Entrata nel nero

Ranieri Teti

È un libro che trasuda buio quello di Ranieri Teti, spuria essenza di notte che condensa per consentire alla luce di piovere più autentica e forte, più feroce e ardente. Per poi concentrarsi e premere contro le pareti dure della parola scabra e spogliata fino a creparle, sgretolarle, defluendo infine in un dire poetico che di fatto rifugge l’oscurità più densa, in una intermittenza tra istanti di accecante chiarezza e repentini silenzi, ammuttolimenti e mutamenti, minuscole eclissi di spazi bianchi che preludono all’alba di un nuovo verso, o crepuscolari non detti che si chiudono nel punto esatto in cui si spalanca la sorgente del silenzio, per scagliare le parole oltre la diga della ragione. Entrare nel nero significa ritornarsi, discendersi dentro e spaccarsi per stillare sul limite del solco, coincidervi al confine con l’attorno, nel passaggio angusto tra il buio che si è stati e lo sbocco che si è, costretti o forse avvolti nell’alone di luce incerta di un futuro a stento figurato, nell’opaco che ci separa dalla superficie, “in questa brevità sospesa // tra non ricordare non dimenticare”. Continua a leggere Entrata nel nero

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La verità del negativo

Gianluca D’Andrea
Gabriel Del Sarto

La verità del negativo.
Sul vuoto” di Gabriel Del Sarto

La presa sul reale parte da una riflessione sul “niente”. Nell’epoca del nichilismo raggiunto e del disorientamento etico la poesia tenta una reazione spostando il proprio linguaggio allo stadio minimo della descrizione di esperienze che si accendono in un’atmosfera di raccoglimento, nei piccoli gesti quotidiani, nel comune formicolio delle esistenze e delle relazioni tra le stesse.

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Un guanto

Aleš Šteger

Aleš Šteger è tra gli autori delle nuove generazioni forse il nome più conosciuto, nel mondo letterario, al di fuori della Slovenia. In Germania, in particolare, anche se la sua raccolta di saggi ‘Berlino’, edita da Zandonai, ha permesso di farlo conoscere anche al pubblico italiano.
Šteger è essenzialmente un poeta. Ed un viaggiatore. In un suo libro antecedente ‘Berlino’ aveva raccontato un suo viaggio in Perù, nella sua penultima fatica letteraria ha invece scritto di altri luoghi, non necessariamente fisici. Il libro si intitola ‘S prsti in peto – O prostorih’ (Con le dita ed il tallone – Sui luoghi). Sono undici riflessioni sui movimenti nel fiume carsico della durata, sulla variegata multiformità dei mondi incontrati. In ognuno dei luoghi, siano città lontane che la soglia di casa, Šteger respira con gli occhi, ascolta con le piante dei piedi, e con il suo inconfondibile accento racconta le stazioni del suo errare.

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Il racconto delle pianure

Cristina Annino
Nadia Agustoni

Il racconto delle pianure
Intervento sul libro di
Nadia Agustoni.

“L’affinità profonda e singolare tra poesia e morte – da Dante a Pavese – ritorna paradossalmente viva nell’ultimo libro di Nadia Agustoni, “Il peso di pianura”, riprendendo fili sospesi e fluttuanti di una delle sue prime opere, “Grammatica Tempo” del 1994. Ma nel frattempo qualcosa è cambiato nella poetica dell’autrice e questa sua nuova creazione appare letteralmente sconcertante rispetto alle precedenti pubblicazioni […] “ [Qui]

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Via Stradella. Sera estiva.

David Ramanzini

“Un tempo i lettori si contentarono d’una lettura non cattiva, poi volsero eccellenza, appresso desiderarono maraviglie, ed oggi cercano stupori; ma, dopo avergli trovati, gli hanno anco in fastidio, ed aspirano a trasecolamenti ed a strabiliazioni. Che dobbiamo noi fare in così schivo tempo ed in così delicata età e bizarra, il cui gusto si è tanto incallito e tanto ottuso che oramai non sente più nulla?”

[T. Stigliani, 4 marzo 1636]

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Enzo Paci: nel segno di Rilke

Andrea Cirolla

“La parola non deve essere la parola che impongo ma la parola che nasce dalle situazioni che in essa si aprono, maturano, emergono verso nuove possibilità. Le torri che si innalzano pure verso l’azzurro paziente del cielo sembrano in attesa, cariche di passato, dei secoli che verranno. Sentire il loro senso, la loro storia nel mondo nel quale hanno vissuto e vivono, nelle relazioni che le costituiscono e che mi costituiscono, è lasciare che parlino; è lasciare che il loro silenzio maturi in un nome, o in un discorso che non sia predisposto; è lasciare che la parola nasca, come nasce in silenzio, e matura, il frutto nel tempo.”

