Milano Ictus

Dome Bulfaro

Milano Ictus
(Scheda spettacolo)

La pianta di Milano sta schiudendo
Il figlio della fine sta arrivando
Correte lo spettacolo inizia ora
Nell’ora che l’incanto ‘pare orrendo

 

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Dome Bulfaro, Milano Ictus
Nota di regia di Enrico Roveris
Fotografie di Anna Laviosa e Marco Zanirato
Video (CD allegato) di Andrea Materiale
Monza, Mille Gru, “PoesiaPresente”, 2011

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Ictus n° 0 | Il primario

 

Primario

Arriva. Prima o poi arriva l’evento, che innesca il canone inverso, la necrosi lattea, l’amarsi per estreme unzioni; l’evento in cui le proroghe all’epidemia del bacio non sono più ammesse, gli alibi cascano come teste. Arriva per tutti: anche il primario d’ospedale che tutti cura, prima o poi è spintonato alla resa dei conti, deve stabilire cosa sia veramente primario, al di là di sé, per se stesso.

 

Dopo 12-24 ore circa dalla presa d’atto che sei morto, senti i germi dell’intestino invaderti gli organi addominali; li senti, nelle corsie in tutti i letti, riprodursi. Alcuni batteri provocano gas spingendo i germi in ogni tuo torto, in ogni tua ragione. Così, con una circolazione passiva, tutto fugge dalle mani, i germi si diffondono ovunque, causando quello che più rimuovi: la smobilitazione senza fine, gli sfollati della disgregazione, il rastrellamento di ogni tua stagione. Arriva, prima o poi: l’ictus terminale, quello che elettrizza, l’ictus che, come fosse l’acqua una lama sacrificale, ti battezza.

 

 

Ictus n° 9 | Fabbrica del riproduttore

 

a Claudio Recalcati

 

Il Cantastorie, sotto la loggia dei mercanti, luogo della Vecchia Milano, gioca alla morra, dà il pane secco ai piccioni, accorda la chitarra

 

Cantastorie

Tutt el Domm l’é fà de sass,
sass in alt e sass in bass
sass de foeura e sass de dent,
sass i tecc e i paviment,
sass de sora e sass de sott,
sass i gùli, i scal, i scoss,
sass insoma, sass tuscoss.
(1)

 

A Milano, dal giorno dell’ictus, tutti conoscono questa filastrocca ma nessuno la canta più, senza che un trasalimento gli risucchi le midolla, senza che la vista non gli s’offuschi.
Nell’aria, poco prima dell’ictus, si avvertiva una presenza forestiera che gradualmente adombrava le porte del Duomo. Gli uccelli impazziti e l’arrivo della pioggia erano i primi chiari presagi. Ma chi più riconosceva i segni della predizione? Persino gli anziani milanesi dagli occhi ancora vispi, che sotto la loggia dei mercanti, al riparo dalla pioggia, giocavano alla morra, non sapevano più distinguere le avvisaglie del cielo.

 

Tutti

Vun   Cinqu  Vott     Noeuv   Ses   Cinqu   Quatter …
Sètt  Trii     Noeuv   Duu      Sètt  Vott     Trii …
(2)

 

 

Primario

sapevano, le croci nere sapevano,
avevano un allarme nelle traiettorie
nello sgombero del cielo – è alle porte – dicevano
soprattutto garriti gracchiate un vagito e schiene
di foglie resuscitate da mulinelli di fiato, lo preannunciavano con una pressione]
sulle piume nere, col celeste nel cuore bastonato cane nero guaivano
                             – è alle porte –
sembravano tamburi smembravano
la pioggia verrà col bastone,
il bastone ecciterà l’applauso delle ali
ogni colpo d’ali sarà sarà un tuono con l’erezione.
Poi la frenata di brutto/ gli artigli fucsia; sul ricamo di Candoglia;
la presa sicura del piccione; atterrato lassù, nella vetrata della Raza;(3) saldato ai capelli]
trapanati dell’Angelo annunciante; l’annuncio col collo a scatti
                             – è alle porte –
tremavano vetrate tramavano
da lassù tubava in occhiate lampo tutta Milano: il traffico con le teste e basta se non]
qualche cappello, tette in terracotta con le paraboliche in piazza
bambini con le mani, di mais e piccioni, scoppiate in voli di grigi, la Chiesa]
con la bocca farcita di fedeli, come accade solo la Domenica mattina alle 10, i consueti]
preparativi di nozze sulle terrazze dei palazzi con l’aperitivo
rosso da Disco, l’ombrellone la faccia edificata
in anni di terapia di gruppo, da quassù
scrocchiavano marmi screcciavano
questa città – rifletteva l’occhio coi nervi –
è inequivocabilmente il bersaglio legittimo per il culo dei piccioni
se ci osservassimo col culo dei piccioni sul Duomo
avremmo meno psicanalisti un po’ méno di tutto
soprattutto meno gusci di uomo sparsi per i marciapiedi sciatt(4) con la cannetta di vetro]
meno scassi certo più scorbatt(5) con la valigetta,(6) la pelle tesa che rimbomba il battipanni nel cuore;;;]

