Il giudizio supremo spetta alle pietre

Massimo Rizzante

“Queste poesie fanno parte della mia prossima raccolta, Scuola di calore. Un po’ tutta la raccolta ha a che vedere con il sud della Spagna, con il Marocco, con terre povere e spesso oggetto di nuove colonizzazioni… La cosa che caratterizza tutta la raccolta è che le protagoniste sono sempre donne. Donne difficili e in difficoltà. Ripudiate, emarginate, senza scrupoli e sensibili… Non chiedermi perché. Non so rispondere.” (M. R.)

Da: Scuola di calore
(2010-2011, inedito)

Gabriela

Cornelius affermava che «Niente e nessuno può proteggere
l’umanità dalla sua follia». Né MTV, né Bono Vox,
né la Cabala, né la grande maggioranza degli onanisti
che siedono alle Nazioni Unite, né i superstiti di Auschwitz

Da figlia di una coppia di ebrei andati in fumo nel 1944,
vedova di un martire della guerra di Yom Kippur,
madre di due gemelle sordomute allevate tra i mufloni
in un kibbutz di Even Yehuda, ho le carte in regola

per difendere il bene comune da ogni «differenza»,
sia quella degli allevatori di mufloni del nord d’Israele
o dei cacciatori di teste della tribù dei Daiachi
rispetto ai quali i boia di Mauthausen sono dei macachi ammaestrati

Mi hanno insegnato che ogni espressione va compresa
e che il giudizio supremo spetta alle pietre. Oggi più di ieri,
quando i muri invece che al pianto servono da tavolozza
ai delinquenti quotati dai loro carcerieri più di Cezanne

Non ho mai pensato che, come si afferma nel Levitico,
l’omosessualità sia un abominio. So che il prezzo da pagare per la libertà]
è la distruzione di Homo economicus. E’ così alto?
Davvero preferiamo un IPod a un nuovo amico?

Chi dice che nella storia dell’uomo gli imperi sono solo eccezioni
e che il regno naturale di Homo sapiens è la democrazia, si ricordi dei Daiachi]
e dei loro lobi deformati dal piercing, quando la sua testa mozzata
da un machete rotolerà ai piedi di un muro coperto di graffiti

***

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4 pensieri riguardo “Il giudizio supremo spetta alle pietre”

  1. “..il giudizio supremo spetta alle pietre”, spetta al silenzio, all’immobile presente della pietra (sospensione del giudizio in tutte le arcaiche civiltà e antichi imperi), nel senso che è sempre esistito nell’uomo originario-anti-economicus, una spinta-sete profonda per l’illimitato-aperto-oscuro-sconosciuto. Il sacrificio dei popoli antichi era un atto sacrale per avvicinarsi alle presenze animiche del mondo, insieme alla danza al ritmo al corpo, l’uomo originario viveva immerso nella magia naturale del mondo. Complimenti all’autore, al suo testo ricco d’immagini, d’intrecci, di verità perdute sull’eterno femminino.
    Un saluto a tutti.
    SR

  2. Penso che Massimo stia facendo un viaggio a ritroso verso le sorgenti primigenie della poesia: là dove narrazione e canto sono indistinguibili. Il ritorno all’infanzia del “fare” non può che avvenire in compagnia di un’ombra splendidamente coniugata al femminile.

    Sarà un grandissimo libro. Perché già lo è – prima ancora di essere tale.

    fm

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