Il racconto delle pianure

Cristina Annino
Nadia Agustoni

Il racconto delle pianure
Intervento sul libro di
Nadia Agustoni.

“L’affinità profonda e singolare tra poesia e morte – da Dante a Pavese – ritorna paradossalmente viva nell’ultimo libro di Nadia Agustoni, “Il peso di pianura”, riprendendo fili sospesi e fluttuanti di una delle sue prime opere, “Grammatica Tempo” del 1994. Ma nel frattempo qualcosa è cambiato nella poetica dell’autrice e questa sua nuova creazione appare letteralmente sconcertante rispetto alle precedenti pubblicazioni […] “ [Qui]

Così parla in una nota all’ultimo libro di Agustoni, Rosanna Fiocchetto accennando a un cambiamento di poetica dell’Autrice; ciò trova maggior chiarezza se confrontiamo due libri, il precedente “Taccuino nero” e l’ultimo, “Il peso di pianura”. Salta agli occhi che il secondo contiene una poesia Oggi è ogni giorno (pag. 28-29) – componimento per me in assoluto più bello di tutta la produzione di Nadia Agustoni – che meglio si sarebbe inserito nel primo volume. Comprende infatti la sua sofferenza dovuta all’obbligo quasi del destino a farle subire una certa condizione e la sua rivolta, il suo forte concetto di fede indignato – da e dentro – un più forte senso civico morale. Possiamo allora considerarlo un testo pettine oppure un’ultima impennata del peso di quella pianura; fatto sta che divide le due sponde della sua anima, alle quali fa riferimento Fiocchetto. Nella circolarità dell’ultimo libro si arriva infatti alla sospensione di una sofferenza che pur continuando, viene vissuta in modo decisamente filosofico-simbolico, infatti Agustoni (ecco il salto) non slegherà più se stessa da un immaginario “lavoro sulla cenere”.

Le due poesie in apertura, cosa vuoi che dica la polvere e non avremo più niente [pag. 9 – 10], traghettano il lettore da un esterno: storia come testimonianza, a una esigenza quasi solo individuale; quindi la sua intensità emotiva si fa interiore e lirica (pag 51). Affinché la Storia stessa vada avanti e paradossalmente anche la vicenda di un solo libro, bisogna, prima, aver capito e denunciato (vedi la necessità sostanziale e stilistica di “Taccuino nero”) per riuscire poi ad evolvere qualsiasi stato umano nella prospettiva del cambiamento. Ogni speranza è tale se incorpora definitivamente in qualche parte di sé il segno del passato, giacché quest’ultimo costituisce il suo piede nella corsa. Voglio dire: nelle pagine di “Il peso di pianura”, si scivola o si sale su un gradino che poi rappresenta una delle novità del libro. Sono i morti che agiscono sui vivi. Rendere vivi anche i morti (pag. 51 i vivi / non ritornano non cercano più / hanno chiavi a ogni porta) sovverte il contratto della vita e dell’annullamento, in modo che entrambe le presenze abbiano la stessa energia determinante. In effetti, in questo libro controllato ma fremente, saranno proprio gli scomparsi a sobbarcarsi il peso storico liberando e concedendo all’autrice una visione più dinamica, ampia, di ciò che tocca o vede, casa, alberi (“ditemi dove sta il mondo”, pag.61 ed altre).

Io interpreto “Il peso di pianura” all’interno della produzione poetica di Nadia Agustoni, come una crescita, una liberazione dove la rivolta ferma diciamo, del libro precedente, vola nella lucida sveltezza di certi tagli che rasentano gli haiku, (pag. 58 ed altre) e l’occhio fugge con il pensiero, il pensiero diventa finalmente speranza. Tutto in un movimento elicoidale che concede freschezza verticale alle pagine, e un’aria stilistica necessariamente nuova.

