La lira creativa radioattiva

Lorenzo Pittaluga

Lascio.
Lascio a te la lira
creativa
radioattiva
quel che mi rimane.
Risieda
tra le tue membra
fresche.
Perdona il fardello di un presunto
perdente e d’un certo e sicuro
perduto.
Fuggo da un mondo distante
dal pubblico pagante,
dal mio corpo volante.
Fiaccola nella tenebra
celebra l’inchiostro.

 

Lorenzo Pittaluga
La lira creativa radioattiva
(poesie 1994-1995)
A cura di Marco Ercolani

 

Poesie del primo giorno

 

Ti perdi

Ti perdi in distanze
                         Consapevoli
Di essere raggiungibili.

Connetti misure imprecise
Fra desiderio e soluzione.

                          Stai fra te
Decidendo la tua sorte:

imprevista verrà a modo,
fortuito inganno
                          della rosa che medica.
Ordito a lato della sfera
Lo chiami impossibile –

Verrà e terrà un corpo
                          Un’anima.

Sospesa sul tuo capitolo
Sfiorerai la sua nuca –
                          L’abbraccio sarà tangibile.

Scenderà dalla parola:
e più vera della pagina che cancelli.

 

Sarà

Ti incupisci di vedere
la foglia – senza amore –

accartocciarsi.

Così è il tuo cuore
senza soffio.

Ma nutrirà il tuo cielo
in rapsodie lente,

accanto a te l’occasione:
il fresco alito dei frassini
                               lei ti porterà.

Dentro te – tribale –
danza la tua danza,
soccorrendoti.

Aspettala a lato dei rivi:

sarà acqua che ricrea
gorgoglio che si fa fonte.

Porterà la mano ai capelli
e ti sussurrerà docili parole.

Presta orecchio al suo passo:
diverrà pietra sale monade – fiera

mansueta della foresta – presto
l’addomesticherai al tuo dolce giogo.

 

Ti cerca

Te ne andrai verso
il confronto tangibile

della mano rilasciata
di lei che non travisò scommesse –
in te troverà
                                         bianca unghia,
considerevole alla pietà:

ti cerca.

Offriti al suo convito
portandole dolci mosti.
                                    Riderà della bella mano
che le porgerà – gravide – le forme:

la tua mano.

Con vigore di polpastrelli
accenderai il suo seno

Aprirai sentieri – schiuderai
parole in un mentre senza
                                    termine.

Testimone di te stesso
le verrai vicino
                                    l’ombra del gelso
dirà di voi,
senza interferire.

 

Cresci

Cresci.

Il tuo capitolo è appena
una pronuncia in espansione:
                                 è approssimato
                                 venire verso.
Manca l’aria –
ti strugge una sottrazione
                                 di debito alla
vita – affràncati dal verso
capovolto che non lenisce

Vieni fuori –
usa il remo: che ben
                                 ti porti in adeguato
mare di assonanze.

Marca con l’indice
                            il tuo orizzonte:
la vedrai – nuda – recarti,
pari al rito –
                            l’estro che medica.
La tua voce vibrante
si negherà, poi – manifesta –
chiederà a lei di scendere
dalle sue colline imbiancate.

 

Vivere

Implora il tuo angelo
senza supponenza –

che cagioni – nel tuo sogno
inamovibile nel desiderio –
il perdurare,
                           non ambiguo –
del segno che calmo reinventi.

Parli di lei secondo il libro
                           mai aperto all’intento.

Starà – la bella dama
                           che non conosci e pure
ti sorveglia vicino – nel vigore
del giorno epifanico.

Tu dai ragione alle lettere
                           più brevi
quelle mai spedite
quelle mai sopite
                           nel contributo di mente
e cuore.

Insegna, insegnale la pietà
                           dei vivi –

Rénditi tangibile –
recale la tua cura sulla pagina
                            da dimenticare – da vivere.

 

***

16 pensieri riguardo “La lira creativa radioattiva”

  1. Ringrazio Lorenzo Pittaluga per i suoi testi, che trascrivo e continuo a trascrivere.
    Ringrazio Francesco, per l’accoglienza nella Dimora e lo splendido, raro Bacon di copertina.
    Ringrazio Stefano Marchica perché mi ha fatto conoscere un prezioso inedito di Lorenzo.
    Un abbraccio collettivo.
    Marco

  2. Avevo già apprezzato moltissimo Pittaluga nella sua versificazione breve, nei suoi lampi letterari qui in precedenza proposti.
    Non posso che rinnovare il mio gradimento per questo lavoro di cura dell’espressione dal percoso più lungo e complesso che rivela capacità di grande suggestione in un linguaggio consapevole della propria essenza.

    Grazie!