(Enzo Paci, Dall’esistenzialismo al relazionismo, 1957)

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Aforistica/mente

Fabrizio Caramagna

“Gli aforismi di Marco Ercolani hanno sempre una vibrazione luminosa e imprevedibile, talora anche visionaria e oracolare. Sono frecce vibranti in cerca di un bersaglio perduto, trivelle che esplorano le tenebre del mondo. L’aforisma di Ercolani rischiara per un attimo il centro buio della verità, l’oscurità contraddittoria della realtà e della scrittura, per poi rinchiudersi su se stesso.”

Ho riportato un passo del saggio che Fabrizio Caramagna, gestore di Aforistica/mente (un blog molto bello e originale, unico nel suo genere nel panorama nostrano dei siti letterari), ha dedicato alla scrittura aforistica di Marco Ercolani e al suo “Nottario“. Ringrazio Fabrizio per l’attenzione e la stima (ricambiate) verso la “Dimora” e vi invito a leggere l’articolo integralmente qui.

[Cliccando sull’immagine in alto a sinistra, si accede direttamente all’e-book che contiene la prima parte dell’opera.]

Dei malnati fiori

Enzo Campi

I malnati fiori elogiano il terzo, il testimone che non tace più e accede alla coscienza del molteplice. Un terzo che tuttavia è capo, a-capo del verso: l’interlocutore principale e insieme il detentore della parola. Cosa succede in quella cruna è svelato e ri-velato nella scrittura di Campi che, con magistrale capacità endoscopica, dipana tutti i fili, uno ad uno – quelli difficili da dividere e quelli che sono sull’orlo di spezzarsi, quelli mischiati alla tattilità del corpo e quelli legati agli indugi dell’Altro. Una parola che scheggia il guscio dell’ordito e ne fa intravedere il senso che poggia sulla polvere, l’intenzione. Non c’è linearità ma esattezza circolare del procedere per domande e definizioni. Continua a leggere Dei malnati fiori

Omaggio ad Angelo Ferrante (I)

Angelo Ferrante

Tra qualche giorno cadrà il primo anniversario della scomparsa di Angelo Ferrante. Ho pensato di onorare la memoria del poeta e dell’amico pubblicando una prima selezione di testi tratti dalle sue opere, quasi tutte difficilmente reperibili: più nello specifico, da quei libri ormai fuori catalogo che hanno avuto una distribuzione e una circolazione limitate, a fronte di una proposta poetica di grande valore che andrebbe oggi ampiamente indagata e divulgata. E infatti, chi ama la poesia, chi è ancora capace di distinguerla dal ciarpame in versi, più o meno criticamente griffato e celebrato da sodali e da cricche compiacenti, in rete e fuori, avrà modo di rendersi conto, seguendo le linee di sviluppo di un itineraio di ricerca unico per coerenza e dedizione, del perché quest’opera non può non appartenergli per sempre, pienamente, in tutta la sua complessità e la sua bellezza. (fm)

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Controfigure 3 / L’erede

Antonio Scavone

     Dovrei amarla questa casa, o amarla di più, ora che ho acquisito il diritto di spartirne il destino insieme con gli altri eredi ma non provo alcun sentimento né di tenerezza né di compiacimento. Semmai, nutrivo avversione dieci anni fa, quando zia Elena proibiva a tutti, ma a me principalmente, di venire a farle visita, forse per punire le velleità e i fallimenti che andavo accumulando in quegli anni, ma ora… Ora sono diventato come gli altri nipoti, tutti più grandi di me e già benestanti: come Giacomo, affermato professore all’Orientale, o Luisa, arredatrice in via Calabritto, o Roberto, procuratore d’affari della specie pù chiacchierata. Probabilmente sono rimasto il ragazzo che s’incantava ad osservarla da lontano, questa casa, dal mare per esempio, quando il rosso pompeiano della facciata si stagliava splendido nella cornice delle bouganville, tra Marechiaro e Posillipo. Continua a leggere Controfigure 3 / L’erede

