Tu bellezza che eccedi

Massimo Sannelli

¡Oh hermosura que excedéis
a todas las hermosuras!
Sin herir dolor hacéis,
y sin dolor deshacéis,
el amor de las criaturas.

 

Teresa d’Ávila
7 poesie, traduzione di Massimo Sannelli

 

1

tu bellezza che eccedi
su tutta la bellezza
e nodo che riunisci
due cose non uguali,
io non so che ti sciogli,
e perché? dai la forza
che chiama Bene i mali.

 

2

QUI c’è il mio stato fermo
e QUI è la sicurezza:
la mia sincerità
si prova QUI e si vede
QUI che io resto salda.

 

3

nell’amore sta ardendo
Cristo, nato tremando,
chiuso nel velo umano,
monache del Carmelo.

se la volontà muore
vinciamo raddoppiato
il cuore di Eliseo,
monache del Carmelo.

 

4

morte che dai baldanza
alla vita ti voglio:
muoio perché non muoio!

la dolce morte venga,
venga leggera morte:
muoio perché non muoio!

non mi schivare, morte:
che io vivente muoia,
muoio, perché non muoio.

Dio tagli questa soma
peggiore dell’acciaio:
muoio perché non muoio.

 

5

attente. attente al voto
di castità! Dio solo
desiderate voi
e serratevi in Dio:
non perdetevi al suolo,
monache del Carmelo!

il voto che si chiama
voto di povertà
si guarda con purezza.
è pieno di ricchezza:
apre al Cielo la porta,
monache del Carmelo.

 

6

-che cosa chiedi, anima?
-mio Dio, solo vederti
-che cosa ti disanima?
-ciò che più temo è perderti

 

7

chi è quello che teme
la morte corporale,
se con morte conquista
il piacere più grande?
dico quello di amarti,
mio Dio, eternamente.
per l’ansia di vederti,
desidero morire.

questa sete che infiamma
scoppierà nei sospiri:
per l’ansia di vederti,
desidero morire.

(2-9 settembre 2006; gennaio 2011)

 

***

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26 pensieri riguardo “Tu bellezza che eccedi”

  1. Ho avuto l’onore e il piacere di conoscere di persona ed ascoltare dal vivo Massimo Sannelli su Dante. Rileggerlo ora in questi altri versi, “nodo che riunisci due cose non uguali” , “apre al Cielo la porta”, “Cristo … chiuso nel velo umano” , “muoio perché non muoio”, “mio Dio … per l’ansia di vederti, desidero morire”, rinnova quella straordinaria emozione. Un GRAZIE dunque e un abbraccio a Massimo e a Francesco Marotta e a tutti il mio più cordiale saluto, Marco Scalabrino.

  2. Massimo carissimo, è davvero un eccesso di bellezza anche se poi la bellezza non è mai in eccesso. E’ il faro che può illuminare le notti interiori che il nostro tempo va vivendo…
    Hasta la poesia, amigo, siempre!

  3. aggiungo anche il mio grazie per queste traduzioni
    la poesie di Teresa d’Ávila colpisce per la tensione mistica che è tensione alla “bellezza che eccede” e accede a se stessa nell’unione di “due cose non uguali”,
    vita e morte in primis
    (laddove anche la morte eccede se stessa: “muoio perché non muoio”, così come la vita: “che io vivente muoia,/muoio, perché non muoio”)

    castità come piacere che eccede se stesso nel piacere della tensione (come “sete che infiamma” e scoppia nei sospiri”, anche alla morte corporale, per amare Dio eternamente.

    Un caro saluto

  4. dopo queste settimane sono come un’acqua rigenerante un po’ di eccessi limpidi, di eccessi di vero fuoco… grazie a marotta, sannelli e d’avila

  5. sì, è vero – sono settimane strane, nel privato di molti e nel pubblico di tutti. vi dico solo GRAZIE – e taccio sùbito, incollo sotto una cosa più grande (in tutto: anche nel sistema degli accenti) – ciao, sempre (e grazie a Teresa, e al suo signore)
    massimo

    ***

    Vorrei donarti il mio sangue tutto
    Ma esso corre in piccoli inestricabili
    rivoletti, e non graffia la tua porta
    d’entrata con abbastanza tenerezza
    per tenerci a galla.
    O forse sei qua ad accompagnarmi?
    Ne ho perso le vie anch’io di questa tua
    triste casa. Non vedo altro che luci
    e tramonti che a me sembrano diabolici.
    Hai rime intense per me, non posso
    provvedere al caso che tramite questo
    tuo essere re delle mie giornate.
    Amelia Rosselli

  6. Grazie Massimo, e grazie a tutti.

    Ecco l’oggetto prezioso (la “perla” di cui parlava Fabrizio) capace di azzittire il “mercimonio di patacche” a cui facevo riferimento nel post di Paolo Farinella.

    fm

  7. Mi copio e incollo, ringraziando il traduttore di gran cuore, questi versi dalle ali potenti.
    Superba di certo la traduzione!
    Per inciso, reputo la clausura una grande sfida all’uomo e ai suoi limiti, epifania di vertiginosa tensione; e una delle strategie più grandiose che lo Spirito sia capace di mettere in campo..
    La clausua, lo confesso, ha esercitato in me un fascino crescente con l’avanzare dei capelli bianchi.
    Ammiro da tempo immemore la Grande Teresa ( rispetto alla omonima Piccola ma francese, nata a Alençon).
    “Colpa” anche della terra che ledette i natali e del Bernini che ce l’ha affidata come intatta nel suo mistero. Potenza dell’arte!
    Grazie

