Una lettera natalizia

Paolo Farinella

 

 

Appello al cardinale Angelo Bagnasco
…perché receda dalla insana scelta di sostenere un governo immorale.

Sig. Cardinale,

speravamo che lei non fosse andato al pranzo governativo dei cardinali o, meglio, vi fosse stato escluso dal segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, che ormai si è completamente venduto al berlusconismo più osceno. Nell’uno e nell’altro caso, lei appariva un gigante, nonostante il suo silenzio, o peggio, nonostante il suo parlare sempre più che diplomaticamente, per allusioni e mai con verità su tutto l’«affaire Berlusconi». Non avevamo ancora assaporato la speranza, che, inaspettato, lei rompe il silenzio con linguaggio curiale, per dire che «il Paese chiede governabilità».

Chi le ha detto, di grazia! che il Paese chiede la governabilità del governo, capeggiato da un mafioso corrotto e corruttore che ha ridotto la Nazione ad un cencio sporco come dimostra il mercato inverecondo di parlamentari pur di restare a galla e salvarsi dai tribunali? Lei è sicuro che questa sia governabilità? Sa bene che Berlusconi nel Paese è minoranza, ma lei, i suoi colleghi vescovi e il Vaticano, oscenamente, lo tenete in piedi a qualunque costo perché vi ha promesso di fare tutto quello che voi gli chiederete.

Invece di stare dalla parte dei giusti, avete scelto di immergervi nella sentina e di rinnegare la vostra stessa morale: quella che esige il perseguimento del «bene comune», che condanna il ladrocinio, la corruzione, la bestemmia, la bugia e lo spergiuro. Avete inventato anche «la bestemmia con contesto» per non censurare un uomo che ha avvelenato un intero Paese con la sua violenza verbale, politica ed economica e con la sua immoralità. Ecco l’uomo del «partito dell’amore»! Ha emanato trentanove «leggi private» e immorali e voi avete taciuto!

Lei non ha parlato quando il suo protetto si sollazzava, vantandosi con le minorenni; ha taciuto quando ha inaugurato «il metodo Boffo»; non ha visto quando ha trasformato le sue ville in sedi istituzionali con decreto della presidenza del consiglio, adibendole a lupanari con prostitute a pagamento, signorine e signore (?!) che si offrivano in cambio di posti in parlamento o in tv; lei ha taciuto quando da vero estremista comunista bolscevico (non a caso il suo amico del cuore è Putin ex Kgb) ha preso d’assalto il parlamento dissacrando l’ultimo margine di democrazia, comprando e corrompendo deputati e senatori, promettendo incarichi e scambiando soldi e favori.

Lei non tralascia occasione per parlare di «principi non negoziabili»; dove era quando tutti i principi su cui si basa la moralità pubblica e cristiana, sono stati vilipesi, calpestati, derisi, violentati da un uomo che definire perverso è fargli un complimento? Dov’era lei, quando costui inoculava il virus dell’egoismo individualista, distruggendo il patrimonio solidale e cooperativistico che è la forza del nostro popolo? Dov’era quando inneggiava all’evasione fiscale, al disprezzo delle istituzioni e varava leggi contro il diritto internazionale, contro i poveri immigrati, immagine sanguinante di Cristo crocifisso? Dov’era quando legiferava contro i lavoratori e aumentava scientemente i precari e i disoccupati per manovrarli e costringerli a rinnegare il contratto nazionale del lavoro? Dove era, quando trasferiva alle scuole cattoliche i soldi dei furti e dell’evasione fiscale, della mafia e della prostituzione, della droga e del riciclaggio (v. scudo fiscale)?

Un prete genovese molto anziano oggi, 17 dicembre 2010, mi ha telefonato per dirmi che la stimava perché la conosceva, ma ora, dopo questo intervento, lei gli è scaduto moralmente e lo reputa responsabile del degrado della nazione. «E’ crollato un mito!» sono state le sue parole che condivido pienamente. Lei e il Vaticano avete perso il diritto di parlare di morale, perché siete solo complici di immoralità e sostegno di una indecenza che spadroneggia sull’Italia e sequestra il parlamento rendendolo un postribolo di infima categoria, dove si consuma prostituzione a basso costo, senza preservativi. Non è il metodo che piace a voi?

