Alcune cose

Francesco Tomada
Carmine Vitale

Carmine Vitale ci consegna con Alcune cose (L’Arcolaio) un libro di una vitalità umile e sorprendente, che merita di essere letto, lasciato sedimentare e riletto più volte per scoprirne le immagini ed i segreti che forse ci erano sfuggiti. “A volte nella gola mi resta un balbettio / che non saprei tirare fuori neanche con le mani – / e così per un po’ di tempo smetto di parlare”: sembra che da qui nasca la poesia di Vitale, da un senso che a volte è stupore e altre sgomento, dipanandosi in parole e pensieri che, apparentemente, non sempre trovano un filo preciso ma in realtà lo tengono ben saldo, ancorandone i capi in una tensione che ha per estremi opposti l’infinitamente grande e il piccolissimo quotidiano.
Ci sono quadri di cucine, cani, alberi, l’immondizia da buttare, ma ci sono anche i cacciatori di comete, l’olocausto dei nativi americani, e più in generale la necessità di superare “un tempo sterile e presente” non tanto in cerca di un nuovo credo, quanto di momenti di incontro e improvvisa condivisione, come “calpestare le foglie cadute / e sentire lo stesso rumore nel cuore”. C’è bisogno di nuove professioni, “agitatore di sogni, / uomo delle barricate, / compagno di strada: / tutte maledettamente scomparse, / tutte maledettamente necessarie”: e in qualche modo ogni poesia rivela dove e quando ce ne sarebbe bisogno, dove lui, Carmine, e noi ne avremmo bisogno.
Il valore di verità di queste poesie si schiude tutte le volte in cui il mondo di Vitale si interseca con il nostro, apre una porta – l’improvvisa condivisione di cui dicevo prima – che è anche una prospettiva possibile sul mondo, per cercare di viverne la profondità per quanto siamo capaci, per quanto come uomini dovremmo fare.

Carmine Vitale, Alcune cose
Con una lettera di Francesco Forlani
Forlì, Edizioni L’Arcolaio, 2010

 

Testi

*

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore;
chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi
ma non avevo mai guardato fin dentro di noi;
mercoledì guardavo i satelliti impazzire
e il giorno dopo di nuovo a lavorare
senza nemmeno trasalire.
Per qualche regola biologica
rido dallo stesso posto da dove poi piango.
Cadono milioni di foglie
e il tragitto è sempre dall’alto in basso
le foglie non ritornano,
svaniscono come gli anni piccoli
e solo qualche volta in maniera occasionale
gli occhi percorrono la stessa distanza
in cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

 

*

 

Per mettere insieme dodici commenti
c’è voluta la morte di Salinger,,

una fotografia dei giorni nostri
e per fortuna con poche conseguenze.

Suppongo che sia per via del tempo
che corre
che resta
che insomma ci guida a piacimento.

Ci vorrebbero altre professioni;
cose del tipo
– agitatore di sogni,
uomo delle barricate,
compagno di strada:
tutte maledettamente scomparse,
tutte maledettamente necessarie. –

Gli spazi sempre scuri non hanno ancora perduto la luce del chiarore,
il colore di un mattino che fugge è cosi veloce che sembra
smarrito per sempre; del resto,
anche il grande Houdini provava e riprovava i suoi numeri;
in fondo voleva solo che andasse tutto bene.

Bisognerebbe prendere quelli che hanno chiuso nelle riserve
per favorire una perduta ripresa nella storia,
fatta di segni piume nuvole e burroni,
con l’unica stradina che portava dritta nel bosco
con una sola esse, come nei fumetti;

dopo una giornata intera a parlare della polarizzazione della luce
mi è venuta voglia di scappare,
guardare un vecchio film
farmi due risate
passeggiare per la rue de l’odeon,
leggere per non dimenticare mai.

 

*

 

Anche la felicità deve fare il suo dovere
sotto forma di altre apparizioni
residui di stelle
voci di cui ci si dimenticherà

Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura;
volevo sapere il significato della parola Meadowlands

– terreni prativi o forse prati –

Si scatenerà una ridda di voci
già lo so che ognuno vorrà dire la sua
ma non volevo questo:
era della felicità che tentavo di parlare

(una di quelle cose semplici
elementari
tipo: sentire una figlia spingere per entrare
cosi forte tra la luce del giorno,
senza paura di sapere cosa l’aspetta).

Mi ricordo di un tempo forse troppo lontano
dove non era necessario consultare le Effemeridi
e ricordo anche quella domanda “a cosa serve la poesia”?
come se fosse arrivata la fine di un film.

Il catalogo di Messier fu pubblicato nel 1774,
era il diario di un cacciatore di comete,
una professione ben presto scomparsa.

