Sulla via dell’esilio

Federico Zuliani

Tu sai nutrirti infatti
di questo buio che io invece temo
e che s’è annesso, ad uno ad uno,
i miei porti.

 

Due testi da: Quaderno americano (inedito)

 

1.

Tu, che non mi scrivi più,
so però che vivi ancora oltre certe finestre
senza più libri, importanti, senza

permetterti le debolezze che
ti concedevi, soltanto, per farmi sentire
un po’ meno impotente, un po’

meno vinto. Tu sai nutrirti infatti
di questo buio che io invece temo
e che s’è annesso, ad uno ad uno, i miei

porti. La notte, poco s’adatta ai borghesi
– che credono ai giorni fasti, alle luci, alle case
dalle tovaglie stirate, coi monogramma.

Ma tu, che già allora sapevi
di questa era ventura di passaporti
negati, di cavalli di Frisia e di

desiderio d’Armenia, hai preso
per tempo la via dell’esilio
dalla convinzione che saremmo potuti

divenire ciò per cui le madri
c’hanno educato, in quel tempo, ad essere,
nei giorni dei calzini stirati, delle

certezze, repubblicane. Oggi
so che hai preso un posto, anche per me,
tra i tavoli dei reduci, dei colpiti, da proscrizione.

 

***

 

3.

Avrei voluto portarti con me, Ossip Emili’ovic,
ma Marina ha ragione: l’America non si addice
ai tuoi piedi, e so che sei contento di aspettarmi laggiù

assieme a Proserpina, e agli dei della casa
a cui è stato interdetto il passaggio del mare.
Quaggiù, sappi, godo l’estate delle persone non grate

in questo deserto di grattacieli posti a difesa
del nulla che viene, e che vive nei fiumi,
nelle grandi pianure delle metropolitane.

L’Armenia, qui, è tavolini con tovaglie a quadretti
con i bordi macchiati, e non c’è spazio
per le nostre lentezze, per il tuo modo di

aspettare che la notte si alzi, che vengano a dirci
che è ora di andare. L’esilio si sconta nei tabacchi
ignoti, nel sali e scendi per i supermercati.

Mancano, poi, le pattuglie, e per questo
se ne sentono i passi avanzare, tra i tombini
sopra le tombe levigate dei mezzi piani. Il mondo,

oltre il mare, è fatto per chi crede ai profeti,
per i-senza-vergogna nel dire “io”. Mi
manchi. Aspettami, te ne prego. Tornerò

perché il buio di Mosca è diverso, con te
e pure la radio annuncia in un modo diverso
che è meglio dormire con le finestre sprangate.

 

***

Annunci

17 pensieri riguardo “Sulla via dell’esilio”

  1. oltre i testi qui presentati, quelle di Zuliani mi sembrano poesie di notevole valore (il suo primo libro ce lo indica). qui una ulteriore conferma.
    complimenti.

    un abbraccio

  2. Il fascino della lontananza ; delle parole che vanno lontano ; emblema di perdita ma anche di ricchezza laddove il sentimento ne privilegia ogni valore aggiunto , esplicitato ma sommessamente gridato : amplificato / trattenuto da un linguaggio calibratissimo che dribbla felicemente l’elegia e quasi non ha bisogno delle parole che vanno a capo .

  3. Buon giorno a tutti,

    non sono molto uso a intervenire e proverò a essere breve (ma so che la cosa non mi riesce molto, almeno nella prosa) ma ci tenevo proprio a ringraziare sia, di nuovo, Nàtalia e quindi Alessandro, Leopoldo e Agnese per le loro parole e, soprattutto, per avermi letto. Essere letti mi pare infatti, oggi più che mai, davvero un privilegio. Vorrei poi ringraziare, ancora una volta, di tutto cuore, Francesco che mi onora della sua attenzione e a cui sono, e sarò sempre, profondamente riconoscente.

    Federico

  4. Grazie a te, Federico, in attesa del tuo prossimo libro. Poi, magari, un giorno ci sarà una critica “seria” capace di “fare quattro conti”: e si vedrà, allora, quanti sono stati capaci, a vent’anni, di esordire con un libro notevole, bello e compiuto come “Travelling South”. Il tuo valore, intanto, è attestato (anche) dal fatto che nessuno ti abbia inserito in qualche antologia…

    Un caro saluto a te e agli intervenuti.

    fm

  5. l’esilio che porta l’esistenza ad amputarsi e dunque condursi come un arto fantasma, che sobbalza alla pattuglia. che ne presente i passi, anche se la pattuglia manca,
    che vive in sicurezza, sapendo che l’arto tagliato più non infetta, eppure ne intende il male, la nostalgia che lo fa sentire

    quel tu rimasto e che rimane è dunque il proprio essere non vinto, l’amico più intimo (anche come può esserlo Mandel’štam), quello più profondo, all’intenso, capace al raffronto col buio, anche il proprio
    “Tu sai nutrirti infatti
    di questo buio che io invece temo
    e che s’è annesso, ad uno ad uno, i miei

    porti.”