La vostra prostituzione di vescovi e di sedicenti garanti della moralità di convenienza vi esclude dal consesso della civiltà e vi colloca nell’inferno berlusconiano dove «tutti fuor cherci questi chercuti» (Divina Commedia, I, VII, 38-39) che popolano il «pied à terre» berlusconiano e la sua corte, dove voi vescovi vi siete accontentati di essere servi, schiavi e diaconi ossequienti. Contenti voi! Come potete pretendere di parlare del Regno?

Noi non ci stiamo e vi riteniamo responsabili della caduta etica dell’Italia, del dissesto democratico e della corruttela berlusconista che voi appoggiate e condividete, ormai apertamente. Per questo riteniamo che non abbiate più l’autorità di parlare di etica e tanto meno di Dio e del Vangelo che avete rinnegato per assidervi a mensa con il corruttore più immorale della terra, vanitoso e vanaglorioso, pago del vostro silenzio colpevole.

Vi preghiamo di ritornare ad essere pastori degni del vostro popolo, altrimenti valgono per voi le parole di Ezechiele profeta (sec. VI a. C.):

«Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! Per colpa del pastore si sono disperse [le mie pecore] e sono preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate. Così dice il Signore Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto» (Ez 34,2.5,6.10).

In nome di Dio, vescovi e cardinali, tornate al Vangelo e al vostro Popolo, da cui vi siete separati per ingordi interessi, peccando e delinquendo con chi della delinquenza e della falsità eretta a metodo, ne ha fatto un sistema perverso di potere e di governo. Un’amica mi manda questa parola di Gandhi: «La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi).

Noi riteniamo che se proseguite in questa orgia di scambio immorale, non potete più celebrare l’Eucaristia con buona e retta coscienza. Se lo fate commettete sacrilegio.

Genova 17 dicembre 2010
Paolo Farinella, prete – San Torpete, Genova

 

(Tratto da Il fatto quotidiano del 18 dicembre 2010)

 

***

17 pensieri su “Una lettera natalizia”

    1. Ciao, Giovanni.

      Credo sia indispensabile “proteggere” i don Farinella sparsi nella penisola, e il modo migliore per farlo è non permettere che le loro parole cadano nel silenzio.

      fm

  1. Il tragico non è tanto Il Miserabile supportato dalla chiesa cattolica , quanto gli italiani che ancora lo votano , un popolo di “furbi” che se avesse il suo Potere e i suoi quattrini farebbe come e peggio di lui .
    Diciotto anni di degrado televisivo hanno cambiato antropologicamente milioni di persone , colonizzato / irretito il loro DNA , sostituiti i valori con il consumo , l’essere con l’apparire . E le forze di opposizione sono rimaste a guardare . Ora ha diciotto anni di vantaggio . Ammesso che sparisca dalla circolazione , ce ne vorranno altrettanti per poter parlare di “valori”, di “cultura”, di “sentimenti” ecc.
    Chi di noi ha un po’ di benzina in corpo si faccia sentire , ci sono le riviste , c’è internet , e non siamo quattro gatti in compagnia di un’utopia che si ribella , antagonista a parole . Facciamo i fatti .

    1. Leopoldo, sono d’accordo con te, in buona sostanza, ma penso anche che il tuo pensiero vada integrato con un’altra considerazione almeno.

      Non credo che la televisione, da sola, possa operare una “mutazione genetica” delle proporzioni di quella in atto in questo paese da almeno due decenni. Affinché ciò accada, c’è bisogno che il “dna” della popolazione sia predisposto, sensibile alle sirene della metamorfosi e ben sintonizzato con le frequenze dell’operazione. Cosa voglio dire? Semplice: spesso si dimentica che questo paese è, in profondità, radicalmente e visceralmente fascista, servile, egoista, clericale, omofobo, razzista.

