La musa che resta

Lorenzo Pittaluga

Arsura delle mani
piombando sul mentre
dell’ascolto e mura
la musa che resta.

 

La musa che resta
Quartine 1992-1993
(Cura e trascrizione di Marco Ercolani)

Io

A pezzi, muoversi in ricerca
dell’increato: visione attorta
al riccio dell’insaputo: quale
profezia oltre il trucco?

 

Capite

Impuro intercetto il naso
che calpestò l’occhio e il piede
di chi oppose resistenza:
niente da aggiungere (credo).

 

Come?

Postribolo di me non faccio
inquinate le acque dalla foga
dei venti assunti e poi periti
verso virgole di nubi non ostili.

 

Velato

Imperativo che coli in vischio
ora che nell’impasto prevedo
clamori di pochi minuti
e la parabola scende giù dal letto.

 

Commedia

Orchestra senza luce adornata
episodica mente che compare
senza dolore e vicendevole presa
di un alcunché di ogni ipotesi.

 

Chiesa

Origine del movimento attraverso
fede di altra natura: il pane
avverso nel conto del Dio
opportuno e preservatore.

 

Nascita

Sopore dopo l’aria neutra
di un neutro Aprile se nel seme
mio padre mia madre cedettero
il mio bagaglio di cute.

 

Parola prima

Dal balcone reindurre il delirio
come espiazione nella carta
da gioco dello specchio inerte
sarà un che di muta da sub che risale.

 

Domanda

Deserto di parapioggia
nel seguito dell’allodola
smerigliato nella vecchiezza
di luce che è un sapere tragico.

 

Entro

Quando è luce prima
del fuoco o un rimanere
nel solco dell’effimero
onorato di servile affetto.

 

Vuoi

Guarda chi ti guarda
nascondi il piede
cela il ginocchio
separa le distanze.

 

Razione

Operazione uscita dal seme
di un concetto gestuale
che imprime soggetto
sopra oggetto impuro.

 

Contano

Arida forma che raggela
il buio di un balcone
appassito il basilico
e determinata la pena.

 

Ricordo

Osare l’avventura della
rosa scentrata che diviene
prosieguo di vicinanze
inanimato l’arto che la porge.

 

Stagione

Estate scolpita nel pino
rupestre che io ti dico dell’amore
del ciliegio acerbo che somma
pudori in limine a te che chiamo.

 

Tardi

Tuona dentro la stanza
eroica memoria di jazz
e blues del comprimario
divenuto nichilista a buon prezzo.

 

Soffermarsi

Rabbia della parola stregata
del seme incestuoso e l’urlo
graffiante e tellurico che smuove
le maree e affitta il cielo.

 

Prendi

Ti spiegherò il mistero
che s’incammina nella
sparizione delle logiche
conseguenze di una mano.

 

Opinione

La mia musica ragionevole
annaspa in ore di paglia
perché il rito venga disciolto
più in basso del cuore.

 

Però

Arsura delle mani
piombando sul mentre
dell’ascolto e mura
la musa che resta.

 

Tradire

Tradire le ore i minuti
il ventre della balena il lamento
che a torto infierì sul sacro
del labirinto confuso di Amore.

 

Dicevo

Impero che stagna
al di sopra del mio ragionamento
come il sapersi incolumi
oltre la fiera annichilita.

 

Visione del vestibolo

Visione del vestibolo
entra la sigaretta
pronunciata come fosse
bugia e mare visitò.

 

Intercettazione

Bisogno di balordi per riconoscere
il fedele mansueto affascinante
uomo che ieri comprese come pietra
passato presente e avvenire.

 

Disagio

Disagio del corpo entro altro corpo
dove ondeggia insegna e notte
e giorno volendo la ferita
medicabile nella pura carità.

 

Morte per

Isola attorniata dalla voce
dell’oceano che disperde
più voci in madreperlaceo
gemito della sicurezza di annegare.

 

Universo

Qui con me le pareti
si sciolgono e appare
in limitrofa apparenza
e sostanza cielo e terra.

 

Cieco

Suono puro io che concepisco
la vibrazione di un cieco
che parla con l’ottava nota
ancora da bilanciare da riflettere.

 

D

Assurdamente spiegare la parabola
etica con etichette sbiancanti
il volo verso il buon Dio esterrefatto
da luce meno luce tutto buio.

