La realtà cresce

Elio Grasso

La realtà cresce (inedito, 2011)

            a Raffaella

I.

La realtà cresce durante gemiti smaglianti
ma stendersi nuda e decorata fa nuotare
nel vuoto della bilancia secondo regole

amorose e rugiade appena contratte sul
lenzuolo proprio lì dove raccogli il seme
dalla parete esperta di notti già oscurate

oggi appuntite di scalpori di unghie gesti
onnivori però quanto sentimento si trova
nel tuo abbondante braccio intemperante.

 

II.

La realtà cresce durante visite smaglianti
ma possibile possibile guardarti fuori dal
furore che basta al forte assaggio qui nato

anche onorato come antica è la parola
nella tua piacevole ombra nel tuo curabile
metodo di sangue quel volteggio grafico

di abiti espansi così volanti sulle gambe
su tentazioni meno vaghe oggi come ieri
vaganti sul fianco folto nostro e ampio.

 

III.

La realtà cresce durante cene smaglianti
del fare il corpo nella sua fitta enormità
domestica ma ideale circostanza di sangue

bevuto lungo le cosce nevralgiche fatate
consistenze sorprese stracolme come un
remoto ritorno a galla se tutto è lontano

se tutto resta sulla sedia davanti al tavolo
oh il sapore del tuo ventre sollecito invito
di tutti i mesi a ragionare di dolenti fibre.

 

IV.

La realtà cresce durante destini smaglianti
talvolta dentro la brina passando capelli
fra le dita del cuore segreto la sua danza

fra il nulla e quel premere del tuo fondo
a rivedere scoppiare i fuochi disegnando
l’anima dispersa nel ventre creato due volte

così è il rumore delle nascite temperando
pieghe e pensieri ma quanto sono gli anni
vapore della storia la tua è piena d’amore.

 

V.

La realtà cresce durante parti smaglianti
ogni cosa ben fatta mastica il tempo con
il senso del ventre stessa forma innamorata

quanto quel cielo remoto sopra l’uomo
della donna concessa al popolo delle case
una soltanto per il minuto ridente rivolto

un po’ solitario un po’ benvenuto da stella
da bere sulle colline da mangiare scuotendo
il ricordo per ogni corpo il suo dolce stare.

 

VI.

La realtà cresce durante attese smaglianti
nel respiro la bontà della stagione odore
di sguardo ma è giusto scivolare nel dovuto

amorevole silenzioso bacio feroce come
una terra vigile al cigolio del vento alla
polifonia dei bicchieri vuoti ma il tavolo

attende la prima stesura del caffè i fogli
arricciati dall’inchiostro piegati a valle
del tuo risveglio santa consacrata voglia.

 

VII.

La realtà cresce durante ormeggi smaglianti
imbrigliando la corsa del mare sul molo
nella bocca soddisfatta ritrovi la carezza

degli scogli la voce roca ingranata di madre
del ventre sue carezze oltre l’ombreggiatura
che posi come fatica di gesti ma il salmastro

confina le tue mani agli angoli e accelera
saluta la lingua udita oppure l’enorme
predestinato colpo di strada che poi verrà.

 

VIII.

La realtà cresce durante partenze smaglianti
grande materia ferita il primitivo sorteggio
del mattino la spiegazione delle ruote sulla

strada a quest’ora la donna si riveste porta
la chiave al suo ingranaggio qualcosa del letto
sorprende ancora però il divino ventre

sua consistenza odorosa verso il segno
delle rotaie l’invito che frastorna ma regge
questa vigilia ricorda ogni ricordo umano.

 

IX.

La realtà cresce durante arrivi smaglianti
verrà risalendo la vetta dentro il bagno
questi profumi concreti ma rampe di lancio

date al navigante gonfio rumore del mare
gonfiore di onde fino al cimitero umido
sedendo senza paura parlando allo scolo

madre che non torna però vive al termine
nessuna carne divampa come quel giorno
perché tutto si impasta di ultimo arrivo.

 

X.

La realtà cresce durante sonni smaglianti
acrobatiche lune ma sulla pelle inghiotti
la rete dei sospiri oh quelle forme caute

di poesia ombrosa però poesia da mordere
come ginnastica o come stelle distratte
sull’orlo del sangue toccato in faccia

volontà di donna ma distesa per le gambe
intorno alle caviglie il calore fisico la
prima traccia innamorata della tua gola.

 

XI.

La realtà cresce durante vite smaglianti
il nuziale apporto di frutta al risveglio
la trama sui campi ma dentro il tuo modo

di gridare alla semplicità degli organi
quasi una generazione prima di generare
questo bello del piangere perdendo vocali

nella tazza del caffè comunque lasciare
ogni odore all’infusione del sole come
persino tu lasci germogli uscire dal buio.

