori di questi anni, è un narratore che fa trapelare il teologico attraverso le storie, è un creatore di finzioni che ci mettono spalle al muro rispetto a verità storiche (collettive e personali) e ingaggi filosofici e metafisici.”

“Ciò che succede all’allegoria e al simbolo in questo romanzo mi è chiaro sin dalle prime pagine, e lo giudico un passo importante per il romanzo contemporaneo italiano. La lingua diviene secondaria a fronte dell’accerchiamento che Binaghi conduce in assedio al simbolico. Si tratta di un romanzo storico che ha a che spartire con certa narrazione erodotea ben più di un punto, tranne uno: qui è forte l’impulso verso lo svuotamento dell’introspezione, tutta giocata in senso tragico, per costruire una distanza che permetta la scena tragica.” (G. Genna)

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L’esperienza dell’inizio

Andrea Cirolla

“Quante poche cose sappiamo dire, quanto poco sappiamo scrivere che valga la pena di essere scritto. Per coloro che veramente contano, umili ma autentici, angosciati ma incapaci di esprimersi con la parola angoscia, vinti ma tali da essere essi soli il sale della terra anche se non conosciamo il loro nome. Forse c’è qualcosa nell’universo per cui una sofferenza reale o un atto di autentica verità non vanno mai perduti.”

L’esperienza dell’inizio
La riscoperta di Husserl nel Diario di Paci

     Per quale motivo il “ritorno a Husserl” coincide in Paci con quella spregiudicata libertà dello stile di cui ci è testimone il Diario fenomenologico? La scrittura del Diario fenomenologico non nasce in vista della pubblicazione, piuttosto il libro è il risultato della selezione di alcune pagine dal diario personale del filosofo, in un arco di tempo che va dal marzo 1956 al giugno 1961. Continua a leggere L’esperienza dell’inizio

Bastardo posto

Remo Bassini

“I calpestati sono quelli che vengono lasciati soli a combattere, a volte derisi, uccisi, denigrati. Microstorie dimenticate, rimosse, sommerse.” (R. B.)

Laura Costantini
Viviamo tutti in un bastardo posto

Ci sono libri che non hanno vita facile. “Bastardo posto” di Remo Bassini (Perdisa) è uno di quei libri e credo che l’autore ne fosse consapevole nel momento stesso in cui ha deciso di dare vita al personaggio di Paolo Limara, valente giornalista di provincia, chiamato dagli eventi a fare i conti con la propria coscienza. Di uomo, prima ancora che di professionista della comunicazione. “Bastardo posto” ha avuto delle vicissitudini editoriali che lo hanno visto apparire e scomparire dal catalogo 2009 e dal sito della Newton & Compton senza alcuna spiegazione, se non quella che si tratta di un libro scomodo. Probabilmente il più scomodo tra quelli scritti da Bassini che in queste pagine ha spinto al massimo lo stile personalissimo, l’attenta costruzione della lingua, il dolore di fondo che è il retrogusto di tutta la sua produzione. Continua a leggere Bastardo posto

Metastasi umane con diritto di voto

Gennaro Carotenuto

E’ devastante lo spettacolo di Roma che brucia mentre la classe politica del paese è sorda e grigia come le sue aule parlamentari. Il governo che si salva con l’aiutino del CEPU/E-campus, l’esamificio online che Silvio Berlusconi ha appena ricoperto di soldi sottratti all’università pubblica, è un dettaglio che appare ancor più esemplificativo dello stato del paese di quanto non sia l’indecorosa vendita dei Moffa e degli Scilipoti o la sconfitta esiziale del “grande statista” Gianfranco Fini, nulla più di un apprendista stregone. Quello del governo che si salva sull’interesse privato di chi aiuta a passare esami studiando meno possibile è il simbolo di un paese frammentato in parti sempre più inconciliabili.

La prima Italia è dunque quella irredimibile dei furbi, dei corrotti e dei mafiosi, che siedono senza vergogna in Parlamento, da Cuffaro a Dell’Utri. E’ l’Italia di Silvio Berlusconi, Massimo Calearo (il capolista veltroniano del PD in Veneto) e di Miss Cepu Catia Polidori. E’ l’Italia di quei criminali che, evadendo il fisco, hanno sottratto nel solo 2009 alla collettività nazionale 159 miliardi di Euro (+10%, grazie Tremonti!) e che invece di essere trattati come delinquenti e insultati in strada vengono considerati dritti e rispettati. Centocinquantanove miliardi… che bel paese sarebbe l’Italia se non fosse abitata da così tante metastasi umane con diritto di voto.

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Lettura di un’immagine

Raffaella Terribile

Rogier
Van der Weyden

Trittico
dell’Annunciazione

(1432-35)

La letizia si posa sulle maioliche preziose del pavimento, in un sereno mattino di inizio primavera. Le finestre affacciate sulle colline, un interno domestico, i gesti sospesi nello stupore che trascende il quotidiano. I passi discreti delle domestiche che si affaccendano per casa, acciottolii di stoviglie, panni stesi ad asciugare al sole, mentre le dita sottili della Signora sfiorano le pagine di un libro di preghiere. Continua a leggere Lettura di un’immagine

Il dono del lutto

Lorenzo Barani

“E’ doveroso ri-pensare da capo l’essenza del dono, oltrepassare un’economia basata sul profitto e sulla speculazione. I nostri morti ci donano, nel lavoro del lutto, un tempo gratuito e ci indicano che è possibile un modo nuovo di lavorare e di abitare la terra.”

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Una dedica di Lisa Sammarco

“Ogni parola è il margine di una riva che è appena scomparsa e che riappare, più in là, con un dolore di luce nuovo, con un nuovo riflesso di un cielo appena passato, a volte con una percezione del sé che svapora nella precarietà del sogno o del miraggio, nel tendersi di domande d’ignoto, nell’inabissarsi di un bagliore tagliato di un grido, nella tenebra che corruga il ricordo.”

(Leggi l’intero articolo su Falso d’autore)

GRAZIE LISA!!!