I colori delle luci

Paul Signac

[N. d. T.] Passi scelti da Extraits du Journal inédit de Paul Signac, I, 1894-1895, in «Gazette des Beaux-Arts», 36, 1949, pp. 97-128. La presente traduzione è già stata pubblicata in «Arca», 6, 2000, pp. 113-122. [Giuseppe Zuccarino]
Bisognerebbe, credo, porre con leggerezza, di primo acchito, ogni tocco, così che il contorno di ognuno di essi non sia mai nitido ma irradiato, sfumato, diviso. Nelle mie tele ci sono delle parti trattate in questo modo che risultano soddisfacenti fin dal primo momento, mentre altre parti, troppo lavorate, non danno alcun risultato.

Paul Signac

I colori delle luci

 

Saint-Tropez, 23 agosto 1894

     La tela da 25(1) dipinta dal vero mi sembra sempre più tempo perso. Il lavoro deve consistere in 1) documenti presi rapidamente, al naturale, secondo le necessità o le sensazioni, 2) creazione dell’opera sulla base di tali documenti. Questa tela da 25 realizzata completamente dal vero è una perdita di tempo. Lasciamo cose del genere agli «Impressionisti», che del resto ne hanno fatto di meravigliose… E dire che questi pittori pensano di essere dei «naturalisti» perché si sono costretti a lavorare solo dal vero. – Ma no, signor Monet, lei non è un naturalista… Bastien-Lepage(2) è molto più vicino alla natura di quanto non lo sia lei! Gli alberi veri non sono azzurri, le persone non sono viola… e se lei ha un merito è proprio quello di averli dipinti così, come li sente, per amore del bel colore, e non come sono realmente…
     Qualche anno fa, mi sforzavo anche di dimostrare agli altri, con dati scientifici, che quegli azzurri, quei gialli, quei verdi erano presenti in natura. Ma adesso mi accontento di dire: io dipingo in quel modo perché una simile tecnica mi sembra la più adatta a produrre il risultato più armonioso, luminoso e colorato… e perché a me piace così…

 

***

 

10 settembre

     Ho fatto posare Berthe(3). Ho rifatto e macchiato il vestito, che vorrei rendere più fluttuante. Adesso la figura non ha più quella rotondità da manichino. Ma succede sempre che il progresso che rende più liberi e più sciolti – dal punto di vista della natura – va a danno della freschezza dei colori. Bisognerebbe fissare tutto subito e non ritornarci sopra, per raggiungere il massimo di purezza.

 

***

 

15 settembre

     Come sono ingiusti con Seurat! E dire che non si vuole riconoscere in lui uno dei geni del secolo! I giovani sono pieni di ammirazione per Laforgue e Van Gogh – morti anche loro (senza questo, del resto…) – mentre per Seurat… l’oblio, il silenzio. E tuttavia è un ben altro pittore rispetto a Van Gogh, che è interessante solo per il suo lato da fenomeno folle… e i cui unici quadri significativi sono quelli fatti nel periodo della malattia, ad Arles. Alla morte di Seurat, i critici, pur riconoscendone il talento, hanno sostenuto che non aveva lasciato nessun’opera! Mi sembra, al contrario, che egli abbia dato tutto ciò che poteva dare, e lo abbia fatto in modo ammirevole. Certo, avrebbe ancora potuto produrre e progredire molto, ma il suo compito era stato portato a termine. Aveva passato in rivista ed instaurato tutto, in maniera quasi definitiva: il bianco e nero, le armonie lineari, la composizione, il contrasto e l’armonia del colore… e persino le cornici(4). Cosa si può chiedere di più a un pittore?
     Lo scarso successo dei suoi quadri è facilmente spiegabile: che piacere possono trovarvi quelli che non hanno occhio, visto che pittori come noi si limitano a cercare le belle linee e i bei colori, senza preoccuparsi della moda, dell’aneddoto o della letteratura? È questa, del resto, la sorte riservata a tutti i pittori che siano davvero tali. Si può forse dire che vengano guardati sul serio i quadri di Delacroix? Quanti visitatori a Saint-Sulpice(5)! Però fa ancora arrabbiare la gente, adesso come durante la sua vita… Lo si ammira per partito preso, ma non lo si osserva. E perché poi il pubblico dovrebbe osservarlo? Non ci capirebbe nulla. Quanti sono, fra il pubblico o fra i critici, ad avere l’occhio abbastanza educato da godere delle belle linee e dei bei colori? Sono certo che potrei dipingere un quadro in cui tutte le regole dell’armonia fossero capovolte, facendo il contrario di ciò che credo essere il bello… e che nessuno se ne accorgerebbe! – Se ci sono dei «punti», sarà sempre un Signac!

