La passeggiata improvvisa

Lisa Sammarco

La passeggiata improvvisa

È questo aprile
“il più crudele dei mesi”
e me ne sto barricata in casa, gli altri
se ne stanno oppressi
e barricati fuori    sembriamo tutti
liberi di andare           giri di parole – forse siamo smarriti
                              e forse siamo stanchi-
ma nessuno parla
nessuno chiama, oggi neanche mia madre
io voglio dire proprio smarriti e stanchi
tutto è come sempre
le beghe dei governi a grandi titoli sui rotocalchi
e a marcire le nostre menti
da qualche parte c’è sempre un sindaco incapace
il napoli in testa
c’è “ho la spesa ancora da fare”
una telefonata morditempo    nonsense
                                 “mordi il tempo”
la televisione
c’è una regina che muore e poi non muore
e questa pioggia e questo sole che poi non commuove
c’è cosa devo cucinare a pranzo e
c’è “mai fatta la fila alla Western Union”
                            [ci hai mai pensato?]
la parola “occidentale”
il ristorante alla buona
c’è ho la casa i figli a cui pensare
c’è   “life is short”   e non è dire
la morte è per sempre
ogni concetto ha la sua deriva e un relitto a cui s’aggrappa
tutto fila come sempre vita e morte
primi e ultimi in un girotondo
tutto in fila come sempre
la vita la morte l’oggi il domani
macinati come grano
                           [cibo per l’ingranaggio]
pane parole pensiero e quotidiano la bandiera
su qualche balcone
senza un lutto senza una memoria
colori voglio dire salvalacoscienza come “tana”
sta arrivando la stagione bella
oltre il muro dei suoni
ogni concetto ha la sua deriva e un relitto a cui s’aggrappa
tutto è come sempre
è guerra ovunque dentro l’essere
disumano
il lupo l’agnello
è il male, male e guerra dentro me e dentro te
che costruiamo parole ai suoni addomesticate
come monumenti di noi stessi
e con impressa la data di scadenza quando conviene
è male ovunque senza parti
e anche il male
in questa smania è diventato un bene personale
                        [di questo parliamo?]
scrivo leggo diligentemente e pago il pegno
alla mia borghese esistenza e qualcuno discute sulle lingue
s’arrampica sulle differenze             sul tempo
qualcuno, lo so, ha già pronta una poesia bella
un libro disperato una storia nuova
rimugina gli inganni e progetta il pensiero nuovo
di una rivoluzione
la rivoluzione di un pensiero il lascito di un dubbio
la condizione di un amore
                                              [c’è un senso?]
con coraggio sogno speranza nelle vene
si scrive ancora
                     “e se ne scrivono ancora…”
oggi vorrei immaginare fermi tutti ferme le penne fermi i tasti
ferme le macchine le bocche le campane
fermo il sesso il cinema
e le comode serate “quattro chiacchiere e una birra”
un’immobilità
senza trucchi  e  parole facili da smarrire
e dietro ogni mattone dietro ogni muro
una realtà reale dell’essere soli      voglio dire
oltre la paura
questa solitudine di piombo immaginarla  vera
e insostenibile e senza neanche l’appiglio del silenzio
dell’egoismo
immaginare “silenzio”
un peso indicibile   un buio insopportabile
senza soffice bambagia di  confini    di pensieri
di torti ricevuti a fare da rifugio
e allora immaginare di avere all’improvviso voglia  di uscire
soltanto per  piantare gerani per toccare la bellezza persa o
mai abbastanza desiderata
                       [ci hai mai pensato?]
urlare –stai con me- che sia a nessuno o al mondo
-stai con me- acqua e terra
e sentire nel silenzio un brivido passare
come di pagina bianca, tutto il vero che si può dire

 

***

22 pensieri riguardo “La passeggiata improvvisa”

  1. Si direbbe “il respiro lungo del poeta” in un serrato monitoraggio a tutto campo . Nel linguaggio c’è l’urgenza e la necessità dell’esternazione e della riflessione ; e della “critica”, costitutiva di una poesia quando ha veramente qualcosa da dire” ( Octavio Paz ) .

    grazie
    L.

  2. Concordo con Madpack sull’immagine scelta, bellissima.
    Ho un rapporto pessimo con ciò che scrivo che mi brontola sempre dietro. fra noi due si aprono conflitti e battibecchi come fra due bisbetici irrimediabilmente indomabili, ringrazio dunque francesco che ancora una volta mi spalanca letteralmente la sua fiducia e tutti voi per la vostra attenzione.
    grazie
    lisa

  3. Lisa, ti passo un intervento di Stefano Guglielmin, in attesa di risolvere il problema che gli impedisce di entrare nei commenti. Una cosa ben strana, tra l’altro, visto che non c’è nessun filtro di nessun genere e l’unico “inconveniente” è la messa (automatica) in moderazione quando uno posta per la prima volta.

