Circuito oscillante

Marta Campi
Circuito oscillante

On

Penne a sfera dalle forme bizzarre, gomme da cancellare bicolore, al profumo d’albicocca, vaniglia, al gelato al gusto di puffo, roba da far venire voglia di inciderle coi canini ben affondati nella soffice isobutenica pancia; poi… colla per tutte le fantasie, col pennelletto, roll-on, quelle che se messe sulle dita formano una cuticola, impronta-cimelio, che asciugata si può staccare, e conservare nell’angolo in alto a sinistra del banco. Un vero e proprio paradiso a portata di mano, anzi di astuccio! e Charlie lo sa bene. I suoi occhietti brillano di fronte tutti quegli oggetti dall’anima preziosa, in grado, se solo ottenuti, di farla sprofondare in un tepore intestinale simile a quello di un gatto quando viene riempito di coccole e carezze.

Astuccio come stomaco. Ricolmo di cose: un’estasi mentale tale da far rimanere silenti quelle grida, nel buio puntuale dei suoi incubi.

Il gioco è semplice. A cinque anni il gioco è il sale della vita, soprattutto nell’ora di ricreazione quando sono tutti fuori a divertirsi. Come una cospiratrice, Charlie torna in classe a rimettere ordine in quel circuito di astucci mal distribuiti. Così in solitudine o con la sua complice, cui ha esposto la sua teoria sul diritto di prelazione gastro-esofagea, in un tempo che sembra infinito, sposta, con scelte piuttosto casuali, il tanto bramato contenuto. E nel vedere crescere il sottile contenitore e decrescere quello degli altri, il suo cuore si accorda – e risuona a quel rigonfiamento, e la gioia fiorisce come da prassi.

Questo sì che concede la voglia di vivere.

***

Off

A ricreazione finita, la notizia del temperino e/o della figurina mancante corre di bocca in bocca, e inevitabilmente gli occhi della moltitudine piovono sul carico d’astuccio di Charlie, che viene chiamata a depositare sulla cattedra l’agognata conquista –la merce, profanata.
Fortificandosi nell’auto-determinazione di uno scambio di consegne che alla prima occasione utile avrebbe ripristinato a suo favore, Charlie si sofferma sulla sua stessa essenza poco docile e tanto svilita nel puntare il molliccio e meccanico avambraccio dell’insegnante, fluttuare ostinato per la messa-in-mostra del reperto, esposto ai legittimi e “primari” proprietari.

Con le gambe ben inserite nel rettangolo di legno chiaro, senza il minimo interesse dell’attorno frastuono Charlie ne subisce soltanto le conseguenze interiori. Tutta quell’energia accumulata a poco a poco si disperde. E quella felicità così estrema sembra svanire, o forse non essere mai esistita.

On

La Sete

Una coperta. Messa di traverso. Due piedi sbucano da sotto. Sono sottili, percorsi da vene bluastre, rigidi. Tutto quello che è intorno è un chiostro soffocante, stanza di bambina, dove Z. sprofonda.

Gli occhi, nell’onda nera, si stagliano contro una debole striscia di luce, insinuata fulminea tra i fori slabbrati di tapparella. Due pupille, una diversa dall’altra, avvampano, profondamente scisse. Esteriorità di una distanza che cola a picco fino al cuore. Z. lascia che quel silenzio le piombi addosso, mentre si tocca, come per la prima volta, con la punta delle dita quel viso ossuto, a tratti sconosciuto.

***

Qual è il confine emotivo che dovrebbe avvertire un sopravvissuto? La sua ombra allo specchio sembra suggerirle una rivelazione, simile a una diagnosi: a quale mondo appartieni, mia cara? Sei guasta… guasta…guasta!

C’è qualcosa di insoluto e insano in quella fissità difettosa.

Come una prova.
Come una forma di arresa viziata.

Questo è l’esito del procedere per annullamento, col fine di diventare per chiunque un essere inesistente, pari a un morto. Ma a un cadavere tutti devono in qualche modo rendere conto, per questo Z. preferisce la trasparenza, da cui nessuno di solito è destato.

***

Come la luce inizia ad assottigliarsi, qualcosa si placa nel suo animo, per pochi istanti: un sollievo, una consapevolezza nel riconoscersi laddove non si scorgono i confini. Il crepuscolo crea questa confusione visiva, l’intervallo in cui gli occhi devono riabituarsi al buio è l’apice di una forma di negazione alla vita tanto radicata quanto esercitata. Ogni parte di Z. segue un processo a sé. Arriverà il momento della resa dei conti: a chi renderà questi resti? Nel caso venissero ricomposti quale individuo si costituirebbe? Quale Z. possibile?

La risposta è semplice come l’iniziale del suo nome.

***

Memoria e oblio. Ricordare per annullare. Esistono barlumi di memoria altamente infiammabili come filamenti di tungsteno. Infuocati seminano il delirio, la follia.

Un anno prima, la sua scelta era stata sparata ad alta velocità su una strada di provincia. L’impatto: violento. Z. con gli occhi da gatta persiana sempre spalancati, quasi a non voler perdersi nemmeno un secondo di quell’orrore. Quasi a volerlo conservare con sé all’infinito. Mentre il viso di J. era riverso mollemente sul volante, coperto di sangue. Altro cemento: Altro materiale esplosivo da mandare sottotraccia. Un giorno B-U-M il suo cervello sarebbe esploso, con la stessa semplicità con cui saltano al mattino due fette ben abbrustolite dal tostapane.

