On my cancer

Enrico Gaibazzi

“ora, mi vivo ogni ora donata
radioso per la lucente fiammata
vivo – nella rima immortalata
rima che non può essere rubata
men che meno: una rima spezzata

 

ON MY CANCER

Knock, knock, knock
«Who’s there?»
«I’m the black man»
«stay out, stay out, stay out»
«I’m in, I’m in, I’m inside you»

And I kept weeping and crying
crying and weeping for seven more days
and knocking and knocking was even more strong

Then I tried a question,
the question was: why?
«You dealt with Esenin, Majakovskij and Blok
you drank and smoked, cannot say not»
«you tell the truth I did it my own
know have no chance, you cannot be won»

but all those who love me      arouse by my side
a shelter with shields             took me on a ride
we went to Milan
where I met the swordsman
he ripped with sharp knife
he fought for my life

now I’m living these days
under shiny bright rays
I’m living in rhymes
that cannot be stolen
neither be broken

 

DEL MIO CANCRO

«Toc! Toc! Tic! Tac!»
«Chi è che bussa?»
«Sono la nera signora»
«Vai via! Via! Via di qua»
«son qui, son qui, son già entrata»

E così esplosi: nella lacrima disperata
e disperato piansi fino alla settima giornata
e quel toc toc toccò dentro ancora più duro

Allora tentai l’interrogativo,
nel mio interrogare: perché io?
«Tu, nel giro d’Esenin, Majakovskij, Blok
hai bevuto, fumato, non negarlo»

«è vero, tutto da solo ho fatto
nell’ultima mano, tu vinci, ratto»

ma quanti mi amano      allo mio fianco schierati
mi hanno portato          a spalle, sugli scudi alzati
cavalcata a Milano, corsa per le contrade
fin all’incontro con l’Uomo di Spade:
abile taglio, poi con fine gioco di lame
lottò di spada – per la mia vita

ora, mi vivo ogni ora donata
radioso per la lucente fiammata
vivo – nella rima immortalata
rima che non può essere rubata
men che meno: una rima spezzata

[traduzione di Fabio Barcellandi/Chiara Daino]

 

 

***

21 pensieri riguardo “On my cancer”

  1. “Ogni dolcezza, ogni ironia riunite
    per un addio di cristallo e di nebbia,
    i cupi tonfi del ferro s’attutivano,
    la luce della spada era velata”.
    Yves Bonnefoy, “Alla voce di Kathleen Ferrier”

  2. «nel sasso ricamato di pupille»
    [Francesco Marotta]

    E ringrazia per lo *scandalo* di una parola-pietra, petit gavroche coquin, Perasso Patriota – Poeta dell’Atto eversivo.
    E si scusa con Marotta [lei latita… Commenta poco/nulla – nella lotta quotidiana] e La Dimora, *ricreata famiglia*. E abbraccia Francesco e Fabio e Marco e – in primis, da prima – Enrico: «che porti e che mi desti/parole dure e generosi gesti», versi tuoi, Enrico, versi fabbri del mio fortificarmi, migliorarmi

    Grazie, a tutti – grazie che cerco in un vocabolario che non trovo
    Chiara

  3. So close no matter how far
    Couldn’t be much more from the heart
    Forever trust in who we are
    And nothing else matters

    Daniele – e grande grazie perché il LIBRO non sarebbe se tu non fossi e non fossi stato, al fianco di Enrico e al mio

  4. “Tutto fu ambìto
    e tutto fu tentato.
    Quel che non fu fatto
    io lo sognai;
    e tanto era l’ardore
    che il sogno eguagliò l’atto”.
    Gd’A

    La vittoria è sogno vissuto, è segno di verbo sulle lebbra e nel cuore incessante che il verbo è, nel cuore e nell’aere, dopo che il segno lo visse e lo vinse, pur essendo battuto.
    Grazie Francesco che ospiti la vittoria a fil di spada di Enrico, miglior fabbro e facitore antico di vittorie più nuove, nel “tratto di Dama che incide e che incede” e che, come noi, grazie a quel sogno, ride.
    Grazie a voi.
    Guglielmo

  5. Che la rima spezzata o rotta o franta sia comunque e al contempo: composta o composita! la dice lunga su cosa sia la poesia che siamo, nonostante la fallace creazione *che siamo* e che Enrico disperatamente pianse la sua intera durata, pausa inclusa.
    E’ finalmente giunto il tempo della *ricreata famiglia* [pre-clara/Chiara], la cui unica dimora possibile è quella del tempo sospeso.
    Vi abbraccio, Enrico, Chiara, Francesco, Daniele, Guglielmo, Marco, Cristina… grazie!

  6. *la poesia che siamo*, Fabio – e devo a Te e alle *due mani* traduzione che non riuscivo – e con Te, Guglielmo e la Dimora tutti per Enrico che ci
    r’accolse: virgola di luce – in tanto pesare di nebbie

  7. Non credo, Roberto, che sia una scrittura “chic”, anche se “immaginifica”. Potremmo dire che è una “scrittura-shock” (da leggere attentamente il titolo).
    Un saluto a tutti voi, che con il vostro entusiasmo reggete l’impossibile.
    Marco

  8. Grazie a tutti voi – come non mai.

    A Fabio, Daniele, Guglielmo: perché quello che fate è esattamente quello che siete – e quello che siete è esattamente quello che siete stati (anche quando non sapevate di esserlo) e che sarete sempre (anche quando non saprete di esserlo).

    A Chiara – che chiama: perché è: è chi ara, è chi ama.

    Un abbraccio, in primis a Enrico.

    fm

    – Uno che
    “impara, perché sa, l’arte dimenticata di morire”.

  9. Visto che, purtroppo, il 26 prossimo non potrò essere lì da voi, ho pensato che esiste un altro modo per essere comunque “presenti”: lo stesso giorno, infatti, presenteremo il libro anche qui sulla Dimora. E’ un impegno che sarà onorato.

    fm

  10. Colgo l’occasione per salutare Ana Sineiro, che leggo qui, con grande piacere, per la prima volta.

    fm

    p.s.

    Chiedo scusa, ma sto facendo un po’ di salti mortali tra diversi luoghi da stamattina.

  11. Francesco, questa non è comunità, ma comunione! Ché pur non implicando nulla di religioso: comunichiamo, ci comunichiamo. Grazie ancora e sempre a te per renderlo possibile.

  12. E la Dimora è Casa, è il Dove, «dove l’inchiostro ha ciglia/e sguardi, e veglia» e abita e mi abita la pura Poesia pura di Francesco Marotta [per i suoi versi che *mi tatuo*, per il suo Essere che è tutto – già nell’anagarammare parziale: Francesco Marotta, Amor Est].

    E ringrazio e Francesco [sempre con noi, in noi, contro ogni tirannia geografica] e tutti:
    Lucetta, per l’emozione che sempre [forse nell’oggi respiro un respiro più lungo e riesco l’attuffo rimandato da troppo – nel tuo sonetto]

    Viola, nell’abbraccio spartito e concertato: per l’arco di ognuno, vita in atto, mano che salda quando si tende

    Guglielmo, Ana e Clelia per la condivisione e l’esplosioni di luci fraterne e sororali

    Fabio per la comunione, possibile e praticabile che la Parola può. E con Fabio, Daniele e Marco: cada nel nulla stonato, non pensato e fuori luogo chic-commento.

    E nel nido di dita, nell’abbraccio Uno – vi saluto con un incipit di Enrico: «Dialogo con una bambina,/
    ho scelto lei tra i professori»

    Chiara

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