I(o)sola

Cristina Bove

“noi lo sappiamo ad ogni corpo aperto
ad ogni contenuto andato perso
che la cenere attesti
sincopate
le morti e le omissioni”

 

(Inediti, 2011)

 

Dis-trazioni

Apripersona
metallico
seghettare il coperchio
dito tagliato a sangue
succhia e risputa goccia
sul pavimento in cotto

tirate ____ pei capelli
due sillabe passate in giudicato

disgiungere di mani
o rami
o propaggini che
distanziano da sé
decorticate
le tre madri nel sacro del cervello

esposta alle fratture
la memoria ritorta fil di ferro
è un cavallo di frisia

noi lo sappiamo ad ogni corpo aperto
ad ogni contenuto andato perso
che la cenere attesti
sincopate
le morti e le omissioni

così da questa mia cucina in ombra
fascio la mano
e sfascio quel tuo dire
fatto di niente eppure
spiegavi di equazioni mi leggevi
Spinoza e non capivo
che cercavi la strada per andare.

 

          Gente

          Nei sottopassaggi
          di nerofumo e acredine
          come cicche al suolo
          ridondanza di luci stroboscopiche
          adatti tra le righe
          _____________ allineamenti
          da marciapiedi
          si nasconde.

          È tratta
          delle schiave parole
          batte la lingua dove il dente
          niente
          ci gatta cova

          sopra i cavalcavia d’asfalto pietre
          lanciano grida
          i corpi esposti ad arte
          vedi colori zolfo allitterati
          dice l’avanguardista ora dilegua
          ora che già digrigna
          se la tua salvia ha foglie edibili
          tu foglia figlia d’albero
          donna di cardiopalmi e di frittate
          ____________________ mordi
          la carta degli inviti

          on va se dépêcher
          chi ha tempo ha tempo
          i moribondi no

          sediamoci da soli ad alte dosi
          veronal
          sediamoci da soli astri seduti
          a seggiole luigi ventitre
          oddio!
          Odio oidio iodio
          non segnatemi prego
          con la matita insabbiatrice blu.

 

Al macello con Witkin

Lo scompiglio dei gesti inusuali
il cadere d’accenti
la nerezza importuna
che pure ci appartiene
notte passata a picchiettare tasti
________________è il mentre che c’inganna
gli esseri vivi
non danno confidenza ai morti.
Un fotografo matto ci ha provato
fissando le discariche
a evidenziare l’agonia del mondo
________________i denti infissi
dei volti che ci amarono che amammo
basta se(le)zionare
una mano che grida a palma aperta
il mattatoio zittito
annega tra le viscere e il sapone
________________gli occhi li abbiamo persi

al primo sparo.

 

          Combaciare

          se il minerale è regno ___immoto
          particolari facce______ di bronzo
          manichee rimostranze
          scaglie d’alligatore
          ripuliscono tasche d’epitelio
          al fiammeggiare gelido dei gigli
          di tesori indifesi

          li tengo separati i pugni
          sbiancamenti di nocche
          uno sarebbe troppo
          e niente
          aprirsi un guanto a dita rovesciate
          avvitarsi per fingersi canzone
          infilarsi in risvolti
          cerniera serradenti
          pre ———————cursore

 

Disguidi temporali

Piove di tutto in casa
c’è l’affanno per mille gocce
pronunciate sui vetri, immaginarie
carte prive di senso
piovono calcoli e detriti
ore pesanti
senza un ombrello si rimane nudi
all’acido di quanti fanno incetta
delle cose migliori
e le peggiori rovesciarti addosso

se ci si stende indifferenti
o immobili al cadere della pioggia
si profila il collasso
e ci si aspetta un varco
soltanto per fuggire
____________ e ritrovarsi interi.

 

          I(o)sola

          Vengo ancora a nascondermi
          sto cercando una tana
          e già mi pare che se fossi viva
          incontrerei certezze
          invece ho titubanze scivolate
          delle mie stesse rese
          atarassia
          diceva la mia amica__l’importante
          è che non sia soltanto
          la più volgare depressione.

          Che ci faccio saldata tra le righe
          __________è presto per saperlo
          è tardi per tentare d’ignorarlo

          verrà comunque il neroseppia
          avvolgerà la bocca
          e se mi chiamerò da sola
          avrò di sabbia
          resistenze soltanto marginali
          trabecole e spirali imporporanti
          di murici e di ossa
          gote segnate a strascico di reti

          anche il faro mi annega
          nei capelli.

 

Increscioso

Sarà finito il tempo
che porto infisso nel titanio
a garanzia di fiato
recisione di stelo
o deframmentazione
come di cicca in un bicchiere
d’acqua

nel peccato di crescere e invecchiare
nello spasmo di correre sui piedi
pietrificato inciso il mio domani
a costanza di fine
ogni piccola morte il suo momento.

 

          Presagi

          Serpenti di polvere
          la traccia si contorce mercuriale
          caduceo di riflessi
          il medico non teme le amnesie
          sosta sui gangli tesi
          studia per non sapere altro sapere

          sul limitare della percezione
          a breve spazio
          ti concede di sbieco approssimarti
          su tetragone porte di granito

          scrivono con le punte dei deliri
          gli astri a sé_stanti
          e nella scia del pianto ci si sporge
          per abbracciare il vento
          appoggiando le labbra all’infinito

          poi ci sarai
          lo dicono le scorze dalla vita.