    Bravo Zuliani!

    ciao

  6. Margherita, ti consiglio di leggere “Travelling South”. La prima cosa che ti chiederai è come sia possibile che libri del genere possano passare sotto silenzio…

    fm

  7. Bello che mi hai dato l’indicazione. grazie mille Francesco! ok. seguo i link qui sulla Dimora. cerco del libro e dell’autore.
    ciao!

  8. “Margherita, ti consiglio di leggere “Travelling South”. La prima cosa che ti chiederai è come sia possibile che libri del genere possano passare sotto silenzio…”

    dipende un po’ da come si definisce “silenzio”. già che qualche post qui intorno c’è la Campo, magari la poesia funziona un po’ come Gesù:

    “dove sono due o tre riuniti nel mio Nome in mezzo a loro ci sono io”

    ciao a tutti :)

    lorenzo

  9. Lorenzo, grazie per aver riportato le mie parole, anche se avresti potuto, con un piccolo sforzo, metterle in corsivo: sembra che ultimamente “tiri” di più e faccia più audience…

    Per quanto riguarda il “silenzio”, e i modi di intenderlo (e tu sai benissimo a “cosa” alludevo), credo che quel termine nulla tolga ai tuoi meriti o a quelli del tuo (bel) saggio su Zuliani (del resto presente e richiamato via link anche in questo post: basta cliccare sul nome dell’autore e vi si accede, cosa che hanno già fatto in parecchi).

    Ma tolto il tuo scritto, e una mia (ininfluente) breve nota da un’altra parte della rete, conosci qualcos’altro in materia? Hai visto un minimo di interessamento in giro?

    Un “silenzio meno due” allora? “Meno uno e mezzo”?

    Ciao, Gesù, ti prometto che la prossima volta ti cito :)

    fm

  10. no no francesco!!! cerchiamo di non frainterderci almeno “tra noi” (tra noi due insomma). non sono intervenuto perché tu non hai citato il mio testo su zuliani (lo hai riproposto qui a suo tempo e tra l’altro è incluso nel libro, quindi se consigli il libro che stai giustamente consigliando ai tuoi lettori, quindi…). ho espresso un pensiero che penso davvero, o verso il quale costantemente oscillo. insomma il bene sarà pure comunicativo di sé stesso, e la poesia diretta a quanti più lettori possibile, ma a un certo punto si deve anche dare il giusto peso alla qualità dei diversi “altri” ai quali il bene si vuole comunicare. non farsi prendere troppo dall’acrimonia verso la massa (mediatica) silenziosa, che pure “ci sta tutta” (!!). ma io conosco almeno quattro ottimi poeti che sono stati influenzati, stimolati, vivificati dalla lettura delle poesie di zuliani, e questo “vuol di’ tanto”, come si dice a roma. ricordiamo anche questo.

    lorenzo

  11. Nessun fraintendimento, Lorenzo, non preoccuparti – anche perché, l’intenzione di “citarti la prossima volta” era espressa con una di quelle “faccine” ammiccanti (odiose, tra l’altro) che servono proprio, in mancanza d’altro, ad evidenziare il “registro” della comunicazione.

    Sui “diversi altri” mi trovi d’accordo, un po’ meno sull’acrimonia: prendere atto del raggelato panorama marchettaro che impera in certi ambienti è solo la constatazione di un dato sotto gli occhi di chi vuole (perché ne è ancora capece) coglierlo.

    Felice di sentire, poi, quello che mi dici sull’azione dei versi di Zuliani: quali che siano i “quattro ottimi poeti” di cui parli, sono persone e poeti “veri”: chi ama la poesia, ma davvero, quando si trova davanti a qualcosa di bello, di notevole, gioisce – non la/lo nasconde.

    Ciao, caro.

    fm

  12. dai francesco, era una specie di contravveleno che mi prescrivevo da solo!!! lo sai che anche io dò (ho dato) parecchio di testa contro “il silenzio della critica”. dicevo solo: non lasciamoci rovinare la festa.

    a presto,
    lorenzo

  13. Non mi dilungo sui testi, dei quali ho avuto modo di parlare direttamente con l’autore. Vorrei solo sottolineare come i due aggettivi – ossia i due concetti di dignità e severità – menzionati da Mario Ercolani siano particolarmente appropriati nel definire, per quanto sinteticamente e parzialmente, il lavoro poetico di Federico.
    Raimondo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.