Febbre lessicale

Villa Dominica Balbinot

Nella gora
di anonimo mucchio
di mutanti,
tra turbinii
di polvere gialla
– e pensieri
di devozione canina –
abito in una mia
luna silenziosa,
capitolata fin dentro
i dialoghi dell’inespresso

Villa Dominica Balbinot, Poesie (2010, inedito)

 

FEBBRE LESSICALE

Incateno allora le parole
al canone impuro
di febbre lessicale,
all’invisibile vaglio
di intendimento sotterraneo.
Poi le inanello
– decerebrate
e affossate come conche –
in nevrosi esangue,
nella rassegnazione contemplativa,
nel quietismo del sermone,
rivelatrici chimiche
di ipotesi congelata.

 

SI STINGE

Si stinge, dunque,
l’ideogramma
di un calvario calmo,
teatro delle spoglie
– e dei muti / miti esercizi
in assenza di dolore –
Langue, allora,
l’estenuato innervarsi
in una immobilità malata,
sanie di chiosa inutile,
e della trafittura.

 

IMMAGINI SFOCATE

Nel florilegio
di immagini sfocate
– svenate di turgore –
nel gocciolare sparso
di piccole perle di grazia
– con quel tanto
di ellittico e volatile –
scartavetrata sono
nel sudario
che avvolge un segreto,
mescidanza
di totemiche parole indicibili,
e di breve ferocia.

 

IN CERCA DELL’ABERRAZIONE

Con irrimedibile
– e torta –
disgiunzione della postura
davanti a una stazione
della via crucis
(mio preferito tropo)
mi muovo,
nel rotatorio impulso
impresso da una mola
in cerca dell’aberrazione
della luce.

 

MARTIRIO

Da parassitica tabe
– di terribile urgenza –
avvolta come in un sudario
nella divisa della mia
antica maledizione,
suggello / sigillo
parole monche e vane,
sofismi speciosi e vuoti
che chiamano conforto,
a fugare
– in insostanziale decoro
da sciarade di intrattenimento –
l’epifenomeno del martirologio:
l’acqua morta bidimensionale,
l’urlo dell’esodo,
il gotico mostro nero
dai mille macchiavelli

 

ABBAGLIANTE AZZARDO

Decrittazione
di una sfrontata sventatezza:
venire infine a patti
con l’Inconciliabile
della melmosa inconsistenza…
Estremistica temerarietà:
decifrare poi
senza affanno alcuno
lo scorticamento,
e il furor condannatorio.

 

MENTRE I CIELI SI VOLGONO

Nella moria di un mondo
a esponenziale enne
son paleontologa dei fondali
tra i protozoi più remoti
(spiraliformi
nummuliti calcarei
la sfera a marcare),
in una mescola di polvere
di sintetico di vuoto,
nell’esatta geografia
della linea di displuvio,
mentre i cieli si volgono.

 

E NELL’ATTESA -VUOTA-

Nella sua erranza le sembrava
di essere all’interno di un tamburo
percosso da un folle,
un’esile transitoria ghiandola,
un’apnea di sangue
diffratta
nell’assoluta latitanza del salvifico.
Nel dire – bianco – del silenzio
ribatteva – lei – con lapidei
florilegi argomentali,
costretta alla bellezza gelida dell’alabastro,
tra le ossa biancheggianti fra i rovi
(e nell’attesa – vuota –
che la iconostasi si aprisse)

 

SULLE SOGLIE DILAVATE

Nel mistero dell’esatto
polo opposto
ormai consunto è il tempo,
sulle soglie dilavate
dal crepuscolo,
– e dalla sabbia.
Assumo allora una neutralità
appannata, rattesca,
dello stesso inesorato grigio
della superficie strutturale,
ove tutto odora di calce bagnata,
e di fresco limo.
Tra breve ha da essere distacco,
nell’eresia dell’alba.

 

MI RELEGO

In reptazione
(nello spazio ellittico
e liminale)
mi relego
nel recesso topologico
del punto omega,
parabola scheletrica
della parola terminale,
umido tropico
di liquidi emorragici

 

IL NUMINOSO

Calamita dell’anabasi,
con uno spessore di mutismo
– e nel ruolo ancillare
di oggetto inanimato –
a ritroso e controcorrente,
vado alla ricerca del numinoso,
tra la muta dei predatori

 

INCONCRETI FURORI

Tronco piegato e muto
con meccanicità da golem
diventa correo metafisico
di passione di tenebra,
di inutile e ipnotica
metempsicosi
in gorgo urlante.
Allora abiuro lo scandaglio,
sciatta e connivente
nello scuotere
verità troppo levigate
in inconcreti furori,
perita autoptica
di pietra tombale,
a mascariare in estetismo
tristi stecchi secchi

 

LAVACRO

Nella gora
di anonimo mucchio
di mutanti,
tra turbinii
di polvere gialla
– e pensieri
di devozione canina –
abito in una mia
luna silenziosa,
capitolata fin dentro
i dialoghi dell’inespresso

 

***

15 pensieri su “Febbre lessicale”

  1. Sono versi di pura tensione, dilavati da scorie lasciate sottotraccia; si percepisce la tensione fra un io che partecipa del tutto ma non vuol farsi misura di esso.
    La scelta della luna silenziosa è una bella metafora di questa poesia potente e tenue, in sè ossimorica, viva e spurgata da malori e malori.

