Dentro l’abisso luccica la storia

Antonella Pizzo

La nuova silloge di Antonella Pizzo è un pegno d’amore, giuramento smisurato in cui luccica una storia. Non vi sono strapiombi impraticabili contrariamente al titolo ma visioni, intermittenti e lucide contrade che baluginano di senso.
L’eterno conta le vittorie con numero appositamente creato | un limite che ha stabilito prima di un prima mai esistito e l’io, puntiforme e finito, lascia così il posto all’anima, un’abitazione profonda che sa attraversare la conoscenza delle cose e di sé. Mi chiamo mi solluchero mi corrispondo | mi intingo in estasi e mi riprendo | spero e prego che qualcuno arrivi | in questa desolata landa | in questa terra spuria di confine. Sono numerose le stanze del digiuno; ognuna dotata di abbaini e specchi circonflessi, luoghi e punti di fuga da cui la vista si fa dapprima oscura per poi diventare nitida cognizione del limite invalicabile: quello della nostra finitudine perimetrale che avverte la trasformazione della carne così come di tutti gli enti prossimi alla parola poetica. Pizzo non teme la fine di tutte le cose, che si affaccia sull’ultima delle possibilità, ne mostra invece l’eventualità: osservare il dritto e il rovescio della quasi morte cercando di restare salde. In questo viaggio fantasmatico non ci si può dire sempre in solitudine, il verso è infatti spesso riferito a un Tu riportato in terra capace di sopravvivere nella scrittura; l’interlocutrice suscitata è una bimbetta che ha foto tutte in forma di domanda; non viene cullata, non ne ha bisogno, ma tenuta accanto. A lei Pizzo, anima che non s’arrende, ricorda che l’abisso, così come il crepaccio, ha facoltà di ricongiungimento se attraversato insieme; esiste una trama, come un ordine, che non convoca il reale secondo la sola ragione ma che si piega al ritmo del fiato. Ed è proprio a quel sussulto sottile e verticale che la poesia vuol dare giustizia, non come pretesa di verità bensì come viatico che può apparire esiziale e che invece sa dimorare l’ambivalenza del giorno. Un preciso ordito testimonia che il nostro tempo è questo e io lo vedo andare, come lo scorrere di matasse che si dilatano dal didentro senza ripensamenti. Non ci sono più scuse per l’occhio ma interrogativi desideranti con un’unica certezza in lingua materna; secondo la poeta, è la mano salda della madre infatti a cui ci si consegna, la stessa mano che tiene la lampada e con l’altra scansa le spine. La bambina ritrova il filo | la sua mamma il latte caldo; il tumulto si placa e l’ombra della negazione lascia spazio all’affidamento. Come distese sul fondo del mare, in un mattino che si compie ogni volta – come fosse la prima.

(Alessandra Pigliaru, Postfazione)

 

 

Antonella Pizzo, Dentro l’abisso luccica la storia
Prefazione di Stefano Guglielmin
Postfazione di Alessandra Pigliaru
Immagini fotografiche di Paola Pluchino
Forlì, Edizioni L’Arcolaio, “Fuori Collana”, 2011

 

Testi

 

                      abisso 1

 

 

 

entrare in un secolo per non uscirne più
perdersi per strada o inciampare nei mesi.
Sassi del tempo e delle tempeste grandine
che cade a pezzi e buca gli occhi e la fronte.
Sapessimo il perché e il significato
se questo è solo un indizio fasullo
un viottolo di campagna, una strada poco trafficata
un labirinto a volte, il verso acuto che fa l’oca
quando incauto lanci due dadi in alto e
uno cade in tonfo nel tombino.

 

[agonie 1]

l’intro della piccola danza di morte.
L’inchino la testa la balza la marcia nuziale
anche porta che schiude o che chiude se vuoi
avevi nel tuo incavo da raccontare qualcosa
tuo padre il ciocco e ogni cosa viva ogni schianto
in bocca che apre e petali dilava
che fanno strada e segno e svolano facendo tappeto

 

[agonie 2]

vai e lascia che la tenda cada e la miseria avanzi
qualsiasi cosa che oggi si chiama domani
domani non avrà più nome o
che la identifichi come cosa certa, sarà ricordo
ombra, superficie intonsa.
Noi ci saremo ancora? Ci saremo a discutere sul da farsi
sul perché accadde il fatto che troncò la relazione
fra la bionda falsa e il tenebroso moro?
Sulla strada che conduce a damasco oggi nessuno cade
nessuno si rialza

 

[del nostro tempo]

se volete assemblo
se non volete sciolgo
rime e visi e profili che sono stati mal segnati
le bocche storte e gli occhi indietro
nel costato la ferita non guarisce
purulenta intona un lamentoso canto
chiamando a raccolta tutti i suoi compagni
il nostro tempo è questo e io lo vedo andare

 

[in forma di domanda]

le tue foto sono strane
sono tutte in forma di domanda
ti ringrazio d’avermi suggerito in sogno
con quali programmi le elaboravi
le guardo e le riguardo e ammetto che eri brava
non so perché non sei diventata famosa
sarà perché c’è tutta una strategia sotto
un mondo che si muove accanto
che da sopra giunge e spinge avanti e in alto
in moto ondoso nonché pericoloso e fluttuante
ma tu ora sei tranquilla
di tutto ciò che accade intorno non ti curi
stretta nel tuo vestito di lino cotto
sei diventata trasparente a tutto
però le tue foto sono belle
la mia preferita è quella dove si vedono due ali d’uccello
poggiate sopra una lastra di marmo