***

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18 pensieri riguardo “Circuito oscillante”

  1. …a proposito di bambini, francesco! puntualissima, una staffilata, un’unghiata, questi testi affilatissimi. un esempio di come “morale” e morte possano essere percepite da un fanciullo.

    questa la tengo stretta, come una massima:
    Memoria e oblio. Ricordare per annullare. Esistono barlumi di memoria altamente infiammabili come filamenti di tungsteno. Infuocati seminano il delirio, la follia.

    1. Una scrittura affilatissima, Lucy, perché affilatissimo come una lama è l’occhio che la guida. Se clicchi sul suo nome, accedi ad altri testi che ti confermeranno questa impressione. Scrittura “di qualità” certa.

      fm

    1. :)

      Hai ragione, teq, e come vedi è un “cognome” che teniamo ben d’occhio. Anche perché sono convinto che, a breve, questo “cognome” (sic!) ci presenterà uno spettacolo indimenticabile di fuochi pirotecnici. Scommettiamo?

      fm

  2. @lucypestifera: il mondo interiore di un bambino è una continua rivoluzione, per questo non amo banalizzarlo con rappresentazioni da confetto. un saluto affilatissimo!!!
    @teq: l’omonimia è una coincidenza, il filo che lega il ricordo una dolcissima volontà ;)) un caro saluto anche a Enzo
    @francesco: per le immagini scelte, (nella prima fig. le braccia dispiegate ad ali è un flusso continuo con il testo), per le parole pronunciate con tanta forza… non posso che dedicarti questo Urlo:

    http://www.youtube.com/watch?v=ZAydj4OJnwQ ;))

  3. grazie di usare le immagini che presento,è un piacere che piacciano anche ad altri.Vedo che passate spesso a…fare prelievi.
    ferni

  4. Fernanda, potresti essere più “chiara”? Sarà un mio deficit, sicuramente, ma in questo momento non mi riesce di cogliere il senso dei tuoi commenti. Mi sfugge “qualcosa”?

    fm

  5. Fermo restando che questi commenti potevi postarli anche nella “bacheca”, io continuo a non capire né cosa stai cercando di dire, né cosa vuoi – ammesso che tu non sia un nick della persona che conosco. Credi per caso di essere l’unica a navigare in rete e a conoscere certi artisti? Vuoi il diritto di esclusiva? Non so, Fernanda, davvero questi tuoi interventi mi sono incomprensibili… Stai cercando di dirmi che questi artisti sono presenti anche sul tuo blog? Vuoi che dica che li ho conosciuti lì da te?

    Chiedi, e ti sarà dato.

    fm

  6. Adam Patrzyk non è sconosciuto in Italia,ma sconosciutissimo,per trovarlo ho fatto i giri del globo,rincorrendo un altro artista per giorni.
    Pacheco l’ho conosciuto attraverso la mostra di Sarmede,perché mi occcupo di illustrazioni di libri per ragazzi.Poi vedo le visite e le ricerche sono numerate e mirate,evidenziano il link cercato.
    Ma a me fa piacere che si venga,vuol dire che trovo e offro buone cose.Perché ti scaldi tanto? Vuoi avere l’esclusiva, anche per l’arrabbiattura?

  7. Bastava che scrivessi quello che hai scritto adesso, e ti avrei risposto. I blog servono anche a questo, Fernanda, a far passare conoscenze, buone letture e quant’altro. Se qualcuno visita il tuo blog, come faccio io, è perché ci trova materiali interessanti, dovresti esserne fiera, vuol dire che stai facendo un buon lavoro…

    Pacheco lo conosco da anni, sono da sempre interessato agli artisti di quell’area (e poi ho scoperto, con piacere, che lo conoscevi anche tu); Patrzyk, invece, l’ho conosciuto esattamente sul tuo blog. Avrei dovuto scriverlo in calce al post dove ho messo l’immagine? Dimmi tu…

    Sono l’unico ad avere le immagini dei dipinti di Ferruccio Masini, che mi sono state gentilmente concesse dalle figlie, ma non sono mai andato a chiedere a quelli che le hanno utilizzate da dove le avessero prese: ho solo detto a uno che è molto più corretto mettere i link – esattamente come faccio io (viaggio verso quota quattromila: una somma che non raggiungono nemmeno tutti i grandi litblog messi assieme)…

    Non sono né arrabbiato né “scaldato”, Fernanda. Ammetterai, però, che è ben strano che una persona che conosci, alla quale, comunque, qualcosa hai dato, non fosse altro che il misero spazio del tuo blog, ti si rivolga come a un perfetto estraneo, e ti parli al plurale con un tono tra la commiserazione e la denuncia (“Vedo che passate spesso a…fare prelievi”).

    Io, invece, agisco così: “Francesco, vedo che hai postato delle immagini di Tizio e Caio. Li conoscevi? Sai, sono artisti che metto spesso sul mio blog.”

    “Ho visto, lo visito spesso, e ti ho già detto più volte che mi piace. Tizio lo conoscevo; Caio l’ho scoperto proprio da te.”.

    Non è più semplice, più amicale, più corretto, meno ambiguo?

    E poi, credimi sulla parola, i “prelievi” sono ben altri. Pensa: qualcuno ha saccheggiato i miei inediti e ne ha tratto un libro con cui ha anche vinto un premio (la questione è in mano a chi di dovere, comunque); e qualche altro, con un “prelievo”, mi ha mandato a monte un contratto di edizione… E tu ti “risenti” perché pubblico, mettendo i dovuti link, immagini di autori che conosci e utilizzi anche tu???

    Su con la vita, Fernanda, purtroppo, e lo sai anche tu, sono ben altri i problemi, quelli veri, nei quali ci dibattiamo ogni giorno.

    Cordialità.

    fm

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