      Il “miserabile” non ha fatto altro, con l’immane disponibilità di mezzi di ogni genere a sua disposizione, che far emergere quanto era latente e di elevare a “sistema di valori” (!) quanto di più ignobile allignava sottopelle.

      In quale altro paese assisteresti ad un silenzio così assordante, compiaciuto e complice, di fronte alle nefandezze che la banda al potere ci propina ogni giorno?

      Quale democrazia potrebbe mai reggere, senza nemmeno un conato di vomito, di fronte allo spettacolo di una banda di collusi, mafiosi ed ex picchiatori fascisti che danno lezioni di legalità dai vertici delle istituzioni?

      Il problema, allora, non è contare il numero di anni (saranno tantissimi, sicuramente) che ci separano dall’estirpazione di queste metastasi, ma agire per creare un’alternativa vera, dal basso: un progetto etico, politico, sociale, culturale che rovesci i canoni imperanti. E ciò è possibile farlo, secondo me, facendo a meno della zavorra rappresentata dalla sinistrina froufrou che negli ultimi decenni ha tenuto bordone alla realizzazione di questo sfascio.

      Non abbiamo alcun bisogno di un berlusconismo “dal volto umano” (mai ossimoro fu più orrendo!), ma di fare tabula rasa.

      fm

  2. In ordine alla considerazione che fa Francesco : Il Miserabile ha avuto buon gioco , sin dall’inizio , perché ha trovato il terreno adatto e un DNA pronto ad accoglierlo ( con in più la congiuntura politica favorevole del dopo Tangentopoli ) . Concordo pienamente .
    Adesso il “resistere resistere resistere” di Borrelli non basta più , dobbiamo uscire allo scoperto anche pagando di persona , essere presenti fisicamente , suscitare il confronto dialettico in ogni occasione privata e pubblica e intrigare la “furbizia” degli interlocutori , ambito verso cui gli italiani sono sensibilissimi laddove fosse messo in discussione : spiegare ( ma senza fare comizi ) come in questi anni siano stati “usati”, manipolati, asserviti ad un “sistema”che li ha messi gli uni contro gli altri diffondendo la ferocia delle pulsioni razziste , dell’omofobia , dell’egoità e via cantando .
    Mettere in discussione l’intelligenza e la “furbizia” degli italiani può essere decisivo per farli pervenire alla consapevolezza : un “furbo” che è stato ingannato dal Potere e vive male la sua contemporaneità , può essere lo stesso ( anche se analfabeta ) capace di sviluppare una coscienza critica . E’ utopia tutto questo ? E’ probabile , ma se ammazziamo anche l’utopia abbiamo proprio chiuso .

  3. No, non ammazziamo l’utopia, ma….sta veramente vacillando spaventosamente e si regge a malapena grazie a un’amica sua:l’illusione.
    Si, bisogna fare Tabula Rasa. Ma come?
    Farinella è un uomo straordinario che ho la fortuna di conoscere personalmente. Si batte con tutte le sue forze e anche di più- CONTRO.
    Temo che rischi grosso, che in qualche modo lo mettano a tacere e se non lo fanno è perché non lo temono, sanno di essere sempre più forti di persone come lui, voci nel deserto…
    il mio disincanto, il mio senso d’impotenza hanno raggiunto limiti insostenibili.
    lucetta

  4. “Non abbiamo alcun bisogno di un berlusconismo “dal volto umano” (mai ossimoro fu più orrendo!), ma di fare tabula rasa.”

    sottoscrivo pienamente le tue parole Francesco, quelle degli altri interventi, così come la lettera appello di Don Farinella, al quale dico mille volte grazie.