 

 

          intermezzo in forma di crepacci

 

 

[crepaccio 2]

se ho queste catene al cuore e questo peso di mancanza
che schiaccia ogni mia vertebra vorrei chiedere perché
quando era aperto e sorrideva
tu dicesti esploro e torno
e poi non sei tornata
dietro gli occhiali dicevamo
eccola che muove gli occhi e il braccio
mettiamole un dito dentro
perforiamole il costato
cerchiamole il cuore
ma il buio ti era entrato in corpo, ogni passaggio era sbarrato
baci ed aliti non bastano per ridarti vita e movimento

 

[crepaccio 4]

nei dettagli
nelle foglie rivoltate
nelle vene si intravedeva
il percorso fatto e quello da fare ancora
presente intendimento come è pesante la storia
che nelle spalle ci portiamo dietro masso sasso
che ci tiene sotto

 

[crepaccio 5]

ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri
veramente cadevano
io ho afferrato un bimbo al volo e l’ho portato in salvo
a casa mia.
alcuni cadaveri restarono impigliati nei fili dell’alta tensione
in confusione di interiora, di vene, d’arterie
nella vie dell’intero paese ci fu un parapiglia
un general fuggi fuggi generato dalla paura
di sporcarsi gli abiti firmati col sangue.
ma non si sfugge mai al proprio destino
so che un giorno potrebbe accadere anche a me
in montagna invece fu tutto più tranquillo
al cadavere che penzolava da un albero
fu intimato di scendere
ma poiché il morto non rispose e c’era un freddo boia
la gente fece spallucce e se ne tornò a casa a dormire

 

 

                      abisso 2

 

 

[lande]

mi chiamo mi solluchero mi corrispondo
mi intingo in estasi e mi riprendo
spero e prego che qualcuno arrivi
in questa desolata landa
in questa terra spuria di confine
Lande

 

[la quasi morte]

mi defoglio e mi dissecco
i miei rami sono stanchi
i miei frutti miserevoli
chi li prende in mano li guarda e poi li butta
eppure potevo essere bella
ero nata per esserlo, florida, forte
una quercia quasi
ma qualcosa è andato storto
qualcosa non è nato
qualcosa è capitato
all’impianto o all’innesto
qualcosa è sopraggiunto di patogeno
e m’ha infettata
tristezza degli agrumi
mia tristezza
mia quasi morte
la mia quasi la morte

 

[tuta absoluta]

mutasti la mia pelle
che al sole si stendeva
nell’assolata terra che mi fu madre
rigoglioso il frutto vi cresceva
rosso e polpa da addentare
prima ancora di prosperare già sognava
di un ricco o un povero il suo pasto
un colore e un lucido che splende
muta la mia pelle e la mia vita cambia
germogli, foglie, fiori e frutti
tutto infestato
muta la mia pelle e cado
solchi e cicatrici e rughe
prima uovo, poi larva e poi crisalide
tuta absoluta
assoluta mutazione e morte
fine senza soluzione
finale soluzione lo sterminio
delle mie solanacee

 

 

                  luccica la storia

 

 

[mio fiume d’azzurro cielo]

come cade il fiume dal rilievo e come si forma
il torrente e la cascata e quanto è lungo il viaggio
e quanta l’acqua
che si riversa dalla scarpata in mille punti
grandi estensione di erba vergine
di ossido di ferro e tinta rossa
impetuoso arriva al salto e falce d’acqua in grande volo
in livello in grande gola
al ciglio e con gli spruzzi nebbia che ci avvolge
indossa il luogo dove nascono le nubi
mio fiume d’azzurro cielo e rosso terra e bianca schiuma

 

[argini]

se questo è il modo per arginare il fiume
per far sì che tutto si contenga e la riva basti e il letto pure
a confermare che la soluzione è quella
allora si faccia
se invece d’allenarci a raccogliere i frutti
sparando all’impazzata sulla folla degli uccelli
accorsi per assistere alla fine del tuttotondo
facessimo un punto fermo, una riunione mondiale
con diritto di parola universale
di bianchi e neri, di sporchi e brutti
di gente malfamata – perché affamata
al punto che più non torna –
si potrebbe fare che tutto questo si contenga
che la riva basti
e il cibo pure

 

[vorrei chiudere la valle]

il fracasso di gridi e la guerra dei mondi non mi fa riposare
vorrei chiudere la valle e la diga serrare
così come gli occhi che rivolti al passato
segnano un cammino non più percorribile
la rosa che cogliemmo appassì dopo un’ora
poi nulla fu come prima
sentimi se puoi, se puoi accoglimi
ascolta la mia voce e leggi i miei pensieri
verrà un giorno che non sarà un giorno
sarà qualcosa che non è qualcosa
indefinibile ma lo riconosceremo
perché avremmo occhi nuovi
e nuove rose ci fioriranno in mano

 