  2. Dico subito un grazie a Francesco Marotta , per la sua scelta di “ospitarmi” nella sua !dimora”: mi ritengo onorata, grazie!
    Trovo che anche le sue altre scelte ( della immagine, e del primo testo a iniziare) siano davvero delle scelte indovinate. delle “belle” scelte
    Grazie.

    villa dominica

  3. Gentile Narda, trovo queste tue osservazioni molto acute, mi ritrovo nella “tensione ossimorica ” e mi dà da pensare ( nel senso di materia di riflessione per me) ciò che dici a proposito di una potenza tenue: io quando mi rileggo trovo/provo alla fine di parecchi testi una sorta di “spossatezza ” come appunto una caduta da tensione /potenza estrema
    E il fatto che – se non ho inteso male- lo possano notare i lettori per me è importante!
    ( sai gli osservatori esterni possono essere più lucidi di chi è coinvolto in prima persona, non è vero?)

    grazie narda, di esserti soffermata, un saluto

  4. (non sono Marco Ercolani ma LucettaFrisa costretta a usare il pc. del marito dato che il suo è in tilt)
    …”vado alla ricerca del numinoso…”
    Conoscevo di Dominica altre poesie che si presentano come un lungo racconto ininterrotto di misteri rabbrividenti. Qui la versificazione è diversa-versi più brevi, asciutti,icastici- e l’apprezzo quanto la prima, con la stessa tensione criptica che comunque sorprende.
    Bellissimo il titolo!
    E tanti Auguri dato che è il suo primo libro.
    lucetta

    lucetta

  5. AH, Lucetta Frisa con doppia identità:-))
    Carissima Lucetta dici bene, tu conosci i testi via via pià recenti su VDBD, questi qui postati insieme a altri di quelli da te già letti erano all’interno di un insieme di poesie che cumulativamente ho inviato a Francesco, e lui all’interno dell’insieme ha liberamente poi scelto quali postare:-))
    le tue osservazioni sono una volta di più condivisibili, del resto fai bene a tenere presente entrambe le due modalità, le tematiche (da te a un certo punto definite “rabbrividenti” sono a ben vedere già tutte presenti( ad esempio è vero che vado alla ricerca deil numinoso, ma purtuttavia tra i predatori) : il modo più esatto di dare significato a quel “rabbrividente” sarebbe- a mio parere beninteso- rapportabile alla sensazione che può venirsi a determinare da una visione crudissima della realtà , una visione senza abbellimenti idilliaci ma con un sottofondo ( che si trova negli esiti più riussciti) di estenuazione questa sì rabbrividente ma forse in un senso di pulsione tormentosamente dolorante e pure nostalgica..

    come vedi, me la canta e me la suono, :-)) ma non nel senso egoistico per fare convenire chi mi legge a ciò che dico io stessa, ma per dare iil mio punto di vista alle singole osservazioni che voi generosamente mi offrite come spunto di lettura e critica!

    ciao Lucetta attenta e costante nel leggermi:-))
    grazie, ti saluto

  6. Cara Villa Dominica Balbinot, ti ritrovo qui nella casa di Francesco Marotta con grande piacere. I tuoi testi potenti sono certo motivo di spossatezza dopo la stesura, ne convengo;eppure sono corde tese che rischiarano l’aria attorno, ne pesano ogni evoluzione alleggerendone la caduta (risultato non facile!). Stile, forma, suono, contenuti, sono un unico marchio tuo personalissimo e affascinante. Grazie a te e a Francesco per questo dono che, come certo sai, apprezzo oltremodo, Con stima,
    Federica Galetto

  7. grazie a te, cara Federica, per il nuovo generoso tuo intervento che mi offre altri tasselli per tentare di definire al meglio ciò che vado scrivendo( una specie di caduta ma “ben tesa- nel senso di tensione di forze sempre comunque presenti, così io ho inteso la tua nota, una sorta di forza che traspare perfino dalla debolezza in realtà..))
    E mi fa piacere che tu poni l’attenzione anche allo stile, alla voce . a mio parere fondamentali per dare corpo alle proprie parole, ai proppri intendimenti:-))

    grazie, grazie della stima
    un caro saluto a te, ciao!

    dominica

  8. è da tempo che seguo l’amica villa dominici, la trovo sempre puiù brava e incisiva anche se, da un po’, avevo perso di vista la sua evoluzione immaginifica.. colgo occasione per augurarLe i miei auguri più sinceri per tutto..

  9. Notevole perché sagacemente introspettivo il monitoraggio di Dominica , e linguisticamente ( a me pare ) risolto : non un epicedio di lamentazioni/ elegia/ recriminazioni , ma una confessione antisentimentale “pulita”, fatta salva da sudditanze filiazioni e canti di sirena ; con esiti notevoli laddove il linguaggio si fa più crudo , e l’espressività più personale , riconoscibile .
    Complimenti
    Cordialità
    leopoldo attolico

  10. Grazie a te, caro roberto.! D’ora in avanti cerca di seguire sempre quella che tu chiami la mia “evoluzione immaginifica”, mi farebbe piacere “ritrovarti” :-)) e poi magari mi faresti utili incoraggiamenti!

    anche a te, sempre gentile e generoso. tantissimi auguri, un caro saluto, ciao

  11. Un po’ tramortita -( positivamente si intende, ma pur sempre tramortiTa)- dall’argomentato lucidissimo commento che fa ai miei testi e al mio dire Leopoldo Attolico: acuto perchè con le sue annotazioni raggiunge il nucleo pulsante che è alla base di tutto, parole le sue che “salverò” perchè analitiche ma anche calorose per me..
    grazie tantissime, e piacere di “conoscerla” gentile e attento Leopldo Attolico

    Villa Dominica

    tanti saluti e auguri.

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