Hic et nunc

Stefania Roncari

Nel corpo a deriva permutazioni,
partizioni dell’istante nelle parole,
nella voce impronunciabile.

HIC ET NUNC

Qui e ora, questo istante, l’adesso, difficile afferrarlo, dirlo, appena detto rinvia subito a altro.
Si trasforma, si ribalta inattaccabile fondo d’abisso, vertice, lama, vacu-um, vasto vuoto nell’ordine dell’impensato.
Qui e ora dice tutto il presente universale, uni-versus, raccolto nell’unità tutto intero.
Nell’immediato pulsare delle cose, invisibile fondo emerge indisturbato, ineffabile.
La lingua non può colmare lo scarto tra il silenzio e la parola. Eppure siamo fatti di vuoto, di silenzio, di smarrimento.
L’unico è impronunciabile, solo la lingua poetica può avvicinarsi all’oltre, alla vertigine dello sconosciuto.
Senza paura, senza scopo, dire l’impensato nell’immediato.
Non esistono cose inintelligibili, ma solo cose attualmente incomprensibili.
La forma è l’apparenza del limite. E’ forma mentre si forma, nasce nell’istante, si trasfigura, ritorna al vuoto della pienezza.
Tra Dio e il poeta c’è il vuoto, vacu-um universalis.
Da qui la necessità di creare e dare ordine al caos in-formale.
Resta incompiuta la parola che non accoglie il silenzio.
Hic et nunc sfugge alla lingua imbrigliata nella sintassi, nel logos raziocinante.
Ciò che è incomprensibile è filosoficamente necessario.
Spinge la mente a farsi ‘intelletto’, capacità di raccogliere le sollecitazioni dello spirito.
Intelletto d’amore diceva Dante. Intesa profonda tra la terra e il cielo.

§

Generazioni, distruzioni, trasformazioni nel ciclo illusorio del presente.
Ogni nascita è l’inizio del morire. Ogni morte l’inizio del vivere.

§

Excessus-mentis nell’opera indecifrabile di physis.
L’arte è opera alchemica tra l’io e il mondo.
Siamo il mistero stesso, il vacuo in ogni cosa.
Il tempo non esiste. Spazio-tempo nell’iperspazio quantico.

§

Ex-cessus e superamento di tutte le metafisiche e assiomi esistenti.
Non c’è soggetto né predicato. Impredicabile senza oggetto.
Resta la direzione-verbo nella sua neutralità.

§

Diventare l’ossimoro del vivente.

§

Questo-quello, sempre lo stesso, si reifica si riassorbe nell’indifferenziato.

§

Nel corpo a deriva permutazioni, partizioni dell’istante nelle parole, nella voce impronunciabile.

§

In principio sorgenti, intrecci di mondi frattali.
Espansioni curve, emanazioni, punti armonici solari, circonferenze duali.

§

Lembi di terra, sorgenti inabissate fendono la presenza sottile dell’ombra.

§

In principio nude parole insensate, muti attimi indistinti.
La materia riforma torrenti di memoria, il pensiero stringe vastità inarticolate.
Spalancata l’anima sospesa al nulla. Non conosce nascita, non muore smisurato fuoco scaturisce senza scopo.

§

Vortice flatus fluxus estatico, nel tempo srotola parole, ritmi, presenze.
Centro movimento, senza peso, scava tutto il senso, qui e ora.

§

Direzioni ascensioni, lembi di silenzio, passaggi nel vuoto.
Fuochi vertici flussi, vortici a spirale, nell’unità di sempre.

§

L’uno nel presente converte la direzione abituale, dimentica il soggetto, si perde nell’oggetto.

§

Qui o ora dimora il tempo, nell’intervallo tra tutte le pause si scioglie il tempo, da lontano si avvicina nel flusso di densità sempre più chiaro, precipita in presenza, permane l’assenza, si allarga si restringe, sparisce qui e ora.

§

La lingua poetica schiude il presente all’immediato, purifica il senso liberandolo da ogni contaminazione e stratificazione.
Essere ‘in accordo’ significa dire l’adesso, il qui.
Si compie l’incompiuto, senza definire nulla.
Le cose sono appena sfiorate dalle parole, mai prese e determinate.
Le parole ordinarie non ‘dicono’ la libertà del qui e ora.
La lingua poetica segue spontaneamente la nascita delle cose nel mondo.
Nella tensione(ex-tensio)dinamica della frase.
Accogliere ‘qui e ora’ nel suo slancio vitale.
Liberare la parola, la frase da ogni metafisica idealizzante, da strutture verticali di senso.
‘Qui e ora’ è il destino della lingua liberata.
La parola poetica non si lascia ‘prendere’ nell’infinita rete di mediazione del logos.
Da secoli la parola è imbrigliata nel discorso che divide e analizza o nella dimensione spirituale.
E’ tempo che i poeti si mettano in cammino verso la pienezza(plénitude) della lingua.
Rimbaud ci ha indicato la via o una delle possibili vie.
Nessun predicato, soggetto, oggetto nell’opera finale.
La scrittura è la ‘via’ (la voie) per giungere all’indeterminato oscuro.
Sfuggire al so-ggetto è impresa tra le più ardue.
All’inizio l’uomo l’ha creato, per non sprofondare nel baratro del vuoto.
In questo modo si è salvato dall’orrore del vacuo(horror vacui), ma ha perso la ricchezza dell’indeterminato indiviso.
So-ggetto significa sottoposto, dipendente, sotto-messo.
Eliminato, la frase è libera da qualsiasi assoggettamento.

