L’ombra che scrive il mare

Juan Gelman
Alessandro Ghignoli

 

il tuo piede
calpesta la notte/lieve/
apre la pioggia/
apre il giorno/

la morte niente sa di te/
il tuo piede ha erba sotto
e un’ombra che scrive
il mare/

 

 

Juan Gelman, sotto
Edizione trilingue sefardita-spagnolo-italiano
Traduzione e cura di Alessandro Ghignoli
Collana Corola – Poesia latino-americana
Bologna, Edizioni Kolibris, 2011

 

Testi

 

IX

tu piede
pisa la nochi/suavi/
avri la yuvia/
avri il día/

la muerte no savi nada di vos/
tu piede teni yerva dibaxu
y una solombra qui scrivi
il mar/

 

        IX

        tu pie
        pisa la noche/leve/
        abre la lluvia/
        abre el día/

        la muerte nada sabe de vos/
        tu pie tiene hierba debajo
        y una sombra que escribe
        el mar/

 

              IX

              il tuo piede
              calpesta la notte/lieve/
              apre la pioggia/
              apre il giorno/

              la morte niente sa di te/
              il tuo piede ha erba sotto
              e un’ombra che scrive
              il mare/

 

***

 

XII

lu qui a mí dates
es avla qui tiembla
nila manu dil tiempu
aviarta para bever/

cayada
sta la caza
ondi nus bezamus
adientru dil sol/

 

        XII

        lo que me diste
        es palabra que tiembla
        en la mano del tiempo
        abierta para beber/
        callada

        está la casa
        donde nos besamos
        adentro del sol/

 

              XII

              ciò che mi hai dato
              è parola che trema
              sulla mano del tempo
              aperta per bere/
              taciturna

              è la casa
              dove ci baciamo
              dentro il sole/

 

***

 

XIII

eris
mi única avla/
no sé
tu nombri/

 

        XIII

        eres
        mi única palabra/
        no sé
        tu nombre/

 

              XIII

              sei
              la mia unica parola/
              non so
              il tuo nome/

 

***

 

XV

tu boz sta escura
di bezus qui a mí no dieras/
di bezus qui a mí no das/
la nochi es polvu dest’ixiliu/

tus bezus inculgan lunas
qui yelan mi caminu/y
timblu
dibaxu dil sol/

 

        XV

        tu voz está oscura
        de besos que no me diste/
        de besos que no me das/
        la noche es polvo de este exilio/

        tus besos cuelgan lunas
        que hielan mi camino/y
        tiemblo
        debajo del sol/

 

              XV

              la tua voce è oscura
              di baci che non mi hai dato/
              di baci che non mi dài/
              la notte è polvere di quest’esilio/

              i tuoi baci appendono lune
              che raggelano il mio cammino/e
              tremo
              sotto il sole/

 

***

 

XXI

sintí tu boz in mi vintana/
mi vintana no da a tu boz/
apenas si da al mundu/
¿cómu viniera tu boz?/

un páxaru nivadu
comi trigu
nil murmurio
dil sol/

 

        XXI

        oí tu voz en mi ventana/
        mi ventana no da a tu voz/
        apenas si da al mundo/
        ¿cómo vino tu voz?/

        un pájaro nevado
        come trigo
        en el murmullo
        del sol/

 

              XXI

              sentì la tua voce alla mia finestra/
              la mia finestra non dà alla tua voce/
              appena si dà al mondo/
              come venne la tua voce?/

              un uccello innevato
              come grano
              nel mormorio
              del sole/

 

***

 

XXV

ista yuvia di vos
dexa cayer pidazus di tiempu/
pidazus d’infinitu/
pidazus di nus mesmos/

¿es por isu qui stamus
sin caza ni memoria?/
¿djuntus nil pinser?/
¿comu cuerpus al sol?/

 

        XXV

        tu lluvia
        deja caer pedazos de tiempo/
        pedazos de infinito/
        pedazos de nosotros/

        ¿por eso estamos
        sin casa ni memoria?/
        ¿juntos en el pensar?/
        ¿como cuerpos al sol?/

 

              XXV

              la tua pioggia
              lascia cadere frantumi di tempo/
              frantumi d’infinito/
              frantumi di noi/

              per questo siamo
              senza casa né memoria?/
              insieme nel pensare?/
              come corpi al sole?/

 

***

 

______________________________
Nota biobibliografica

Juan Gelman (Buenos Aires, Argentina, 1930). È autore di vari libri di prosa giornalistica, di un paio di libretti di opera e di una trentina di volumi di poesia, ricordiamo: Gotán (1962), cólera buey (1971), Citas y comentarios (1982), Carta a mi madre (1989), dibaxu (1994), Incompletamente (1997), Valer la pena (2001) e Mundar (2007).
I suoi libri sono stati tradotti in undici lingue e suoi testi poetici sono presenti in numerose antologie e riviste. Ha vinto importanti premi internazionali.
Per le edizioni bolognesi Kolibris è uscito in versione trilingue (sefardita, spagnolo, italiano) il volume sotto (2011), a cura di Alessandro Ghignoli.
______________________________

 

***

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29 pensieri riguardo “L’ombra che scrive il mare”

  1. grazie Francesco! Gelman è un poeta davvero eccezionale (a mio parere, por supuesto!)

    un abbraccio

    ps: solo una cosa il libro è del 2011.

