3 pensieri riguardo “La Biblioteca di RebStein (XXI)”

  1. Marina Pizzi declina il dolore, personale e collettivo, lungo tutto il percoso dell’opera, utilizzando un linguaggio ricchissimo di preziose metafore , senza mai scadere nel lamento, grazie anche alla musicalità dei suoi versi, dove vocali e consonanti sono impigliate in una rete sonora imponente, che modella la poesia come una bellissima opera plastica di musica e significato.
    Una lettura ricca di pathos sapientemente e liricamente incanalato.

    Grazie,
    Francesca

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