Æschylus, Agamemnon

Nanni Cagnone

Θεοὺς μὲν αἰτῶ τῶνδ’ ἀπαλλαγὴν πόνων, / φρουρᾶς ἐτείας μῆκος, ἣν κοιμώμενος / στέγαις Ἀτρειδῶν ἄγκαθεν, κυνὸς δίκην, / ἄστρων κάτοιδα νυκτέρων ὁμήγυριν, / καὶ τοὺς φέροντας χεῖμα καὶ θέρος βροτοῖς / λαμπροὺς δυνάστας, ἐμπρέποντας αἰθέρι / ἀστέρας, ὅταν φθίνωσιν, ἀντολάς τε τῶν…

“Questo è un teatro mnemonico, ove pretende ancora d’accadere il già accaduto, di far ritorno l’incompreso, e una necessità fa spreco del possibile. Perché questa genealogia dei dolori, questi sentimenti inferiori? Sudditi della Storia, siamo preceduti. Ricordiamo. E poiché ricordare invita in alcun modo ad obbedire, la memoria sarà la causa prima, e cosa ereditaria il nostro passato.”

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