Il gendarme del mondo

Gennaro Carotenuto

Chi avrebbe la legittimità di bombardare Tripoli? Nicolas Sarkozy, che appena poche settimane fa offriva truppe francesi al dittatore tunisino Ben Alì per soffocare (nel sangue) la protesta? Silvio “baciamo le mani” Berlusconi, che fino a ieri proclamava il massacratore di migranti Muammar Gheddafi “campione della libertà”? Non è l’unica domanda da porsi sui fatti libici ma non è una domanda pleonastica. L’Occidente continua ad autolegittimarsi come gendarme del mondo senza averne la dignità, né per il passato né per il presente. Quelle astensioni pesanti, Brasile, India, la stessa Germania, che è di gran lunga il paese occidentale più avanti nel pensare se stesso in un mondo multipolare, oltre a quelle di Cina e Russia, testimoniano il disagio persistente verso paesi che pretendono di essere arbitri in partite dove sono innanzitutto giocatori.

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3 pensieri su “Il gendarme del mondo”

  1. vorrei avere la parola magica intelligente e ingegnosa, non ce l’ho ora. solo tanta pena: due (3, 4, 5…) pesi e due (3, 4, 5…) misure non è un principio giusto nemmeno in un asilo. pena e vergogna.

    capoverso da ricordare a lungo:

    «La disparità del dibattito non priva di senso la domanda: perché sarebbe urgente bombardare oggi mentre 15 giorni fa non lo era? Ma la risposta è: per l’insipienza, l’ignoranza e il razzismo di chi oggi vuol bombardare. Sono gli stessi che fin dall’inizio hanno temuto più le rivolte popolari mediorientali che i regimi che quelle rivolte avevano provocato. Era a loro che stavano bene i Gheddafi, i Mubarak, i Ben Alì e gli altri regimi repressivi nel golfo persico. “Speriamo che Mubarak continui a governare per molti anni ancora con lungimiranza e saggezza come ha sempre fatto” scrisse Franco Frattini sulla sua pagina Facebook, una dichiarazione così inopportuna che avrebbe dovuto decretarne la sua fine politica su due piedi. Intanto Gheddafi nell’ultimo decennio, senza muoversi di un centimetro, era passato dall’essere un terrorista e una canaglia all’essere un “campione della libertà” “da non disturbare” (Silvio dixit) mentre reprimeva duramente quella stessa rivolta che oggi vogliamo salvare».

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