 

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29 settembre

     Ho letto su «La Plume» un articolo di Retté(6) che, trovandosi a Cassis, prova il bisogno di stroncare in maniera terribile i quadri da me dipinti in quella località. Sostiene che non suggeriscono affatto la sensazione del paese e che solo Van Gogh è riuscito a rendere il sud della Francia… Ora, io credo di non aver mai fatto dei quadri così «obiettivamente esatti» come quelli di Cassis. In quel paese c’è solo del bianco. La luce, riflessa ovunque, divora tutti i colori locali e ingrigisce le ombre… I quadri di Van Gogh fatti ad Arles sono meravigliosi per furia e intensità, ma non rendono affatto la «luminosità» del meridione.
     Col pretesto che si trova al sud, la gente si aspetta di vedere del rosso, del blu, del verde, del giallo… Ora, al contrario, è il nord – l’Olanda, per esempio – ad essere «colorato» (colori locali), mentre il sud è «luminoso». E c’è chi fa della critica d’arte senza essere in grado di distinguere queste due qualità.

 

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9 ottobre

     Che fumisteria la questione della «letteratura» in arte! Ciò che i «critici avanzati», all’epoca del naturalismo, ammiravano di più nella Grande Jatte(7), era la donna nella parte destra del quadro, che va a passeggio con un giovane e una scimmia, per via della sua «aria arcigna di donna a cui non la si dà ad intendere»! Adesso i giovani simbolistizzanti amano il quadro per «la rigidezza dei personaggi, che sembrano provenire da un bassorilievo egizio o da un affresco di Benozzo Gozzoli…». Critici del 1885 o del 1894, hanno in comune il fatto di non aver colto le superbe qualità puramente «pittoriche» del povero Seurat. – Fino a che punto il tempo fa giustizia di simili preoccupazioni marginali, che sono soltanto una questione di moda! Quanto poco ci curiamo, adesso, del realismo di Courbet o del romanticismo di Delacroix! Di questi artisti ci interessano il disegno, il colore, lo stile, e nient’altro.

 

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Parigi, 3 dicembre

     Un eccellente articolo di Arsène Alexandre(8) sugli acquerelli! Mi fa piacere non tanto per i complimenti troppo lusinghieri che mi tributa in proposito, quanto piuttosto perché rende giustizia alla nostra sincerità e alla nostra lealtà d’arte e di vita. … In fin dei conti, è già qualcosa il fatto di non essere scambiati per delle canaglie.
     Ci rimproverano di essere troppo scientifici. Ma le cose che noi sappiamo sul colore avrebbero dovuto insegnarcele alla scuola elementare! E dire che le girandole di papà Chevreul(9) non vengono adottate nelle scuole! Perché lamentarsi della mancanza di gusto quando non si fa nulla per educare l’occhio? E tuttavia quando si vuole imparare a suonare il piano si fanno gli esercizi per le dita… Hanno gli occhi e non vedono.
     Raffaëlli(10) è così bene informato sulla nostra tecnica da credere che consista soltanto nel mettere un rosso accanto a un azzurro per fare un viola, e un giallo accanto a un azzurro per fare un verde. – Ma no, caro maestro, quando ho bisogno di un verde mi servo del verde, e quando desidero un viola impiego del viola… La divisione, il contrasto, non hanno nulla a che vedere con tutto ciò! Sono qualcosa di più semplice e al tempo stesso di più complesso – e, soprattutto, di più utile.

