Nuovi parametri etici

Livio Borriello

Pubblico con piacere questo intervento “fuori dal coro” di Livio Borriello. Condivisibile o meno che sia, soprattutto in taluni passaggi “urticanti”, rappresenta comunque una ventata d’aria in un panorama mortalmente asfittico, appestato da quintalate di moralismi riversati da giorni a piene mani, in particolare da quanti (in primis esponenti politici e intellettuali se-dicenti di sinistra), negli ultimi due decenni, nei fatti, non hanno mosso un dito per cercare di arginare l’instaurarsi del più sordido e devastante regime della storia italiana (ed europea) degli ultimi cinquanta-sessanta anni, incapaci di proporre un’idea, un’ipotesi minimamente percorribile di alternativa: tutti compresi, com’erano e sono, nel ruolo “istituzionale” di chi si parla addosso, di chi non fa altro che celebrare il proprio immobilismo come la più lungimirante delle strategie politiche, o il proprio “collaborazionismo mediatico”, “in partibus infidelium”, come un “disegno rivoluzionario” di presunto accerchiamento del nemico. E tutti in attesa, oggi come ieri, delle ipocrite sacre “lamentationes” del “consiglio di amministrazione” della Vaticano SpA, uno dei cardini del mostruoso leviatano che ha inghiottito il paese – in uno, tra gli altri, col nazismo a conduzione familiar-municipale della moltitudine verde-incamiciata-e-incravattata. (fm)

Il prezzo del coito orale
come misura del valore umano
e il moralismo della sinistra.

L’eros è sempre trasgressione. Anche la più casta attrazione coniugale, ci spiegò il filosofo Bataille, si genera a partire dalla violazione di qualche regola. Oppure, nei termini divulgativi di Woody Allen: il sesso è una cosa sporca solo se è fatto bene. Che Berlusconi sia un porco, quindi, mi va benissimo, anzi è uno dei pochi suoi tratti che trovo apprezzabili, uno dei pochi veramente schietti e liberi.

Il disprezzo del cane Fede per i poveri, e il servilismo con cui si prostra ai ricchi, è invece il fatto più sconvolgente, più laido e più rivoltante – nel doppio senso di indurre a rivoltarsi lo stomaco e il popolo – che emerge dall’ultima puntata di intercettazioni. E ovviamente è indotto e intimamente condiviso dal padrone che l’ha allevato e dressato.

Il disprezzo per la povertà include quello per i valori che vi sono collegati: la ricchezza umana o del sentire (chi ha un mondo interiore ricco, chi ha una psiche complessa e evoluta, chi ha incrementato il proprio volume d’anima non ha bisogno di cercare gli stimoli artificiali e le gratificazioni fugaci che procura il danaro), la ricchezza culturale (carmina non dant panem), la probità e onestà, l’umiltà e assenza di ambizioni, il senso mistico o solo religioso, la pietà umana o solo il senso di solidarietà che tende a compensare le differenti condizioni sociali di partenza, e naturalmente la colpevole e crassa ignoranza dei fattori sociali e storici che le determinano. E inversamente include l’asserzione dei valori collegati alla ricchezza: la fortuna di una nascita privilegiata, la sensorialità che si appaga degli agi materiali e futili, la scaltra e disinvolta furbizia (la vera e proba intelligenza, quella di Einstein o di Dante, produce solo occasionalmente ricchezza o vi concorre marginalmente) l’ambizione materiale e il bisogno di riconoscimento esteriore, e insomma, si potrebbe dire con una battuta, la riduzione dell’ontologico al merceologico. Gli attacchi della sinistra odierna, quasi sempre viziati da un moralismo e formalismo piuttosto insincero, danno spesso l’idea di essere fondati più nei secondi valori che nei primi, e di avere dunque la semplice finalità di scalzare Berlusconi dal potere. Anche perciò hanno sempre una certa aria inefficace e imprecisa, e danno l’idea di potersi ritorcere contro alla prima occasione, come è accaduto per Marrazzo, o per Clinton.