 

Cantastorie

scrofe semilanute che, sotto la loggia dei mercanti, dopo la solita parlera,(7) si riscaldano]
con la morra               Noeuv    Ses    Vott …
                               Trii        Sètt    Vott …

 

Primario

poi le ali gettate al cielo le piume metallizzate della testa variopinta
nella vetrata rotta con i cavalieri dell’Apocalisse nel lato destro
l’arresto nel tiburio vicino alle uova sigillate
nell’abside laterale il nido
di un rumore: cr,
come un crr,
un cribbio
di trave,
un profilo
di crinale
contratto
nella crepa del guscio…
le ramificazioni del lampo crescevano
in sé lo crebbero le guglie degl’alberi di marmo
prima che sventolassero le loro ossa prima dello scroscio dei doccioni “O”]

 

Cantastorie

tutte le statue lo annidano fin dalla loro prima sbozzatura ce l’hanno scritta addosso quella “O”, appare in vita tre volte uguale: quando nasci, quando godi, quando muori; ma prima o poi arriva l’evento in cui le tre “O” diventano un “O” solo

 

Primario

addosso, ormai è addosso alle porte, pulsa
come l’uva d’agosto al vino,
nessuno s’era
accorto, nemmeno la sentinella accesa
nella cera ma è addosso alle porte e pulsa, pulsa
ed ha un nome che non porta, una piaga nella gioia
macera il seme macera
per questo si vive con la carne percossa:
nella possibilità l’autunno tagli corto
lacera il seme lacera
non nasce ma potrebbe nascere ogni adesso
perché la terra sputa ciò che ingoia
ogni che il sangue s’infoia
e il bianco sconquassa -si resta incintacosì
si apprènde che sei già in un’altra messa
-si resta incinta di un amore boia/-

 

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Note

(1) Filastrocca milanese: Tutto il Duomo è di sassi, / sassi in alto sassi in basso / sassi fuori sassi dentro, / sassi i tetti ogni pavimento, / sassi sopra e sassi sotto, / sassi guglie, scale e davanzali, / sassi insomma, tutto è sassi.
(2) Da uno a dieci, sono questi i numeri cardinali utili al gioco della morra. In milanese: Vun, Duu, Trii, Quatter, Cinqu, Ses, Sètt, Vott, Nœuv, Dês.
(3) Nel rosone che conclude il finestrone centrale dell’abside c’è la Raza, simbolo dei Visconti, signori di Milano e fondatori del Duomo. Lo stemma simboleggia Cristo sootto forma di Sol invictus, il sole che mai si spegne.
(4) Rospo; agg.: sciatto, trasandato.
(5) Corvo.
(6) Valigètta: da pronunciare non in italiano (valiggétta) ma alla milanese con la “è” aperta, quasi sguaiata.
(7) Il solito parlare per parlare. I magistrati, dalla loggia degli Osii (collocata in piazza dei Mercanti, centro della vita cittadina in epoca medievale), proclamavano alla cittadinanza editti e sentenze, affacciandosi a un balconcino che i milanesi ancora oggi chiamano parlera.

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Nota di regia di Enrico Roveris

Milano Ictus di Dome Bulfaro sin dai suoi embrioni, è stata per me materia e visione, affascinante e profetica, per riflettere sulle possibilità del teatro di “approcciare” un testo poetico come drammaturgia (il testo per la scena).
La drammaturgia di Milano Ictus è il risultato di continue e progressive trasformazioni della composizione poetica attraverso numerose ore di prove, traghettando l’evento reading o performance poetica a spettacolo teatrale.
Per la regia significa esaltazione il lavoro gomito a gomito con un poeta che si fa drammaturgo e modifica la propria produzione sulla base delle indicazioni e riflessioni che il quotidiano lavoro di palco suggerisce.
Ecco il segreto e la forza dell’esperienza: la possibilità di raggiungere un unicum grazie alla contaminazione costante, reciproca tra gli artisti e i linguaggi utilizzati; non si deve dimenticare il grande lavoro di Massimiliano Varotto che con il suo ensemble di percussioni ha “riscritto” il testo in musica, creandone una sinfonia, fuori da una logica di semplice accompagnamento o sottolineatura.
Francesco Marelli, cantastorie milanese, concorre nella composizione della partitura musicale, arraggiando le ballate scritte dal poeta e precisando le parti del testo in lingua dialettale. Lorenzo Pierobon con il suo canto armonico è voce dello Spirito Creatore che aleggia nel Duomo; il suo intervento caratterizza fortemente le atmosfere della scena e ci ricongiunge col Divino.
Inoltre come regista ma soprattutto da attore ho trovato estrema emozione nell’accompagnare Dome il poeta nella sfida attorale verso la responsabilità del ruolo; abbiamo lavorato insieme per restituire attraverso la recitazione, verità e urgenze che lo stesso Bulfaro aveva indicato nei suoi versi.

