Le cose innegabili / Undeniable things

Nanni Cagnone

Straniero in ogni dove,
se privo di scopo
muovi al modo della brezza
per sfiorare, mio popolo
intangibile piú sparso,
a cui non è dato abitare
tra cose ordinate,
aggiudicate,
che han perduto
il piglio antico dei viventi.

Tua incompresa
vuota avidità,
che all’estremo, al di sotto,
t’innalza.

 

Nanni Cagnone
Le cose innegabili / Undeniable things
Traduzione di Paul Vangelisti
Dipinti di William Anastasi
Modena, Edizioni Galleria Mazzoli, 2010

 

Testi

 

I

Non sarà l’annuvolato cielo,
né il difettoso patto,
a tralasciare uno dei due
su mulattiere d’infanzia—
saremo noi, senza fretta
in un istante, contenti
di assordarci e guarire.

Eravamo pretendenti,
poi spericolate serietà
di cui nessuna
attenta a uno spiraglio,
solo un trasalire di colori
in falso lume.

Noi come siamo ora,
noi che siamo
distanziato sogno.

            I

            It won’t be the cloudy sky,
            nor the faulty accord,
            to neglect one of the two
            on the mule tracks of childhood—
            it will be us, in an unhurried
            moment, delighted
            to be deafened and healing.

            We were pretenders,
            then daring serious-mindedness
            not in the least
            aware of a glimmering,
            only a startling of colors
            in false light.

            We as we are now,
            we who are
            a dream left behind.

 

II

Per esperienza,
confondere brina e rugiada,
sapere in ogni lacrima
una meditativa gioia
e un intrepido qualcosa
nel dubitare del tramonto.

Nondimeno,
attuale senilità di queste foglie,
e un congresso di briciole
dopo la sconfitta del pane.

Inevitabili domande
su nostra abbreviatura.

            II

            From experience,
            confusing frost with dew,
            knowing in each tear
            a musing gladness
            and a fearless something
            in the disbelieving dusk.

            Nonetheless,
            ready senility of these leaves,
            and a congress of crumbs
            after the bread’s defeat.

            Unavoidable questions
            as to our abbreviation.

 

III

Non supplicare,
ché ne l’oscuro si dilatano fossi
di scarse rancide acque, precipitando
verso l’ammutinarsi della pensata luce,
verso il tramonto, prezioso spasimo,
e quel gran ruffiano del crepuscolo,
con i suoi inviti, la sua certezza
che buio l’adeguato sposo.

            III

            Not imploring,
            as ditches of scant rancid waters
            swell in the dimness, rushing
            toward the mutiny of considered light,
            toward sunset, precious pang,
            and that great procurer of twilight,
            with his invitations, his certainty
            that dark the suitable husband.

 

IV

E ora, perché
meravigliare d’altri suoni
il prato notturno? Laggiú
sanno quel che devono,
senz’invidia d’accadere,
laggiú si giace in molte lingue
(nessuna grammatica però,
né scontentezza di legami),
accanto a uno strepito d’acqua
che nei secoli
afferma la floridezza—
lei, l’incompresa.

            IV

            And now, why
            amaze the night meadow
            with other sounds? Down there
            they know what they must,
            without any envy of befalling,
            lying down there in many tongues
            (no sort of grammar however,
            nor discontent over any ties),
            next to a rumbling of water
            that throughout centuries
            affirms the floridness—
            the misunderstood.

 

V

E un giorno
non si resiste piú ai particolari:
l’intonaco ancora screpolato
qui, l’esclamazione
d’un libro accantonato,
quell’insistere d’ombre
verso il buio. E noi,
alberi sfrondati, ignari
dell’abbondanza del disegno
e minuziosamente asserviti.

Anomalíe—tra selci
e amuleti, respinti doni.

            V

            One day
            we can no longer resist the details:
            the plaster still cracked,
            here, the exclamation
            of a book put aside,
            that shadows’ insisting
            toward dark. And we,
            bare trees, unaware
            of the bountifulness of design
            and minutely enthralled.

            Anomalies—between pebbles
            and amulets, rejected gifts.