[dentro l’abisso luccica la storia]

meraviglia la sera che è scura e la mano che si alza
a tastare il muro
meraviglia che oggi sento ancora le campane
e la voglia di ridere
scoprire che, forse,
non tutto è perduto.
in fondo la sacca e la chiave
in fondo alla gola luccica la storia
della mia speranza
che viva sguazza e racconta che oltre le pareti
c’è un fiume e oltre il mare gli oceani.
portami al fiume
lasciami guizzare
fa’ che io sia la libera, la lucida
che veda e sappia dei girini
dei pesci e delle ninfee bianche

 

 

______________________________

 

La sarabanda dell’indaffararsi umano, il cadere spiralidoso dei corpi dentro il vortice che li vuole attivi, responsabilmente disposti a giocarsi interi: la prima parte del libro mostra il teatrino in cui siamo gettati e costretti, nostro malgrado, a contare “un passivo di vita ruminante e consunta”, un andare fra “crepacci” a sperimentare il taglio, il ruvido, la fatica di restare in piedi. E comunque si cade perché “la vita gomitolosa s’attorciglia/ alla gola” quasi a rispondere alla crudeltà della storia, nostra signora delle tenebre. L’abisso sembra infinito e per gran tratto ci accompagna in queste pagine, nelle quali si ha l’impressione di essere nel mezzo di una danza macabra, cui non manca, come nell’iconografia medioevale, l’elemento pietoso e l’ironia. Ma la resa non è per nulla scontata perché l’“inane intima esacerbata anima” strenuamente resiste alla deriva e alle seduzioni della morte, tanto da riconoscere la luce, tenue fiammella ma viva, in ogni anfratto, in ciascuna svolta vissuta. Il discernimento opera e salva, sapendo che “se non gela si toglie il sigillo / e dopo ogni cosa rigogliosa rinasce”. La speranza sottesa in questo messaggio, mai così forte come ora, trova nella montagna percorsa dai rivi e nella rarefazione cristallina dei ghiacci la sua allegoria più convincente; lo spirito, purificato dal viaggio nel regno del dolore, cammina quindi verso l’azzurro, dialoga con l’ombra più cara, riconosce una verità più alta che culmina nella resurrezione di un’umanità finalmente redenta: la fede, sembra suggerire Antonella, è la forma naturale della gioia che nasce abbracciando la fragilità degli esseri viventi, accettandola nel suo mistero. Non serve credere in Dio, per darle ragione.

(Stefano Guglielmin, Prefazione)

______________________________

 

[Le foto di Paola Pluchino sono tratte dal suo sito:
www.paolapluchino.wordpress.com]

 

______________________________
Nota biobibliografica

Antonella Pizzo è nata a Palazzolo A. e vive a Ragusa. Ha pubblicato il romanzo Di rosso smunto (Prospettiva, 2004); le sillogi dialettali Strati, E su paroli nuovi, Comu ‘n ciumi lientu; gli e-book Fra poco l’autunno (Kult Virtul Press, 2004), Partenope (Biagio Cepollaro, 2006), I morti non sono nervosi (Feaci Edizioni, 2007). Ha al suo attivo le raccolte in lingua A forza fui precipizio (Lietocolle, 2005), Catasto ed altra specie (Fara Editore, 2006), In Stasi irregolare (Le voci della Luna, 2007) Il sogno è miele (DARS, 2009). E’ presente in numerose antologie e i suoi testi sono apparsi su riviste cartacee e in rete. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari, tra i quali il Premio Renato Giorgi 2007, Elsa Buiese 2009, Simone Cavarra 2010, Renato Fucini 2010.
Ha fondato e gestisce il blog letterario collettivo Viadellebelledonne.wordpress.com. Il suo sito personale è antonellapizzo.wordpress.com.

______________________________

 

***

77 pensieri riguardo “Dentro l’abisso luccica la storia”

  1. Davvero è “fiume d’azzurro cielo e rossa terra e bianca schiuma” questa parola che ‘se vogliamo assembla, se non vogliamo scioglie’, che trascina e sa, che spiega i precipizi e disegna gli argini, è severa e discerne, sgorga, attinge e racconta.

    1. potenza della parola che come fiume d’acqua lava e purifica ma nel contempo può distruggere tutto quello che incontra. sta a noi usarla nel modo giusto, siamo grati a chi ce l’ha data…. e io sono grata a te per questo tuo commento. Grazie Anna Maria! buona domenica antonella

  2. Ringrazio il caro Francesco Marotta che gentilmente e generosamente oggi ospita nella sua dimora alcuni testi tratti dalla mia nuova raccolta, nonchè alcune foto della mia amata figlia Paola Pluchino – che oggi compie 25 anni; , ringrazio da queste pagine il mio editore Gianfranco Fabbri, Stefano Guglielmin e Alessandra Pigliaru – che stimo e ai quali voglio un mondo di bene – ringrazio chi leggerà, anche senza lasciare segno, sperando che questi testi possano in qualche modo agire, spero siano i versi a lasciare un segno, anche se piccolo o impercettibile, ma che sia segno. buona giornata, buona domenica e grazie ancora di cuore. antonella

  3. Lascia il segno la tua lettura Antonella, davvero!
    Testi da leggere e rileggere fino all’assorbimento. stupendi i “crepacci” e la magnificenza ne “del nostro tempo”
    Grazie Antonella e grazie al grande Francesco che ti ospita.