Le colpe di Berlusconi non sono le orgette sardanapaliche, con mino- o maggiorenni, pagate o meno, né le telefonate in questura, né le intermissioni fra pubblico e privato: ciascuno ha diritto alla sua sessualità e alla sua privatezza, e a essere felice come gli riesce anche se è un capo di governo; che Ruby avesse valicato o no un certo limite anagrafico non cambia nulla della sua psiche o di quella del suo cliente; la prostituzione non è la più nobile forma dell’eros, ma non è detto che chiunque non possa concedersi dei momenti di abbrutimento, se nell’uomo, per dirla ancora con Bataille, coesiste la torbidità del fango e l’azzurro del cielo, oppure, con Agostino, spesso non si distingue l’azzurro degli affetti dalla foschia della libidine; e dal punto di vista della donna, il commercio del proprio corpo o magari dei propri neuroni può essere, almeno in linea di principio, una scelta deliberata e responsabile, come rivendicano le libere associazioni di lucciole; la fantasiosa segnalazione in questura è certo, oltre che una barzelletta, un reato, più grave se commesso dal capo del governo, ma che sarebbe stato considerato veniale o non pregiudizievole se commesso da altri, e che è comunque stato commesso, in una forma o in un’altra, dal 90% degli italiani e dal 99% dei politici. Infine, tutto questo pregiudica la credibilità e l’efficacia di un politico, o lo rende ricattabile, solo se con un ragionamento circolare e vizioso egli viene giudicato secondo questi criteri moralistici. Berlusconi andasse o no davanti ai giudici, sia condannato o meno. Non me ne frega niente. Più profondamente dei diritti dello stato di diritto, qui sono in questione i valori che fondano i diritti.

E’ in questione il sistema di valori, e il sistema di potere e di governo del paese costruito sulla base di questi valori, che ammantato per i più sprovveduti e incolti da un abbagliante sfavillio mediatico e da una sapiente tessitura di menzogne, emerge crudamente e inequivocabilmente dalla presa diretta delle intercettazioni. Queste persone non hanno che da proporre questo: il culto del denaro e del successo; non hanno che da ridurre il mondo a questo, non perseguono altro che la monetizzazione tombale del mondo, e la sua appropriazione. Amano andare a prostitute, comprare anche l’amore? Bene. Il problema è che non amano altro, e che nei loro consigli comunali, nei loro quadri dirigenziali e nel loro governo non possono che infilare persone che non amano altro che andare a puttane, in senso metaforico o meno, e spesso le puttane stesse. Il problema è: una volta riconosciuti inequivocabilmente questi valori, è legittimo un sistema di governo fondato su di essi? Se la maggioranza degli italiani non vi si riconoscesse, questo paese non potrebbe essere governato da chi li propugna, ma se invece vi si riconoscesse, sarebbe lo stesso, perché esiste una legge arcana e non scritta che rende legittima l’imposizione di valori degni e giusti, riconosciuti tali nella lunga storia dell’uomo e da tutte le leggi e le morali che ne hanno regolato l’esistenza, anche quando la maggioranza sia accecata o coartata da un sistema di menzogne e ricatti, come accaduto per il nazismo o lo stalinismo. I valori non sono determinabili, misurabili e riducibili: sono buoni o cattivi, alti o bassi, ma senza una loro definizione assiomatica non esiste società umana e nemmeno animale. E i valori professati in tutto il misero universo berlusconiano sono i più infimi immaginabili. Non c’è bisogno della magistratura o della sinistra per affermarlo, li aveva definiti tali per primo il conservatore Montanelli, secondo cui l’Italia non aveva mai raggiunto un livello etico così “basso” come con Berlusconi, e per ultima li ha stigmatizzati nello stesso modo la povera escort da festino A., che ha adoperato l’aggettivo nelle sue gradazioni superlative.