 

Arte

Identificando se stessi
sulla pagina bruciata d’altra
amica finché cenere non diventi
materia fedele all’origine creativa.

 

Sapremo

Sapendo che numero assolve
e crea perché nascita morte
e ostacoli non osino miraggi
fallaci e il viaggio verso l’alto.

 

Sbavatura

Matematica conseguenza
con limature arroganti
che tutto resti per imbastire
uomo più umile che solo.

 

Colore

Verranno nuovi poeti
e saranno i nostri figli
a cui abbiamo dato nozioni
e colore esatto.

 

Voci

Cerco una tua instabilità
per farmi bastone tutore
alla tua fragile pianta
cresciuta per dar voce ai figli.

 

Respiro

Dio propone ad arco teso
un dardo che ferirà il corpo
già deciso dell’impianto
fragile di gambe occhi e respiro.

 

Ad un amico

Nel cielo la vicenda
del naso di Gogol
che è protezione nobile
della menzogna più pura.

 

Caino salvato

Affranto da troppa gioia
il Dio ritrae la cute
e svelle le sue arterie
perché croce sia ricreare.

 

Breve

Cercare di andare oltre
la semiretta uomo
per ricominciare a creare
il villaggio redento.

 

***

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29 pensieri riguardo “La musa che resta”

  1. Straoedinarie quartine di una mente troppo sensibile per non essere instabile e troppo lucida per non essere poeta. Lorenzo Pittaluga è stato un incontro straordinario nella mia biblioteca, incontro che devo a Marco Ercolani e alla sua perizia di critico. Purtoppo non sono riuscita a incontrare Lorenzo anche nella biblioteca più importante, la vita.

  2. A Francesco, grazie sempre per questa attenzione amorosa alla poesia di Lorenzo.

    Ad Alessandra, grazie per essere qui. Ne sono felice. Quello che tu dici è esatto: “mente troppo sensibile per non essere instabile e troppo lucida per non essere poeta”. Non aggiungerei altro.

    Solo una piccola nota: queste “quartine” (la prima parte di un ciclo) le ho scoperte solo recentemente, in quanto un’amica voleva conoscere la calligrafia di Lorenzo e io, rituffandomi nell’armadio in cui conservo i suoi quaderni, nella mia stanza di psichiatra del Servizio, ho trovato queste quartine che forse conoscevo ma che avevo del tutto dimenticato.

    m

  3. poesie da armadio, come lorenzo finì per essere: creatura da armadio, piombato. cosa che non doveva, per risparmiarci questo continuo rimpianto, maledetto mascalzone.

  4. Meritano più di un ritorno, le quartine di Lorenzo Pittaluga. Mi ha colpito il richiamo a una lettura filologicamente rigorosa della fonte biblica in “Respiro” e “Caino salvato”. Grazie per questo esempio particolarmente eloquente di attenzione.

  5. @elio
    no, non doveva, mascalzone. E io, Elio, tutti i giorni, con quell’armadio alle spalle, a vedere persone che soffrono ma non più lui. E oggi, a parlare con lui di voi, dentro una corsia psichiatrica dove quante volte è stato ricoverato…

    @annamaria
    sì, è vero, una lettura “filologicamente rigorosa” delle scritture. Non è il solo punto. Ce ne sono altri, ma sono dispersi, erratici, di grande interesse, però. C’è una sua lunga poesia-prosa, dedicata i “dodici”, che sono sia i dodici apostoli sia il poemetto di Blok sia l’allusione a un mio antico libro apocrifo sulla figura di Blok. Apparentemente, sembra una scrittura confusa, ma in realtà è rigorosa nelle sue lacune. Grazie del passaggio.

  6. Molto presto, Francesco.

    A breve trascriverò la seconda serie delle “Quartine”, dedicata a una donna amata da Lorenzo, Francesca L.

    Ringrazio Paolo Clementi per il passaggio. “Gemme acuminate”, è vero. E un esempio di poesia “ininterrotta”. Lorenzo scriveva quasi senza lasciare spazi bianchi, separando una quartina dall’altra con una riga lunga.

  7. è imbarazzante per non dire scandaloso- ma chi si scandalizza più e poi per così poco- che nessuno, al di fuori di una ristretta cerchia di amici si sia accorto della poesia di Lorenzo e abbia proposto di farne un’antologia. Certo è che un morto non può pagarsi un libro, un morto suicida che ha avuto l’ingenuità di suicidarsi in una città così generosa e aperta alla poesia com’è Genova(sto amaramente scherzando)…
    Le persone di valore e che possono vestirsi solo del proprio valore e null’altro, sono tutte destinate a restare chiuse dentro un armadio, come giustamente dice Elio.

