Segmenti Due

Antonio Scavone

     Prima o poi le donne sono tutte inaffidabili: vengono meno nelle cuciture, come si dice. Anche gli uomini lasciano il tempo che trovano ma, almeno, almeno quelli come me, non fanno promesse e non creano illusioni. Una scopata è una scopata, che altro? Lo so, sembra la classica tirata, cinica e astiosa, degli uomini senz’anima ma è solo un modo di dire o di pensare: a tutto serve l’anima – ammesso che abbia qualche rilevanza – fuorché al corpo.
     Se mi porto a letto una donna, non è per salvare l’anima – né la sua né la mia – ma semplicemente per passare con lei un’eccitante notte di sesso, sperimentare un altro tipo di femmina, godere in un modo sempre diverso e originale, sempreché le donne trovino in me quello che cercano e di solito, immancabilmente, lo trovano. Continua a leggere Segmenti Due

Tre storie spezzate

Pasquale Vitagliano

Carlo Michelstaedter, Guido Pasolini e Giaime Pintor,
tre storie “spezzate” di un’altra Italia.

In attesa che arrivi un’Italia migliore, l’occasione di vivere in un’altra Italia l’abbiamo avuta. E persa. Nel paese delle due chiese opposte, quella cattolica e quella rossa, non sarebbe stato male offrire un viatico per una terza frontiera, non bigotta, ma neppure dogmatica. La via della libertà, ha scritto Savinio, è quella di offrire sempre tre possibilità. Continua a leggere Tre storie spezzate

Per una resistenza al non luogo (I)

Pier Franco Uliana

Rimappatura mentale del luogo-Cansiglio per una resistenza al non luogo, ovvero considerazione glocale sul bosco.

Non è un caso che la selva oscura sia stata assunta da Dante come allegoria del peccato. Nell’immaginario occidentale, fin dalle origini, il bosco (la hyle-sylva greco-latina) equivale all’indifferenziato, al caos primordiale, all’ambivalenza che fa coincidere i contrari; è la natura stessa che dispiega nella metamorfosi la sua possanza, dove sono assenti la luce del lógos e il rigore morale. Continua a leggere Per una resistenza al non luogo (I)

Take some of my water

Ringrazio di cuore Rosa Pierno e Margherita Ealla che hanno voluto dedicare una nota di lettura a due miei vecchi lavori pubblicati in rete. Le loro parole sono doni tanto inaspettati quanto particolarmente preziosi e graditi.

La recensione di Rosa prende in considerazione Hairesis (qui il testo negli e-book di “Poesia Italiana” di Biagio Cepollaro); quella di Margherita riguarda Il dono di Eraclito (qui il testo nella sezione “Tracce pdf” della Dimora).

Un abbraccio ad entrambe.

Repertorio delle voci (XV)

Manuel Cohen
Giulia Massini

Giulia Massini.
L’inquietante e oscuro posto
che chiamiamo casa.

Dopo il buon libro d’esordio, Le voci sotto (Pendragon, 2004, Premio Frignano Opera Prima 2005), una perlustrazione nella città degli studi della nostra autrice, una Bologna notturna e universitaria dai tratti velleitari e un po’ balordi di una tribù di ‘sprecati’, tardo-adolescenziale, dinoccolata, annoiata, confusamente in cerca di un chiarimento o specificazione di sé, con un linguaggio che mimava l’argot ed il parlato, Giulia Massini, torna ora con un nuovo incisivo, sorprendente, visionario romanzo, ambientato in una irreale, allucinata, lunatica e fantomatica Feriano, in cui il lettore non mancherà di cogliere i molti tratti di allusività e verosimiglianza con la più reale città di Fabriano, in cui l’autrice è nata, e nel cui contesto di civiltà e ordine ha deciso di ambientare una cupa, sordida, violenta vicenda.

Continua a leggere Repertorio delle voci (XV)

Dialogo tra Cézanne, Mondrian e Morandi

Raffaella Terribile

1.

Le nature morte, più di qualsiasi altra opera, rivelano l’evoluzione nella concezione cézanniana dello spazio, la negazione dei valori prospettici tradizionali e l’importanza riconosciuta alla forma geometrica, elementi che saranno alla base della successiva rivoluzione operata dal cubismo con la “quarta dimensione”. L’artista desidera ricreare drasticamente una nuova immagine del mondo. L’equilibrio da lui creato all’interno del quadro scaturisce dall’unione e dal contrasto di linee verticali, orizzontali e oblique, che si intersecano e si spezzano. Continua a leggere Dialogo tra Cézanne, Mondrian e Morandi

La restituzione della realtà

Giuliano Mesa

Nell’opera di Mesa il segno è un metaforico bisturi, strumento di incisione con il quale procedere al sezionamento della “salma” del presente, e, contemporaneamente, una corda vocale, tramite la quale portare a vibrare il lamento luttuoso del proprio tempo. Un movimento a spirale lacera e allaccia, aggancia e smarrisce, all’interno di un ideale nastro di Möbius, il “dopo” che lega ogni parola alla successiva. In Mesa lo spasmo della “creatura”, così come nelle opere di Büchner, Artaud, Vallejo, Beckett e Celan, rappresenta il nucleo di una poetica in cui il movimento della voce del testo e la scrittura dell’umano vengono sviluppati all’interno di stridenti fughe e serie musicali.

Continua a leggere La restituzione della realtà