 

Nadia Agustoni, Il peso di pianura
Faloppio (CO), LietoColle, 2011

 

Testi

 

Dalla sezione “Cosa vuoi che dica la polvere

 

non avremo più niente

i bambini di terezin nel silenzio maiuscolo
di nuvole immobili, dove è già accaduto
e accade per sempre mentre guardi, il giorno
vicino alla luce.

con nomi magri e tempo limpido di prati crescono:
“è stato ancora nascere
vedere in fila treni binari
l’heimat è un’aquila bionda e la pura lingua tedesca”.

l’appello è interminabile, sbatte
sul rovescio di finestre, nel ritorno del vento
e i cani corrono contro qualcosa
case e terra senza rumore.

laggiù i vivi hanno spighe, cercano nei volti
qualcuno amato e la pioggia ripete
il fiato si sgola: “non avremo più niente”,
dal mondo trapassano pietre, le mani

sono corteccia, nomi di betulle il bene:
una volta le parole erano la giubba dei re
ognuno viveva per vivere ognuno
chiedeva perdono molte volte.

 

dev’essere la vita

dev’essere la vita
o un giugno di roghi per sterrati
cagne orfane di corse e tralicci
bambini di pane.

dev’essere nei piedi radice
anche a non saperlo
e raccolto di voci
più chiaro di luce.

dev’essere pronuncia
quel che io non pronuncio
e un bene senza speranza
l’unica preghiera.

 

in cima ai rovi

c’è l’odore dei muri vecchi ammuffiti
e una croce storta lasciata lì a futuro monito
di chi camminando inciampi e trovi il suo golgota
in questa semicampagna dove la città finisce un po’
ma vedi i fumi delle fabbriche venirti dietro
e non hai che stracci di pensieri, la voglia sghemba
d’una rosa che spunti in cima ai rovi
e non si ripeta con altre rose, una e basta.

 

Dalla sezione “Il peso di pianura

 

in terra propizia

le parole del bene
grandissima colpa
sbordano volti e muschio:
in terra propizia
ciliegio t’entra nel petto
fiorisce casa.

 

varco

mai entrare al varco dove altri non entrano
sapere senza domande che si è soglia
e domanda porre per ultima cosa di giustizia,
ma non sulla morte, sulla polvere che resta
e chiede ai vivi risposta.

 

***

33 pensieri su “Il racconto delle pianure”

  1. Davvero un buon libro, soprattutto molto coeso, a tratti con una monodia biblica declinata laicamente. Sotto un profilo formale, la prima sezione è quella più “potente”; nella seconda si configura più compiutamente il cambio stilistico rilevato da Cristina, molto classico e lirico con una
    versificazione asciutta, icastica, che tende al lampo figurativo.

  2. L’affinità tra poesia e morte, come sottolinea Cristina Annino, è forte nella poesia di Nadia Augustoni e rende la speranza un concetto “pesante”, un impegno e non un sogno. E’ come se le radici del bene e della vita fossero nelle vitttime della storia, nei solchi della semicampagna un pò abbandonati a se stessi: siamo debitori ai morti di una risposta propizia sulla vita, di un cilegio che potrà ancora fiorire.

    Ottima lettura critica; bellissime poesie!

    Rosaria Di Donato

  3. ecco, meraviglia, come dice Natàlia. Nadia sa quanto apprezzi la sua scrittura, ma giova ripetere, poiché leggo qui poesie intense che incantano.Anche certe chiuse perentorie, come ” non si ripeta con altre rose, una e basta.” sono una particolarità di questa poeta che affascina.
    Ciao!
    liliana

  4. Poesie forti, con una fermezza icastica che coinvolge.
    Un abbraccio a Nadia (vorrei leggere il libro nella sua interezza!) e a Cristina, per le sue parole dense e precise.

    m

  5. E’ un pò che non ero ospite de La dimora e come sempre Francesco Marotta pubblica in maniera splendida intervento e testi, con una cura che merita un grazie grande.

    Grazie a Cristina Annino di questa intensa lettura; mette in rilievo alcune cose ( a cui non pensavo) leggendo Il peso di pianura e insieme ritrovando le tracce di Taccuino nero. Cristina ha già uno speciale grazie nel libro che qui ribadisco.

    E grazie

    @ Viola

    Che legge e coglie molto e mette in rilievo del libro “tratti con una monodia biblica declinata laicamente.”

    @ Rosaria

    La prima parte dell’intervento è di Rosanna Fiocchetto, nota intera nel link. Grazie di quanto mi dici.

    @ Natalia

    Natalia sei brevissima, a te un abbraccio.

