Il libro di Vaan

Tonino Vaan
(Antonio Vasselli)

La realtà, mercificata, ridotta a una corrente di onde, flussi informativi ridondanti, sembra trasmettere un unico concetto. Stranamente questo concetto riguarda il corpo, sia in quanto oggetto del messaggio, sia in quanto ricettore dello stesso. All’interno di queste forbici si aprono innumerevoli diramazioni, in cui il corpo è ora passivo, ora attivo, ora produttore, ora fruitore. Nel paesaggio virtuale disegnato da codeste correnti traverse, s’instaura, eppure, un dialogo con varie voci, provenienti dai quotidiani o dai libri di poesia, le quali, innestandosi in tale immateriale tessuto, fungono da depistatori, da antidoti al rumore prodotto dalla comunicazione massificata. Sarà proprio questo tessuto sfrangiato a distendersi sui dati esistenziali, sui non-eventi “una gomma masticata alla finestra. / nell’uso smodato della sera”. Proprio durante un non-evento può capitare di sentirsi soli e, dunque, forse vi è la possibilità che queste voci, tutte, finalmente, si spengano, che il corpo assurga a unico soggetto legiferante, che le sue reali necessità si impongano. Eppure, chi può sentirsi definitivamente al riparo dagli attacchi delle voci? In agguato forse resta sempre l’isterica volontà della mente di costruirsi una scenografia e dei personaggi con cui attuare, se non la narrazione della propria esistenza, la narrazione di qualcosa che pure accade: “un boccone, ha ucciso il boxer, avvelenato / gli tirava i carnicci era suo amico / per dovere padrino”. Una insufficienza di autonomia, la diremmo, dell’individuo, il quale fatica a distinguere la parte di sé costruita coi materiali spuri di tali massificanti onde. Vero è che il poeta stesso ci invita a non sopravvalutare tale distinzione: “.non ci ostiniamo però ad attribuire virtù in eccesso / ad una o all’altra parte che là in fondo un’oscura materia / già incurva i fonemi del tempo”. E, in fondo, pare non comprimibile l’impeto di attribuire a un medesimo suono un diverso significato. Forse questo può aiutare ad abitare un mondo variamente costruito. “Qui, dove si paga lo scotto di una lunga corsa / passeremo queste giornate a fare cerchi / sulle frasi più belle di un libro / .restando nel timido sole di un’avventura”. Sarà l’immaginazione a salvare tuttavia invivibile mondo, ove bisogna convivere con la noia quotidiana e i massacri trasmessi in un telegiornale? Immaginazione, nemmeno a dirlo, è, anch’essa, pericolosa.

(Rosa Pierno, Carte nel vento, VII (2010), n. 12)

 

“Luce fredda, il mondo marcio fra quattro mura, la testa abitata da un padre che lasciava «inaridire» gli affetti, da una sorella «finita sotto overdose», ma anche da una canzone che salva o dall’immagine felice di una scia di luce «in un gioco di ombre vive»; tutto questo vorticare graffia o accarezza (perché feroce, perché perduto), nella testa di un uomo che scrive questo libro, legando la propria voce interiore a quella esterna dei rotocalchi, dei libri, degli amici poeti, attaccandosi a questo legame come un filo d’Arianna, che conduce tuttavia sempre più dentro il macigno, nel buio”.
(Stefano Guglielmin)

 

Tonino Vaan (Antonio Vasselli), Cosmesi
Prefazione di Stefano Guglielmin
Illustrazioni di Orodè Deoro
Forlì, Casa Editrice L’Arcolaio
“Fuori Collana”, 2008

 

Testi

 

… sembra che un decimo verbo sia lavorare
una simbiosi imperfetta tra esistere e resistere…

 

.vasche semiolimpiche.

 

a caccia di frammenti, il ripetersi di schizzi
istantanee di bestemmie, sotto brevi baci di nuvole.
nessun souvenir dal rettangolo d’acqua
nel passaggio che conduce al prato
con passo consumato, osservando un gatto
ce ne uscimmo per la terrazza delle stelle
sulla cupola schermo del nostro planetario

 

*

 

noi solari
altrimenti alsudoku
radio flash e una tempesta ormonale
da sedare in venti metri d’apnea.
tempo delfino
che il sole sfuma dietro le fronde
all’ora delle cornacchie spazzino
un lungo, in solitaria
vigore, quasi speranza
.mentre tutto intorno ristagna
e invano si invoca

 

*

 

perso nei buèndia e coglionato sulla sdraio
sottosopra tutti in accordo
esaurito il ricamo su una più pura forma di verità.
nella vasca noi, in meno di una settimana
vestiti i panni, sulla svolta dei giorni al meglio
fari in altromare consacrati
allo studio profondo del poggio marino
fra i vigneti in libertà
magari chissà

 

*

 

dimmi collega del magnifico magnini
che io ti parlo di forre e valli
dove ho visto aquile in alto ai nostri alisei.
tu hai pensieri per i tuoi lidi
come io ai miei
ogni tanto assassini
.ma ai convegni urgenti
fino a prima della sera
siamo già partiti al fuoco
a marialerba
sopra la piana che sdomina
alle pontine guglie sul mare