Da una frase di Fede come questa: “ma pensa questi che facevano la fame… pompini a 300 euro… a 300 euro…”, sbattuta in faccia all’ascoltatore allibito, colta d’intuito o analizzata con quel minimo di strumenti culturali di cui tutta la destra ignora persino l’esistenza, emerge un disprezzo per chi vanti un reddito annuo, facendo un calcolo largo, inferiore a circa 100.000 “miserabili” euro (300 x 310 giorni lavorativi), ovvero il 99% degli italiani in percentile secondo l’Istat, che non si capisce come non possa sdegnare sia quel 99% che l’1% residuo. A indicarlo è il lessico, il gioco delle pause e le olofrasi, e ovviamente i contenuti e le cifre. Il criterio con cui vengono valutate le donnette non è giammai etico, intellettuale o almeno estetico nel senso deteriore, è solo quello del censo, ma per giunta di un censo che deve essere elevatissimo, adatto a una vita dispendiosa, lussuosa e lussuriosa. Insomma se non sono almeno prostitute d’alto bordo, non hanno diritto a alcun rispetto, sono meno che prostitute, puri pezzi di carne atti ad essere infilzati dal nerbo gonfiato di viagra dell’ acquirente (colui che sgancia, nei termini delle escort). Espletato l’atto, la mandria viene riportata nel serraglio di Via Olgettina, governate dall’eunuco di turno, e decongelate e reimpacchettate per svolgere alla prossima occasione la loro funzione di carne intorno a un orifizio. Nell’universo-mercato berlusconiano, esistono solo 3 categorie, acquirente, merce e venditore, e la scala di valori si stabilisce in base al prezzo. Tutti e tutte siamo in quest’ottica prostituibili e prostituiti, ma il sistema valoriale berlusconiano e fediano distingue fra prostituiti buoni, che sono quelli che spuntano un prezzo più alto, e prostituiti miserabili, che lo spuntano basso, al di sotto dei 10.000 euro a pompino. Le nigeriane che ne prendono 10, e che ingollano controvoglia un fallo stinto di bianco per sopravvivere, e di quei dieci euro ne passano 3 al magnaccia e 3 ai 7 figli che stanno in una catapecchia a Lagos, quelle a che categoria apparterranno? E’ vertiginosamente avvilente, una vertigine di dolore e scoramento, qualcosa il cui stesso pensiero rende più brutto e triste il mondo, immaginarsi cosa possa pensare Fede di quelle nigeriane. E gli operai di Mirafiori che devono lavorare 10 ore alla catena senza i 10 minuti di riposo, per produrre quella ricchezza che passata nelle mani di Berlusconi gli permetterà di essere così lauto, buono e generoso con le carcasse di carne che ama, quelli quanto varranno? Ecco perché mi auguro che quelle nigeriane e quegli operai vadano a acchiappare Berlusconi e Fede e li appendano a testa in giù a piazzale Loreto o in qualche traversa scalcinata della Bovisa, ma vivi, perché non meritano nemmeno l’onore del sacrificio di sangue, e con quelle facce da fessi non andrebbero nemmeno bene per le foto sui libri di storia, ma al massimo per quelle dei fumetti di Lando Trepalle.

***

Annunci

24 pensieri riguardo “Nuovi parametri etici”

  1. ho messo questo post, citandone la fonte,
    sul blog della comunità provvisoria.
    c’è molta sostanza in questo pezzo e anche un piglio che molti intellettuali italiani hanno perduto.
    complimenti a francesco che lo ha pubblicato.

  2. Solo gli illusi potevano aspettarsi qualcosa di diverso dal ponziopilatismo ipocrita di chi non sa tagliare il cordone ombelicale con la “creatura” che con tanta passione, in modo diretto o indiretto, ha contribuito a creare, ad allevare e ad alimentare.