§

L’essere nasce dall’indeterminazione e ‘indica’ la totalità dell’essere.
Nell’autenticità ogni trasformazione diviene possibile.

§

Il reale non è, solo attimi indistinti.

§

Nell’uni-cuum la realtà accade, sfugge allo stesso tempo.

§

La parola incerta è compiuta. Non ha bisogno di nulla.
L’azione è sospesa nelle infinite varianti.
La parola poetica non verte più su un soggetto, non cerca l’oggetto, non dice, indica soltanto.
Aspira al non-pensato.

***

22 pensieri su “Hic et nunc”

  1. leggo: “Nell’uni-cuum la realtà accade, sfugge allo stesso tempo.”, lavoro, almeno in parte, sul rendere i testi in biblioteca , sorta di “UNICUM” mediante i miei ex libris in stesura unica, accade anche per il mio pormi ciò che la S. Roncari pone? sarei curioso di sapere cosa ne pensa..

  2. Sarà ma invece io invece ci vedo una manata di intendimenti volti alla conoscenza di soggetti fantasia arruse edegenerate di finocchi sucamininchia del cazzo che travisano buoni intendimenti come spesso succede per poesie postate e scritte da chi invece essendo tutt’altro (poichè ,soggetto attivo dell’azione ma con una donna-quindi appartenente a un’altra parrocchia quella della gnoccha-e antipodo dei significati descritti) e parla di tutt’altro e non di certo di un contemporaneo presente ma di un vecchio,
    Fatto di nulla e immondizie come descritto nel post prima .Personalmente appartenendo ai parentesati(e solo nelle mie di parentesi ,vere quanto le labbra di una donna quando raccoglie tutta la mia luce il mio amore)la poesia che descrivo, e tutt’altro e nelle mie camminate e non di certo cumminate nel web e – figuriamoci-nessuna di quelle immondizie raccolte da spazzini -descriventi e fautori degli antecedenti post ma al massimo ,
    mi dolgo ma anche soddisfo a vedere divertito,una realtà di schifo profetizzata tempi or sono. Saluti

  3. Bellavia, lascio il tuo commento unicamente per dirti una cosa: se vuoi intervenire e criticare, anche duramente, i testi che si propongono, sei il benvenuto; se, invece, un post, quale che sia, deve essere l’occasione per sfogarti di qualcosa o contro qualcuno, sei capitato nel posto sbagliato e, quindi, puoi anche andartene in pace da qualche altra parte.

    Saluti.

    fm

  4. io non ho nessun bisogno di sfogare nulla e mi auguro che ciò che dici sia la realtà .E non in quest’ultima -quella virutuale- fatta di ciò che ho detto ,ma in quella reale me ne vado ,dove da sempre sto in pace.

    saluti

  5. lascia molto perplessi questo post nella Dimora. Il tono è persuasivo e, a tratti, offensivo nei confronti di modeste conoscenze. E’ un testo pieno di riferimenti, citazioni pie/agate di ben altro spessore, giochetti di parole che voerrebbe dire tutto e il contrario di tutto. Se tra Dio e il poeta c’è il vuoto, che dire dei riti, del sacro? La parola merita ben altro che non un invito a partecipare al banchetto del nulla, del dire a tutti i costi quello che un singolo pensa per emergere. Le allusioni filosofiche sono immotivate e tendenziose. Se già i “versi” non convincevano (ma non tutto ri-suona) qui c’è una totale assenza di pensiero, di lavoro, di autenticità se non come punto di arrivo che lasciamo pure all’autrice.
    francesca

  6. Francesca, non voglio sostituirmi all’autrice, che replicherà quando avrà modo di collegarsi. Se lo vorrà. Quello che mi preme capire, invece, è perché il testo dovrebbe essere offensivo di modeste conoscenze: in che senso? E quel per emergere: come? da dove? E poi, in che cosa consisterebbe la autenticità (di un verso, di un testo)?

    Così, tanto per capire di cosa stiamo parlando.