  5. se dovessi (potessi) tenere una di quelle trasmissioni televisive di fine anno in cui si ricordano i fatti salienti, belli e obbrobriosi dell’anno che sta per finire, nella rubrica obbrobri metterei primo, assoluto, unico, summa di tutti gli obbrobri, il pranzo della “cupola” presso il “cupolone”,il 9 dicembre, prontamente rubricato nel mio blogghino con il titolo boccacciano “la malvagia ipocrisia de’ religiosi”.
    sarò ipocrita pur’io a pretendere che si schierino e possibilmente co’ giusti, essendo uomini di fede (altro giuochino di parole?), ma lo vogliono dare il buon esempio, o che ci stanno a fare sempre co’ el vangelo alle mano e “fratelli carissimi!” e “la bona novella”. a chi? la migliore buona novella che potesse esservi in codesto paese morto fracico la è che morissi “il piggior uomo che mai nascesse”, o che mai sia suto, almeno appo noi, che certi despoti priapei impallidiscono fez feluca e bombetta e tutto, al cospetto di una bandana, zeppa o scarto o cerniera di banda e nana.
    mi sono sfogata. sto meglio.
    grazie per gli interventi che sottoscrivo in pieno tutti e un bacio a don farinella.

  6. Pur comprendendo che il berlusconismo non è solo volontà del caponano, ché sono ii suoi accoliti quello che lo determinano, ecco cosa penso del suo esistere:

    Monna Losa

    poteva andarsene a passeggio
    quella volta che invece concepì
    poteva fare almeno indigestione
    ed essere impedita dalle scariche
    a ricettare uno spermatozoo
    con la bandana
    invece scodellò questo trofeo
    che adesso ce la fa pagare amara

    poteva essere a sud di casablanca
    a spremere limoni per un drink
    o dentro un sacco a pelo in groenlandia
    a guardare l’aurora boreale.
    no, lei doveva stare proprio lì
    dove gabriele arcangelo annunciava:
    “complice un sangiuseppe ragioniere
    tu quindi sarai madre di berlù”

    adesso ch’è cresciuto
    avendo superato i 33
    ci sta tenendo sotto il tacco e sotto
    le panzane che sganghera di riso
    tra culi e tette libere in tivù
    ci sta dando lo smacco.
    guarda che ha provocato a ‘sto paese
    madonna losa e la sua gioventù
    per non essere andata a farsi un giro
    magari al Polo sud.

  7. Cara Cristina, stai attenta, così rischi una sicura scomunica! Non sai che la premiata ditta “Ratzinger-Bertone-Bagnasco” è in procinto di innalzare agli onori degli altari la beata Monna Losa?

    (Il che significa, a questo punto, che nel “catalogo” manca solo il santino della “beata fava”…)

    “poteva fare almeno indigestione
    ed essere impedita dalle scariche
    a ricettare uno spermatozoo
    con la bandana”

  8. Purtroppo è tutto vero, Cristina. Sembra che nell’ultimo anno siano arrivate, da ogni parte d’Italia, migliaia e migliaia di richieste in tal senso, per Monna Losa; di conseguenza, la “premiata ditta”, intuita la possibilità di ricavarne altre laute prebende (se ti fai servo di quello-che-si-è-fatto-da-solo non rimani mai a mani vuote, del resto), sta “seriamente e serenamente vagliando il caso”.

    E la cosa più inquietante è proprio quel “serenamente”…

    fm

    1. Non mi meraviglia che ci sia gente che possa volere una simile c(r)osa!
      Le porcate che sono stati capaci di ammannirci nei secoli,
      tutte le madonne parlanti e i padrepio per dare sempre maggior peso alle loro banche , sono talmente ingrado di narcotizzare i “fedeli” che nessuna ragione potrebbe opporsi.
      Siamo ostaggi del Vaticano, noi italiani, e degli Oni di turno… e non c’è scampo.
      “serenamente” succubi.

  9. E intanto Don Salvatò se ne sta zitto…

    Ma forse, come diceva mio nonno, solo perché è in attesa anche lui: “adda v’nì ‘o mumènt’ ca pur’ ‘o patatèrn’ perd’ ‘a pazienza”

  10. E’ così, Cristina. E’ proprio il senso che mio nonno dava alla sua esclamazione. Che non aveva niente di rassegnato, anzi…

    Ciao.

    fm

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