Passo nel fuoco

Rita R. Florit

Passo, cammino, attraversamento, valico attraverso il fuoco, forse purificazione. Nel fuoco dell’amore, e quindi della passione, della combustione anche erotica di essa, delle sue ceneri. Sebbene nessuna Araba Fenice sia mai risorta dalle ceneri dell’amore, almeno nel suo fuoco è vissuta, e vive, in un costante momento che in questi testi sembra contrastare il fluire del tempo. (Giacomo Cerrai)

Passo nel Fuoco è parola corporea che non si appaga. Una poesia che origina dalla voce, dal cuore e dal sangue, fra “il vuoto aperto del desiderio” – distanza che m’uncina allo scavo sonoro – e “il compimento”. La scrittura come il ponte tra me e l’altro, tra due sponde di desiderio. (Alfredo Riponi)

Chi conosce la produzione della Florit di questi ultimi anni può apprezzarne l’evoluzione verso trame ritmico-sonore di grande intensità, individuandone la novità nella tensione del «dire» che trova finalmente le sue forme e il suo approdo sia nei testi lunghi che nell’affabulazione fonica di quelli brevi, in cui prevalgono le parole-immagini e le «azioni» amorose, mentre gli articoli sono quasi del tutto banditi. Ciò conferisce ai testi una grande «pienezza» e l’assenza di vuoti esornativi, grazie alle parole che s’interfacciano fulmineamente con i sentimenti di cui sono il portato e l’origine.
(Nietta Caridei,
Introduzione a Registro di poesia n.3,
Napoli, Edizioni D’If, 2010)

 

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Rita Regina Florit, Passo nel fuoco
Napoli, Edizioni D’If, 2010

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Testi

 

Cercala al fondo troverai la piaga
del vivere col cuore divorato
contratto espanso dilatato in sangue
fin dove strazio decreta il fluire

Cercala al centro troverai la chiave
di segreti cammini calcinati
stazioni di viae crucis infangate
in cui caduta faccia nella terra

inassolvibile fu dichiarata
da ogni incarico fu sollevata
Cercala ancora nell’esatto punto
dolente di dolcezza dolorosa

lacrimare un vessillo d’ali tese
profumare gli stracci della carne
non ancora crisalide quiescente
rosa di notte arresa non ancora

Cercala infine nella tua memoria
di trapassati prossimi universi
dendriti ricomposti dalla cura
del riveder le stelle dall’inferno.

 

*

 

La notte come un filo si dipana
e da un estremo all’altro noi restiamo
disgiunti eppure avvinti
al filo inesorabile richiamo
chiamami da lontano
da lontano ti chiamo
mio fuoco incendio rogo
e la tua voce crepita m’avvolge
consunta sto rappresa
fremendo per la voglia che mi sale
e ancora torna a ravvivar la brace.

 

*

 

Levigherò di baci
quel rubino incavato
che nascondi serrato
tra clavicola e collo.

 

*

 

E prenditelo il cuore incenerito
tienimi gli occhi
strappali allo strazio del mondo.

 

*

 

Di seta rivestita e battezzata
alta mi fai per non volermi avere
ho fuoco in abbondanza e mi devasta
e offrirtelo decuplica la pena.

 

*

 

A noi si diedero parole ardite
precipitate in gemito e respiro
a noi si schiusero voli e confini
ali d’abisso in rarefatto amore.

 

*

 

Nell’avvampo dello sfascio dorato
ti tendi come freccia nei miei archi
prigione ti darò di gambe e braccia
di vellutata pelle legatura.

 

*

 

Ardi la voglia che non muore
con le labbra arroventala di baci
fai culla al mio respiro concitato
avvinti in vita morte condivisa
saremo unica cosa unita fusa.

 

*

 

Strazio il mio verso
in mille rivoli mi squaglio
non so che gemere e tacere
immergermi e affiorare
e soffocare l’ombra che m’assale
stringere e catturare
e in te cadere
ricado amore senza cuore
all’esatto centro del mio fiore.

 

*

 

Versami ancora radi e sconfinati
rigurgiti di plastiche parole
misura la distanza che m’uncina
allo scavo sonoro inoculato
inflitta vibrazione che s’espande
flessuosità d’artiglio avido tocco
rendimi corpo docile in attesa
frutto rappreso in palpitante fiato.

 

*

 

Un vestito rosso per stare senza te
un rosso vestito e guanti neri
che trasmutino le mani in ragni
che aderiscano per non vedere
il rosso fiume che mi scorre dentro
senza senso alcuno
la rossa crespa seta assecondi
il navigare che in me
incessantemente pesa e cade.

 

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Nota biobibliografica

Rita Regina Florit ha pubblicato “Lezioni inevitabili” (Lietocolle, 2005) e “Passo nel fuoco” (Edizioni D’If, 2010). Suoi testi sono presenti nel web in lit-blog, e-book e in diverse antologie. Presente a Roma Poesia nel 2005 e 2006, i suoi video partecipano a rassegne nazionali e internazionali. E’ autrice di testi per teatro-danza e installazioni. Ha curato la sezione letteraria di mostre d’arte contemporanea. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in francese, inglese, spagnolo e punjabi.

Passo nel fuoco” ha vinto il Premio Mazzacurati-Russo, IV edizione, 2009-2010, per la Poesia.

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***

11 pensieri su “Passo nel fuoco”

  1. Parole immolate sull’altare del fuoco, che bruciando nella lettura restituiscono il calore dell’eros in una forma in cui la passione che trascina il verso si struttura in una espressione poetica che si modera solo in funzione della capacità di costruzione, in un impeto vivo d’ ardore palpitante.
    grazie.

    Francesca

  2. Grazie a tutti. Ad Alfredo per la bella nota della Paoli, che non conoscevo, e a Rita, che spero di avere ancora ospite di queste pagine.

    fm

  3. “Di seta rivestita e battezzata
    alta mi fai per non volermi avere
    ho fuoco in abbondanza e mi devasta
    e offrirtelo decuplica la pena. ”

    in questa quartina in particolare ho la sensazione che si sia iniziato un tentativo di opera alchemica qualcosa che l’ invoca a un congiungersi segreto e sacro: il conoscere la femmina
    o la femmina è conoscenza – giacere in lei che si offre e s/offre e qui ecco la soggettivizzazione dell’ autrice- e che brucia nell’ offrirsi perché ha tutto da offrire il suo fuoco ed è un tutto che non ha conto e sempre arde nuovo. almeno io la sento in questo modo e volevo condividerlo. per il resto Rita ha una scrittura dinamica che sa cogliere i dettagli e gli umori dell’ umano salvo secondo me osare ancora poco per la potenza che invece sotto è generata e generatrice. un saluto caro. paola

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