Vulnus

Rosa Pierno

si perde in sabbiose minuzie
in un vociare stento di clausura
che non basta la vita a definirne
il senso la grammatica visibile
dell’esistente eppure quanta anagrafica
purezza cova l’imperfezione
che rileggi materna lo sghembo
tenace ornamento che ricopre
a malapena la lesione del ventre
la cicatrice sepolta nel bianco
del foglio lo smorire dell’orma
l’inganno senza memoria della riva

“Scavare nella scrittura non può che restituirne i segni più superficiali. Non esiste un fondo della scrittura come pure della necessità di scrivere. Tutti i segni sono gettati sulla tavola, li si può scompigliare e con essi ricostruire un’altra conformazione…”

(Continua a leggere qui)

16 pensieri riguardo “Vulnus”

  1. Te li farò avere via mail, Natàlia. E’ un paio d’anni che non pubblico quasi più niente di mio qui, da quando mi sono accorto che i miei testi sono irrimediabilmente “scaduti” (a volte ancor prima di essere scritti) – un po’ come lo yogurt. E sai bene che oggi vanno di moda prodotti aggiornati, trendy, freschi di mungitura. E di stalla.

    fm

  2. Pingback: Vulnus
  3. mi dispiace contraddirti, ma i tuoi prodotti semmai hanno un difetto, quello di una confezionatura ante-tempo, quello che voglio dire è che siamo (mi ci metto dentro, sempre mettersi dentro con umiltà) così “compresi et compenetrati” – in doppiosenso – in questo sciorinare pulp (così uso un termine trendy anche io, altrimenti poi mi cambiano la scadenza sull’etichetta, sai com’è) che leggere qualcosa su cui sforzare il cervelleto è diventata pratica ostica quanto difficile. Ma una cosa so, i nostri sciorinamenti pulp non lasceranno che una scia di bava, i tuoi testi rimarranno tali.
    ciao, aspetto la mail.

  4. Intervengo, dato il tuo invito passato-francesco- a porre il punto che chiude e spiega (magari non come io ho fatto pesantemente e con aggettivazioni di riferimento a tutto e quanto leggo)ma di certo chiarisce le scadenze i pallori e le densità inesistenti (e anche lo schifo ,ripeto) ,insomma:i colori ,di quali gesti senza gesta di quali mani di portantini e netturbini, tengono le cornici e i manufatti :di uno specchio fatto di nient’altro che di nulla e basta.Ecco perchè giorni fa dicevo,che alludo nei mei scritti sempre e comunque (e dovendolo a volte anche spiegarlo,quando non c’è motivo:giocoforza di chiarori impuri o-scur-ità ,senza scure che taglino di luce le siepi per intavedere le notti stellate)
    ad una realtà presente e senza trasparenze che ingannino il vuoto,l’aria da respirare che appartiene a me,solo a me che la descrivo e alla donna che amo di cui intendo scrivere o sopratutto che intendevo ricordare. questo per l’esempio di quel caso:nel resto la natura si trasmette ma sopratutto ,ci trasmette così tanto-essendo perfetta:madre e figlia e donna da sposare- che è inutile travestirla da specchi e manti diamantini e adamantini nel colore perchè sembri altro dal vero;”dal sè” che è già insito in essa e quindi al massimo da descrivere o amare; ergo:
    inutile cambiare il desiderio o la volontà che appare già pura e trasparente -più di uno specchio- in natura ,perchè non sarà altro che ignominia ,ladroneria e sopratutto grave contraffazione del vero del dato reale e quindi anche:SCIENTIFICO;in taluni casi è perseguibile anche dalla legge ,anzi forse è già in oggetto dato che interpellata ad incipit ad origine ,del reale presente.

    rinnovo i saluti

    Marcello

  5. Non volendo ripararmi dalle “fiamme irreparabili” della tua poesia, Francesco, aspetto anch’io di leggere in toto i tuoi inediti Vulnera (anche se leggerti “in toto” è una bella pretesa metodologica).

    Molto brava Rosa Pierno.

    m

  6. anch’io ti riprendo, carissimo Francesco, mostrandoti la tua contraddizione quando accenni a….” yogurth scaduti”. Al dubbio che mi era venuto presentando le mie vecchie poesie di “Punto di fuga”(da te qui postate di recente) hai risposto con affettuosa perentorità che la vera poesia non scade mai. E allora ? Questa affermazione è valida solo per me o anche- e a maggior ragione-anche per te?
    un abbraccio e moltissimi complimenti!!!
    lucetta

  7. Ho letto questi testi con vivo interesse e sono d’accordo con quanto ti dicono gli amici qui presenti . Grazie anche a Rosa Pierno, a te Francesco un saluto caro.

  8. Rinnovo nel filtrato commento di mezzo che avevo scritto: una “manata di finocchi (o forse solo uno o due )e tirapompini dei miei coglioni.basta e BASTA con sta farsa che ti crei nick “da femmine” per spalmarti lo schifo che rappresentate(tu ,gli altri e i vari nicks).La poesia non è malattia di essere nullus e anche vulnus dato e sempre il teatrino da baraccone,ahimè ,che qui è/e altrove (e per altrove intendo :il regno di altrove quello scaturito da gente come Carroll-e sai bene quanti others- once upon a time e che ancora riesce in gente come te che spaccia la menzogna per scienza e viceversa). spero ci siamo capiti e se così non fosse ,intendo:spero di essere stato abbastanza offensivo e vaffanculo.

    Marcello Bellavia

  9. Complimenti Francesco!
    leggerti è formativo per me che sono alle prime armi.
    La scrittura in “miracolosi risvegli”, come “ultima possibile nascita” è ciò che rende il poeta una creatura in eterna gestazione, di bellezza.
    Brava la Pierno.
    Spero che tu decida di concederti più spesso ;)
    Un saluto.

  10. tre incanti di un’ altra opera in fieri che lascerà tracce indelebili
    stupore per 14 e 16
    e il 17 (poetry in time)
    un caro saluto

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