Architetture

Fiorella D’Errico

Da Architetture

Lontano, come fosse chiaro
il mondo appartiene ai corpi
appena indovinati, su per le vetrate.

Alle linee così perfette: senza pietà
per una redenzione.

 

*

 

Porta il peso, se puoi
covare le ferite
come fosse un viaggio a lato,
fra angoli di vento
nessuna pietra vedrai
che cada pietosa dai fianchi
delle linee che tu stesso hai tracciato.
Ripieghi i veli, cospargi di sale le palpebre:
pure, il ricordo cresce come una malapianta
senz’acqua né terra,
come il bianco incorrotto dei muri
nelle stanze lasciate vuote.

 

*

 

Vedo la terra
tra le giunture del cemento
e il suo peso
contro il mio peso
lieve come una sposa
di antica vedovanza.

Amare è questa unione mancata
nella nera assenza.

 

 

Da Lettere dal ventre

*

Dove vivono invisibili le scritture – come veli rapiti dal vento
su una terra segreta – noi andiamo con una fiamma scura
decifrando la nudità dell’acqua.

E altre cose sfuggenti insegue il ventre raccogliendo le voci
lasciate in pegno alle mura deserte: tutto ciò che resta
è tradotto dal dentro.

 

*

 

Alle pareti vivono ancora i sassi
dei giorni trascorsi.
Tracce pesanti le righe sui dorsi
come d’una conchiglia salvata
posandola ai miei occhi dal mare.

Tu lo senti nel ventre questo tocco
– sorriso acerbo come di bambina.
Lascia a me la paura di perdere
quasi il fiore perdesse il suo peso
per un’alba di brina.

 

*

 

Sono colpi forti di caduta
come fa il vento: un addio che non è stato detto
sulle labbra si è spento prima d’esser nato.
La solitudine è sotto, in agguato, non dispensa cicatrici ai tagli
e nulla sa sul potere delle carezze. Scivolano
come ombre screpolate alle pareti.

Ascolto sola i fruscii delle presenze andate. La tua mi resta
scolpita al ventre echeggia nelle vaste sere
dove mi aggiro con le poche scritture del mio strano sonno.

 

 

Da Ciclotimie

*

Ne resta il segno, vedi
quando sconfiggi il chiodo.

Nessuno nota
quel piccolissimo vuoto
a meno che l’occhio
sia un estraneo premuroso
trapassi le risate e scopra
quanto sappiano mentire i muri
per la pietà dei morti.

 

*

 

Dal letto alla porta, sui piedi
colpevoli
lo spazio bianco i gesti
in camiciato verde – il respiro
perché ancora c’era?

Uno sfregio più alto
l’ho pregato alla mano
uno scavo più al fondo.
Mi aprivo ingolando
lo prendo io il male.

E non avevi voce
e non avevi niente altro
che un sangue immondo di madre.

 

*

 

Per gli occhi chiusi
nulla si consuma al lungo inverno.
Lasciamo che il ricordo non sia un nome
e che svanisca al buio, come è nascosta la radice
all’albero.
Finché il gancio non richiama il piede indietro
questo si convince d’esser libero, e le mani
ancora sognano raccolta.

nei campi la donna ricopre i seni
con un mare di steli – ci sono frutti nei bacili

Che mai si sfaldi
il sonno dei vestiti a lutto.

 

______________________________
Nota biobibliografica

Fiorella D’Errico vive e lavora a Roma. Scrive da quando era giovanissima, ma solo da qualche anno vi si dedica con passione costante. Le sue poesie sono pubblicate integralmente sul blog personale http://fiorelladerrico.blogspot.com, oltre che su quello collettivo – da lei curato – Passaggi d’anime (http://fiorelladerrico.wordpress.com). E’ presente in alcuni blog letterari, fra cui: Blanc de ta nuque, Neobar, La stanza di Nightingale, VDBD-Viadellebelledonne.

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23 pensieri su “Architetture”

  1. ………
    E altre cose sfuggenti insegue il ventre raccogliendo le voci
    lasciate in pegno alle mura deserte: tutto ciò che resta
    è tradotto dal dentro.
    ……
    Tracce pesanti le righe sui dorsi
    come d’una conchiglia salvata
    ………
    Per gli occhi chiusi
    nulla si consuma al lungo inverno.
    …….

    Dalle vetrate una luce che non perdona…

    Complimenti a Fiorella.

  2. una bella scoperta, la poesia di Fiorella D’Errico.
    Colpita in particolare dai testi tratti da Ciclotimie

    Finché il gancio non richiama il piede indietro
    questo si convince d’esser libero, e le mani
    ancora sognano raccolta.

    Grazie, un caro saluto
    Stefania

  3. Una bella conferma per me, Fiorella ha il dono di rendere in un dettato intimo e incisivo le spigolosità dell’anima.
    un caro saluto
    abele

  4. Non sai, Fiorella, quanto sia contento di leggerti in questo prestigioso luogo.
    Conosco bene i tuoi testi e questa “dimora” è meritatissima e dimostra, oltre alla tua bravura, che poco meno di due anni fa, avevo ragione nel dire che eri “avanti”.
    Ringrazio il maestro Marotta, squisito ospite e ringrazio te quello che sei.
    Ti abbraccio con affetto
    Sebastiano

  5. Sono veramente contento degli apprezzamenti che i testi di Fiorella stanno ricevendo. Credo che non esista viatico migliore per inoltrarsi in future esplorazioni.

    Saluto ringrazio tutti gli intervenuti.

    fm

      1. La Sua Poesia è leggera, densa, ma possiede il dono della leggerezza al femminile, Poesia_Alata? co n stima
        r.m.
        ps: non misterioso, semplicemente nn possiedo più un blog e/o profilo in social network o come cavolo si scrive!

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