  2. Ho corretto, Alessandro. Ormai faccio sempre più fatica a scrivere e leggere sul computer, sarà il caso di passare la mano…

    Grazie, Alberto.

    E grazie a Chiara De Luca e al suo impagabile lavoro.

    fm

  3. Ottime poesie, semplici e complesse (o meglio, complesse e semplici).

    Molto adatte al tradurre di Alessandro.

    “sei la mia unica parola non so il tuo nome”

    mi tengo questi versi, ce stanno bene anche in una riga, come epigrafe di qualche libro futuro…

    Grazie, m

  4. Qui c’è un bel sito che lo riguarda:

    http://www.juangelman.net/

    L’ho conosciuto anni fa con “Lettera a mia madre” pubblicato da Guanda. Un capolavoro.

    Per chi lo scoprisse oggi per la prima volta, consiglio la lettura di queste brevi note biografiche, tanto per avere un’idea della persona, prima ancora che del poeta.

    fm

  5. “la tua voce” “la tua pioggia” “il tuo piede”
    “ciò che mi hai dato/è parola che trema”
    “sei / la mia unica parola/ / non so / il tuo nome/”

    un tu enigmatico che non dà bacio, (il suo bacio è distante e freddo di lune) ma al quale si tende (in “quest’esllio”) e per il quale si dura sotto il sole:
    “nel mormorio / del sole/” “insieme nel pensare?/ / come corpi al sole?/”

    mi viene in mente Ginsberg:
    “la chiave è nelle sbarre, alla luce del sole nella finestra”

    grazie!

    ciao!

  6. Grazie Francesco

    Encantada anch’io ,io, di mamma sefardita, pare ma assai marranizzata… di lingua molto italiana, malgré moi, io te ne sono grata –
    Un bagno di salute (e salvezza), di bellezza.
    Maria Pia Q

  7. Belle di calma, sembrano quasi voler sparire a se stesse, dire senza l’ingombro del segno o del troppo.

    grazie
    lisa

    p.s anche il mio spagnolo è sparito purtroppo e dunque potrei sbagliare, ma mi sembra che nella poesia XXI al primo verso sia saltata una i (sentii)

    1. Sei la solita lettrice attentissima, Lisa, il “refuso” l’avevo notato anch’io ma non l’ho corretto – aspettando un intervento di Alessandro: magari è una sua “particolare” scelta traduttologica…

      Ciao.

      fm

  8. le pregevoli edizioni Kolibris della carissima Chiara De Luca serbano sempre sorprese incredibili, questo ultimo nato non è da meno rispetto ai precedenti testi della stamperia bolognese, i miei complimenti per questo volume in particolare, da alta suggestione, e per il discorso generale della linea editoriale dei piccolissimi ma geniali Kolibris.. lascio un link di mia “lettura” degli stessi “Kolibris”..
    erremme

    http://www.facebook.com/artista.estravagante#!/note.php?note_id=397181793619

  9. sulla linea spagnola, d’accordo, ma asciutta, purificata, mattinale…
    Una bellissima esperienza leggere questo poeta.
    Un grazie a Francesco, ad Alessandro e a Chiara che pubblica sempre perle.
    lucetta

  10. sulla linea spagnola, d’accordo, ma asciutta, purificata, mattinale.
    Splendide davvero. Una bellissima esperienza leggere questo poeta.
    Un grande Grazie a Francesco, ad Alessandro e a Chiara che pubblica sempre delle perle.
    lucetta

  11. Grandissimo colpo della casa editrice Kolibris!Gelman è uno degli autori più interessanti dell’area castigliano-parlante (lui scrive anche in sefardita ovviamente). Complimenti ad Alessandro per il lavoro, immagino, non facile e a Francesco per la sua consueta puntialità nell’ospitare perle di qualità.
    Lo approfondirò e ne scriverò molto volentieri.

