Dimore del respiro

Silvia Comoglio

 

Inediti (2011)

 

                                  fiorisci   – dúnque –   in rottura di parola,
                                  nel sémpre che si accosta ―
                                  a boe, e puri soffi, a módiche tue brezze
                                  accólte  – nel mondo –  in entroterra:
                                  goméne   – trainate curve!
                                  fino al corno  in cui   – cantando
                                  abbellisci   a squarciagola ―       

 

*

→ saranno tempi   – i mondi –   e loti e cardellini!
a cúbiti cullati déntro la tua fronte: il brí-vido scagliato
ruvido di gelo óltre  l’angelo sommesso, l’essenza
di quanto è stato scritto   – nel vento –   con ritardo, “nel vénto
condotto     in álto  sulle scale, fíno   a un ciglio attraversato
da un sogno   pensato  iridescente, puro –  
– iridescente  [ ]

[ ]

 

⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄

 

 

                            … e muore  – muore-il-mondo!  tacéndo
                            a paradiso, muore  – quell’essere per sempre
                            sotto la tettoia, in qualúnque
                            sguardo dell’ortica → “muore, muore scuro
                            nel báttere a galoppo   di álbero e nitrito,
                            intatto  per ogni suo peccato in ógni  ―
                            suo castigo …

 

*

: →  del mio amore  davvero  non vi parlo
perché  è  acuto  nel troppo della veglia, perché vi aspetta
all’án-golo del sogno, negándo   – A punto fermo!
il passo appena stato, il vívere stregato
sul peso  – di un mondo –  lárgo solo a palmo…
e così, così tacendo, io vivo, vivo  di segreto
intrecciando capretti alla finestra, pensándo ―
che vi amo, vi ámo  – tanto  tanto [ ]

[ ]

 

⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄

 

 

                            Questa nótte  – è-enorme-nótte
                            racchiusa in uno sguardo, falena già ritratta
                            in fondo  ai nostri dire,  come
                            pura scure   per cárdini che stanno
                            – in obliquo –  déntro le maree: márgini di rose
                            posposte dopo il mondo, in pieno ―
                            disubbidire  ai cambi  delle lune,
                            alle  terre  – nére –  di bagliore —

 

 

*

La mia porta  – fu l’álbero soffiato
da dentro la radice del tempo appena stato
Fu il corpo stupíto al suo risveglio,
la mano che trasforma la notte in illusione
generando  – davanti alla montagna –
mandragore di luce, e ignote
perle felciformi: gli ócchi
minúscoli di sogni, all’altezza appesi
di un ramo  – bifocale ―

_____________

 

⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄⁄

 

 

                               questa terra  – è il rótolo del corpo  :  ótre
                               di casa-luce   fránta    déntro la sua altezza

 

 

*

E’ dimora, questa conta, dimora che sprofonda
déntro il mio respiro. E’ nínna ―
che ágita di nuovo, ágita  la lingua,
il  graffio  – di molte terre
venúte  – di preghiera, di lím-pida radice: il dio
passato a porta chiusa  tra il lámpo e la sua luce, oltre il gelso
che venne  dall’abisso, fluttuando  – come oro –
óro  – sotto luna —

 

***

9 pensieri riguardo “Dimore del respiro”

  1. le trovo stupende.

    … e muore – muore-il-mondo! tacéndo
    a paradiso, muore – quell’essere per sempre
    sotto la tettoia, in qualúnque
    sguardo dell’ortica → “muore, muore scuro
    nel báttere a galoppo di álbero e nitrito,
    intatto per ogni suo peccato in ógni ―
    suo castigo …

  2. fiorisci – dúnque – in rottura di parola,
    nel sémpre che si accosta ―
    a boe, e puri soffi, a módiche tue brezze
    accólte – nel mondo – in entroterra:
    goméne – trainate curve!
    fino al corno in cui – cantando
    abbellisci a squarciagola ―

    cullano e sospingono, quelle vocali acute, anzi curvate,
    da più anse, poi, cantano all’alba a aperte

  3. Silvia ha una musicalità tutta sua, quasi extraterrena – convulsa nell’ambito di un’esistenza sconosciuta. Qui lo stile si ammorbidisce e la pur tenue invocazione diventa una sorta di preghiera. In particolare m’incanta questa porzione di testo, per la sua cruda verità: “… del mio amore davvero non vi parlo / perché è acuto nel troppo della veglia, …/”

    Un abbraccio alla mia autrice e uno all’ospite Francesco.

    Gianfranco

  4. Incanto ed emozione. Sempre, quando leggo le poesie di Silvia.
    E, come è successo a Gianfranco, mi colpiscono queste parole “… del mio amore davvero non vi parlo / perché è acuto nel troppo della veglia, …/”.
    Ho ricordato lo sperdimento cocente di un sentimento che credevo dimenticato.
    Grazie.
    annalisa

    1. Annalisa!
      I nostri commenti a così poca distanza l’uno dall’altro si devono essere incrociati e così mentre scrivevo il mio ancora non potevo visualizzare il tuo.
      Incanto ed emozione. Grazie per sentire e pensare in questo modo la mia poesia, per averla voluta fissare proprio con queste parole.
      Silvia

  5. Un grazie innanzitutto a te Francesco per quel “Dimore del respiro” e per l’immagine che hai scelto a commento delle mie poesie, una lettura la tua in cui mi riconosco pienamente. E poi grazie a Natalia, Anna Maria, Maurizio e Gianfranco per esservi soffermati sulla mia scrittura e per vostri preziosi interventi.
    Silvia

    1. Grazie a te Marco, per la tua lettura, per quanto dici della mia poesia. Assillo ritmico. Hai detto bene. L’assillo ritmico che tu percepisci è il mio assillo, la mia ricerca continua di ritmo e suono, quasi oserei dire la mia fissazione. Grazie per averlo rilevato e messo in evidenza.
      Silvia

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