La Musa che resta (II)

Lorenzo Pittaluga

Faccia a faccia sul come
dell’asceta che piglia
la sua ombra e la contrae
ridiventando cenere.

 

Subito in bella
Quartine 1993-1994
(Cura e trascrizione di Marco Ercolani)

A Francesca L.

Neanche sollevando la catena
il mare mi avrà se non sono
vicino alle tue assonanze
col verbo comune e la sua città.

 

*

 

Estasi da rimandare
al mio vagito appena
pronunciato l’eros flebile
l’accordo la misura.

 

*

 

Se sei del mio mulino
accetterai il mio pane
ne gradirai sembiante
e la strana allegria che sorseggi.

 

*

 

Assoluto da riscoprire
nell’ombra delle tue camicie
vittoriose sul detto e il dicibile
di un’occasione intraducibile.

 

*

 

Vieni nella mano imprigiona
lo scaltro silenzio di questo
bar chiuso al favore dei casi
e ricorda la similarità al sogno.

 

*

 

Disturbo la gloria dell’angelo
che turbò l’insondabile
continente delle tue premure
delle tue e mie risalite.

 

*

 

Geometrie da consolidare
nello scheletro di ogni storia
molteplice il giglio sullo sterrato
che sopravvive in bianca statura.

 

*

 

Toccare e riprendere fiato
all’imprevisto di pupille
inconoscibili nel frammento
di vita che plasmo a tuo uso.

 

*

 

Andiamo verso vaticinio
andiamo verso futuro
senza verso o strofa
che sgialli in eterna convalescenza.

 

*

 

Professione uomo mi dissero
sapendo di altre recinzioni
che s’attorcono sul lato debole
del fiore indubitato.

 

*

 

Chiamami nel seguire
ronzante di mosca d’acqua
e la prova esatta a cui ferro
e cuoio, per armatura d’anima.

 

*

 

Muoversi dal luogo per patire
l’assurdo della mano che non tocco
per partecipare al lutto ornato
del corpo sapido di familiarità.

 

*

 

Fermare l’immortalità che mi pencola
addosso e il Cristo monade che mi spaventa
riempie caselle e interstizi che mai mano
unì fra secoli di istante e di polvere.

 

*

 

Tendere le braccia all’assoluto
chiedendogli spiegazioni del dato
e delle figure come componendo
un’aria finita sulla fiammella.

 

*

 

Martirizzare il giorno
con orchestre di bella
presenza come ostia che ripete
i suoi chiodi nel quotidiano.

 

*

 

Mulino che macina gli umori
della stella turchina, che rompe
gli incantesimi della luce
per aprire porte di tenebra sulla lettera prima.

 

*

 

Regina ti anteponi
alle serve attonite
che diedero agli astri
cagione del loro male.

 

*

 

Pietà richiedo al nulla
imploso nel nichilismo
di ieri surrogando fraseggio
verso un caffè bevuto amaro.

 

*

 

Ricerca di crescita
senza spavento: si ricrei
la sfida con la mano
dell’arciere fedele.

 

*

 

Sciogli la tua rosa
in perturbazioni e conflitti
con altro sapere oltre
le combinazioni accelerate.

 

*

 

Ti dono la mia condizione
come placebo per il tuo male
avverso alla follia indistinta
e indimostrabile la voce.

 

______________________________

Sull’opera di Lorenzo Pittaluga vi segnalo questa splendida nota critica di Stefano Guglielmin, un ulteriore contributo (dopo quelli fondamentali di Marco Ercolani e di Elio Grasso) alla definizione e alla comprensione di una poetica ancora in buona parte da esplorare.

______________________________

 

***

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13 pensieri riguardo “La Musa che resta (II)”

  1. sono bellissime.
    mi appunto quel “ridiventando cenere”, con tutte le implicazioni dell’immagine, e il “vagito appena / pronunciato l’eros flebile / l’accordo la misura”, fino all’ “occasione intraducibile” di *sorseggiarne* la verità del “pane”, la “strana alleg(o)ria” del vero.

  2. Domenicale sorpresa, e grande gioia!

    Non dico niente di più, già molto ho detto di Lorenzo, aspetto il quaderno…

    Il mio abbraccio speciale a Francesco

  3. Mi piace questa atmosfera di “attesa” che si crea intorno alla poesia di Lorenzo. Non posso che esserne stimolato. Ho già trascritto diversi altri suoi versi (li trascrivo in Servizio, così l’illusione che lui sia ancora accanto a me è più forte) e poi c’è tutto un periodo – quello del Lorenzo con versi lunghi e spaziati nella pagina, molto arioso – che non ho ancora testimoniato.
    Grazie.

    m

  4. Un poeta che in pochi tratti dipinge quello che deve essere visto ed anche “intuito”, con somma grazia e l’indispensabile immediatezza dellla versificazione “breve”.
    Bravissimo!

    Grazie. Francesca.

  5. Grazie, Francesca, del tuo passaggio, qui e nel quaderno.
    Come dici tu, sono lampi di versiifcazioni brevi, e colpiscono per la loro enigmatica “immediatezza”.
    Sarei lieta di farti conoscere anche ciò che mi resta dell’opera cartacea di Lorenzo.
    Puoi chiedere a Francesco la mia mail e il mio indirizzo per eventuali comunicazioni.
    Ciao, Marco E.

  6. Grazie infinite, Marco!
    E’ Certo che non mancherò di contattare Francesco.
    Il tuo è uno splendido dono, vestito di rime che già di mio avevo deciso di non dimenticare, ma di fare mie in stile ed essenza.
    Ancora Grazie.
    A presto, Francesca

  7. Provvederò quanto prima, Francesca. Intanto, grazie per queste ulteriori attestazioni di stima per un poeta che qui amiamo veramente tutti.

    fm

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