Fra tenebre e lucori

Rosa Pierno

BARTOLOME’ ESTEBAN PEREZ MURILLO
(1618 -1682)

“San Tomàs de Villanueva bambino divide i suoi vestiti fra i bambini poveri”, 1664-1667. Visione mistica e visione terrena non sono discernibili. Bambini poveri e lerci ricevono da bambino benvestito e pettinato giubba e calzoni. Grava sulla scena un oscuro antro, non si distingue se architettura o grotta, il quale altrettanto ambiguamente sfuma al contatto con uno sfavillante e brunito cielo e si rifrange sulla polverosa terra, rendendola più ospitale.

“Il Buon Pastore”, 1655-1660. Protettivo, Gesù Bambino tiene la sua mano sul vello della pecora come per amorevole promessa. Dalla scena emana, grazie ai tenui colori che si stemperano morbidamente dal rosa al verde all’ocra, solo oscurandosi a cagione dell’ombra, una estatica dolcezza, tale da rendere evanescente la visione. Soltanto lo sguardo saldo e consapevole del bambino la rafferma. Volatile e ferrea immagine insieme.

“Bambini che mangiano melone e uva” 1650 circa. E quale possente forza emana dai due bambini sudici, coi vestiti laceri, i quali avidamente mangiano uva e meloni, l’uno mentre assaggia delicatamente, l’altro mentre mastica con voracità. La terra, pur insudiciandogli le piante dei piedi, funge da rasato tappeto raccogliendo le bucce e i raspi e le foglie già secche, intanto che cielo nega loro persino un’oncia di luminosa speranza.

“Invito al gioco dell’anello” 1670 circa. L’invito al gioco pare invito al vizio. Sorride il bambino tentatore, che chino a terra sta giocando, verso il bambino che porta una brocca di olio e ha ancora la bocca piena per un morso dato al pane. E’ circostanza che rende il tempo indecidibile. Alle loro spalle si sta giocando un’altra irrisolvibile partita fra ruderi e nuvole, poiché pare che queste dalle diroccate mura originino, cariche di pulverulenta terra, e inconciliabili siano con cielo, ancora luminoso, d’incombente sera.

“Bambini che giocano ai dadi”, 1670 circa. Bambini discinti, dalle carni floride, giocano a dadi fra rovine in aperta campagna. Uno di essi sta mordendo un pane e cane ne aspetta inutilmente un pezzo. Limoni d’oro sono un sole che rende rilucenti i toni caldi del quadro, mentre un orciuolo, con l’oscuro imbuto della sua imboccatura, martella, i toni scuri.

“Due donne alla finestra” 1655-1660). Dalla cornice di una finestra, che il quadro taglia in alto, due donne si affacciano. Una, la più giovane, guarda verso la strada, e l’altra, ancora immersa nell’oscurità di cui la stanza è preda, inutilmente copre la parte inferiore del proprio viso con lo scialle per nascondere lo scoppio di un sorriso. Più che del giorno, le due figure, paradossalmente, risultano figlie del ghermente buio poiché, persino in piena luce, sono intrise d’ombra e da quella zavorrate.

“Cristo e i paralitici”, 1670. Se Cristo si rivolge al paralitico si ha già la certezza che fra poco il debolissimo uomo si solleverà, pur sopraffatto dall’incredibile paralizzante accadimento. La scena è immersa in una strana ammaliante immobile atmosfera che rinserra la gola e stringe l’esofago come per l’avventarsi di una tempesta che renda l’aria irrespirabile. Non si dà miracolo a cui terra non partecipi.

“La toilette”, 1670. Parrebbe casa di poveracci, così spoglia e solo dotata di pochi mobili e di suppellettili. Quasi un antro, di cui una parete forata è persino sprovvista di infissi. Eppure, il gruppo che la abita, la nonna che spidocchia il bambino che morde una pagnotta mentre un cane lo guarda, infonde una tale allegria nel cuore, riscaldandolo con l’amorevolezza del gesto e dell’attenzione, che difficilmente si potrà immaginare una rappresentazione più efficace dell’umana serenità.

“Vecchia donna derisa da un ragazzo” (1660-1665). E’ intera favola compendiata in un solo gesto: ragazzo che indicando vecchia, la quale nasconde il piatto da cui sta mangiando per non dividere il suo cibo con nessuno, la deride, intanto che irrinunciabile cane guarda il piatto. Che in vecchiaia si possa mancare di generosità non è atto contro natura: cielo così corrusco e arcigno non sarà benevolo né con ragazzo né con vecchia.

(Dall’inedito “Fra tenebre e lucori. La pittura spagnola dal 1500 al 1900”)

***

4 pensieri su “Fra tenebre e lucori”

  1. Manco due giorni or sono ho potuto viaggiare ( secondo la modalità del podcasting) nello stile e nelle scelte artistiche di Lorenzo Lotto, rimanendone estasiata.
    Ripeto qui l’avventura attraverso una epifania affabulante.

  2. Ho imparato il Murrillo nel museo dove lavoravo, con il dipinto “Fuga in Egitto”, dove l’artista dipinge un viso al fanciullo che sa di carne viva da quanto è reale, e la scena tutta con l’asino piegato, zoccoli e strada.
    Qui si cammina davvero nel bello, quadro per quadro, una galleria di perle infilate a parole e colore.

    Grazie,
    Francesca

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