La lingua del vetro

Luca Minola

La luce (scarti del giorno)
fra lampade e infissi, prese a rasoiate le immagini.

La calura del verde nelle gambe, (sotto è Giugno),
con questa lingua ancora si leccano le radiografie,
i bordi delle lettere.

(Vengono dorate le foglie a pieni polmoni).

 

La Lingua Del Vetro
(Serie Delle Rivoluzioni)

 

*

Parola cortese si dice il buio
con le spalle a punte
di stelle illuminate.

Il tavolo della cucina:
misura umana.

Cicatrici dei punti, spazi
aperti nelle frasi,
il tempo offeso
lasciato con lo sguardo.

 

*

(Serie del materasso e private)

Si vedono gli spazi vuoti che offendi
 ( ancora da sudare, ancora da sentire)
 le tue vecchie dita sulle cose tutte,
 la porcellana che cresce nelle case
 e si raddrizza insistente su mensole,
 lavandini e vasche.
 Si espande la bolla del caldo
 il bagno si riduce in piccola scala, sempre di più,
 sempre più piccolo nello spazio molle.
 Ed è un attimo, la nostra prima idea del mondo,
 l’abbaglio dei vetri che tagliano
 l’armadio, le tende, le lenzuola.
 Fuori i vicini battono materassi d’acqua,
 ma tu distratta incidi riflessi sulle mani,
 una vita vera: foglie e fibra.

 

*

Manifesta nel trauma le lingue bianche dei ribelli
come prese, estratte.
Parla di un cielo nelle ossa, di una guerra.

Inserto (la piazza si dispiega: edifici, case,
mura rallentate nel suono, spari,
manganelli e selciati).

Sangue lavato col ghiaccio.

 Vittima e vittima (sei tu).

 

*

(Scende)

Cifre sui corpi. Ferita restituita sul confine
dispersa in due.
Scende riflessa nel fianco ( in ogni luogo)
nei riposi delle sostanze.
Scende fra numeri di polvere,
attende martiri sugli smalti dei pavimenti,
sul catrame delle strade: è la rivolta
che si usa nel cotone, che si usa
in forma nuova, la scrittura.

Filtra veleno ( interrotta), filtra
ogni fianco, ogni vita
nei muti alla finestra
nelle maschere come pena e morte,
chiede dei termini, una lingua, si cita.
Rimane monca, desidera occhi sovversivi
agitatori nelle grammatiche,
questo nelle lettere, nel sangue.

 

*

Stanno fra le nostre reti
 le incursioni della notte.

Nessun confine da battere
 da trattenere nel fiato: nessun letto nel rosso
dove il miele è tirato sulle braccia,
 fra le lingue sentito, ingoiato.

E si calpesta quello che si può,
 nel tuo nel mio della cenere.

E’ spazio d’aria, mura in frane.
Le polveri sono pensieri, in tela, in seta
sono le orme lasciate che si fanno,
sono i denti che si fanno.

 

*

Senza, la miniera delle anime
la peste richiesta, ombra per ombra (volte
lasciate nell’acqua).

I chiodi nelle dita
( buchi d’incisione)

Soltanto nei tessuti corrompe
fra zolle e buche, mani rotte senza pietà.
Piedi senza pietà.

Alterate ossa a restare.

Suoni dalle sotterranee: onde radio,

i grigi.

 

*

E quando la luce nelle insegne luminose
esplose, ci fece di cera il petto

(tornando da occidente, i fuochi
di una guerra ingiusta).

Dai sensi persi a raffica
la sabbia di cui mi lavo
ancora solo.

Come la nascita.

L’elettricità delle foglie in autunno.

 

*

I raggi ti puntano il costato,
la linea diretta dell’affronto.

Sempre più su
nella spina, nell’alto
fino a baciare il midollo.

Lettura di sé,
direttamente nella luce.

E la pelle della lingua
e la saliva

sono luminosità d’interni.

 

*

Leggermente a lato, con imprudenza a lato del piombo
l’umidità delle caviglie che si toccano nel cercare nel fare.

Scegliere elenchi: mani, piedi, braccia
e superate membra, membra lisce.

Si brucia ( nell’aria che respiri).
                                    Si brucia
fra forme e ventose di nuovo la violenza:
le bocche grosse delle piante,

terre che segnano il sangue
mai il bianco ( noi il bianco), il bianco della calce.

 

*

Dei propri polmoni fumare
la cenere residua,
inalati i gesti.

Secondi da buttare
gli orologi fissano tempi nuovi.

Ti crescerà nella testa
la luna e vissuta e nel profondo
e mangiata avrai la lingua.

 

______________________________

Luca Minola è nato a Bergamo, dove vive, il 7 Dicembre 1985.
E` iscritto alla facoltà di “Scienze Umanistiche” ad indirizzo letterario, nella stessa città.
Alcune sue poesie sono state pubblicate sulla rivista “Poeti e Poesia“ nel 2009; altre, a cura di Italo Testa, su “Absoluteville” nel 2010.

______________________________

 

***

9 pensieri riguardo “La lingua del vetro”

  1. La foto è veramente splendida, Cristina. E non c’era immagine migliore per illustrare il lavoro di un autore da seguire con grande attenzione.

    Ciao, e grazie.

    fm

  2. Grazie mille delle vostre belle parole…..in più grazie tante a Francesco per avermi ospitato sul suo blog e grazie tante a Cristina per aver concesso la sua bellissima foto alle mie poesie.

    luca

  3. ” l’abbaglio dei vetri che tagliano
    l’armadio, le tende, le lenzuola.”
    per questi versi, non sai quanto vicini allo scatto di quella foto…

    sono io che vi ringrazio, Francesco e Luca.

    cb

  4. Grazie a te, Luca, è stato un piacere. Quello che cerchiamo di non farci mancare, sono le buone scritture, e la tua lo è, si muove con passo più che sicuro verso, e oltre, quel traguardo, in piena autonomia.

    fm

  5. Davvero troppo gentile Francesco, la cosa veramente importante sopra ogni cosa è la poesia che ci da ancora da sperare e spiragli veri di libertà, di vita.

    ciao ciao Luca

Rispondi a luca minola Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.