  8. con Paolo Clementi: “tanto acuminate quanto preziose.”

    Il titolo anche: perfetto, perché poi
    “Verranno nuovi poeti
    e saranno i nostri figli
    a cui abbiamo dato nozioni
    e colore esatto.”

    Quel colore esatto, pure se lacerato e urticante, ecco per questo si è dato e ci è dato Lorenzo Pittaluga, al di là della sua biografia.
    Grazie perciò tantissimo anche a Marco.

    un caro saluto a tutti.

  9. Grazie, Margherita.
    Buona notte con le parole di Lorenzo:

    “la romanza dura poco,
    verso sera la memoria s’assottiglia,
    chi ti risponde?
    e la breve storia ebbe a finire”.

  10. Quartine molto interessanti che sembrano programmatiche o schegge che poi Pittaluga avrebbe potuto distendere, sempre con convulsione visionaria, in una strutturazione più lunga (ad esempio altre poesie, comparse anch’esse nella Dimora). La stessa forza contorta, dolorosa e luminosa a dimostrazione di quanto la poesia non possa salvare nessun’anima,ma si disponga , malattia parallela, accanto al corpo /mente dell’individuo.
    Parlare di bellezza poetica, più agevole per i testi lunghi, qui è un fatto secondario, si pensa magari a quanto la sofferenza “strappi” a prezzo altissimo da un cervello, in certe condizini e a tale livello, lamenti che stanno all’arte quanto il delirio sta al sogno.

    Cristina Annino.

  11. Bellissime parole, Cristina. Ti rispondo qui, dal mio Servizio, a un metro dall’armadio dove tengo i quaderni di Lorenzo. “Lamenti che stanno all’arte quanto il delirio sta al sogno”. E la poesia come “malattia parallela” allo stato di follia. La tua intuizione vede bene quanto non si tratti, per Lorenzo, di bellezza ma di spasmo, di sfigurazione, dentro un concetto di bellezza molto più ampio e complesso di quello che alle nostre eufoniche orecchie potrebbe apparire.
    Grazie ancora. Per lui.
    Marco

  12. Il genio e la continuità di Lorenzo hanno lasciato un patrimonio inestimabile. Quella voce dell’ininterrotto, come Marco scrive in una delle sue presentazioni, non ha mai smesso. ancora è

    grazie, stupende quartine

    aspetto le altre..

    Rifabbrichi un tuo pensiero
    rallentato – aperto al prodigio

    che ieri te la tenne – minuta e
    ardente – accanto. Un pensiero

    aperto all’odissea del tuo
    vivere solcando giorni già

    interiti – riscattati dal suo canto.

    Un saluto a tutti

  13. Grazie, Vincenzo.

    Non posso che risponderti con un’inedita quartina di Lorenzo.

    “Accidia senza miseria dove ozio
    sia riparo con immagini
    a scala, seguendo vie strette senza
    indulgere nella precipitazione del senso”.

    Un abbraccio, Marco

  14. Grazie, Roberto.

    In questi giorni il materiale viene fuori a ondate, ci sono anche diversi pezzi, tra prosa e poesia, molto intriganti, anche se a volte troppo ermetici, che sto trascrivendo. Anche nella scelta delle quartine, che non ho copiato in toto, ho sempre privilegiato la leggibilità, all’interno della densità.

  15. Tra corse e rincorse [in ritardo, al solito: orologio circadiano *tarato* – dal Bianconiglio] ringrazio per inedito e amatissimo Lorenzo!
    Quel *colore esatto* che ci presenta: chi è sempre presente e rispunta, a sorpresa, per donarsi ancora…
    *il mio bagaglio di cute* è Nascita che resuscita: un Poeta. Un Poeta capace: vaso comunicante e sanguigno, nel perfetto volto di Dio.

    E concordo con Lucetta [e – finalmente! – recuperai pdf *Sonetti Dolenti e Balordi*! Io felice e ti scriverò]: l’antologia di Lorenzo dovrebbe essere perché Lorenzo è.