  8. Un invito a sciogliere il parlamento per indegnità dei parlamentari.
    Questo dovrebbe fare il Capo dello Stato!
    Non si era mai vista una simile accozzaglia di dis-onorevoli nelle aule parlamentari. Gente che si vende per la rata di un mutuo o per la libertà di agopuntura.
    Schiere di deputati e senatori che svolgono a tempo pieno altre attività professionali, a cominciare dagli avvocati dell’innominabile.
    Incitamenti all’evasione fiscale, cricche di vario genere, leggi ad personam, difese ad oltranza di condannati o di destinatari di mandati di cattura ecc. ecc..
    Ministri parlamentari, quello della Giustizia in primis, che invece di tutelare e difendere l’operato della magistratura l’attaccano e la denigrano quotidianamente.
    Intere componenti politiche del parlamento e del governo che sputano sulla bandiera e sull’unità nazionale.
    Continue e ripetute offese ad istituzioni come la Corte Costituzionale.
    “Il Presidente della Repubbica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”(art.87) e può, a sua discrezione, sciogliere le camere. Anche, ritengo, per gravi e motivate ragioni.
    Cosa deve succedere ancora perché si consideri la maggior parte dei parlamentari incompatibile ed indegna del titolo di onorevole?
    Io penso che l’indegnità della maggior parte dei parlamentari a ricoprire i ruoli cui sono stati chiamati, possa essere un validissimo motivo per lo scioglimento delle camere.
    Napolitano sciolga le camere per l’“assenza”, nei parlamentari, dei requisiti previsti dall’art.54!

    vi prego di fare circolare questo appello. grazie

  9. ahimè il Presidente può sciogliere le camere ma deve controfirmare il capo del governo… è perciò che io auspico una sollevazione popolare incruenta… vie d’uscita protocollari ce ne sono pochissime..

  10. O meraviglioso pescatore di perle, Tu Massimo (e il tuo Francesco!)che prescegli una grandezza come quella di Teresa D’Avila!

    o poesie che scelgono e parlano di un bene che chiama tale il male, che innalzano la morte ai desiderata, nel qui e Qui –
    Maria Pia Q

  11. Mi permetto essendo una innamorata di Teresa d’Avila e conoscendo Massimo, poeta d’eccezione, di inviare una mia piccola poesia proprio su Teresa (scusate)
    Fuori misura

    Fuori misura l’amore, l’ardore.
    Fuori misura il pensiero, l’azione.
    Fuori misura la gioia, i doni,
    la Grazia. Fuori misura. La pelle
    mi stringe Esigua è la sua misura,
    intollerabile alla mia gioia
    tutto ciò che ha misura.
    Fuori misura il battito del cuore,
    il respiro, gli occhi serrati, gli occhi
    troppo grandi per il troppo vedere.
    Fuori misura la voce: s’infioca.
    Urla il silenzio vitreo gelato
    quanto ardente è l’amore.
    Fuori misura il dolore di mai
    trovare la misura
    che contenga l’assenza
    tremenda di confini.
    Fuori misura è la gioia. Solo
    contrappeso un dolore: ch’io soffra
    soffra per non uscire
    fuori di me. Sia la Tua
    misura, non la mia.

  12. Musicare ciò che già esala dallo spirito… Unica opera.

    “Cosa dobbiamo fare?” “Credere che…”

    Condire di assenso l’unica risposta possibile.

    Esclamare. Non per “sentito dire”. Per senso provato.

  13. belle poesie, belle traduzioni rispettose, delicate, musicali! mi piace molto il ritornello “monache del Carmelo”.

    un paio di punti che non mi tornano: in

    “morte che dai baldanza//
    alla vita ti voglio:”

    non capisco la funzione dell’indeterminazione sintattica (nell’originale c’è una virgola tra “vita” e “ti voglio”?), in questo caso mi sembra solo un intralcio.

    nella poesia 3 non riesco a capire come va letto il verso “se la volontà muore”. si vuole imporre un rallentamento dopo la rapida accelerazione dei versi precedenti? mi piacerebbe sentirla letta secondo l’intenzione dell’autore.

    ciao!
    lorenzo

  14. Lorenzo… arrivo tardi e adesso ti deludo, non c’era programmazione, è venuto così. balbettando le sette sillabe davanti allo schermo sì – la virgola orale c’era, nello scritto non si è imposta.

    la volontà DEVE morire. non lo dico io, lo dice una necessità, forse è anche uno stilema, non lo so… (ma no: basta leggere il Maestro e le maghe di Jodo: l’esperienza zen con il maestro). quel SE è autoritario, non debole. è un periodo che solo formalmente si dice *ipotetico*.

    ti incollo una trad. in fieri, il Monge de Montaudon: in chiave, ovviamente, con un messaggio segreto. coraggio, sempre, davvero
    massimo

    ***

    Questa mia donna può sapere ora I
    che non ho mai cantato,
    e non ho avuto gioia né piacere
    per i fiori dei campi e per l’estate.
    Questa mia donna sa che per due anni
    non ho cantato e non si è udito il canto
    e poi per sua clemenza le è piaciuto
    che io cantassi lei, segretamente.
    Ora canto, mi sforzo come posso
    per dire e fare quello che a lei piace.

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