    “Chiunque accetti di assumere un mandato politico deve essere consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda. Occorre che il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni.”

    fm

  3. Questa la trovo eccellente, Lucy, e va a finire che te la rubo :)

    Però, se ci fai caso, Livio ha già cominciato: parlare di “etica” a fronte del mercimonio elevato a sistema che ci governa, è un po’ come parlare di “sesso” a fronte di un paese ormai completamente a puttane…

    fm

  4. lucy hai ragione, ma come potevamo noi cantare, direbbe quasimodo… intanto poichè è intervenuto franco arminio, e poichè qualcuno ha trovato fuori luogo che linkassi questo pezzo anche da nazione indiana, controlinko:

    http://www.nazioneindiana.com/2011/01/21/il-cavaliere-e-la-morte/#comments

    su NI c’é sul tema anche un pezzo di chiara valerio scritto assai bene e uno di inglese scritto altrettanto bene di cui non condivido una riga. il mio pezzo e quello di arminio mi sembra che insieme compongano un approccio più corretto, radicale e autentico di quello leggista e formalista della sx attuale, che pretestuoso e insincero com’è non convincerebbe uno svizzero, figuriamoci un’italiano – in particolare quel 20% di elettrori potenziali del PD (sondaggio la7) che attendono di essere “convinti”… se bersano o vendola li leggessero probabilmente avrebbero elementi di riflessione… d’altronde vendola, che pare il meglio, messo alle strette dalla domanda: ma insomma che differenza c’è fra lei e berlusconi, ha risposto sinceramente: è un problema di reddito… e poi, ha aggiunto, lui ascolta apicella e io wagner… – insomma, chiuse virgolette, è una questione di valori

  5. io le virgolette le riaprirei, perché quello che frega la sinistra è questo bisogno di ascoltare wagner e di dirlo, che poi, wagner: come dice w. allen, dopo dieci minuti di wagner senti l’impulso di invadere la polonia, che non è cosa di sinistra. mollassero il cachemire e la puzzetta sotto il naso questi paradossi viventi e prima di istruire per decenni alla consapevolezza e al sesso libero, cose peraltro non indotate di una qualche degnità, si chiedessero se erano esono in grado di reggere l’urto delle conseguenze commerciali delle idee. quante cose non si dicono in buona fede che fanno disastri. e mo’ tutti in sacrestia a piagne.
    come dire: tu studi la fissione dell’atomo? e il tecnocrate ti fa la bomba atomica. tu predichi la parità, la piena disponibilità del loro corpo per le donne: e questi ti inventano le veline, le velone, le escort.
    per dire.

  6. no lucy, non sono affatto d’accordo, mollare il cachemire, le puzzette e i 2-3 milioni annui di euro di santoro e fazio mi va benissimo, ma wagner è tutto un altro discorso, e anzi per me la vera differenza fra dx e sx si gioca tutta qui, è estetica…. perchè alla fine agire rispettando l’operaio o il disgraziato è semplicemente un gesto più nobile che fare gli affari propri, non c’è una ragione obiettiva per farlo… la storia andrebbe avanti lo stesso anche se ognuno facesse i fatti propri, e alla fine i più forti prevarrebbero… il senso di grandezza, il titanismo, lo slancio verso l’assoluto che produce wagner, può forse far venir voglia si invadere la polonia, ma anche di fare la rivoluzione, o di fare il medico senza frontiera, dipende da te… così come per nietzsche o heidegger… ascoltando apicella puoi solo fare il bunga bunga o progetti maniaci e infantili come il ponte sullo stretto…