Colori delle luci

mattina:                gialla                ombra: viola
mezzogiorno:          bianco-gialla                grigio-azzurra
giallo-arancio                azzurro-viola
5 pomeridiane:        arancio                       azzurra
arancio-rossa               azzurro-verde
tramonto:              rossa                          verde

Luce a gas:            arancio-rossa               azzurro-verdastra

Luce al magnesio:    bianca                        quasi nera

Nel sud l’ombra, molto riflessa, può essere quasi calda, luminosa…

 

***

 

29 dicembre

     Ho rivisto i quadri di Seurat, nel salotto di sua madre. Le ultime marine di Crotoy e di [manca una parola], nelle loro cornici colorate, fanno una bellissima figura. È come se appesa alle pareti ci fosse una luce dolce e armoniosa.  Non si avverte affatto l’esecuzione. Tutto l’aspetto imbarazzante del mestiere scompare – resta solo il beneficio in termini di luminosità e di armonia. Credo che una luce soffusa da appartamento sia molto adatta a questa pittura, che non ha bisogno di molta illuminazione perché se la crea da sola.
     Si sente che la Grande Jatte è stata dipinta in un piccolo atelier che non consentiva una visione a distanza. Fa un effetto migliore qui, in questo salottino, che non nelle mostre, dove sembra magra, perché i piccoli e graziosi dettagli di colore vengono un po’ a oscurare il grande effetto d’assieme.
     Alla Baignade(11), che risale all’83, Seurat aveva aggiunto, verso il 1887, dei piccoli tocchi, per reintegrare gli elementi che mancavano. (In quel quadro realizzato per il Salon, aveva dovuto fare delle concessioni sul piano della divisione.) Gli ultimi tocchi, fatti con colori comprati dal miserabile Édouard, si sono anneriti del tutto, mentre il fondo è rimasto puro.

 

***

 

4 gennaio 1895

     Visita da Durand-Ruel(12). Manet mi piace sempre di più… e soprattutto il Manet nero, bianco e grigio, piuttosto che quello azzurro influenzato da Monet e Renoir. – Il Déjeuner chez le Père Lathuille(13), che un tempo era la mia tela preferita, mi sembra adesso vuoto e secco. – Non basta giustapporre due colori vigorosi per creare del colore, e ancor meno della luce. Si arriva al grado massimo di queste qualità solo osservando le leggi del contrasto; perché un colore sia bello, occorre che influenzi quello che gli è vicino armonizzandolo e temperandolo, a vantaggio di entrambi. Da quest’affascinante duetto nasce la perfetta armonia… È la grande legge scientifica e filosofica del contrasto che non viene rispettata – e fuori di essa non c’è Salvezza!

 

***

 

15 gennaio

     Visita alla collezione privata di Durand-Ruel. Ci sono dei vecchi Monet, con cieli senza luce, che sembrano proprio scuri. Tutti questi quadri di Monet, di Renoir, di Manet, che una volta hanno fatto urlare il pubblico, ora sembrano calmi come dei dipinti del Louvre. Ciò dimostra che bisogna curarsi poco delle critiche e delle ingiurie, e andare avanti per la propria strada.
     Non mi piace granché la composizione di un pastello di Degas che per metà rappresenta il sipario che cade su un’apoteosi di ballerina(14). Quest’audacia compositiva, che un tempo mi allietava per la sua stranezza, adesso mi urta per il parallelismo e la mancanza di armonia delle linee.

 

***

 

7 febbraio

     In una prefazione di Gauguin per una mostra di Séguin(15) (delle donne bretoni mal disegnate, mal dipinte… ma ben pensate, a quanto sembra):
     «Séguin non è un maestro. I suoi difetti non sono ancora evidenziati con sufficiente nettezza da fargli meritare questo titolo».
     «Non esprime ciò che vede, ma ciò che pensa…».
     «Un tempo l’ho dipinta, questa bella Bretagna». (Il che significa: sono io che l’ho inventata, nessuno prima di me ci aveva pensato… e quanto al giovane Séguin, non fa altro che seguire le mie tracce.)
     «Quanta abilità nei toni gravi del berretto che riassumono un bianco… È un nero bellissimo».
     «Vedo a volte la Gioconda alle Folies-Bergère».
     Che sciocco pretenzioso questo grand’uomo! Lui e Raffaëlli!

 

***

 

Saint-Tropez, 6 maggio

     Un’altra prova di ciò [del fatto che i compromessi hanno sempre successo] sta nelle difficoltà che hanno avuto gli Impressionisti a raggiungere la notorietà, mentre i Simbolisti si sono fatti conoscere rapidamente. E tuttavia le loro deformazioni brutte e mistificanti mi sembrano più difficili da far accettare al pubblico che non le locomotive azzurre o gli alberi arancio di Monet. Ebbene no, le caricature dei Simbolisti hanno suscitato le risate del pubblico assai meno di quanto lo abbia fatto il bel colore dei nostri precursori.

