Ernest l’inimitabile

Antonio Scavone

L’abbiamo visto moltissime volte nei suoi ruoli abituali di vilain. Grosso, tarchiato, con occhi sinistri da camaleonte, lesto ad attaccar briga, pronto a tradire: stiamo parlando di un caratterista del cinema americano che, con la modestia di un impiegato, ha portato sullo schermo personaggi antipatici ma che ha lasciato per ogni “cattivo” segni inconfondibili della sua personalità, del suo physique du rôle, del suo talento interpretativo. Stiamo parlando di Ernest Borgnine, figlio di emigrati italiani (Borgnino), ora quasi centenario.
     L’abbiamo presente come omaccione terribile e molesto (il Bart di Johnny Guitar), guardaspalla rissoso (il Coley di Giorno maledetto), capotreno maligno (Shack de L’Imperatore del Nord) ma non ne abbiamo dimenticato l’altra faccia, quella più inconsueta e tuttavia tipica del suo palmarès: la faccia contadina di Shep di Vento di terre lontane con Glenn Ford, o quella paffuta del fattore amish che esita ad aiutare Victor Mature in Sabato tragico per arrivare alla consacrazione di quel Marty Piletti che gli valse l’Oscar nel 1955 per il film di Delbert Mann Marty, vita di un timido. Continua a leggere Ernest l’inimitabile

Annunci