  7. non mi sono spiegata, ma quando si butta lì spiegare è ridondante. intendo dire che – e ci mancherebbe – vabbè con i valori, ma c’è e c’è stato troppo privato negli ultimi anni a sinistra. i valori vanno allargati, condivisi, ci vuole educazione della collettività. a sinistra non s’è capito niente di tutto questo: nella smania di non apparire comunisti si sono chiusi nella torre d’avorio di una diversità che sarebbe evidente a chiunque – e vincente, se non spaventasse – lasciando che passasse l’idea che diverso è noioso, soporifero, mentre il cinepanettone e apicella e pippofranco sono uno spasso. questa è una bella responsabilità che la sinistra s’è presa. la sfida è, ovunque, la qualità nella quantità. si allarga l’accesso all’istruzione? si spinge perché la qualità rimanga, anzi si potenzi. in alternativa, gli ex-comunisti si sono adeguati all’immagine commerciale, al becerume imperanti.
    quando vendola dice che ascolta wagner a chi lo dice? strizza l’occhio a quanti italiani? non devi, livio, spiegare a me quella specie di a-priori che è la scelta colta nell’ascolto musicale, nella lettura, nel cinema, nel teatro, imprescindibile e qualificante ogni scelta veramente, pienamente politica. ma bisogna immaginare, e impratichirsene, anche la weltanschauung del, chiamiamolo così, “popolino”, o del commerciante, dello studente medio, che non mi pare, nonostante gli sforzi, gliene freghi qualcosa della linea retta tra bunga bunga e apicella e delirio di onnipotenza. ripeto: la gggente tira una linea tra cachemire-comunismo-wagner-sbadiglio e resta “leggermente” confusa. sulla confusione ha la meglio silvio: infatti, recita il noto motto confuciano: meno male che silvio c’è!

  8. uno dei guaio della sinistra è che da santoro o a ballarò non si sentono mai concetti come quelli che esprime qui livio.
    ormai sembra che si debbano dire solo cose facile. e vedo che anche nei blog letterari comincia a diventare maggioranza la frequentazione di chi vuole l’ovvio, nient’altro che l’ovvio.

  9. vede arminio, a meno che lei non ce l’abbia con francesco, l’ovvio, da come lei si esprime, qui lo rappresenterei io, per l’occasione. niente da dire sulle trasmissioni finto provocatorie, finto riflessive, ma non metta recinti per favore, per tener fuori chi la pensa esattamente come livio borriello e lotta tutti i giorni per far passare un’idea della realtà meno truce di quella che siamo costretti a patire, in prima linea, cioè nella scuola e cerca di pensare come la pensa la gran massa per vedere di spostare di un millimetro pregiudizi, superficialità, luoghi comuni, crudeltà. io nei blog letterari entro in chiaro solo se mi attrae un argomento: se lo condivido, principalmente, ovvero se m’indigna.
    essere così – cioè snob: sì snob – anche se lei ha ben altri spessori e meriti non fa che confermare l’idea di cui sopra: la lontananza, curata e coccolata, dell’intellettuale dalle persone comuni. ecco, io questa versione la combatto. è più ovvio lei a dire quello che dice, sull’ovvietà ecc. se ho sbagliato a capire, mi scuso: ma il suo linguaggio pitico non aiuta.

  10. Lucy, credo di sapere qual era il bersaglio di Franco, anche perché il suo linguaggio “pitico” era chiaro solo a me e Livio, probabilmente. Ti assicuro che non eri tu, anche perché scommetto che il buon Arminio controfirmerebbe parecchio di ciò che hai scritto.

    Comunque, ti rubo anche questa: “se lo condivido, ovvero se m’indigna” :)

    Ormai ne ho una vera e propria collezione.

    fm

  11. non mi riferivo a questo blog, ovviamente….
    sto vedendo ballarò
    sto ascoltando gente che mente sapendo di mentire.
    ci vuole una rivolta e penso che le idee di livio sono una buona bussola sull’argomento.

  12. grazie. fiuuuuu!

    mente, speriamo, sapendo di mentina: pensa se mente sapendo di mentire e ha pure l’alito pestilenziale! cosa non improbabile, data la familiarità con deiezioni varie. ed heidegger non c’entra.

