8 pensieri riguardo “Der Stand der Dinge”

  1. (nonostante) lo stato delle cose (non bisogna mai mollare)

    Das Licht geht aus
    Alle gehen
    Ich bleib zurück
    Auf Wiedersehen

    Ich zieh mein Resümee
    Und beginne mit dem
    Den ich im Spiegel seh

    Alle reden
    Doch sagen nichts
    Keiner weiß wovon er spricht

    In diesen Tagen
    Sind offenbar
    Die Sterne nicht zum Greifen nah

    Ich will hier raus
    Ich will jetzt gehen
    Schon alles gefühlt
    Schon alles gesehen
    Schon alles gesehen

    Der Stand der Dinge
    Der Lauf der Zeit
    Jetzt und in alle Ewigkeit
    Die Spiegel werfen Stück für Stück
    Jeden Tag dasselbe Bild zurück
    Alles so wie’s immer war
    Tag für Tag
    Jahr für Jahr
    Nenn mir einen Ort
    Nenn mir eine Zeit
    Ich will es zurück – das Gefühl
    (Gib mir das Gefühl zurück)
    Von Schwerelosigkeit

    Kalter seelenloser Regen
    Es stinkt nach Tod
    Mitten im Leben

    Ich laufe
    Doch ich komme
    Nicht voran
    Mein Herz treibt
    Mich zu Untergang

    Ich will hier raus
    Ich will jetzt gehn
    Schon alles gefühlt
    Schon alles gesehn
    Schon alles gesehn

    Der Stand der Dinge
    Der Lauf der Zeit
    Jetzt und in alle Ewigkeit
    Die Spiegel werfen Stück für Stück
    Jeden Tag dasselbe Bild zurück
    Alles so wie’s immer war
    Tag für Tag
    Jahr für Jahr
    Nenn mir einen Ort
    Nenn mir eine Zeit
    Ich will es zurück – das Gefühl
    (Gib mir das Gefühl zurück)
    Von Schwerelosikeit

  2. [3]Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua,
    che darà frutto a suo tempo
    e le sue foglie non cadranno mai;
    riusciranno tutte le sue opere.

    un salmo, il primo. un pensiero, come è venuto, e un sorriso, con gli occhi che scoppiano dentro
    massimo

  3. @fm

    A nas se scrif l’àrbol che l’òcio al vet,
    nte la vizha, la róvera tan bèla,
    al viđiśon paròla đe ođor piena:
    la se intórcola al sfojo e la lo ingàtia,
    par le rame đe ponta la đevènta
    paeśàjo, sote parò l’é rađis
    che le baśna quel che à pèrs la speranzha
    đe l’altezha: scat scòrzh schit zhoch stech òs
    i se đeślasa ntel fior đel teren,
    nte quel spròt buligar đe vita ménoma
    par tornar come sintasi đe foja,
    ntel sfojo come léngua che la se fà
    vizha che đa gnesun troi la é segnađa.

    A naso si scrive l’albero che l’occhio vede, / la quercia, nella selva, è bellissima, / la vitalba parola odorosissima: / si attorciglia al foglio e lo imbroglia, / per le rame di cima diventa / paesaggio, sotto però ci sono radici / che macinano ciò che ha perso la speranza / dell’altezza: bordoni cortecce guano ceppi sterpi ossa / si dissaldano nel terriccio, / in quello spocchioso brulicare di vita minima / per ritornare come sintassi di foglia, / nel foglio come lingua che si fa / selva che da nessun sentiero è segnata.

  4. soqquadro di soqqadro la fatica nelle gambe e in ogni cosa.
    non essere non essere mai stata.
    il corpo gonfio di sonno per simulare la morte.
    madre mia padre mio siete morti con dolore.
    la mia ignoranza mi fa profuga e mi offende.

  5. Saranno apici le mani di una rosa sola
    già da lustri il firmamento
    nelle narcosi dell’estro
    punte pronte di china a salvare la deriva
    a schianti sulle labbra il vino mio.

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