 

***

11 pensieri su “La realtà cresce”

  1. pur non avendo frequentazioni con il dott. elio grasso, di lui ho letto, in rete, delle cose trovandole interessanti, acute, intelligenti.. questa sua prova dedicata ad una donna, raffaella, la trovo contigua al mio ricercare sui sensi dell’amoroso ed è lungo, articolato, percorso lungo labirinti delle idee.. posso trasformare questo scritto in imago?

  2. “Macchine verbali smaglianti e barocche”: perfetto, Marco. Ci aggiungerei, anche, un’aura sensuale che spira, a soffi, dalla rarefatta tessitura allegorica che attraversa i testi e li lega in cadenze di canto o di danza.

    fm

  3. Non percepisco del tutto questa sensualità, Francesco. Credo piuttosto che i sensi vengano “mostrati” per un impulso della mente molto forte, strategico, compositivo, che “sembra” carnale. Credo che Elio sia un poeta zen, che maschera questo fondo con le sue “tessiture allegoriche”, e che ancora ci sorprenderà quando, smontate le sue macchine astratte, ci farà vedere un cuore ancora più “messo a nudo”, certo, sempre attraverso i congegni della letteratura, come, sennò? Certo, sono ipotesi. Ma perché non farle?

  4. Io quella “sensualità” la leggevo proprio nelle “tessiture”, Marco, ma, come giustamente dici, sono “ipotesi” – e il bello della lettura è proprio il fatto che ci “obbliga” a farle. Poi, magari, l’autore ci dirà tutt’altro, chi sa…

    fm

  5. In realtà di carnale in questo mondo ci sono solo io, e il soggetto si è talmente denudato che queste poesie non sanno nemmeno più dove mettersi.
    Potrebbero intendersi come un manuale di educazione per la nudità del cuore, ovvero la pietà e la beneficenza verso un tempo di cui pentirsi (se soltanto ne fossimo capaci).
    E.

    PS – chissà perché quando, riferendosi alla poesia, sbucano fuori parole come “interessante”, “acuto”, “intelligente”, “bello”, mi viene subito l’orticaria?

  6. un manuale di educazione per la nudità del cuore, un manuale d’amore, di come dovrebbe essere e si dovrebbe vivere, di come è se degno del nome che porta. Senza pudore, senza risparmio, in assoluta dedizione e fiducia. Nessun pentimento per ciò che non può essere vissuto che così, a meno che non si voglia abdicare dalla propria umanità. Poesia che trasuda ricordi, gioie, lacrime, desiderio e tensione continui. Non vi è intelligenza, intesa come costruzione, premeditazione, gesto, là dove c’è verità. Il poetà NON è un fingitore, quando la poesia mostra in filigrana il suo pensiero più puro, una sofferenza che è corollario di un vissuto di passioni, scontri, abbandoni, riconciliazioni, speranze. Un passato evocato dai ricordi di gesti fissati dalla memoria in luoghi del cuore, un presente restituito dalla parola nel trascorrere degli attimi, un futuro delineato sull’ordito dei desideri.

  7. No more be grieved at which thou hast done;
    Roses have thornes, and silver fountains mud;
    Clouds and eclipses stain both moon and sun,
    And loathsome canker livest in sweetest bud.
    All men make faults, and even I, in this,
    Authorizing thy trespass with compare,
    Myself corrupting, salving thy amiss,
    Excusing these sins more that these sins are:
    For to thy sensual fault I bring in sense;
    Thy adverse party is thy advocate,
    And ‘gainst myself a lawful plea commence:
    Such civil war is in my love and hate
    That I an accessory needs must be
    To that sweet thief which sourly robs from me.

    Shakespeare, Sonetto 35

  8. Non ti addolorare per quanto hai commesso:
    le rose hanno spine, fango le fontane d’argento,
    nubi ed eclissi oscurano la luna e il sole,
    e vermi ripugnanti vivono nel germoglio più tenero;
    tutti gli uomini sbagliano, anch’io sbaglio
    giustificando i tuoi misfatti con i confronti,
    corrompendomi per salvarti dalle tue mancanze,
    scusando le tue colpe più di quanto valgano;
    poiché comprendo i tuoi vizi carnali –
    la parte avversa diventa il tuo avvocato –
    contro di me inizia un legittimo processo.
    Tanta è la guerra civile fra il mio amore e l’odio
    che fatalmente mi rendo complice
    di quel caro ladro che mi deruba senza pietà.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...