Ho letto che Sadachbia dista da noi 158 anni / luce
Come se si potesse misurare la felicità in base alla distanza
delle costellazioni
però il nome di fortunata tra le cose nascoste è bello,
devo ammetterlo.

C’è l’immondizia da buttare;
a volte anche una frase come questa
ti fa sentire più felice a casa
(tra la vita da preparare
le foglie da calpestare
le scale da contare).

In fondo mi sto preparando,
ti sento arrivare
– volevo che tu lo sapessi,
piccola mia –

 

Compagno Jack

Hai lasciato la porta aperta
su un’altra america
in un bagno pubblico
con occhi che afferrano di azzurro solo le mattonelle.
Piove sui marciapiedi,
ho i piedi bagnati.
La guerra inizia silenziosa,
canta la tua voce
nella brina mattutina
su e giù per la città.

Di inverni ne sono già passati tre.
Il tempo non boccia mai le sue stagioni.
È un potere che si arroga solo l’uomo;
Naso Aquilino visse pacificamente
fino al massacro di Sand Creek.

Sembra il tuo ritratto.
Le parole hanno messo a ferro e fuoco
quel poco di me che ancora rimane.
Nonostante siano trascorsi quattro secoli di guerra,
tra indiani e visi pallidi,
un giorno ho capito.

Volevo che tu lo sapessi

(Per un compleanno di Jack Hirschman)

 

Lo stato delle cose

È possibile che in questa poesia tu abbia le ali,
che a Wounded Knee almeno i bambini si siano salvati,
che l’inverno non sia ancora arrivato,
che un pugnale sia solo il nome di un fiore.
È possibile che almeno in questa poesia
Bohumil non abbia ancora toccato terra
(o che volesse solo salutarci),
e che in ogni caso quei cuori siano i nostri,
e i campi elisi un campo di calcio.
È possibile che, fosse solo per un’unica volta, in questa poesia
tesch e stabenow siano delle brave persone tutte intente
a lavorare la terra e produrre miele –
che le formiche siano ancora formiche
è possibile che almeno (dai, ti prego) all’ufficio degli oggetti
smarriti
abbiano ritrovato il mio cuore –
Che a Srebenica, nello stesso cuore degli anni novanta (gli
anni novanta!),
si giochi a pallone;
che un buon soldato serva solo a raccogliere pesche;
è possibile (d’altronde perché impedirlo) che proprio in
questa poesia
tu abbia già imparato a volare – che l’undici luglio sia solo il
tuo compleanno –
che non si debba aspettare la notte per incontrare
chi ci è caro –
Che non ci serva né il carro né la ruota o capire perché
cadano le foglie.
È possibile (oserei dire, ne sono certo) che adesso
in questa poesia posso
descrivervi la graziosa cittadina di Chelmno, e che sono lieto
di presentarvi il buon Simon, cantante popolare,
o che Brodskj scriva ancora un discorso.
È possibile che ancora adesso,
solo in questa poesia, mentre tu ormai sai perfettamente volare,
io possa dare ancora un bacio a mio padre e mia madre

***

25 pensieri riguardo “Alcune cose”

  1. prima di lasciar cadere la sera voglio dire a francesco tomada che essere ospitato con le sue parole è un grandissimo onore: ammiro la sua poesia e il dono che ne nasce.che scriva delle mie piccole cose mi inorgoglisce e non poco.
    e poi qui da resbstein esserci è come respirare
    cia fm
    ciao ft

  2. Carmine per me è poesia dell’autenticità, genuina e vera, è la poesia che mi piace sentirmi addosso, quella che mi ancora al terreno, dandomi equilibrio. (il ragù più buono del mondo, quello di mia nonna, profuma in questo libro, non è un caso: il dato universale del dire la semplicità dell’esistenza con la maestria artigiana di chi forgia, non cosa da poco, ma la vita)

    grazie Francesco T. per questa tua bella nota, che mette in rilievo, tra le tante cose, la necessità di far sedimentare la poesia, di rileggerla, senza fagocitarla tutta in una volta; perché più passa l tempo più mi stanco di tante cose, e sempre più credo che la poesia buona si intuisca proprio in questa necessità di ritorno. Non a caso è esattamente quello che provo anche ogni volta che sento di dover ridare “a ogni cosa il suo nome” con lo sguardo “dell’infanzia vista da qui”.

    un abbraccio a voi due, uno enorme a RebStein

  3. Innanzitutto, un grazie ai due Francesco. A Tomada che ha in questo spazio bello ha lasciato il segno della propria sensibilità di autore e di osservatore riflessivo; a Marotta che, molto spesso, ci ospita con assoluta e grande generosità! Credo che l’aderenza al reale (anche in modo umile, e senza filtri che non siano la preziosa suggestione del nostro vivere) sia spazio comune al mio Carmine, come a Tomada. Questi due autori hanno nelle loro corde la grazia di un sommovimento miracoloso, quanto leggero. Metterò subito in bacheca (nel sito arcolaio) la bella nota di Francesco T., affinché i visitatori possano leggerla ed apprezzarla, come è giusto che sia.
    Un grande abbraccio a tutti voi, amici cari!
    Vostro Gianfranco