 

***

 

8 maggio

     Ho ricominciato a lavorare. Ho iniziato una tela da 25, Orage au fond du golfe, fatta a memoria. Vorrei arrivare a un effetto drammatico: un’armonia verde e viola con un grande splendore di luce gialla che fora le nuvole. Mi manca la possibilità di documentarmi dal vero. Per finire il quadro, aspetterò di vedere di nuovo un effetto simile. Durante le feste, farò degli studi e dei pannelli, degli acquerelli per documentare un Port en fête, con bandiere e col sole. Assieme a un Port le matin, calmo, un Port, soleil couchant e un Port, mistral potrebbe costituire una serie.

 

***

 

18 giugno

     Non bisogna più lasciare che la natura ci distolga dal nostro ideale, benché non si possa fare a meno di essa né privarsi di tutto ciò che offre di bello, di raro, di vario. La caccia al «motivo»(16) mi sembra proprio inutile. Da parte mia so che non ho mai fatto niente di buono quando sono andato a lavorare all’aperto senza sapere in precedenza cosa volessi fare.

 

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5 luglio

     Sempre alla ricerca di un’esecuzione più libera, pur conservando i benefici della divisione e del contrasto. Per il «tono su tono» la cosa va da sé, ma accordare due tinte contrarie… azzurro e arancio, per esempio, è molto difficile. Bisognerebbe, credo, porre con leggerezza, di primo acchito, ogni tocco, così che il contorno di ognuno di essi non sia mai nitido ma irradiato, sfumato, diviso. Nelle mie tele ci sono delle parti trattate in questo modo che risultano soddisfacenti fin dal primo momento, mentre altre parti, troppo lavorate, non danno alcun risultato. Ciò che fa progredire queste ricerche è l’orrore che avverto sempre più di fronte al «puntino» e l’odio che suscita in me la secchezza.
     Tutte le sere ho assunto diverse informazioni scritte per il mio Soleil couchant. Questo metodo di lavoro, questa ricerca del documento di cui si ha bisogno, scartando tutto ciò che per noi è inutile, contribuisce davvero ad alleggerire le difficoltà. Risulta chiaro che non si sta perdendo tempo quando ci si dedica a quest’attività, più intelligente di quella del copista, e che ogni colpo di pennello sarà utile in seguito. La scelta operata su ciò che di bello o di brutto abbiamo sotto gli occhi fa sì che il nostro gusto si affini di giorno in giorno, e ci consente di avvertire una sempre maggiore fiducia in noi stessi. Sentiamo che non siamo più schiavi, che dipendiamo soltanto da noi, e una libertà e una responsabilità di questo tipo sono affascinanti.

 