    Ecco il testo:

    “volevo dire a Lisa Sammarco che ho letto il testamento d’arrivederci nel suo blog e che l’ho trovato davvero intenso. anche questa poesia “mi piace” e “mi aiuta a pensare” e “dimostra che sai scrivere” e che sai “dialogare con te stessa”. Il fatto poi che Francesco ti abbia ospitata più volte dovrebbe significare molto sulla tua bravura. Forse dovrei ospitarti anch’io, che ne dici?

    gugl

    ***

    In attesa che Stefano possa intervenire direttamente, saluto e ringrazio tutti per gli interventi.
    Un grazie particolare a Lucy, che ha rilanciato il post.

    fm

  4. molto interessante e convincente questa poesia che mi ricorda molto da vicino l’andamento narrativo e svagato della lirica inglese moderna.
    Molti complimenti a Lisa e un saluto speciale a Francesco
    lucetta

  5. Eccomi con un po’ più di calma. Innanzi tutto ringrazio anch’io lucya, unisco così l’attenta commentatrice che ho più volte letto e la poetessa di cui proprio qui poco tempo fa ho conosciuto per la prima volta i versi, una lingua poetica la tua lucia che sento affine. Riconoscersi è una cosa bella. E anche conoscersi per la prima volta come succede fra me e roberto o fra me e leopoldo che coglie l’affanno di questo mio testo. E anche ritrovarsi è bello come succede con coloro che leggo da tempo.
    Rispondo anche a Stefano e lo ringrazio dell’invito che accetto con particolare orgoglio. Vedi Stefano, interrogarmi sulla mia scrittura, o sullo scrivere in generale, credo sia un elemento proprio del mio scrivere, questo non significa che io non abbia una percezione della sua bontà, laddove c’è o delle sue mancanze che rileggendo spesso riscontro, ma credo nella corrispondenza e dove non è possibile averla la creo… Al blog che porto avanti sono ovviamente legata, è il mio libro infinito, ma come scrivevo nel testo a cui tu accenni, spesso comporta delle regole che a volte non è facile accettare, almeno per me. Ma diciamo che è un discorso molto lungo che tocca non solo le dinamiche di rete.
    La mia presenza di alcune delle mie cose qui nella Dimora non solo mi crea quella sorta di benessere rigenerante di cui credo chiunque scriva di tanto in tanto abbia bisogno, ma è di più, perché le considero pubblicate a tutti gli effetti e Francesco il mio editore, le sento pubblicate e al sicuro ma conservando lo spirito con cui vorrei che tutto quanto di buono ho scritto( se c’è) fosse letto: liberamente ma con rispetto.
    Ringrazio tutti, natàlia di cui ammiro sempre la determinazione, carmine che mi sostiene, francesco, cristina e lucetta a cui dico che l’influenza anglosassone ha di sicuro e inevitabilmente un certo peso nelle mie scelte.
    Grazie davvero a tutti

    lisa

  6. Un fiume in piena, questa poesia, che nasconde l’emotiva e profonda partecipazione alla vita (con tutti i suoi sbagli) dietro il velo della lucida critica sociale; la poetessa vorrebbe il silenzio, la giustezza del non-detto, eppure usa con generosità le parole, e con questo delicatamente si sconfessa, come è bello che sia per un poeta, amante-artigiano della comunicazione, delle emozioni. Mi piace molto questo parlare in chiaro, senza fingimenti e/o metafore di occasione.

    Complimenti, e grazie a La dimora per aver pubblicato e condiviso.

  7. I miei complimenti a Lisa, per questa acqua che rotola fino a noi, senza ostacoli e senza argini, con in testa solo il conoscersi nell’incontro.
    Per me, che scrivo stretto ed aguzzo, leggere cose come questa,
    è davvero un piacere.

    vincenzo

  8. Vorrei tanto essere una di quelle persone che sanno scrivere recensioni e commenti stupendi per poter scriver qui quanto e come sento queste parole.
    Ma non so farlo e allora mi metto qui, nudo e indosso una ad una parole e frasi e quando arrivo a “e se ne scrivono ancora” mi spoglio per ritrovarmi nudo come prima ma come se indossassi il vestito più bello.
    Complimenti tanti.
    Fausto Marchetti

  9. Eh fausto…sono io ad essere senza parole di fronte alla cura che tutti voi avete avuto nel leggermi, l’unica cosa che posso dire è un grazie di cuore, lo dico a fiorella, vincenzo, fausto e clelia con cui mi scuso e ovviamente a francesco.
    lisa

  10. Arrivo sulla scia tracciata da Lucy (Lucia?) e trovo un’intensità di sguardo e una conquistata semplicità nell’ordito delle parole che mi affascina.

  11. Molto bella questa copiosa poesia, che pare continuamente scartare scartandosi, e invece perpetuamente infila l’ago della propria parola nella sua cruna,

    pungendosi.

    Brava. Tanti complimenti ancora

    Gabriele Gabbia

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