    @ Marco

    Un abbraccio, ti scriverò in privato.

    1. URGENTE

      Gent.ma Nadia Agustoni,

      ho organizzato una serata poetico-musicale (per il prossimo Ottobre) e vorrei far recitare una Sua poesia che ho trovato in Internet. Può comunicarmi un Suo recapito in modo da poterLe dettagliare il programma della serata in questione e chiederLe autorizzazione alla proposta poetica? RingraziandoLa fin d’ora Le porgo i migliori saluti.
      Renato Toffoli

  6. è vero, Nadia, sono stata brevissima, era un’espressione per manifestare a prima lettura il senso della bellezza quando colpisce nel segno. Spero che tu abbia percepito questo, perché è l’unico senso per la mia brevità. Come ho scritto recentemente per la non-recensione di un lbro a me caro (alcune cose di Carmine Vitale), da un po’ di tempo le discussioni intorno alla poesia mi hanno stancata; a volte credo bisognerebbe più ascoltare per il piacere di leggere, ed è quello che mi è successo incontrando questi testi e la bella lettura dell’Annino cui non saprei aggiungere una virgola.
    ti abbraccio anche io, sinceramente.

  7. Ne “Il peso di pianura” emerge un confronto incessante, una dialettica con la vita. L’esistere è frutto di sofferenza, non sterile, naturalmente, piuttosto la ricompensa è dura da ottenere. Nei versi traspare episodicamente una nota di amarezza che tuttavia si compone armoniosamente nella profonda e radicata coscienza del dovere, dell’umanità totale e compassionevole intorno al poeta-testimone. Essere e dover essere tendono a coincidere nel bello, ma l’unione è cercata con pudore, senza compiacimenti per virtuosismi di stile, rigidi e poco significativi.
    Si vedano questi versi: “…dev’essere pronuncia / quel che io non pronuncio / e un bene senza speranza / l’unica preghiera. ”
    La meditazione qui è muta, silenziosamente denota un’attitudine religiosa, ma senza confessionalità. La religione di Nadia è l’umano, i legami forti con le idee, il passato che richiede attenzione e cure, nella persona dei nostri cari, dei “non più vivi”, ma sempre presenti tra noi nell’anima. “Gerusalemme..se mai ti scorderò…” dice la tradizione cristiana, eppure spesso trascuriamo le persone e le verità essenziali, così non può fare il poeta vero. L’Agustoni senbra approdare perciò ad una consapevolezza etica fondamentale e ineliminabile. Il concetto di impegno, correlato ad essa, supera i confini dell’agone politico e s’innesta nella quotidianità di un vissuto, il nostro, che è solidale, costante e rispettoso. Nelle poesie presentate si avverte anche un tacito senso di critica, sotteso alla meditazione etico-filosofica, appare come una nota di continuità rispetto alla produzione del “Taccuino nero”. Ben lungi da rappresentare una cesura con il passato, quest’opera lo integra e lo sviluppa alla luce di un umanesimo totale e responsabile che non può non suscitare un sentimento di forte condivisione nei lettori e nella critica. Marzia Alunni

  8. @ Natalia

    Capita anche a me Natalia la stanchezza e avevo capito ovviamente, ti ringrazio di questo secondo intervento in cui aggiungi come une breve nota qualcosa che è importante: il piacere di leggere. Grazie.

    @ Marzia

    Una lettura puntualissima Marzia, l’umano e quello che deve essere salvato sono così parte del mio lavoro che vederlo recepito per me è molto importante. Anche il colloquio coi morti è per ricordare che sono il cuore della terra : ” … non ha cuore la terra senza di voi.” ( Stanze per il giorno dei morti).
    Mi fermo qui, ma dai molti spunti, come dicevo lettura puntualissima.
    Un abbraccio.

  9. @ Liliana

    Credevo di averti risposto e vedo ora che invece no, sbadataggine dovuta a stanchezza perchè uscivo dal turno del mattino, grazie quindi Liliana, molte volte mi hai espresso stima e so che segui il mio lavoro con interesse, come è per me col tuo del resto. Un saluto.