 

*

 

quasi luzziano con due zeta
e non mi dite di pizze il sabato sera
.su per sfasciumi leggo
senza parole, se dal ventre sacro scendo
per una linea alba
al nòcciolo della questione.
è un vizio umano lo sguardo vuoi
.voi ordinatemi due margherite
se mi vedete distratto a un prato
quando odio i prefestivi
e perdo facile la testa

 

*

 

qualche emozione in linea
proprio nell’acqua
al soffocante velo
che pure la piramide s’azzera
sul picco di un fenomeno più ampio
c’è scontro frontale
sui monopoli d’erba al terzo mondo
il profondo diventa verticale
.non ho indulgenze
scoppia pure
che la mia idea si fa forza e non scompare

 

*

 

niente dal prato come rotola
stravolta pure la geografia del miele.
trapela in alcuni una compostezza necessaria
un rigoroso schema .medicamenti sul palmo della mano
in rifrazione aliti lontani, gonfiano
i tentativi ancora alla barriera in frazioni di minuto
in ragione e sostanza .solo rimane
ogni ragguardevole dettaglio che non complichi le cose
da un’ora certa spiana, si fa strada
a punto sparso da qui mai plana il frutto che evapora e sfila
.ecco vedi poi sembra, come mancasse sempre qualcosa

 

*

 

da una vista come scavo
il primo degli allargamenti è un varco di solitudine
.un mondo instabile e sismico
ombra cinese da sovraesposizioni nel cielo.
e i movimenti dei corpi nell’acqua, code di orche
che pure le statue cambiano di posto a cavallo di un secondo
sul rift, tutti i luoghi e la loro energia segreta
che il filtro dei ray-ban ne esalta i contorni
per il bene del marocco dei suoi nomi e soprannomi
.guarda un po’ cos’è successo se alla fine del giorno
si può dire la stabilità di un ritorno

 

.luglio 2007 .castelmadama .piscina comunale

 

***

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12 pensieri riguardo “Il libro di Vaan”

  1. una scrittura che si contempla rispecchiata nel rettangolo d’acqua, e sulla superficie scorge la rifrazione dei pensieri, che si dispongono sfumando in versi, talvolta catturando la profondità dell’apnea nel suo intimo incedere a dar voce al giudizio.
    Molto bello,
    grazie

    Francesca

  2. .grazie della lettura francesca, un blocco di poesie molto “elettrico”,
    uscite di “getto” in due-tre giorni lavorativi
    .sono particolarmente affezionato a questi testi

    .e un grazie grande a francesco, di cui sono ospite

    .tonino vaan

  3. un autore schivo, riservato, che offre la sua poesia in punta di piedi.
    una poesia che si sfoglia, verso a verso, sempre più intensa ad ogni lettura.

    un saluto a Tonino, con grande stima
    iole

  4. geometrie esistenziali, schizzi, flash, scolpiti in una scrittura a scatti coerente e incisiva. grande poesia.
    un caro saluto
    abele

  5. …………..
    al soffocante velo
    che pure la piramide s’azzera
    sul picco di un fenomeno più ampio
    c’è scontro frontale
    sui monopoli d’erba al terzo mondo
    …………..
    il profondo diventa verticale
    .non ho indulgenze
    scoppia pure
    che la mia idea si fa forza e non scompare
    ………………..
    da una vista come scavo
    il primo degli allargamenti è un varco di solitudine
    .un mondo instabile e sismico
    …………….
    Complimenti a Tonino e a Francesco per la continua attenzione…
    un saluto
    maurizio

  6. iole, abele, giampaolo; un grazie sincero per i vostri commenti
    ed il vostro apprezzamento.
    grazie anche a maurizio per ll passaggio e l’attenta lettura.
    saluto il mio caro editore e ancora una volta francesco per l’invito a ritornare su queste pagine.

    baci a voi tutti …e… buona estate .tonino

  7. “nella vasca noi,” “il tempo delfino” che anche serve all’umano (gli si accosta, lo incalza, lo stressa) e anche gioca con il sole portandolo come una palla in giro
    sono belle poesie di rettangoli (prato, vasca…) e punti (anche quelli che cmq non fermano il flusso, dopo infatti continua il minuscolo), come già messo in evidenza dalle “rifrazioni”di Francesca o dagli “schizzi”-“scatti” di Abele.
    Mi piace molto la struttura di queste poesie, il loro contenuto vissuto, e il lessico. (porto un es. “monopoli d’erba al terzo mondo”, trovo monopoli, ottimo, sia per il significato di monopolio sia di quello di gioco monopoli.)

    un saluto a tutti!

  8. Gentile Vaan
    leggendo le sue poesie è come essere trasportati dalle onde o cullati con esse dal vento, senza punti interrogativi nè obblighi di risposte. Belle, belle.
    Un grazie a Marotta e alla Pierno con i suoi incisivi sondaggi.
    Lino Giarrusso

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