 

Prognosi

Se come salamandra
scampa alle fiamme ematiche
e ignifugo rinasce
in propulsione intermittente il cuore
potrebbe essere affetto da
angina vectoris

 

          Una sirena mai riemersa

          pescava diciture sotto i ponti
          e mai poteva immaginare
          di svegliarsi
          il sale al centro
          schizzi di mare intorno

          nel suo libro d’inverno
          le voci di una donna d’altomare
          si scrissero da sole

          Intanto che
          sopra la terraferma
          ramazzavano lingue di ciniglia.

 

***

36 pensieri su “I(o)sola”

  1. Leggendo con sempre maggiore frequenza e attenzione i testi di Cristina, come mi capita da quando l’ho scoperta in rete, ho netta la sensazione, considerando l’altezza della sua scrittura e il valore intrinseco che ad ogni incontro percepisco in forme e modalità affatto nuove, di trovarmi in territori molto prossimi a quelli abitati da una Annino o da una Bettarini – tanto per uscire dal generico e fare due nomi di poeti che ci hanno regalato tra le pagine più belle e importanti degli ultimi decenni.

    fm

  2. Il percorso poetico di Cristina risponde a una ricerca costante e mai fine a se stessa che in questa raccolta predilige lo scavo interiore, una dimensione più intimistica che si fa tuttavia rivelatrice:
    nel peccato di crescere e invecchiare
    nello spasmo di correre sui piedi
    pietrificato inciso il mio domani
    a costanza di fine
    ogni piccola morte il suo momento

    grazie :))

  3. Cristina si supera in questa raccolta di poesie, offrendoci una pagina di lei che ne evidenzia la padronanza del verso, ricco in sentimento ma regolato, arricchito da musicalità e terminologie raffinate, giochi di parole, neologismi e gli importanti spazi che scandiscono la lettura ampliando il respiro delle opere. Quel suo incedere con passo sicuro che incalza e sfocia da un’anima piena, certa, che è capace di rendere in poesia, e quindi in maniera molto lirica, anche il politico, il civile, in alcune sue versificazioni.
    E poi il corpo e la sua corruzzione.
    Ma: ” poi ci sarai
    lo dicono le scorze della vita”

  4. Che belle! Mi piace il modo in cui i gesti o le cose del quotidiano vengono es-posti dai e nei versi senza alcuna mediazione- vedi- e questo solleva dalla tentazione alla dolenza ma offre una “registrazione” asciutta e forte. Questo di Cristina qui è uno sguardo che non abbassa gli occhi. Belle.
    grazie
    lisa

  5. Cristina Bove è una vera artista, una persona molto creativa capace di dare la sua impronta al linguaggio poetico con metafore sorprendenti e parole che forgia da sè, così come fa con le sue sculture: direi un’artista plastica a tutto tondo.

  6. Sottoscrivo quanto detto da Francesco (potrei fare altrimenti, considerando la sua capacità critica?:). Debbo dire che è una poesia da leggere e rileggere, non facile . Sempre che la poesia possa essere facile… Rileggerò con cura. In prima battuta comunque trovo sia una scrittura sorprendente
    Una domanda a Cristina: perchè le linee a capoverso?
    Ciao ciao
    Liliana

  7. Lisa, Giacinta, Carmen Ferni, grazie!

    Liliana, le linee le metto come trait d’union dilatato che, pur interrompendo la continuità del verso, ne accordi il significato.
    Grazie dell’attenzione.

    un caro saluto a Francesco e a tutti

    cb

  8. Grazie a tutti. E’ bello vedere persone competenti parlare con tanta attenzione e rispetto del lavoro altrui, soprattutto quando è portatore di ricchezza e riflessione.

    Piacere di avervi qui, tutti.

    fm

  9. C’è intensità, struggimento, sarcasmo feroce, che è l’ultima sponda del gioco poetico doloramoroso nel quale ti dimostri geniale. Adesso, a questo livello raggiunto con un’immersione costante nella poesia, puoi guardare dall’alto dei cieli o dal più profondo della terra e di te stessa effondendo compassione tanto più intensa quanto più contenuta, partecipazione al sangue e una calda umanità ribollente.
    “Che ci faccio saldata tra le righe” ti chiedi, ma senza punto interrogativo perché nessuno sa ala risposta da dare al poeta, nemmeno gli altri poeti.
    E per concludere: la tua poesia palpita anche quando la richiudi nella pietra scheggiata.

  10. La Poesia di Cristina Bove è sinonimo di spazi infiniti, dimensioni esplorate attraverso un modo di darsi alla parola per esserne strumento, non per servirsene. L’adesione c’è, si avverte, non si trova traccia di discrepanza o intoppo tra i suoi versi, tra la capacità di trasposizione immaginifica delle figurazioni rarefatte di ricerca di un sé che si ritrova. È lì che Cristina incontra se stessa, nell’eco di un dialogo costante con i suoi pensieri, dove si rincorre per attraversarsi nelle interrogazioni sul senso. Ne viene una scrittura personale e inconfondibile, si può partire da un ricordo lontano, da un riflessione su quotidiano o perfino da una sintesi filosofica sui grandi temi, il risultato è lo stesso. Me lo figuro come lo scatto iniziale di una magica slot machine (lo schiocco di frusta, spesso l’imput ironico, l’ipotesi), seguito dall’allinearsi dei piani possibili: la tesi, poi la vittoria finale del verso: una pioggia di note cristalline tintinnanti un carico di emozioni preziose.

    Doris.

  11. l’intersezione di un oggetto in un altro, la compenetrazione delle parole (come di cerchi di nell’acqua), i fili di ragnatela tra un pensiero e un’altra situazione (sotto un’angolazione improvvisa, appaiono all’improvviso); tutto così cucito insieme e anche tutto così lacerato (tutto predisposto e tutto vero). si può leggere in apnea, il respirare poi ha un diverso sapore. Grazie, Martina

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...