 

VI

Andando senza moto,
intimamente,
e correndo ai ripari
quando sgualcito il tempo,
facendo nascondiglio
nel condiviso mondo
cosí docile a nostre figure,
che alla burlesca fa ritorno
lungo i sogni. Andando
per impuntarsi di colpo,
impigliarsi, nell’ordito
che non dipende da noi,
nella pretesa saggezza
di nostre disfatte.

            VI

            Going on without moving,
            intimately,
            and taking measures
            when rumpled time
            making a hiding place
            in a shared world
            so pliant to our figures,
            that returns to a burlesque
            along a dream. Going on
            to stop dead at once,
            tangled, in a weft
            not depending on us,
            in the wisdom demanded
            of our defeats.

 

VII

Solo a un adolescente
son necessari i poeti,
cari autori di vertigini.
Nella penombra che piú tardi,
se ne conosce l’inconsistenza,
quel geloso balbettío
forse involontario,
esasperato lamento
o fieramente grido—
avida povertà delle parole.

Io | era | naufragio.

            VII

            Only to an adolescent
            are poets necessary,
            dear authors of dizziness.
            In the shadows much later,
            one knows their inconsistency,
            that jealous perhaps
            unintentional babbling,
            exasperated plaint
            or fiercely crying—
            eager poverty of words.

            I | was | shipwreck.

 

VIII

Non so dov’è Vestfossen,
e questo vale per il nome d’ogni colore
quando in stoffa nuvola o pigmento
avviene d’ombra in ombra un colore.

Poi smarrito dal ritorno, indietreggiato.
Rumoroso ormai quel che saprei,
e s’impiglia nei minuti.
Qui, nel lento dominio della creta,
una distinta luce, taciturno sciame.
Il dialettale qui della stagione.

            VIII

            I don’t know where Vestfossen is,
            and this goes for the name of every color
            as in cloth cloud or pigment
            from shadow in shadow a color happens.

            Then by returning lost, retreated.
            Noisy by now what I might know,
            and entangled in the minutes.
            Here in the slow clay’s dominion,
            a distinct light, quiet swarm.
            The season’s dialectal here.

 

IX

Mattino,
che giunge senza scorta
tranne le sue abitudini,
fanciullo assorto già invaghito
di un’ansia pomeridiana,
e affanno di passi
nei molti recinti, scrutando
le sconfinate pretese d’erba—
alta-sfinita erba di novembre,
le sue speranze
non sono che le nostre.

Uomo scolaro d’ombra,
abbassa le tue palpebre.

            IX

            Early morning,
            that arrives without escort
            but for his habits,
            dreamy lad already charmed
            by an afternoon’s uneasiness,
            and panting of steps
            within many fences, searching
            the boundless claims of grass—
            tall-worn-out November grass,
            its hopes are
            nothing but ours.

            Man, disciple of shadow,
            lower your eyelids.

 

X

Addietro, ove per tempo
l’antagonista delle lontananze
addomesticò il vuoto,
quante cose custodite
che non sono, esuli in serre
che non han stagione.

Quel che germoglia qui,
non mai disfatto—
per indolenza di fioritura.

            X

            Before, where in time
            the antagonist of distances
            tamed the void,
            how many things cared for
            that are not, exiled to hothouses
            having no season.

            That which sprouts here,
            never undone—
            by the indolence of flowering.

 

***

5 pensieri su “Le cose innegabili / Undeniable things”

  1. Il poeta che scriveva: “So che non potrò mai una sola voce”, opera con questo libro il “miracolo” di ricondurre a unità gli infiniti echi di un solo ininterrotto canto: con la stessa inimitabile “Andatura”, con lo stesso sguardo fraterno del “Popolo delle cose”, con lo stesso gesto di gratitudine e offerta del “Book of giving back”.

    Un maestro – ai suoi livelli più alti.

    fm

  2. “Solo a un adolescente / son necessari i poeti, / cari autori di vertigini”. E io allora mi ritengo adoelscente, se la poesia di Nanni sa, ogni volta, stupirmi, con nuove virate, nuove mosse del cavallo, ma fedele a una costanza assoluta.
    Un abbraccio, sempre, a lui e Francesco.

    m

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