  4. Ogni verso un universo.
    Ed è tutto di una bellezza così sconvolgente da non trovare parole per descrivere l’emozione che suscita.
    Meravigliosa Antonella:

    “verrà un giorno che non sarà un giorno
    sarà qualcosa che non è qualcosa
    indefinibile ma lo riconosceremo
    perché avremmo occhi nuovi
    e nuove rose ci fioriranno in mano”

    Sì, le nuove rose fioriranno.
    Sono già fiorite.
    Grazie di tanta condivisione.
    A te e a Francesco.
    cb

  5. Magnifica raccolta Antonella. Dice bene Cristina Bove : “Ogni verso un universo”. E’ questo che cerchiamo nella Poesia, è questo che il Poeta cerca dentro e fuori di se. Altri universi svelati che paiono lontani eppure sono molto, molto vicini a noi. Il compito di renderli visibili è per il Poeta una missione, per il lettore una meraviglia e qualche volta un approdo. Congratulazioni e un caro saluto a te e a Francesco Marotta.

    Federica Galetto

    1. Fare i poeti di questi tempi non è un bell’andare, e neppure un compito facile ho cercato di smettere molto volte e non ci sono mai riuscita, speriamo di farcela questa volta :-) a parte gli scherzi ti ringrazio tanto Federica e ti auguro ogni bene. antonella

  6. mi piace la poesia che racconta, che mostra oggetti animali paesaggi con dentro un io poetico tangibile attraverso cui passa il dolore: da personale a universale, ovvero la gioia. le parole per fare questo ci sono e antonella pizzo sa dove andare a cercarle: anzi, la sua poesia ha tutta l’aria di quella che “s’è fatta da sé”, andando essa a cercare il medium: il poeta, il quale accoglie e traduce. accogliendo una lingua strana come quella della poesia (che solo il poeta intende nella sua forma originale) e traducendola per tutti gli altri, il poeta si mostra come tale solo se la sua traduzione risuona di echi universali, in una specie di esperanto che parla a persone parlanti lingue interiori distanti fra loro: egli le accorda e a ciascuno fa dire: è vero! è questo è questo! tu non avresti saputo come dirlo: il poeta che ha saputo, non può tacere. il poeta è generoso. antonella pizzo è generosissima e sparge doni di cui più d’uno ha bisogno: io la ringrazio dal mio angolino da cui rintanata ascolto un’altra voce che sento amica.
    (dell’eleganza con cui questa voce mi parla non voglio dire nulla, ché sarebbe troppo corto)

    1. Ciao, il tuo nick mi è sempre piaciuto, e mi piace ciò che dici amica generosa pestifera lucy. certamente il poeta è generoso perchè si spende senza chiedere nulla in cambio lo sostiene la speranza di poter cambiare e stravolgere ciò che è orami immobile e stantio, cioè che puzza di marcio e che è morto. buona domenica e grazie di cuore antonella

    2. Ciao, Lucy. Un commento splendido, che afferra alcune “verità” sotto traccia con l’occhio di chi è uso a cogliere l’essenziale.

      fm

  7. conosco la produzione di Antonella da moltissimo tempo.
    In questi testi trovo un equilibrio “disperatamente” giusto,
    e un Antonella ispirata che sente l’urgenza di dare l’esatto peso alle parole, non costringendole a distrazioni eventualmente fuorvianti.
    c’è probabilmente l’urgenza di trovare o conoscere il bandolo della matassa per non restare o restare intrappolati
    dentro una storia (forse, potrebbe esssere).
    Avrò modo di approfondire, intanto ti dò il benvenuto nell’Arcolaio. Brava!
    roberto.

    1. carissimo roberto ci conosciamo ormai da una vita e abbiamo condiviso tanto, se ora ci sentiamo poco sei sempre nel mio cuore (amicalmente e poeticamente parlando :-)) – il bandolo, e l’equilibrio “disparatamente” giuso come lo definisci tu, credo o spero d’averlo trovato e di aver finalmente districato almeno in parte la mia matassa che come sai è stata molto intricata e soffocante, ora vedo un luccichio dentro la storia e speriamo bene. grazie e a presto! antonella

  8. riporto quello che già ti ho scritto nella mail anche perchè è quello che avrei scritto anche qui :

    Prima di continuare a leggere, Antonella, ti faccio i miei complimenti, perchè la raccolta è bellissima (come è molto bella la postfazione di Alessandra) e mi domando come fai a scrivere così tanto e poi, in qualche modo, trovo la risposta: perchè tu ami lavorare a maglia (o con l’uncinetto?o fai ricami?) e questo è un tuo lavoro prezioso e paziente che racconta la tua storia in cui, con la stessa pazienza manuale, metti insieme i fili della tua vita, che s’incrociano si disfanno si rimettono in ordine e, tra i precipizi e le risalite (mi sembra di citare Battisti) trovi comunque la luce, una caverna che s’apre per te a illuminare di luce e nuova vita quello che è stato.
    Un abbraccio, Blumy

