Poesia scritta

Giorgio Bonacini

Testi tratti da Anterem
Numero 82, 2011
Pathos del dire ulteriore

Poesia scritta

 

Vivo in astratto e in difetto di forma sottraggo alla vista
lo sfondo e l’inganno – e mi accampo al di sotto, rannicchio le frasi
in un buio che sembra e non è l’invisibile notte

la via sconosciuta o il passaggio in eclisse da te alla tua ombra
il grigiore assoluto che preme all’inizio e alla fine di tutto.

 

*

 

Ho una garza di ragno nell’occhio, una mosca racchiusa
che vedo e non guardo, ma penso che sia come vivere in tempi
di luna non fatta o arruffata, graffiata pensando a qual è

il tanto poco e l’oscuro – parola in cui stabile è il verso supremo
l’attore che annota anche ciò si fa e si può scrivere, e dire.

 

*

 

Hai bisogno di un sogno – la via sensitiva e gelata di un nome
che il freddo difficile e mosso ha soffiato in silenzio, ascoltando
una rumba che invade la testa, agitata da chi in un sorriso

patisce il rumore, l’umore, l’infanzia che muore a memoria
di amori che sembrano veri e continuano a insistere, a esistere.

 

*

 

Eppure è la voce che ancora riporta dai rami usignoli impassibili
suoni, correnti nell’aria che in te si consumano e fanno
umiltà di ricordi, sentenze, disgeli passati a un’età

che rivela chi sei – non un albero in sé, ma l’esatta misura
che conta le foglie e le schiaccia, le usurpa, le toglie dal vivo, distratta.]

 

*

 

Che senso, che corpo, che effetto se fermi una vita o la sposti
per scriverci su – fare un monte di lettere e trame che l’occhio
ci dà]
trascinandole via da un graticcio di pelle, un mare di rughe

un setaccio di denti che un giorno, si sa, non potremo più stringere
a fondo o sgranare, e nemmeno contarli in un colpo di fiato
o guardare.]

 

*

 

Col corpo a zanzara delucidi in me il tuo ansimare, poi sgretoli
sgusci, minacci una grandine e parli, e lo fai per indurmi all’eccesso
per vivere in me questo altrove incredibile, chiuso, scheggiato

nel duro e deluso – diviso da sé e dai ricordi in un forse diverso
un chissà tramandato da un ma che ripete fonemi, ansietà.

 

*

 

Poiché nell’ampio intendimento, da noi quasi raggiunto estremo
ovunque il tuo silenzio esalerà, leviterà in connaturate esitazioni
inarcamenti storti e insostenibili alla mente vaghe intromissioni

di continue solitudini improvvise – potesse a ogni ammissibile invasione il tuo pensiero intelaiarsi, darsi all’arte, raffilarsi.

 

*

 

E’ così innominata la forma che porta con sé ogni rincorrere
vento, colore, sostanza di un piede che viaggia e considera nuvole
e pioggia deserti di mare – realtà innaturali esibite a ogni colpo

di cuore, per vivere e scrivere, esistere in ciò che fa segno
a ogni sua verità, per diffondere e fondere, estrarre e slegare.

 

*

 

La voce è una gamba che sente il suo corpo, il ricordo che scivola
addosso e trasforma l’odore in un filo, un esempio, un passato che sa la fatica e la sfida gettata in un sonno sensibile e chiaro,
che parte]

evasivo per corse da poco, un saluto fuggito che svirgola e sbanda
e rivela in un’altra poesia come ha pianto – in un canto.

 

*

 

Per te è inestinguibile il soffio che porta parole, rincorre l’estate
e coinvolge ogni pelle a tremare, a sfidare giù in fondo gli affanni
e i sollievi – i fantasmi improvvisi, cadenze di virgole e frane

uragani di accenti, ritorni, consumi e trattini di spazio
che lascio a combattere agguati, a oscurare fobie, a dare frasi.

 

***

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11 pensieri riguardo “Poesia scritta”

  1. Aspettati una sorpresa ulteriore, Natàlia, anche se il tutto era programmato per domani. Ma ormai wp posta gli articoli a suo piacimento…

    fm

    1. in fondo è una bella attesa quella randomizzata da wp.]

      Che senso, che corpo, che effetto se fermi una vita o la sposti
      per scriverci su – fare un monte di lettere e trame che l’occhio
      ci dà]

      a domani allora.

  2. Avevo già “sfiorato” queste poesie di Giorgio, sull’ultimo numero di “Anterem”, ma adesso, leggendole nella cornice della Dimora, le rileggo con ancora maggiore piacere, sollecitando Giorgio all’uscita di un libro che raccolga finalmente queste sue bellissime prove, dolci e suadenti esercizi sulla rovina e sulla bellezza, sull’inestinguibile poesia…

    m

  3. ..e lo fai per indurmi all’eccesso/per vivere in me questo altrove incredibile, chiuso, scheggiato/nel duro e deluso–diviso da sé..
    una voce abissale quella di Giorgio, un canto ispirato che travolge-tracima nello spazio ‘ulteriore’ del verso, nella ritmica incalzante di frasi sospese tra una morsa che stringe e la pienezza che trascende ogni senso e mancanza..
    complimenti!
    SR

  4. E’ così innominata la forma che porta con sé ogni rincorrere
    vento, colore, sostanza di un piede che viaggia…

    …esistere in ciò che fa segno
    a ogni sua verità, per diffondere e fondere…

    ….
    Bene…belle…bravo…

  5. Grazie Giorgio per la tua poesia che sempre sa scendere in profondità per poi riemergere raggiungendo e afferrando verticalità intense. Tutto viene esplorato con estrema generosità e poi altrettanto generosamente donato. E’ il limite che si oltrepassa sempre, scavando e setacciando ogni terra e ogni parola senza nulla edulcorare nascondere o mascherare ma volendo dire e rivelare ciò che si è visto sentito percepito. Anch’io come Marco Ercolani dico che è tempo di far uscire un nuovo libro.

  6. Ringrazio tutti (Natalia, Marco, Stefano, Stefania, Maurizio, Silvia)
    per le parole di stima e apprezzamento. Un nuovo libro… forse è
    vero, è tempo di dare una dimora stabile (?) a qualche mia poesia
    nuova, ma non so se saranno queste a fermarsi.
    Un grazie particolare a Francesco, che ha accolto le mie parole e le ha accompagnate con un’immagine che le rappresenta in modo preciso. “Poesia scritta”, per me, non significa semplicemente esprimere, ma imprimere una voce fisica. Vuol dire incidere la parola come si graffia la pietra, come si traccia un segno, come si fa una cosa. Un atto materiale che realizza pensiero e sentimento
    nel corpo (unico per quella scrittura e quel senso) di un’utopia
    che è l’immaginazione di un’anarchia pura: la poesia.
    Ciao. Giorgio

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