  10. Non mi stanco di seguire le vie additate con il sapere dell’esperienza da Nadia Agustoni, vedetta e ‘passatore’. La lettura di Cristina Annino e la scelta delle poesie schiude ulteriori accessi a questa ricerca. La prima delle poesie proposte qui. “non avremo più niente”, mi scuote e avvicina, nel mio sentire, la poesia di Nadia a un’altra scrittura a me molto cara e, purtroppo, poco conosciuta in Italia: quella di Ruth Klüger.

  11. Nadia contende agli artigli della morte ciò che ha significato. Intorno un’atmosfera fatta di attesa, a tratti anche un po’ allucinata. Ma oltre questa pianura piena di radici, che entra dappertutto, c’è qualcosa che pianura non è. Avverto nei versi la tensione che prelude al salto.

    un abbraccio,
    roberta

  12. Avverto, pur nei limiti (per me) di una lettura stralciata, quello che Marzia Alunni ha definito: un umanesimo nuovo, una ricostituita figura dell’io e non io, un recuperato orizzonte dopo un cammino irto, ma spirituale che ha fruttato. Dopo una forte sosta, un lutto, anche. qualcosa che ha fortificato nei versi la grazia asciutta con cui essa pronuncia… e i vuoti il non senso il bianco della pagina, anche, assunti come parte della POESIA. DOPO UN’ASCESI SI PUò RITORNARE, AL CONSUSTANZIALE DENSO DEL VIVERE, da cui si traggono parole nuove, pacificate. “Un bene senza speranza”quello che muove; bellissima lettura di Annino, e grazie a Nadia di questa prova poetica conclusa!
    Maria Pia Quintavalla

  13. @ Anna Maria

    La lettura di Cristina Annino ha anche il pregio di collegare i due ultimi lavori (Taccuino e Il peso di pianura) e far notare il lavoro in atto.
    In atto, come sempre la poesia. Grazie delle parole che scrivi, è sempre un pò imbarazzante rispondere ai commenti e non so se indico “vie”, ma certo il percorso personale è complesso.

    @ Roberta

    Credo che il tema dei morti, del colloquio, si presti alla visionarietà, ma bisogna pur dire che si parla ai morti per parlare ai vivi. un caro saluto a te.

    @ Maria Pia

    “un umanesimo nuovo, una ricostituita figura dell’io e non io, un recuperato orizzonte dopo un cammino irto, ma spirituale che ha fruttato. Dopo una forte sosta, un lutto, anche. qualcosa che ha fortificato nei versi la grazia asciutta con cui essa pronuncia… e i vuoti il non senso il bianco della pagina, anche, assunti come parte della POESIA. ”

    Grazie Maria Pia.

  14. Mi gratificano le parole dette sulla mia lettura del libro di Nadia; mi confermano di aver ben interpretato questo testo che merita tutta l’attenzione che gli state dando. Ringrazio perciò ogni commentatore che, con la sua angolatura di giudizio, illumina inoltre altri significati, arricchendo con ciò senza dubbio il mio intervento. Grazie.

    Cristina.

  15. Colgo di queste nuove poesie di Nadia, rispetto alle precedenti, uno sguardo calmo e verticale sulla vita, alla ricerca del senso ultimo delle cose (“…e domanda porre per ultima cosa di giustizia,/ma non sulla morte, sulla polvere che resta/e chiede ai vivi risposta.) Un porsi, il suo, nel tempo sospeso del raccoglimento, discosto dunque dal quotidiano – qui, infatti, mai presente – pensando e ripensando la giusta prossemica col mondo, per non farsi inghiottire, perchè nulla di essenziale scivoli via; e ci si leghi a ciò che che davvero conta per noi, che resiste alla corsa dei giorni. Immagini efficaci – forse più contenute, ricordando la bella vena inventiva di altri lavori – che non solo integrano e inverano il discorso, costituendo la sostanza estetica che ci attira in esse, tra archetipi ed evocazioni.
    Ho appena iniziato a leggere il libro e tornerò dunque a dirne, non senza anticipare a Nadia l’ottima impressione iniziale.

    Un saluto a Nadia, a Francesco, a tutti gli intervenuti.

    Giovanni

  16. Benvenuti Cristina e Giovanni.

    @ Cristina

    Il libro viene letto da molte angolature e certe letture mi sorprendono, ma è un libro che condensa molte cose. A te ancora un grazie.