  13. non credo proprio che lucy dica cose ovvie, anzi, si dialogasse sempre così staremmo a cavallo…spunti intelligenti e foga che garantisce la sincerità… penso che arminio apprezzi ugualmente…. tuttavia sul merito io la vedo così: bisogna rivalutare lo sforzo, non si può pensare che l’essere umano può esistere senza sforzo… si impara a leggere con fatica, con sforzo si studia dante e leopardi, e si lavora… in questo senso il gradevole e l’ovvio sono un pericolo… d’altra parte è vero quello che dici, alla sx manca il corpo, la dx ci frega perchè si propone come vitalista, edonista ecc… appunto dico che la sx deve riappropriarsi dell’erotico, innanzitutto, e poi dell’estatico, sull’umoristico è già in vantaggio…o di più, bisogna inventare dei modi nuovi di sfruttare, godere e far divampare l’esistenza (e qui ci va wagner..)… ma appunto dico che bisogna partire dal bando del moralismo…

  14. PS io credo che ci si debba pensare seriamente a una rivolta, una rivolta etica (dunque incruenta…nè serve a niente bruciare le auto e i bancomat) ma non politically correct, una rivolta violenta ma etica…

  15. possiamo pensare di cavarcela con gente come gentiloni….
    molti dirigenti del pd sembravano venire da un’italia liofilizzata, devitalizzata

    dicono anche cose giuste, ma senza un filo di energia, senza eros….

  16. La devastazione prodotta dalla “cultura”del Miserabile è stata ed è tutta televisiva , decisiva per colonizzare / irretire / anestetizzare le coscienze . E la Sinistra è rimasta a guardare questo scempio ; e quando ha offerto cultura lo ha fatto in ore antelucane prendendoci per i fondelli .
    Non solo : in nome dell’audience si è adeguata alla splendida “linea” berlusconiana , imbottendoci di spazzatura o quantomeno di mediocrità .
    Adesso il Miserabile ha sedici anni abbondanti di vantaggio in un paese che avrebbe bisogno di eroi al posto dei politici , e non di chiacchiere . ( Potrebbe provarci un Vendola facendo piazza pulita del caporalato in Puglia . Ma ci tiene alla pelle , e i precedenti parlano chiaro ) .

  17. “Ascoltatori tedeschi, non è stato facile per me lasciare la Germania, e me ne sono andata solo quando le sanguinose intenzioni dell’attuale regime tedesco sono diventate inequivocabilmente chiare. Ancora oggi mi chiedo cosa avrebbe fatto mio nonno: sarebbe rimasto? Avrebbe seguito i nazisti? Non ho alcun dubbio! Richard Wagner, che amò la libertà e la giustizia forse più della musica stessa, non avrebbe potuto respirare nella Germania di Hitler”
    dal discorso ai tedeschi di Friedlinde Wagner, emigrata in America nel 1942, in contrasto con gli altri membri della discendenza

  18. “Chi ha un mondo interiore ricco, chi ha una psiche complessa e evoluta, chi ha incrementato il proprio volume d’anima non ha bisogno di cercare gli stimoli artificiali e le gratificazioni fugaci che procura il denaro” ( Borriello ) .
    Credo che un Pertini avrebbe approfittato della prima occasione pubblica per infilarci dentro questa riflessione . Parole con le palle , le uniche capaci di agitare la segatura berlusconiana presente nel cervello di milioni di italiani .
    E invece siamo fermi al bla bla di “abbassare i toni”.
    Con la Sinistra che ci ritroviamo , nessuno si è azzardato a denunciare che sono stati sostituiti i valori con il consumo , con relative micidiali ricadute etico / morali soprattutto sui giovani : ventenni anestetizzati / clonati , zombi griffati cinici e inconsapevoli che ispirano veramente pietà .
    E noi siamo qui con le nostre quattro poesie , con l’inadeguatezza delle parole , certi di fare il solletico ( al massimo , quando ci riesce ) alla feccia di diciotto anni di colonizzazione mediatica .
    Ma anche il solletico può diventare prurito – e non da poco – quando c’è Internet a far circolare gli argomenti ( e la passione ) di un Borriello che parla per tutti : la proposta di una alternativa estetica e spirituale a misura umana .
    Non ci scordiamo che Obama a suo tempo vinse soprattutto con Internet
    Diamoci sotto . E grazie a Borriello e a Francesco .

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.