  9. ciao grazie per battisti, anzi per mogol

    Le distese azzurre
    e le verdi terre
    le discese ardite
    e le risalite
    su nel cielo aperto
    e poi giù il deserto
    e poi ancora in alto
    con un grande salto

    che non è affatto male! ultimamente ho abbandonato la maglia e l’uncinetto, mi dedico al cucito, ci vuole meno tempo a vedere il risultato finale e il tempo come sai… fugit. qui cara blumy se non seguiamo la luce siamo morti, non c’è speranza, occorre darsi da fare e non mollare mai. un abbraccio a te, grazie e buona domenica. antoenlla

  10. Ringrazio tutti, in primo luogo Antonella.

    Leggo commenti veramente sentiti, non solo per il carico di partecipazione e di affetto che li accompagna, ma perché capaci di illuminare, a partire dalla selezione di testi qui presentati, le ragioni profonde di un percorso unico, sempre più fieramente e consapevolmente perseguito, sempre più riconoscibile per forza, autenticità, maturità e stile.

    Guardo alla poesia, guardo alla scrittura e parlo di un libro dai versi potenti e mobili, che intrecciano nelle varie stanze di ogni sezione i lineamenti di un volto, fino a comporre l’immagine di un Cristo senza tempo, fuori da ogni iconologia conosciuta, da ogni inerte e muta ipostasi del sacro – un essere che, partorito dallo stesso abisso nel quale ci trasciniamo col nostro carico di miserie, viene ad abitare le ombre e i fantasmi ai quali non sappiamo dare un nome.

    “Dentro l’abisso” ci consegna il ritratto più vero e definito di una poeta e di una scrittura con le quali bisogna fare i conti, confrontarsi. Una pietra angolare, ormai – un fiore che, spuntato dal nulla, si staglia, emblematico e umilmente potente, su un paesaggio di voci deserte.

    fm

    1. la tua ospitalità è generosa così come la tua nota, mi imbarazza sempre rispondere ai commenti e la parola che mi sgorga dal cuore è semplice ed è grazie. tu sai che sono credente in Cristo, per cui credo che il Cristo sia già dentro di noi e che bisogna solo cercarlo, tu porti il discorso in questo campo e scrivi di un fiore in un paesaggio deserto, questa immagine, che mi fa pensare a Giovanni che grida nel deserto, è meravigliosa anche se per me è un pochino troppa :-) ma ti ringrazio per avermela donata

  11. Il mio augurio più sincero per la bravissima Paola, il cui occhio interiore riesce a fermare nelle immagini proprio l’attimo in cui il movimento tellurico dei versi si abbandona alla pace di una luce senza tempo – immobile come un labbro che sta per esplodere tutte le voci che non sappiamo dire.

    Un abbraccio.

    fm

    1. Francesco mi faccio portavoce dei ringraziamenti da parte di Paola perchè è impossibilitata a farlo in prima persona essendo estremamente immersa in anima e corpo – praticamente intrattabile :-) – nella preparazione della tesi di laurea magistrale in arti visive che, se Dio vuole, discuterà a giorni

  12. Mi affascina enormemente questa lingua che sembra sospesa, eppure è capace di richiamare immagini fisiche e terrene con un equilibrio mirabile ed un grande potere evocativo. Ad ogni verso si trova un’apertura, un suggerimento che spalanca nuove porte.
    Da leggere e rileggere.
    Complimenti ad Antonella e all’Arcolaio, che si conferma una delle realtà editoriali più interessanti e attente.
    E un abbraccio a fm.

    Francesco t.

    1. Ciao, il potere evocativo dovrebbe essere essenziale nella poesia, se tu pensi che ci sia nella mia non può che farmi piacere. grazie di cuore per i complimenti, per la lettura e per le eventuali e future riletture, antonella

  13. che dire,Antonella, di questa tua ultima “prova d’autore”? mi vengono i brividi a leggerti. la tua poesia è “tutto”: la sofferenza e la rabbia, la speranza e la volontà, la pena personale e il dolore del mondo, la quiete della natura e il tumulto dell’anima. il tuo linguaggio è lo sposo ideale del contesto tematico. è una porta che sia apre sulla tua anima pronta ad accogliere il bene ed il male, perché è in questa sofferta dicotomia che risiede l’equilibrio cosmico. Un mondo di sinceri auguri e un affettuoso abbraccio
    anna

    1. cara Anna sono lieta di leggerti, ci barcameniamo tutti fra bene e male, fra personale e universale, fra tempesta e calma piatta, fra momenti di sconforto e solitudine e momenti come questo in cui una si ritrova nell’abbraccio degli altri. grazie di cuore, ti abbraccio anch’io. antonella

  14. Sì, ft, L’Arcolaio vanta ormai un catalogo di tutto rispetto. Con alcune gemme che splendono di luce “particolare”.

    Ciao.

    fm

  15. Un saluto ad Anna, che leggo qui per la prima volta.

    *

    Ne approfitto per una notazione, a scanso di equivoci.
    La mia chiosa al commento di Lucy è dettata unicamente dal fatto che vi ho colto una risonanza “intima”, “personale”, che mi riguarda in modo particolare – per il tramite della “comune ombra” che attraversa le pagine di Antonella.