    Grazie per l’intervento.

    fm

  7. Caro Francesco, mi fa sorridere il fatto di essere proprio hic et nunc impegnata a studiare Pirandello con mio nipote, (sono infatti venuta nella dimora per stampare il post della Golish con le poesie del nostro da far leggere a Valerio, in special modo il sonetto “A un olivo”) … dirai “che cosa c’entra tutto questo?” eppure grottescamente c’entra, dacché leggendo i commenti a questo post che muovono accuse verso un pensiero -espresso anche molto bene- senza pretesa di alcuna oggettività assoluta, non posso che pensare “così e (se vi pare)”, “uno, nessuno, centomila”… e ogni titolo avrebbe in sè già mille impossibili risposte.
    io comunque stasera ritorno a leggermi la Roncari (che non conoscevo). un abbraccio.

  8. Natàlia, proprio stamattina mi è arrivato un fàil contenente in esclusiva il primo capitolo: “La poesia e lo sspirito ssanto”. In allegato: a) le “istruzioni” su come mettersi in contatto direttamente con “lui” prima di scrivere; b) i titoli del secondo e del terzo capitolo (ambedue accompagnati da ampi stralci e con l’indicazione di lìncs notevoli): “La poesia e il rreale” e “La poesia e la ggente”.

    Appena avrò ricevuto il resto e completato il trittico, pubblico tutto in e-bùc…

    Ciao, un abbraccio.

    fm

  9. ritengo la mia conoscenza modeste eppure non trovo nè cibo nè acqua in questo scritto, a differenza di quanto solitamente trovo in questo sito. cosa è questo testo? un testo di poetica? in questo senso non sento autenticità per le citazioni o ripetizioni continue, o di frasi che si negano dopo due passi sperando che tutto sia possibile o comprensibile o riconducibile a un unicum supremo. è libero pensiero? allora tutto è davvero possibile. insomma, mi scuso, ma, senza cattiveria, non ci trovo proprio niente, nè letteratura, nè senso e per questo ho pensato ad uno scopo diverso: stupire? affermarsi? aggregarsi ai bravi poeti che qui trovo? torno anch’io comunque alle mie cose normali,buon lavoro a tutti.
    francesca

  10. Sono di diverso avviso, Francesca, e per una serie di motivi che, esposti, avrebbero tutta l’aria di una difesa d’ufficio di un testo – una prosa poetica che cerca di dare forma scritta alle “peregrinazioni” del pensiero, a fronte dei suoi limiti, davanti all’oggetto poetico nella sua inesprimibile “datità” – che, a mio parere, si difende benissimo da solo.

    Ma ti ringrazio davvero di cuore per i tuoi interventi e spero tu non voglia far mancare la tua presenza “in commento” ogni volta che hai qualcosa da esprimere e da condividere qui. Sarai sempre la benvenuta: dubbi e critiche compresi.

    fm

  11. Ringrazio tutti per gli apprezzamenti e le critiche ricevute.
    Roberto : non conosco il tuo progetto ex-libris per poter approfondire il tema, ma se vuoi possiamo parlarne.
    Grazie Natàlia per la tua lettura sensibile al testo.
    Grazie a Francesco per l’ospitalità.
    SR

  12. Credo che i pensieri-lampo che Stefania ci invita a leggere possano essere letti come movimento interiore da cui nasce (o può nascere)
    una sostanza poetica che, nella forma concreta, si libera dalla vulcanica moltitudine da cui nasce. Ma il magma da cui nascono i versi (almeno per Stefania, credo) non può essere che così: un flusso significante che ribolle e procede tra asperità e pensosità, dentro luce e oscurità per tentare (e può riuscirci o no) ti tagliare il velo che annebbia l’autenticità delle trasformazioni che si rendono possibili nella scrittura poetica.
    E anche la “non-pacatezza” che si manifesta apertamente è un valore, interno alla frammentarietà che distingue questo scrivere da altri.
    Per me, dunque, una bella lettura.

    Un saluto a Stefania, a Francesco e a tutti.
    Giorgio Bonacini

  13. Grazie Giorgio per l’intensa e appassionante lettura che hai fatto al testo, non solo sei arrivato al ‘punctum’ centrale, ma sei riuscito a penetrare nel pensiero-flusso significante che ha fatto scaturire il testo.
    Saluti a tutti
    SR

  14. Ciao Stefania.
    Una cosa ti dico.
    ‘Non ti curar di loro ma guarda e passa’.
    Le persone che sanno di cosa parli, comprendono e apprezzano il tuo scritto.
    Io sono una di quelle. E ho intuito ogni singolo messaggio che volevi passare, di ogni verso.
    E’ difficile cogliere una poesia del genere per associazione di pensieri. Solo una mente vuota, libera, nel qui e ora, può farlo.
    Ayesha

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