René Char, lettore di Arthur Rimbaud

Adriano Marchetti

Des différents écrits que René Char a consacrés à Rimbaud, nous avons retenu le texte connu sous le titre de Réponses interrogatives à une question de Martin Heidegger. Il est probable que l’attention et l’intérêt manifestés par Heidegger pour Rimbaud ont été suscités par la correspondance et les conversations entretenues avec René Char, qu’il avait rencontré pour la première fois à Paris, chez Jean Beaufret, durant l’été 1955. Cette rencontre fut le début d’une longue amitié, d’un dialogue profond entre un poète et un penseur. Il est certain que le philosophe allemand connaissait très bien l’introduction à Rimbaud écrite par Char en 1956, comme le montre un de ses textes, très bref mais très dense, datant de 1972 et intitulé Rimbaud vivant. […] Continua a leggere René Char, lettore di Arthur Rimbaud

Pret’ ianch’ (Pietre bianche)

Salvatore Pagliuca

Un diario di guerra del padre ritrovato – dopo molti anni – dal figlio Nicola. Pagine che descrivono la cattura in Grecia dei soldati italiani dopo l’armistizio dell’8 settembre da parte dell’esercito tedesco, il viaggio di deportazione nel lager polacco di Auschwitz e l’esperienza di un contadino meridionale nel luogo del dolore assoluto. Dialogando con suo padre da un’enorme distanza temporale, Nicola ripercorre la storia del dopoguerra e di un rapporto padre-figlio che è lo specchio di un’Italia normale, fatta di sacrifici e di speranze, di gioie e dolori, di morte e vita e di quello che sta in mezzo.

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Fontana Parađiśe

Pier Franco Uliana

“A volte la voce viene da chissà quale corpo arboreo, o anche da fontane di stillicidio celate dal sottobosco, per tentare un qualche colloquio che non sia solo chiasso d’ombra. È voce di selva che per sentieri impervi, i sentieri percorsi e perduti dal linguaggio errante, si fa canto d’uccelli in volo, di quelli che sbandano alla radura del foglio, sospinti dal facile vento del fiato. La occupano per cantare la vita sotto forma di comèđia, una finzione di senso, tra lo specchio del cielo e il roccolo di foglie in attesa, che significa tanto la rete delle cose quanto l’anello del tempo, senza clamore alcuno. Di là del margine non c’è nient’altro, se non quello che si vede: il bosco che recita in silenzio il ciclo delle stagioni. Ed è il loro un verso vernacolo, almeno fino a quando il muschio di un’altra lingua non abiterà la bocca per rinnovare i nomi e ricoprire definitivamente i vecchi.”

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Essere e abitare

Tiziano Salari

Tiziano Salari descrive un percorso che non indica un andare oltre, più lontano, né un tornare indietro sui propri passi.
Denuncia uno smarrimento.
Ciò che in Essere e abitare Salari indica è ciò che si sottrae.
Indica l’Holzweg, il sentiero che si smarrisce nel bosco.
Il cacciatore delle idee, osserva Giordano Bruno, deve perdersi nella selva. E lì additarla, mostrarla come un segno che nulla indica.

Nel tentare una nuova e inesplorata teoria della conoscenza, Salari si espone al rischio totale del fuori. Nell’accogliere nuove forme di pensiero mostra che l’idea di fondamento è tramontata. Continua a leggere Essere e abitare

I cipressi di Van Gogh

Liliana Zinetti

     Se devo parlare da critico professionale, affermo subito che I cipressi di Van Gogh di Liliana Zinetti è l’apice di un lungo e fecondo processo di apprendistato, che porta qui l’autrice a una sintesi compiuta di varietà linguistica, competente memoria storica, efficacia figurale, riuscito equilibrio ritmico-prosodico. Tale sintesi produce un libro da collocare con piena sicurezza entro il quadro qualitativamente più alto dell’attuale produzione poetica italiana, in questo problematico scorcio inaugurale di secolo/millennio.
     I pronomi personali – per esempio – vi rimandano a statuti dubbi di identità; i paesaggi riuniscono efficacemente i mondi dell’esperienza reale e i soprassalti di un’interiorità accesa, coinvolta, ansiosa, non di rado spinta fino ai labirinti del sogno e dell’incubo; le elencazioni sovrappongono eventi, gesti, oggetti di provenienza e di matrice diverse, non di rado eterogenee; la cognizione metalinguistica della parola pensata, pronunciata, soffiata, sussurrata si salda con grande proprietà compositiva al sentimento del tempo e delle persone, tra alternanza del giorno e della notte, idioletti bambini, mondi animali e costanti meteorologiche della neve, della pioggia, del vento. Continua a leggere I cipressi di Van Gogh