    Per il resto, avercene di commentari come quello che qui si legge – ogni volta che si pubblica un post.

    fm

  16. Complimenti grandi, Antonella, sai che sono una tua ammiratrice e vedo che la mia ammirazione è sempre più ben riposta.
    La tua poesia drammatica e potente è una Voce che si alza sopra tante che….”dicono” poco o nulla.Si, seguiamo sempre un’idea di luce.
    lucetta

  17. La poesia di Antonella mi reca puntualmente “gioia”, anche se gioiosa non la definirei affatto. La gioia credo sia data dal fatto che ha una sua cifra stilistica inconfondibile, crea tutto un mondo fatto essenzialmente di cielo e terra con noi
    sospesi in nel mezzo, che quando leggo mi capita di sentirmi a casa. C’è la sua ironia, il piacere ludico nell’intagliare il verso; anche se questa volta, ho avvertito un lavoro di “sottrazioni”, che rende senz’altro più articolata la sua poetica, ma sono stato poi catturato dal vortice magmatico che le riconosco e la rende unica:

    “ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri
    veramente cadevano
    io ho afferrato un bimbo al volo e l’ho portato in salvo
    a casa mia.”

    un caro saluto a tutti e tanti auguroni ad Antonella
    Abele

    1. Caro Abele, è una giusta impressione, molti versi sono più “ripuliti” dei miei soliti;
      ieri sera cadevano bambini, che ammetto, piace anche a me, invece è la descrizione di un mio sogno, spero che si tratti di un sogno “normale” e non di uno di quelli miei che purtroppo ogni tanto diventano reali, perchè sarebbe terribile. un caro saluto anche a te e un grande grazie. antonella

  18. @ Lucetta e Abele.

    Siamo di fronte a un libro di cui ci si appropria alla prima lettura, per una specie di “sortilegio naturale”. Ha lo stesso fascino dell’alba e del tramonto, che senti tuoi indipendentemente dalla stagione e dalla disposizione del momento.

    Ma questa “humilitas dicendi” non inganni – perché, strappato il velo, non è difficile scorgere, a sorreggere le arcature del dettato, una sapiente, “ironica” tessitura che definirei di stampo kierkegaardiano; e una cadenza sottile, nella trama, che mi ricorda il “passo” del Turoldo più grande: quel seminare risposte in forma di domande, da un lato; e, dall’altro, in simmetrico controcanto, dubbi che impediscono alle certezze di farsi “simulacro” e “stasi”.

    fm

  19. “…la fede, sembra suggerire Antonella, è la forma naturale della gioia che nasce abbracciando la fragilità degli esseri viventi, accettandola nel suo mistero. Non serve credere in Dio, per darle ragione.”

    Cara Antonella, quella che riporto sopra è la chiusa, che ben conosci, della nota di Stefano Guglielmin. Essa indica, chiaramente, quale sguardo – libero da incrostazioni, poetiche, etichette, professioni di fede – bisogna “indossare” di fronte alla grande poesia. E la tua lo è.

    fm

    1. Stefano è uno degli uomini più saggi che io conosca, ma anche tu non sei da meno, riguardo saggezza e umanità, mi riferisco anche al tuo invito allo sguardo libero da etichette che si dovrebbe indossare, e non solo di fronte alla poesia.

  20. E’ la parola poetica che fornisce senso allo sguardo gettato sul mondo e mai completamente sazio, mai definitivamente pago di risposte. C’è in questi versi un indizio di speranza “Dentro l’abisso luccica la storia”, il nostro dire, il nostro fare può aprire un varco nel tempo e di-segnare “erba vergine”, porre un argine al fiume affinché la riva basti.

    Grazie Antonella per questa nuova raccolta!

    Un saluto a tutti,

    Rosaria

  21. [dentro l’abisso luccica la storia]

    meraviglia la sera che è scura e la mano che si alza
    a tastare il muro
    meraviglia che oggi sento ancora le campane
    e la voglia di ridere
    scoprire che, forse,
    non tutto è perduto.

    trovo in questi versi il nodo gordiano della poesia di Antonella: un grumo di sofferenza, strazio, sensibilità estrema e anche -miracolo- speranza e vita. Complimenti sinceri..Un abbraccio Gisella

  22. Che meraviglia di commenti! E quanti, poi! Ho fortemente voluto in Arcolaio quest’ultimo lavoro di Antonella. La raccolta, gustata anche nella sua irruenza di dettato, è una vera forza della natura, ricca di immagini retoriche nuove e singolari. La maturità dello stile della nostra Antonella è qui, a mio parere, nel suo punto più alto. Mando un plauso e un abbraccio (nonché un augurio di buon compleanno!!) alla cara Paola, che con le sue fotografie ha impreziosito non poco tutto il volume. Grazie, Mio caro Francesco, per la tua consueta generosità; essere tuoi ospiti è sempre una gioia!
    Gianfranco

    1. ciao Gianfranco, dove l’ho scritto che paola faceva ieri il compleanno? certo l’avrò scritto :-) è vero, la bimba bella ieri ha compiuto un quarto di secolo! ti ringrazio da queste pagine per l’attenzione che hai avuto nei miei riguardi e nei riguardi del mio lavoro. ciao antonella