  3. … capacità di grande suggestione in un linguaggio consapevole della propria essenza, dice Francesca. E infatti, gli inediti continuano a rivelare, e a confermare, un autore di grande maturità stilistica, supportato da una non comune – nel senso della padronanza e della chiarezza – coscienza della direzione da imprimere alla sua scrittura: un plurimorfismo strutturale di chiara matrice “sperimentale”, nell’accezione dantesca del termine.

    fm

  4. “Plurimorfismo strutturale nell’accezione dantesca del termine”. Non posso che confermare le parole di Francesco. Stupirmi che un ragazzo di nemmeno trent’anni, afflitto da gravi disturbi psichici, possa nella scrittura esercitare quella padronanza e quella chiarezza che nella vita gli erano così difficili, è un sentimento ormai assente. Ognuno, è la mia convinzione, vive dove può vivere, nella fessura che gli viene concessa. Lorenzo ha avuto l’occasione di essere vivo e forte proprio nella poesia. E i segni restano. Sono qui. Grazie alla Dimora, non resteranno sepolti nella soffitta di una casa ma vivi nello sguardo curioso dei suoi lettori.

    m

  5. La cosa più strabiliante, secondo me, è che non potresti mai immaginare una forma “diversa” da quella che la materia del suo canto di volta in volta gli “suggerisce”, o forse gli “detta”, gli “impone”.

    fm

  6. Credo che scrivesse sotto dettatura. Le fasi diverse della sua scrittura sono però molto precise e scandite temporalmente, influenzate dall’umore. Come un artista visivo che vive ora la geometria, ora il colore, della sua ispirazione. Certo che, a distanza di anni, è sempre meno evidente, nella sua poesia, la confusione della follia, ed emerge il rigore anche se inconsapevole della composizione. Come se, quando ti visita, la poesia dettasse le sue leggi. Punto e basta.

    m

  7. Sarebbe bello avere un volume che raccolga tutta quanta la sua produzione e partire da lì per una ricognizione critica che – è da scommetterci – riserverebbe non poche sorprese: anche in fatto di intuizioni e anticipazioni.

    Ciao, buona notte.

    fm

  8. Mi stupisco ogni volta che lo leggo.Ho conosciuto la sua poesia grazie a voi. “Grazie Francesco, grazie Marco”.
    Un caro saluto
    Vincenzo

  9. A quel libro, Francesco, a un’antologia molto ampia dei suoi testi migliori, io penso da parecchio, e chissà che, volendo una cosa, alla fine non la si ottenga.
    Grazie a tutti i lettori che commentano questo post.

    m

  10. Ringrazio Marco Ercolani per la dedizione con cui continua a celebrare l’inchiostro di Lorenzo, la cui lira radioattiva, ma di sicuro creativa, continua a suonare per tutti noi.
    Ringrazio chi, come Marco, apprezza, riflette e reca la propria cura sulle pagine da vivere.

    Stefano Marchica

  11. Grazie a Stefano per essere intervenuto.
    Riflettevo, in questi giorni, all’etimologia della parola “cura”. Deriva da “kharis”, cioè da “grazia”. Ecco, la grazia che ho ricevuto da Lorenzo sono i suoi scritti, che oggi “curo” come in anni lontani ho curato lui persona viva. C’è, in tutto questo, un interesse profondo e completamente “disinteressato”.

    m

  12. La “lira creativa” “radioattiva” in quanto tocca, fa vibrare tutta la membrana cellulare dell’essere, anche senza darlo a vedere, e induce mutazione,
    oltre che la tentazione di una “Belle Dame sans Merci”
    (“Starà – la bella dama /         che non conosci e pure / ti sorveglia vicino – nel vigore /del giorno epifanico.”)
    alla quale insegnare “la pietà / dei vivi”:
    “Insegna, insegnale la pietà /            dei vivi –

    una lei nell’ora e qui di ogni nome (: Poesia/ Vita/ Morte, …), alla quale rivolgersi già nel futuro ,
    in questo senso, di ogni nome, già muto-mutante, radioattivo.

    Grazie Marco e Francesco.

    un caro saluto a tutti.

  13. La “lira creativa radioattiva” è una metafora molto bella. Spesso si pensa, e anche giustamente, che il “folle” sia chiuso nel suo mondo, asserragliato nei suoi fantasmi, non troppo capace di “donare”. Questa poesia dimostra il contrario: per Lorenzo “la lira creativa radioattiva” è un dono che genera energie rivolte al futuro, mutazioni appunto.

    Grazie a Margherita del fosforescente passaggio.

    m

  14. Qui siamo tra “il pudore e l’effondersi” come direbbe la Bettarini , in quella zona dell’espressione affatto reticente e nello stesso tempo pausata da una sordina umbratile , discreta . Non un solfeggio , ma l’appassionata persuasione di un linguaggio avvolgente e non invasivo , a cui non si può negare ( credo ) originalità e riconoscibilità .

    – Francesco , come al solito , ci azzecca sempre

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