 

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Nota biobibliografica

Dome Bulfaro (Bordighera 1971) è poeta, performer, artista, insegnante di Discipline Plastiche.
Ha pubblicato Ossa. 16 reperti (Milano, Marcos y Marcos, 2001), Carne. 16 contatti (Napoli, D’IF, 2007), Versi a morsi (Monza, Mille Gru, 2008). Sue poesie sono state pubblicate in america (Interim, 2006) e in Scozia (Luath Press, 2009), tradotte dal poeta americano Christopher Arigo.
E’ direttore artistico di PoesiaPresente, stagione poetica che si svolge in Brianza e a Monza, città in cui vive.
E’ redattore della rivista “In Pensiero“.
Ha scritto saggi sulla poesia performativa e tiene di corsi di poesia scritta e ad alta voce. E’ stato tra i primi in Italia a teorizzare e a sperimentare azioni di Poetry Therapy. Organizza Poetry Slam in qualità di MC (Master of Ceremony).

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14 pensieri su “Milano Ictus”

  1. Grazie Francesco per la cura e la passione che dedichi agli altri. Hai cucito un post di alta sartoria. Colpito, grato, dome

  2. Caro Dome, in verità la “cura” è tutta finalizzata ad avere tantissima gente al mio funerale. Warhol permettendo, è una gran bella botta di “celebrità” anche quella – e, volendo, una vera e propria “botta di vita”…

    Piuttosto, complimenti per questo splendido e prezioso libro, in attesa di poter assistere allo “spettacolo” dal vivo.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

  3. Che sorpresa Luciano!
    Aggiungo due parole sulla pubblicazione Mille Gru: Francesco ha aperto il suo post con due copertine dello stesso libro ma che riportano sulla guglia in primo piano a sinistra una figura diversa. Sto disegnando una differente statua vivente per 500 copertine. Il libro di poesia, per sua natura di piccola tiratura, permette di far dialogare alta produzione industriale e arte manufatturiera.
    Questa scelta suggerisce delle corrispondenze interne al libro circa la relazione tra lingua italiana e dialetto milanese, ma non solo… db

  4. Grazie per le integrazioni, Dome.

    Sarebbe bello leggere anche l’intervento di qualcuno che ha avuto modo di assistere allo spettacolo.

    Un saluto a tutti.

    fm

  5. Grazie a Rita e a Morfea. Un saluto formato cartolina da Monza.

    E’ doveroso sottolinare quanto la stesura di questo testo debba in termini di confronto al regista Enrico Roveris e ai coautori delle musiche di Milano Ictus: Massimiliano Varotto, Francesco Marelli e Lorenzo Pierobon. La nota di regia di Roveris (ne riporto una parte presente nel libro) chiarisce in quale laboratorio esperenziale sia maturata questa scrittura sottoposta ad una triplice tenuta: stampa su carta, messa in voce e messa in scena

    “La drammaturgia di Milano Ictus è il risultato di continue e progressive trasformazioni della composizione poetica attraverso numerose ore di prove, traghettando l’evento reading o performance poetica a spettacolo teatrale.
    Per la regia significa esaltazione il lavoro gomito a gomito con un poeta che si fa drammaturgo e modifica la propria produzione sulla base delle indicazioni e riflessioni che il quotidiano lavoro di palco suggerisce.
    Ecco il segreto e la forza dell’esperienza: la possibilità di raggiungere un unicum grazie alla contaminazione costante, reciproca tra gli artisti e i linguaggi utilizzati; non si deve dimenticare il grande lavoro di Massimiliano Varotto che con il suo ensemble di percussioni ha “riscritto” il testo in musica, creandone una sinfonia, fuori da una logica di semplice accompagnamento o sottolineatura.
    Francesco Marelli, cantastorie milanese, concorre nella composizione della partitura musicale, arraggiando le ballate scritte dal poeta e precisando le parti del testo in lingua dialettale.
    Lorenzo Pierobon con il suo canto armonico è voce dello Spirito Creatore che aleggia nel Duomo; il suo intervento caratterizza fortemente le atmosfere della scena e ci ricongiunge col Divino.”