  23. Dalla qui lettura e dalla ottima guida fornita dalla prefazione di Alessandra Pigliaru (in attesa curiosa di leggere la postfazione – che non mi farò scappare- di gugl )
    rilevo questo passaggio:
    “quello della nostra finitudine perimetrale che avverte la trasformazione della carne così come di tutti gli enti prossimi alla parola poetica. […]il verso è infatti spesso riferito a un Tu riportato in terra capace di sopravvivere nella scrittura”

    in quanto la mia lettura è nel senso della “caduta” (diversi lemmi a questo, fin dall’inizio), magari non caduta senza fondo o fino al fondo dell’abisso, dell’orrido, o del crepaccio, ma a quella terra alla quale si è riportati, compreso quel “Tu” “capace di sopravvivere nella scrittura”, come dice Alessandra. Naturalmente alla caduta si accompagna un’ascesa, o il suo tentativo, fosse solo perché si può intravedere la storia che “luccica” “dentro l’abisso” se almeno una volta si è stati “in alto”, o se nn noi, qualcuno, anche nel mito, o per tensione di fede, o per lancia casuale di dado (prima che uno di essi “cada nel tombino”), o per ispirazione…e così via.
    Emblematica a tale proposito mi sembra “[crepaccio 5]”, con quella caduta di bambini come angeli, che cadendo diventano “cadaveri” (anzi già qualcuno in corsa), in quanto rinunciano, come l’angelo de “il cielo sopra Berlino” all’immortalità, e allo stesso tempo però trovano i colori, il filoche (li) lega.

    grazie Antonella, Alessandra e, naturalmente, Francesco Marotta

    Un caro saluto a tutti!

  24. ops, che figura(accia!) non ho visto il pezzo di gugl, ma è apparso adesso? come promesso leggo.
    intanto aggiungo che il titolo mi ha fatto pensare a quelle storie- fiabe (anche canzoni), nelle quali c’è un pesce magico o un anello prezioso che luccica sul fondo dell’abisso e che qualcuno (una donna di solito) chiede a qualcun altro di riportare alla luce. Beh, la storia che luccica, ogni storia (che è) preziosa, anche piccola, ha bisogno della poesia che la ripesca…
    ciao!

    1. Ciao Margherita, la pre è di stefano la post di alessandra. la mia prima raccolta in lingua italiana (ho cominciato a scrivere poeise in dialetto siciliano) aveva per titolo a forza fui precipizio, dal precipizio sono caduta finalmente in fondo e lì ho visto la storia che luccica?! metto interrogativo ed escamativo perchè chi la s ala verità? gli uomini siamo così complicati. ho apprezzato molto la questione dell’anello magico che finisce dentro il pesce e che viene poi ripescato, mi ha incuriosito e ho trovato in internet un bel saggio sugli anelli magici, pare che gli anelli siano metafora della memoria, e perderli o buttarli significa perdere o rinunciare a ricordare – gli anelli magici della memoria – http://www.adelphiana.it/pdf/doniger.pdf
      i simboli sono comuni a tutti (archetipi – jung – la mia filosofia spicciola) la memoria e la storia vanno di pari passo,sono imprescindibili, per cui mi pare che ci siamo! grazie. ciao antonella

  25. ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri
    veramente cadevano…………
    …………………………
    al cadavere che penzolava da un albero
    fu intimato di scendere
    ma poiché il morto non rispose e c’era un freddo boia
    la gente fece spallucce e se ne tornò a casa a dormire
    ———

    i miei umili complimenti per una raccolta che si annuncia
    vortice del vorticoso vivere.

  26. ‘Sapessimo il perché….”

    Dai testi estratti sembrano convivere il vaticinio e l’enigma (‘Se volete assemblo/ se non volete sciolgo”) la trasparenza e l’oscurità (sei diventata trasparente a tutto”, “ma il buio ti era entrato in corpo”), la morte, la quasi morte e la rinascita (“portatami al fiume/lasciami guizzare”). Una poesia che danza sul limite ma dove, alla fine, vince la vita.
    Complimenti ad Antonella e all’Arcolaio
    Un caro saluto ad Alessandra, Stefano e Francesco
    Antonio

  27. Arrivare qui e leggere tanta accoglienza e cura nei confronti della poesia di Antonella è molto bello e mi fa felice. Sono d’accordo con quanto scritto da Francesco intorno alla maturità e all’autenticità del percorso poetico di Antonella. A lei la mia gratitudine, anche qui, e il mio augurio di bene per il suo speciale pegno d’amore. Lieta della condivisione con Stefano e Paola che saluto affettuosamente con la stima che sanno.
    A Francesco, insostituibile, arrivi il mio abbraccio di sincera riconoscenza.
    Un saluto a tutt* voi, in particolare a Blumy; e alla cara Margherita per ciò che mi restituisce con le sue parole sempre colme di luci; grazie.

    *

    ora vieni con me e non temere
    porteremo con noi una lampada
    che nessun vento spegnerà e nessuna pioggia
    vieni e intoneremo degli inni di gloria
    tu non sai le parole e neppure io
    qualcosa ci verrà per strada qualcosa troveremo
    sotto un sasso nella foglia nelle rive nei mari
    nelle colline vieni nel cielo
    ci saranno i segni che non si può sbagliare
    gli astri ci circonderanno e fiumi di gioia scorreranno
    mai uomo vide mai uomo immaginò cosa e dove
    come si può essere lì dove la gioia è

    Ecco, a questi versi di Antonella sono particolarmente legata, perché la storia che luccica dentro l’abisso è soprattutto qui secondo me: nella forza dell’essere due.