    Abbraccio Francesco e tutti
    nel grazie, sempre

  16. Imperfetto il volto di Dio, tra gli abitanti di questa Dimora terrena, ma uno di questi volti, tra i meno imperfetti, è quello di Lorenzo. Se sapessi restituire la sua voce troppo acuta, i suoi capelli rossi, la sua maniacalità, la sua risata stridente, il suo concentrato furor scribendi, sarei un vero Poeta… Ma trascrivo i suoi versi, e quasi lo sono.
    Grazie a Chiara, per come sente Lorenzo dentro di sé.
    Oggi uno studente mi ha scritto, in Facebook, che vuole conoscermi perché ha letto i suoi versi.
    Queste sono vere gioie.
    Marco

  17. Nella chiusa dei Fratelli Karamazov, al funerale di Aleksei, Fodor si chiedeva perchè muoiono i bambini.
    Io mi chiedo cperchè muoiono i poeti..perchè muoiono così. E non mi dò pace.
    Perchè, Signore, perchè? Perchè, Cristo, perchè?

  18. Perché non può che essere così.
    Per Lorenzo, vivere era strano e difficile, non morire.
    Solo che mi/ci ha lasciati soli, per la sua egoistica eternità, e io/noi ci troviamo a soffrire troppo anche per chi non c’è più e ha smesso volontariamente di parlarci e di ridere.
    Molta, troppa solitudine.
    Abbracci.

  19. tra Nostradamus e Dickinson – serratissimo, perfetto. e non è colpa di Genova, credo: chi ha vita e visibilità – quella lurida e schifosissima, quella delle cene con i Notabili e con il “tale che scrive sul giornale” – ce l’ha per dividerle, per usarle bene – “altrimenti uno parla da solo”, dice l’uomo che cercava una compagna. chi può DEVE PARLARE. per esempio: torno da vienna glaciale e torno da una scuola di bambini – *esaltazione pura* – mia GIOIA – una notte al freddo, nn sapevo dove andare – e trovo il mio nome su “repubblica”. il frate asino e la sua degradazione, assurdo… e a poco a poco, i vivi faranno (ri)vivere i morti e i disperati. ma “i morti uccidono i vivi”, è scritto da uno dei Classici. e qui ci inchiodano: un DARDO CHE FERIRA’

  20. “Sciogli la tua rosa
    in perturbazioni e conflitti
    con altro sapere oltre
    le combinazioni accelerate”.

    Serrato, Massimo, resta Lorenzo. Per toccare l’altro sapere. Per accelerare. Come faceva a non farlo? La malattia lo guidava dentro questa velocità, dove ha bruciato la sua vita salvando le sue parole. Non poteva fare le 2 cose insieme. Si potrebbe?
    Mi resta, nella mente, q

  21. “Sciogli la tua rosa
    in perturbazioni e conflitti
    con altro sapere oltre
    le combinazioni accelerate”.

    Serrato, Massimo, resta Lorenzo. Per toccare l’altro sapere. Per accelerare. Come faceva a non farlo? La malattia lo guidava dentro questa velocità, dove ha bruciato la sua vita salvando le sue parole. Non poteva fare le 2 cose insieme. Si potrebbe?
    Mi resta, nella mente, quel giorno, ero nella casa dei suoi parenti, dopo la sua fine, e loro avevano trovato, in un cassetto, circa 50 – di più? di meno? non ricordo – suoi biglietti d’addio non datati. Sono rimasto impressionato: qual era “quello vero”? Domanda idiota. Erano tutti veri ma tutti insieme, nel tempo lunghissimo del suo addio.
    Marco

  22. preparare la morte è un lavoro lungo e faticoso, una /quasi/ genesi che con Lorenzo Pittaluga non può che non passare attraverso la poesia, la sua parola che dice che perfeziona ogni volta di più il quadro, senza lasciare alla cornice il solo ruolo del contorno, ché ci ‘svela il mistero’. forse è questo che ci lascia così, tra lo stupefatto dei suoi versi e la forza di cambiare, di poter ‘tradire le ore i minuti’.
    un grazie di cuore e di mente a Marco (e Francesco ‘luogo’ di infinita ospitalità).

    un abbraccio

  23. Vero, Alessandro.
    A me è sempre sembrato che la cornice e il quadro, attentamente descritti e visti da Lorenzo, fossero possibili solo nell’atto della scrittura, e non altrove. È alla sua vita che è sfuggito l’uno e l’altro, e non si può scrivere così tanto, e così ininterrottamente, senza poi arrivare davanti al muro di questa assenza insopportabile.

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