    Enrico Roveris
    regista di Milano Ictus

  6. Grazie di cuore a Francesco per il post.
    Grazie di cuore a Dome per Milano Ictus.
    Grazie di cuore a Dome per Milano Ictus.
    Grazie di cuore a Francesco per il post.
    Grazie di cuore.
    v8

  7. Con affetto e stima, saluto anche io Dome al quale gli riconosco un percorso davvero originale e sempre teso alla ricerca di una forma personalissima, che si sta delineando sempre più precisa proprio attraverso una poesia da ascoltare vedere persino quasi da toccare.
    Ho potuto osservare uno spunto di tutto questo al concorso di Mezzago, dove Dome e il suo gruppo recitavano versi per la strada, in mezzo alla gente, cercando il totale coinvolgimento, lo scambio vero.

    complimenti per questo ulteriore passo dentro la gente/poesia.

    ciao, iole

  8. Cara Iole, hai colto un aspetto centrale del percorso: no solo il poeta è liminale ma la poesia stessa si manifesta in una zona liminale, tra chi dice e chi ascolta. Volevamo un testo scenico che non fosse solo di questo o quell’autore, ma composto e narrato, sinergicamente nel qui e ora, da una microcomunità (in scena siamo in 12 + regista) per un’altra comunità. Nella scheda dello spettacolo infatti si afferma:

    “Le musiche composte e dirette da Varotto per l’ensemble Danno Compound, come le musiche popolari per chitarra composte e portate in scena da Marelli, come le composizioni di canto armonico create ed eseguite da Pierobon, non solo costituiscono la colonna sonora di MILANO ICTUS, ma sono parte essenziale dello spettacolo in quanto dipanano il dettato narrativo, aspetto quest’ultimo, ben evidente negli assoli del Danno Compound, ensemble che gioca in questo spettacolo un ruolo narrativo pari, per importanza, a quello che ha il Coro nel teatro greco.
    La presenza scenica di questi 12 artisti li eleva, in piena sintonia fra testo poetico e regia dello spettacolo, nella doppia veste di performer e personaggi.
    Dome Bulfaro in scena è il poeta performer ma anche l’attore al suo debutto che veste i panni di Ambrogio Colombo, primario d’ospedale colpito da ictus; Francesco Marelli è cantastorie milanese nella realtà ma anche il testimone del crollo del Duomo di Milano e dell’ictus di Ambrogio Colombo; Massimiliano Varotto è il direttore dell’ensemble ma anche l’Officiante; il Danno Compound è se stesso ma anche Coro del Duomo, anima della città; Lorenzo Pierobon è il Solista di canto armonico e anche lo Spirito creatore.

    Ma il canto corale e doppio di MILANO ICTUS dal palco esonda nello spazio per coinvolgere, primo fra tutti, il pubblico, concepito non solo in quanto pubblico del rito teatrale ma anche come gruppo di fedeli seduti ad ascoltare la celebrazione del rito del secondo battesimo; e dal palco esonda nel tempo sia nella fase preparatoria-propiziatoria della “prima” di venerdì 29 ottobre, sia nel dopo “l’ultima” di domenica 31, fase in cui tutti – da chi ha architettato la fabbricazione dello spettacolo MILANO ICTUS fino all’ultimo dei manovali che ha smontato le quinte armate del teatro – sono stati compartecipi dell’evento, a partire da Patrizia Gioia, responsabile del progetto e voce delle tre realtà che hanno reso possibile la produzione di “Milano Ictus”: Fondazione Arbor, Mille Gru e SpazioStudio.
    Non è più tempo di poeti vati, di poeti-individuo o di poesia relegata a contesti elitari o di nicchia; questo è il tempo della voce poetica corale che si confronta con altre grammatiche d’arte, dove al pari della Fabbrica del Duomo, lo spirito di ogni singolo trova il suo massimo senso solo se posto al servizio di un’opera più grande che lo trascende e lo universalizza.”

    MILANO ICTUS è per noi qualcosa in più di uno spettacolo, un crossover tra poesia musica e teatro, è appunto un evento battesimale/terminale, grazie al quale non si insegue il successo, ma si sperimenta che qualcosa di rinnovato, non solo per noi, è successo.

  9. Per chi volesse vedere lo spettacolo la prossima data è
    sabato 1 ottobre 2011 ore 21
    Auditorium di Cislago (VA)
    via stazione

    ingresso libero e gratuito
    Milano Ictus aprirà la rassegna MICROLUDI

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