    Alessandra*

  28. Non posso che associarmi ai commenti precedenti. La potenza delle parole di Antonella ha sempre suscitato in me grandi emozioni. Leggo in questa nuova raccolta una luce più ampia e ne sono felice. Complimenti a chi ha pubblicato il volume, a chi ne ha scritto prefazione e postfazione. Grandi complimenti, come sempre, a Paola per il suo occhio eccellente che ci mostra particolari insoliti che non avremmo visto senza di lei.
    Un grazie anche a Francesco Marotta che apre le sue porte al mondo.
    Un abbraccio ad Antonella con l’affetto di sempre.

  29. Mi scuso per la mia smemoratezza: Volevo complimentarmi moltissimo con Paola che ha una grande arte nelle mani e con Gianfranco Fabbri, per la sua gentilezza umana e per il buon gusto editoriale.
    lucetta

  30. Saluto e ringrazio anch’io tutti gli intervenuti, invitando chiunque volesse a continuare a discutere di questo libro.

    Qui (per fortuna) i post non hanno nessuna scadenza e qualsiasi intervento è sempre il benvenuto.

    fm

  31. Antonella, sono felice di questa tua nuova raccolta. Pubblicata con/da un Signore della piccola editoria di poesia. Me la procurerò al più presto. Un caro saluto, Giovanni Turra Zan

  32. E’ in una sequenza di “agonie”, “crepacci”, “lande”, “fiume”, ed alla fine “argini” che si sviluppa il discorso poetico di Antonella Pizzo, come delle tappe della sua vita. Il dolore è ancora presente nel corpo, che rappresenta il simbolo tangibile della sofferenza, e che ad esso dà forma.
    Ma alla svolta, l “abisso” indecifrabile appare in tutta la sua fisicità, in una forma nuova, una entità adesso comprensibile perché porta con se qualcosa da dire . Una storia. E forse adesso questa storia è da raccontare.

    “le tue foto sono strane
    sono tutte in forma di domanda”
    Antonella Pizzo ha maturato uno stile proprio.
    Noto le due interessanti letture che hanno fatto, nelle forma di pre e postfazione, rispettivamente Stefano Guglielmin ed Alessandra Pigliaro.
    Tauguri Antonella per il tuo nuovo libo.
    Un saluto al “padrone di casa” Francesco Marotta e a tutti quelli che mi hanno preceduta.
    Margherita Rimi

  33. Ringrazio Antonella e il curatore di questa presentazione, che mi ha dato modo di sentire quelle voci e quelle eco a cui ho fatto riferimento.fernanda f.

  34. Arrivo (mea culpa) tardi ma porgo comunque le mie felicitazioni ad Antonella Pizzo per questo suo ultimo lavoro. Ad Antonella, a Francesco e a tutti i più cordiali saluti, Marco Scalabrino.

  35. Arrivo in ritardo a commentare. Concordo con tutti coloro che mi hanno preceduta, e come è stato scritto in questi intensi e affettuosi commenti (che è stato un vero piacere leggere), le poesie di Antonella Pizzo lasciano davvero il segno e lasciano senza parole per il forte potere evocativo. Mi sono emozionata a leggere questi versi, che mi hanno anche fatto venire i brividi. E’ poesia viscerale che penetra nell’anima e nelle ossa, te la senti addosso e lì rimane.
    Riscontro una forte valenza salvifica nei versi di Antonella, sebbene la poesia tutta abbia questa funzione. Una bellissima e intensa metafora “in forma di domanda”; poesia introspettiva che pensa e si interroga sui perché insoluti dell’esistere “…se ho queste catene al cuore e questo peso di mancanza/che schiaccia ogni mia vertebra vorrei chiedere perché..” e suggerisce considerazioni su quello che è il destino – inesorabile – comune a tutti gli esseri viventi e “…scoprire che, forse,/non è tutto perduto..”. Nei crepacci si cerca una luce per uscire dal buio…
    “ieri sera dal cielo cadevano bambini e cadevano cadaveri/veramente cadevano/io ho afferrato un bimbo al volo e l’ho portato in salvo/a casa mia…”. Questi versi di crepaccio 5 mi hanno stupita e scossa. La morte è la soluzione, il traguardo, o una passiva accettazione a cui possiamo solo assistere impotenti e “fare spallucce”?
    Complimenti agli autori della Prefazione e della Postfazione per avere così bene sottolineato gli aspetti più significativi di questa raccolta poetica che conferma il grande talento di Antonella Pizzo, alla fotografa, e grazie a Francesco Marotta per questa proposta.
    Un saluto
    monica

  36. e io arrivo con ritardo a ringraziare marco, pasquale, vincenzo. ringrazio di cuore anche monica per le sue esternazioni e per l’attenzione, mi scuso se non so replicare come meriterebbe il suo commento ma sono sempre molto imbarazzata davanti ai complimenti. antonella

  37. a seguito ci tengo pure in ritardi (tirotardi) a lasciare qui senza volere ingobrare il già detto – il mio apprezzamento vivo a quello che ispirato qui per questa poesia di Antonella.
    gran bel lavoro anche di Alessandra e Stefano.
    un saluto.
    paola

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.