Quaderni delle Officine (XVI)

Quaderni delle Officine
XVI. Giugno 2011

quaderno part_ b_n

Giuseppe Zuccarino

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Pascal Quignard. Tre miti ripensati
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8 pensieri riguardo “Quaderni delle Officine (XVI)”

  1. Grazie a Giuseppe per questo omaggio a Quignard, uno dei rari autori contemporanei che fa della scrittura l’oggetto di un ininterrotto pensare e ri-pensare se stessa, anche attraverso l’etimologia e il mito. Un “quaderno”, questo, che spicca tra gli altri della Dimora per coerenza e originalità. E grazie a Francesco, per la sua meticolosa attenzione iconografica.

    m

  2. Al solito un grande quaderno-post che come dice Marco “spicca per coerenza e originalità.”

    L’impressione è che questi “tre miti ripensati” , oltre al legame con la narrazione degli Argonauti, dicano del centro originario («il
    cuore del suono nel movimento dell’onda concentrica») che ascoltano, anche auscultano, irresistibilmente attratti, nel mentre, anzi nel prima di esserne risucchiati -rapiti, insomma quando sono ancora e pienamente in preda a quell’aria, che dalla fuoriuscita proprio dal siffatto centro primo, «invade tutto il loro corpo come una tempesta»:

    Bute si immerge in Afrodite, con lei s’invola (convola), ma solo dopo quella che prima è un’attrazione funesta, marina, di sirena;

    il centro – parola nel caso di Cassandra , è quello della “profetessa furibonda” “che vaticina vera sed frustra. ”, centro dunque di una parola vana, seppure carica, come una punta attrattiva, di verità “furibonda” intorno;

    infine centro di “irresistibile atto”, di nuovo collera-tempesta, istante di morte per Medea, come ritorno tragico nel proprio alveo utero, annientato (spazzato da quella collera) di ogni frutto-succo (anche quello che si sta formando), una specie di ritorno che però essendo sbarrato (infilzato da quella spada, presumibilmente reso da qui in avanti impossibile), è dunque un “non ritorno”, o un ritorno vano, caricatura sterile di una condizione primitiva di vergine.

    e comunque quel “cuore del suono” irresistibilmente accade e si fa sentire e questo perché, chiama a sé le corde (di un cordone?) capaci di fare perdersi e annullare (per es. riporto questi):
    ” il corpo “obbedisce riguardo alla voce – e forse riguardo al vuoto in cui essa si muove quando viene scritta” (Cassandra)
    «La musica comincia col mormorare all’orecchio di chi
    l’ama e che si avvicina al canto che lo avvolge, nel quale accetta di perdere la propria identità e il proprio linguaggio”(Bute)

  3. Grazie, ho ripassato :)
    Non ricordavo, o forse sconoscevo, la dimensione originaria delle sirene-uccelli; il costante richiamo al mare, al naufragio (insieme al fatto che albergo tra Scilla e Cariddi) aveva accreditato in me l’idea delle (sole) sirene-pesci.
    Pare che, invee, queste siano un’evoluzione, probabilmente di epoca medievale, delle sirene-uccelli, risalenti alla mitologia greca.
    Leggerò ancora
    C.

  4. Grazie a te, e non preoccuparti: succede spesso e, credo, un po’ a tutti, che la conoscenza certa di un “dato” sia via via oscurata dalle “figure”, di diversa origine e provenienza, che finiscono per soppiantarla nel nostro immaginario.

    Comunque fìdati: Quignard è uno dei massimi esperti di miti in circolazione (e Zuccarino non è da meno).

    fm

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