  4. Come “guardare un vecchio film”, di quelli che restano per sempre nella memoria (e Carmine “colleziona” immagini, suggestioni , luoghi), con dei tagli (ellissi) tra un verso e l’altro, lasciando al lettore grandi spazi e la luce di ogni verso.
    abele

  5. …per cercare di viverne la profondità per quanto siamo capaci, per quanto come uomini dovremmo fare.
    ……………..
    a volte è così difficile seguire la nostra capacità di approfondimento da dimenticarci quanto da uomini dovremmo farlo…
    ……….
    è possibile (d’altronde perché impedirlo) che proprio in
    questa poesia
    tu abbia già imparato a volare….
    ————–
    però in alcuni casi bisogna proprio sforzarsi…

    Complimenti a Francesco Tomada per la bella nota
    e a Carmine Vitale per i testi, molto belli.

    chiaramente anche alla DImora instancabilmente Presente.

    maurizio

  6. Bene.
    Questo libro lo vorrei già.
    “Leggere per non dimenticare mai”.
    Come se a volte bastasse, a non dimenticare, sapere che i libri non dimenticano mai. Alcuni libri, quelli dalla memoria che si rinnova, di volta in volta, all’ascolto. E’ una scoperta per me, di “alcune cose”!

    Grazie, e saluti.

    Giampaolo DP

  7. Ho letto il libro e mi ha colpito per la sincerità e umanità del dettato, Il linguaggio antilirico e semplice (nell’accezione positiva del termine) , con un certo non so che di contaminato (non so dirlo meglio, forse un rumore) è molto efficace nel veicolare emozioni. Poesia senza infingimenti.
    Complimenti
    Ciao
    Liliana Z.

  8. Non ho ancora letto il libro, ma ho avuto modo di leggere alcune poesie di Carmine in rete, oltre ai testi qui proposti. Sono stata colpita dall’originalità della sua scrittura, dalla purezza dei versi. La poesia di Carmine è cristallina, vera. I luoghi di sempre e il quotidiano si possono vedere da una prospettiva diversa, con uno sguardo senza ombre, attraverso un vetro immacolato.
    E questo – forse – ci permette di respirare davvero, senza fatica, o quasi.
    Grazie a Francesco T. per la sua attenta lettura, un caro saluto a Francesco M. e a Carmine.

    Stefania C.

  9. Trovo queste poesie molto belle, di una naturalezza straniante e straziata, come certe poesie slave. Ringrazio Carmine Vitale, che non conoscevo, e spero di leggere presto il suo libro.

    m

  10. Da Carmine mi divide una lingua di mare aperto nel sud, non ci siamo mai parlati né visti ma con questi stessi termini ci siamo incontrati: lingua apertura mare sud. Sono questi alcuni dei “non margini” declinati anche nella lingua poetica di Carmine che con una raffinata discrezione, propria di un sud che spesso resta sconosciuto ai più perché sommerso da certi mali (purtroppo) e dagli stereotipi ( purtroppo), attraverso questo sguardo aperto, a volte sognato ma non sognante, si mostra lucido lettore della realtà che lo circonda, ma anche capace di credere che in quella stessa realtà possano annidarsi alcune cose in grado di cambiarla.
    Mi fa piacere ritrovarti qui, Carmine, da Francesco e nelle parole di Francesco Tomada. Un caro saluto a tutti
    grazie
    lisa

  11. ne approfitto per “rientrare” da un ufficio non mio
    saluto fortemente marotta a cui devo porzioni d’amore per la poesia e il saper cogliere nei versi il respiro del silenzio
    a marcolercolani dico che è il primo che trova nellemie piccole cose quelloche volevo :somigliare agli slavi(il mio
    grande amore
    a lisa un abbraccio fortissimo che superi questo pezzo di mare e a tutti lgi altri amici grazie per le parole anche troppo buone
    le conserverò sperando d’imparare tanto ancora perchè davvero io non so nulla di ciò che ci circonda econtinuo a chiedere .
    c.
    e

  12. La poesia di Carmine è poesia della quotidianità, vive e regala emozioni fortissime… Lo seguo da quando bazzico nei blog. “rido dallo stesso posto da dove poi piango” è uno dei suoi versi che mi sono entrati dentro dalla prima volta in cui li ho letti.
    Un abbraccio a Carmine e un saluto al padrone di casa! :-)

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