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Note

(1) Con questa formula si designa una tela di 81 x 60 cm.
(2) Jules Bastien-Lepage (1848-1884), pittore influenzato da Courbet e Millet, noto soprattutto per i paesaggi campestri e per i ritratti.
(3) Berthe Roblès, la prima moglie di Signac.
(4) Dopo aver inizialmente utilizzato, al pari degli impressionisti, cornici bianche, a partire dagli ultimi anni 80 Seurat iniziò a segnare sulla tela (sempre con tecnica pointilliste) un bordo, oppure a dipingere le cornici stesse, con colori scelti in relazioni alle superfici che esse delimitano.
(5) Nel periodo 1849-1861 Delacroix decorò la Chapelle des Saints-Anges della chiesa parigina di Saint-Sulpice con alcune scene di soggetto biblico.
(6) Adolphe Retté (1863-1930), poeta e critico. Dapprima acceso sostenitore del movimento simbolista in letteratura e dell’anarchismo in politica, a partire dal 1895 cambiò posizione, convertendosi alla religione cattolica e aderendo alle idee reazionarie di Charles Maurras. Tra le sue opere ricordiamo Le Symbolisme. Anecdotes et souvenirs (Paris, Messein, 1903).
(7) È il celebre quadro di Georges Seurat Une dimanche après-midi à l’île de la Grande Jatte, 1884-86.
(8) Arsène Alexandre (1859-1937), giornalista e storico d’arte, autore fra l’altro di una Histoire populaire de la peinture (Paris, Laurens, 1894-1903).
(9) Michel-Eugène Chevreul (1786-1889), chimico, direttore delle tintorie dei Gobelins, poi insegnante e direttore al Musée d’Histoire Naturelle di Parigi. Tra le sue opere sulla scienza dei colori la più nota è De la loi du contraste simultané des couleurs (Paris, Pitois-Levrault, 1839). Col termine «girandole» si allude ai vari cerchi cromatici elaborati dagli studiosi dell’epoca (oltre a Chevreul, ricordiamo Ogden Nicholas Rood e Charles Henry) e utilizzati dai pittori neoimpressionisti come Seurat e Signac.
(10) Jean-François Raffaëlli (1850-1924). Pittore di genere, noto soprattutto per le sue vedute della periferia parigina. Degas, che lo apprezzava, ne impose la partecipazione alle mostre degli impressionisti del 1880 e 1881, tuttavia la tecnica di Raffaëlli rimase sempre molto diversa da quella dei pittori del gruppo (prediligeva infatti le tinte scure o l’impiego del bianco e nero).
(11) Une baignade à Asnières, 1883-84.
(12) Paul Durand-Ruel (1831-1922), che aveva rilevato dal padre una galleria d’arte in Rue de la Paix, a Parigi, ne sviluppò l’attività in due nuove e più ampie sedi (in Rue Laffitte e Rue Le Peletier), dove espose a più riprese opere dei maggiori pittori impressionisti.
(13) Quadro di Manet del 1879. Il ristorante del «Père Lathuille» si trovava nel quartiere parigino delle Batignolles.
(14) L’applauso tributato alle ballerine al termine dello spettacolo. Il pastello di Edgar Degas cui si fa riferimento è Le baisser du rideau, del 1880.
(15) Armand Séguin (1869-1903), pittore epigono di Gauguin. Lavorò soprattutto nella regione di Pont-Aven, in Bretagna. In seguito partecipò alla fondazione e alle prime manifestazioni del gruppo dei Nabis.
(16) Nel linguaggio dei pittori impressionisti, col termine motif si intende lo spunto compositivo offerto dal paesaggio.
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7 pensieri riguardo “I colori delle luci”

  1. “Non basta giustapporre due colori vigorosi per creare del colore, e ancor meno della luce. Si arriva al grado massimo di queste qualità solo osservando le leggi del contrasto; perché un colore sia bello, occorre che influenzi quello che gli è vicino armonizzandolo e temperandolo, a vantaggio di entrambi. Da quest’affascinante duetto nasce la perfetta armonia… È la grande legge scientifica e filosofica del contrasto che non viene rispettata – e fuori di essa non c’è Salvezza!” Come tra gli atomi o tra le parole: vige la forza del riflesso e del condizionamento di un corpo o di una parola sull’altro/a, la legge di perenne reciprocità e travasamento dell’uno nell’altro, pur mantenendo l’identità si arriva alla molteplicità..i colori, la luce in Seurat sono come una finissima e vibrante tessitura della luce stessa tra le cose, le forme si sfumano nella luce radiante, radiosa, maestosa..Ha ragione:Cassis è tutta bianca, insieme al blu del Mediterraneo francese. Grazie FM per l’inedito e spediale post su uno dei pittori poco considerati dell’800 francese, insieme a Signac.

  2. Pardon, quando ho citato i pittori, intendevo prima Signac e poi Seurat, è che mi piacciono entrambi e fanno parte entrambi della stessa corrente pittorica. Ancora complimenti per l’art. e spero che altri, in materia pittorica, ne seguiranno.
    Saluti,
    SR

  3. Mi fa un certo effetto seguire passo passo ( mi capita per la prima volta) il dispiegarsi di giornate di un artista.
    Entrare nei suoi pensieri, nei trucchi con i quali ci incanta, nei dinamismi e in un mondo altro, in questo caso del tutto a me ignoto, una dimensione dove la quotidianità non elide affatto pagine di storia dell’arte , il che non è poco.
    Data la sua lunghezza,però son costretta a leggerlo a puntate; quanto ho seguito fino ad ora è avvolgente come fluttuar di tulle di una ballerina…

  4. Grazie a Stefania e Marzia.

    Di pittura e di arte in generale continueremo ad occuparci, è una passione comune di molti autori e lettori del blog.

    fm

  5. Gli artisti veri, quando entrano nel loro laboratorio, si servono del mondo per esprimere le loro idee. Quiesta è una delle forze dell’uomo, di non essere schiavo altro che del suo amore per la bellezza.

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