    @ Giovanni

    “Immagini efficaci – forse più contenute”

    Più severa, si, Giovanni, ma sono anche i temi del libro a richiederlo.
    buona lettura.

  17. Cara Nadia, leggerti è sempre un’emozione. Le tue parole hanno sempre un’alchimia speciale di levità e impegno che mi colpisce ogni volta. Un abbraccio, a presto!

  18. Grazie, carissime Nadia e Cristina, per ciò che ci state regalando: in versi e in prosa critica, creative oltremodo entrambe, umanissime e attente alla vita, al (suo) dolore, alla sua (spesso terribile) “verità”, al farsi dell’atto, della parola, al buio della morte…
    Quest’ultimo libro di Nadia mi pare davvero il suo più forte, vivo di una maturità duramente conquistata e ormai indubitabile. Il commento critico di Cristina lo segue, quasi lo “scruta” passo passo, cogliendone pieghe e, appunto, “pianure”, con altrettanto abissi.
    Grazie di cuore e un abbraccio da parte di
    Mariella

  19. C’è intensità nella poesia di nadia, una ricerca inesausta che tocca i luoghi profondi dell’assenza e il brusio lontano dei morti. Si tratta di uno sguardo fermo e sentito, del coraggio di dire in alcuni momenti fino alla rabbia. Davvero un libro di qualità. marco b.

  20. notevoli queste poesie che non mi sorprendono del tutto dato che ho sempre seguito con ammirazione l’evolversi di un percorso poetico come quello di Nadia, tra i più interessanti e intensi che conosco. Ma devo leggere tutto il libro.
    Complimenti vivissimi anche alla fuoriclasse Cristina(che bella coppia siete voi due, una più brava dell’altra).
    lucetta

  21. Ai nuovi intervenuti un saluto

    @Marco

    So che le tue parole sono sentite, ti ringrazio.

    @ Roberto

    Ti risponderà Cristina, ciao.

    @ Lucetta

    Gli interventi critici sono spesso dettati da stima verso le persone di cui
    si conosce il lavoro, sono giustamente riconoscente a questa lettura di
    Cristina Annino che già leggendo “Taccuino nero” mi aveva dato buoni
    consigli, ma come scrivi tu lei è una fuoriclasse. Grazie di questo tuo commento Lucetta e un saluto.

  22. Il poeta pensa, eccome se pensa, ma fortunatamente non è tenuto al pensiero sistematico del filosofo ortodosso.
    Perciò il poeta sente e racconta in modi spesso cangianti il suo unico oggetto, come succede nel noto e bellissimo apologo dell’elefante tastato nel buio – con la differenza che, diversamente dai personaggi di quella storia, lui sa quasi sempre abbastanza bene che cosa ha davanti, ma non deve dichiararlo subito, e agli altri deve farlo scoprire a poco a poco.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

  23. le letture di Marzia sono sempre puntuali, corpose (nei concetti) e significative. è sempre arduo -se si arriva dopo il suo passaggio- tentare di mettere insieme qualcosa di costruttivo.
    posseggo il libro, ma non ho ancora avuto il tempo di leggerlo sul serio. ma ci sono diversi approcci a un libro; talvolta può accadere di sfogliarlo -più volte e per più giorni- alla ricerca di qualche segnale. ed è la cosa che sto facendo.
    ed è per questa ragione che , quasi istantaneamente, mi sono posto una domanda: e se quella pianura fosse un’isola?
    ma è un pensiero che devo sviluppare, e quindi mi riservo di ritornarci a lettura completa e compiuta.

    grazie a Nadia e Cristina per questo ottimo post!
    a presto!

  24. @ Roberto

    Diciamo che ci sono tante narrazioni possibili, si, mi trovi in sintonia. Grazie

    @Enzo

    Aspetto allora la tua lettura e intanto un caro saluto.

  25. Un lavoro che sto scoprendo poco a poco, e che soprattutto nella soconda parte, al di là della scarnificazione della scrittura, rivela una profondissima stratificazione.
    In ogni caso una nuova prova che Nadia è una delle voci più coerenti e coraggiose oggi.
    (Scusate il mio ritardo nel passare di qui).

    Francesco t.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...