    Un caro saluto

  12. Carissimo Alessandro, grazie di cuore per questo tuo incomparabile “dono” di forte poesia, che ci arriva così viva di più lingue. E grazie al carissimo Francesco per questo suo così aperto ed indispensabile “spazio”.
    Un augurio e un saluto ad entrambi dall’amica Mariella

  13. Ho scoperto le poesie di Juan Gelman, “obrero de la palabra”, nel n. 8, 1979 dell’Almanacco dello Specchio. 12 testi introdotti e tradotti da Antonella Fabriani. Non mi sono lasciato sfuggire, l’anno successivo: “Gotan”, pp. 106, 4.200 lire, Quaderni della Fenice, Guanda, antologia curata sempre da A. Fabriani. Grandissimo poeta, Juan Gelman. Vorrei ricordare qui suo figlio Marcelo Ariel e sua moglie Maria Claudia. Una brutta mattina, era il 24 agosto 1976, un commando dell’esercito argentino cerca il poeta Juan Gelman, militante di sinistra ma non lo trovano (è fuggito in Italia già da un anno) e quindi arrestano suo figlio Marcelo Ariel (20 anni) e sua moglie (19 anni). Al potere c’era il macellaio golpista e fascista Rafael Videla (qualcuno ricorderà le partite a tennis tra il fascista Videla e il cardinale Pio Laghi). Il figlio del poeta fu torturato, sua moglie, incinta, no. Aspettavano che partorisse per rubarle il figlio e consegnarlo a famiglie di militari, etc. Veniva fatta partorire bendata la donna e non avrebbe mai visto sua figlia. Poi la donna, come centinaia e migliaia di donne, veniva imbarcata sui tremendi “voli della morte” (i prigionieri venivano drogati con il pentotal e da un aereo, vivi e addormentati, finivano in mare…). Maria Claudia partorì una bimba. I militari prelevarono mamma e figlia e le portarono in Uruguay e si persero le tracce. Intanto il figlio del poeta, Marcelo, fu assassinato con un colpo alla testa il 14 ottobre 1976. Il suo corpo fu gettato nelle acque di un canale, vicino Buenos Aires, in un bidone di 200 litri pieno di cemento e sabbia… Dopo 23 anni di appelli (firmati, tra gli altri, da: José Saramago, Dario Fo, Toni Morrison, Pino Cacucci, Jorge Amado, Adolfo Perez Esquival, Salman Rushdie, Ian McEwan e le Madres de la Plaza de Mayo, Manuel Vasquez Montalban, Chico Buarque, Eduardo Galeano, Gianni Vattimo, Franca Rame, Paco Taibo II, Luìs Sepulveda, Eric Hobsbawm, perfino da un certo Tabucchi!) ricerche, indizi, piste, inchieste, etc. il poeta Juan Gelman verso la fine del 1999 ha potuto vedere (per la prima volta) e conoscere sua nipote Maria Claudia, che solo allora seppe di essere figlia di desaparecidos. Dopo 13 anni Gelman riuscì a trovare i poveri resti del figlio. Di Maria Claudia Garcia Iruretagoyena de Gelman non si seppe mai più nulla.

    Chiedo scusa all’amico fraterno Francesco Marotta per l’intrusione…

  14. Grazie Giorgio, era proprio per questo che, qua sopra, invitavo a leggere le note sulla biografia di Gelman.

    Io coltivo la speranza di sempre più frequenti “intrusioni” da parte tua.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

  15. Non sapevo questo risvolto terribile della vita di Gelman. Penso ci sia poco da commentare. Tutti sappiamo la tragedia dell’Argentina di quel periodo ma risentirla, rileggerla, ferisce sempre e ancora. Bisogna tenere viva la memoria.

    Un caro saluto

  16. E questo, caro Luca, è tutto nei suoi versi – nelle sue metafore, nella sua lingua, nello straziante drenaggio a cui sottopone ogni parola per ricondurla all’essenzialità del senso e alla universalità della significazione.

    A maggior riprova del fatto che, se si è poeti – veri – si è sempre poeti civili, di denuncia, quale che sia il lavoro che sul linguaggio si fa – quali che siano i paradigmi poietici in cui ci si riconosce.

    Un caro saluto.

    fm

  17. Caro Francesco, hai perfettamente ragione, concordo con te sull’essere veri poeti civili anche se non lo si fa esplicitamente o “propagandisticamente” attraverso il linguaggio. Oggi putroppo c’è troppa finta poesia civile che corre dietro a mode o “tiramenti del momento”, la vera poesia quando si manifesta, la si riconosce da lontano. Gelman, mi pare, sia di questa specie (scusate il termine) in estinzione.

    Un caro saluto

  18. Luca, Breitenbach ha contribuito, e non poco, a demolire il regime dell’apartheid scrivendo poesie d’amore; Char ha fatto la resistenza cantando la sua donna, i suoi boschi e le sue vallate. Il “santino” o il “manifesto” non abbatte niente e nessuno – “tira” lo spazio esatto del “trend” di moda, della “fregola” del momento: prima – e dopo – è il silenzio: svaniscono anche le “parentele” d’occasione…

    Un caro saluto a te.

    fm

  19. sono versi bellissimi, e c’è anche relazione con la scrittura di Alessandro. Faccio i miei complimenti a lui per questo lavoro e per tutto il suo splendido operare traduttorio. E complimenti a Chiara per le sue raffinate edizioni che intercettano testi importanti.

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